LE UPANISHAD: la Corona dell’Anima dell’India

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L'offerta dell'anima dell'India1

L'offerta dell'anima dell'India è la luce perenne delle Upanishad. Le Upanishad offrono all’intero mondo il raggiungimento supremo della vita Indù risvegliata e illuminata.

I Veda rappresentano la mucca. Le Upanishad rappresentano il latte. Abbiamo bisogno della mucca per darci il latte e abbiamo bisogno del latte per nutrirci.

Le Upanishad sono anche chiamate Vedanta. Il significato letterario di Vedanta è "la fine dei Veda," ma il significato spirituale di Vedanta è "la crema dei Veda, la scelta della tradizione interiore, lo scopo, la meta della vita interiore." Il Muktikopanishad ci dice qualcosa di piuttosto significativo:

"Tileshu tailavat vede vedantah supratishthithah.
Come l'olio nel seme di sesamo, il Vedanta si fonda essenzialmente su ogni parte dei Veda."

Le Upanishad ci dicono che ci sono due tipi di conoscenza: una Conoscenza Superiore e una conoscenza inferiore. Paravidya è la Conoscenza Superiore e aparavidya è la conoscenza inferiore. La Conoscenza Superiore è la scoperta dell'anima. La conoscenza inferiore è l'appagamento delle innumerevoli richieste del corpo.

Secondo la nostra tradizione indiana, c'erano mille e ottantanove Upanishad. Ciascuna proveniva da un ramo, shakha, dei Veda. Di queste, duecento Upanishad furono divulgate, e di queste cento ottantanove Upanishad sono rintracciabili ora. Se un cercatore vuole avere un assaggio di Verità, Luce, Pace e Beatitudine, deve studiare assiduamente queste cento e ottantanove Upanishad. Se un vero cercatore, un autentico cercatore, vuole ottenere abbondante luce dalle Upanishad, deve studiare le tredici Upanishad principali. Se studia le principali Upanishad e allo stesso tempo vuole vivere la Verità che queste Upanishad incarnano, sarà in grado di vedere il volto della Divinità e il cuore della Realtà.

Le tredici Upanishad principali sono: Isha, Katha, Kena, Prasna, Mundaka, Mandukya, Chandogya, Brhadaranyaka, Taittiriya, Aitareya, Svetasvatara, Kaivalya e Maitri.

"Tad ejati tan naijati tad dure tad vad antike .....
Quello si muove, e Quello non si muove. Esso è lontano, e lo stesso è vicino. Quello è dentro tutto questo; Quello è anche senza tutto questo."

L'Isha Upanishad ha questo messaggio speciale per noi. Per la mente che desidera, questo messaggio è insulso, nebuloso, sconcertante e confuso. Per il cuore che aspira, questo messaggio è stimolante e illuminante. Per l'anima che rivela, questo messaggio è appagante e immortale. Brahman, Dio, nel Suo aspetto assoluto, è immutabile, ma nel suo aspetto condizionato è in continuo cambiamento, sempre in trasformazione, in continua evoluzione, sempre rivelatore, sempre manifestante e sempre appagante.

Di nuovo, l'Isha Upanishad concilia lavoro e conoscenza, l'Uno e i Molti, il Dio impersonale e il Dio personale, in modo sorprendente. Il lavoro svolto in modo distaccato è vera conoscenza. Quando cerchiamo coscientemente di vedere Dio in tutto e in tutti, offriamo noi stessi con tutta l’anima all'azione dedicata. Questa conoscenza è azione. L'Uno e i Molti: abbiamo bisogno dell'Uno per la nostra auto-realizzazione; abbiamo bisogno dei Molti per la nostra auto-manifestazione. Il Dio impersonale e personale: quando viviamo nel Dio impersonale vediamo la Verità nella sua illuminante Visione, e quando viviamo nel Dio personale vediamo la Verità nella sua Realtà rivelatrice.

Il Figlio di Dio dichiarò: "Io e mio Padre siamo una cosa sola". La Chandogya Upanishad fa una dichiarazione audace, in una certa misura più audace ed allo stesso tempo più convincente:

"Tat twam asi.
Tu sei Quello."

Cosa significa? Significa che non sei nient’altro che Dio. Chi altro è Dio, se non tu?

Un amante di Dio bussò alla porta del cuore di Dio. Dio dall'interno, disse: "Chi è?"

L'amante di Dio disse: "Sono io". La porta rimase chiusa a chiave. L'uomo bussò e bussò. Alla fine se ne andò.

