La Corona dell’Anima dell’India1

Nei silenziosi recessi del cuore delle Upanishad vediamo e sentiamo una splendida combinazione della spiritualità dell'anima e della praticità della vita. L'anima delle Upanishad ha la divina sfrontatezza di assumere la guida sovrana nel mondo dell'immaginazione, nel mondo dell'aspirazione, nel mondo della realizzazione, nel mondo della rivelazione e nel mondo della manifestazione, perché quello è il suo ruolo naturale. La sua comprensione abbraccia tutti i difetti della debole umanità. Il suo amore universale è il canto dell'auto-offerta.

Le Upanishad sono allo stesso tempo pianto-aspirazione del cuore, ed il sorriso-esperienza dell'anima. Hanno la visione dell'Unità nella molteplicità. Sono la manifestazione della molteplicità nell'Unità.

Il messaggio delle Upanishad è la vita divina, la vita dell'umanità trasformata e la vita di una coscienza terrena illuminata. Le Upanishad ci dicono che la rinuncia alla vita del desiderio è il godimento appagante dell'esistenza del mondo. Questa rinuncia non è né abnegazione né rifiuto di sé. Questa rinuncia esige la trascendenza dell'ego per inspirare liberamente l'energia vitale dell'anima e tuttavia vivere una vita dinamica e attiva nel mondo, in cui si possa raggiungere l'Altezza dell'Infinito, la Delizia dell'Eternità e la Luce dell'Immortalità.

Ogni grande Upanishad è un esploratore nella foresta dell'esperienza che comprende la vita umana. Ogni grande Upanishad ci offre la conoscenza intuitiva e il coraggio interiore per trovare la nostra strada attraverso il labirinto di curve e vicoli ciechi, dubbi e sotterfugi. Arriviamo a renderci conto che la vita è un'avventura gloriosa del cuore che aspira, della mente che cerca, del vitale che lotta e del corpo che non dorme. Esploriamo i luoghi nascosti dell'individualità che illumina e della personalità che appaga. È finita l'oscurità della nostra mente. È finita la povertà del nostro cuore. È finita l'impurità del nostro vitale. È finita la falsità del nostro corpo. Il treno di Luce è arrivato. L’aeroplano di Delizia è arrivato.

Le Upanishad insegnano al cercatore che la Delizia è la manifestazione dell'Amore divino, la Coscienza è la manifestazione della forza dell'anima, e l'Esistenza è la manifestazione dell'Essere. Nella Delizia è realtà il Brahman. Nell’Amore è Divinità il Brahman. Nella coscienza, il Brahman contempla la visione della perfetta perfezione. Nella forza dell'anima, il Brahman diventa il raggiungimento della perfetta perfezione. Nell’Esistenza, il Brahman è l'Eterno Amante. Nell’Esistenza, il Brahman è l'Eterno Beneamato.

Per la realizzazione di Dio abbiamo bisogno di un Guru. La Katha Upanishad dice: "Un cercatore non può trovare la sua strada verso Dio a meno che non venga qualcun altro che gli parli di Dio." La Mundaka Upanishad dice: "Un cercatore, per la sua Illuminazione interiore, deve avvicinarsi a un Conoscitore del Sé." La Prasna Upanishad dice: "O Padre, ci hai portato nelle Spiagge Dorate." La Katha Upanishad dice: "Alzati, sveglia! Ascolta e segui coloro che sono grandi." La Mundaka Upanishad dice: "Un guru è colui la cui conoscenza esteriore è il Veda e la cui conoscenza interiore è la contemplazione del Brahman."

Un cercatore che studia le Upanishad e conduce una vita di auto-ricerca e auto-disciplina non è e non può essere un semplice attore sul palcoscenico della vita, ma è piuttosto un direttore artistico spirituale e un vero produttore divino. Inoltre, ha due spalle larghe e non si preoccupa dei fardelli del mondo. Sente che è suo dovere consolare il cuore sanguinante dell'umanità. La sua vita è l'indipendenza del pensiero e dello spirito. Il servizio dedicato del suo cuore riceve ricche ricompense dall'alto. Ha dominato la sua stessa filosofia di vita, per compiacere la Divinità nell'umanità.

"Tach chaks ur debahitam...
Possiamo noi, per un centinaio di anni, vedere che l'Occhio splendente, decretato da Dio, sorgere davanti a noi ..."

Vivere cento anni non significa solo trascinare la nostra esistenza qui sulla terra. Bisogna combattere contro l'ignoranza. Sforzi sporadici non possono portarci a Dio. Ci vuole tempo per realizzare Dio. Ci vuole maggiore tempo per rivelare Dio. Ci vuole ancora più tempo per manifestare Dio. Ecco perché i Veggenti dei Veda pregarono per avere una robusta salute, una lunga vita, una vita di oltre cento autunni. Ci hanno anche avvertito che tutto ciò che è deleterio per la nostra salute deve essere evitato.

"Uru nastanve tan
Uru ksayaya naskrdhi
Uru no yandhi jivase"

Dona libertà ai nostri corpi.
Dona libertà alla nostra dimora.
Dona libertà alla nostra vita.

Vivekananda, il grande studioso dei Veda di indomito coraggio, disse: "La libertà, libertà fisica, libertà mentale e libertà spirituale, è la parola d'ordine delle Upanishad".

Per raggiungere la libertà, abbiamo bisogno di energia, potere e spirito e, per questo, ecco la preghiera più potente:

"Tejo-asi tejo mayi dhehi
Viryam asi viryam mayi dhehi
Balam asi balam mayi dhehi
Ojo-asi ojo mayi dhehi
Manyur-asi manyur mahi dhehi
Saho-asi saho mayi dhehi
Il tuo spirito ardente invoco.
Il tuo virile vigore invoco.
La tua potenza ed energia invoco.
La tua furia da battaglia invoco.
La tua mente conquistatrice invoco."

Le Upanishad mantengono sempre l'intrepida visione della vita. Il progresso, il progresso costante, è la caratteristica dell'età Vedica e delle Upanishad.

"Prehi, abhihi, dhrishnuhi.
Vai avanti, non temere, combatti."

Combattere contro cosa? Schiavitù, ignoranza e morte. La vita è nostra, anche la vittoria deve essere nostra. Qualunque cosa ostacoli il cammino del cercatore deve essere gettata via senza esitazione. Sua è la vita che non conosce compromessi.

Il desiderio principale delle Upanishad è la Verità Ultima. Questa Verità può essere raggiunta da un vero cercatore che ha molte qualità divine e il cui amore per Dio sovrasta qualsiasi altro amore. Il cercatore ha bisogno di tre cose: vrate, auto-dedizione, kripa, grazia e sraddha, fede. Se queste tre qualità sono incarnate, satya, la verità, è inequivocabilmente raggiunta.

Chi vuole rimanere da solo? Nessuno, nemmeno l’altissimo, il primogenito, Viraj. Arrivò un momento in cui sentì il bisogno di proiettare gli Dei cosmici. Proiettò dalla sua bocca il dio del fuoco, Agni, l'unico dio bramino. Indra, Varuna, Yama, Ishana e altri sono stati proiettati dalle sue braccia. Questi sono gli dei kshatriya. Quindi proiettò il Vasus, i Rudra, i Marut. e altri dei dalle sue cosce. Questi sono gli dei vaishya. Proiettò Pushan dai suoi piedi. Pushan è il dio sudra.

Un bramino incarna la conoscenza. Uno kshatriya incarna la forza. Un vaishya incarna la prosperità. Un sudra incarna il segreto dell'auto-dedizione. Questi quattro fratelli sono le membra dell'essere cosmico. Sebbene siano esteriormente distinguibili per le loro qualità e capacità, nello spirito sono inseparabili.

Il Brahman, o Sé Supremo, è la più grande scoperta delle Upanishad. Nessuna anima umana sa o saprà mai quando l'ignoranza è entrata in noi, poiché il tempo terreno stesso è una creazione dell'ignoranza. Tuttavia, un uomo che nuota nel mare dell'ignoranza non deve annegare. I Veggenti dell’antico passato, i conoscitori del Brahman, in termini inequivocabili, ci dicono che tutti gli esseri umani possono e devono liberarsi dalle catene dell'ignoranza. Anche i conoscitori della Verità Trascendentale ci dicono che l'anima individuale è in realtà identica al Sé Supremo. L'unico problema è che l'individuo non ricorda la sua vera natura trascendentale. Alla fine ci dicono che "conoscere il Sé è diventare il Sé." Sulla base della sua diretta realizzazione, un conoscitore del Brahman dichiara "aham brahmasmi", "Io sono il Brahman".

Nel concludere questo discorso sulle Upanishad, "La corona dell'anima dell'India," la mia realizzazione dichiara che nella coscienza delle Upanishad il potere della mente, il potere del cuore e il potere dell'anima sono illimitati. Nel regno della filosofia, Shankara incarna il potere della mente; nel regno della spiritualità dinamica, Maharshi Ramana, il grande saggio di Arunachala, incarna il potere della mente. Il Cristo, il Buddha e Sri Chaitanya di Nadia, nel Bengala, incarnano il potere del cuore. Sri Krishna e Sri Ramakrishna incarnano il potere dell'anima. In Sri Aurobindo la visione del potere della mente raggiunse il suo apice e la realizzazione del potere dell'anima trovò la sua manifestazione appagante sulla terra. Questi giganti spirituali e altri stanno guidando la nave-vita dell'umanità verso la Dimora Trascendente del Supremo.


  1. UPA 5. Harvard University, Boston, MA, 3 Dicembre 1971