Dopo un'ora è ritornò di nuovo. Bussò alla porta del cuore di Dio. Dio, dall'interno, disse: "Chi è?"

L'amante di Dio disse: "Sono io". La porta rimase chiusa a chiave. L'uomo bussò e bussò alla porta invano. Alla fine se ne andò.

Dopo un'altra ora, tornò di nuovo e bussò alla porta del Cuore di Dio. Dall'interno, Dio disse: "Chi è?"

L'amante di Dio disse: "Mio eterno amato, sei tu." Dio aprì immediatamente la porta del suo cuore.

Quando un cercatore sente questo tipo di unità intima e inseparabile con Dio, Dio gli apre la porta del suo cuore e gli offre il suo stesso trono.

I Veggenti delle Upanishad non sentivano la necessità di andare in nessun centro spirituale, alcuna necessità di andare in un tempio, alcuna necessità di ascoltare un discorso o un sermone o persino di studiare libri. Dio era il loro unico libro esteriore e Dio era il loro unico insegnante interiore. La realizzazione di Dio era la loro unica necessità e la manifestazione di Dio era la loro unica realtà.

Il grande filosofo tedesco Schopenhauer si espresse così: "Nel mondo intero non esiste uno studio così benefico e così elevato come quello delle Upanishad. È stato il conforto della mia vita, sarà il conforto della mia morte. Sono i prodotti della più elevata saggezza. Sono destinati prima o poi a diventare la fede della gente."

Le Upanishad ci offrono tre lezioni. La prima lezione è il Brahman. La seconda lezione è l’atman. La terza lezione è jagat. Brahman è Dio, atman è l'anima e jagat è il mondo. Quando meditiamo sul Brahman, la nostra vita si trasforma in beatitudine immortale. Quando meditiamo sull'anima, la nostra vita diventa un'evoluzione cosciente e rapida. Quando non trascuriamo il mondo, la nostra vita diventa appagante manifestazione.

Se studi le Upanishad, non in modo frettoloso o superficiale, ma con la chiarezza della mente, vedrai che Dio e tu, tu e Dio, siete eterni. Se studi le Upanishad con la ricettività del tuo cuore, vedrai che Dio e tu siete uguali. E, infine, se studi le Upanishad con la luce della tua anima, realizzerai che là in Cielo sei il Dio realizzato ed esoterico, e qui sulla terra sei il Dio manifestato ed essoterico.

"Nayam atma bala-hinena labhya.
Quest'anima non può essere vinta dal debole."

La forza interiore detronizza l'idolo che è stato installato dalla paura e dal dubbio. Quando la tua forza interiore viene alla ribalta, il vile, il dubbioso in te, sarà trasformato nella luce effulgente dell'anima.

Le Upanishad sono il rovescio della medaglia di cui il dritto è la coscienza. Ci sono tre stati di coscienza ordinaria: jagriti, swapna e sushupti. Jagriti è lo stato di veglia, swapna è lo stato di sogno, sushupti è lo stato di sonno profondo. C'è un altro stato di coscienza che si chiama turiya, la pura coscienza dell’Aldilà Trascendente.

La Mandukkyopanishad ci offre un regalo molto significativo. Ci parla dell'anima universale. L'Anima Universale ha due aspetti: vaisvanara e virat. L'aspetto microcosmico è chiamato vaisvanara; l'aspetto macrocosmico è chiamato virat. Jagriti, lo stato di veglia, vaisvanara, la condizione fisica; e la lettera "A" di "AUM", il simbolo sonoro di prakriti, l'energia primaria, formano la prima parte della Realtà. Swapna, lo stato di sogno; taijasa, le brillanti impressioni intellettuali, e "U" di "AUM" formano la seconda parte della Realtà. Sushupti, lo stato del sonno profondo; prajna, la conoscenza intuitiva; e 'M' da 'AUM' formano la terza parte della Realtà.

Ma il turiya, il quarto stato di coscienza, insieme incarna e trascende questi tre stati di coscienza. Da un lato, è una parte delle quattro parti; dall’altra parte, è l'intero culminante, la fine, la Meta stessa. Turiya è la Realtà eterna, al di là di tutti i fenomeni. Turiya è il Brahman trascendentale. Turiya è Satchidananda: Esistenza, Coscienza e Beatitudine. È qui, in turiya, che un cercatore molto avanzato nella vita spirituale o un Maestro spirituale può effettivamente ascoltare il suono senza suono, 'AUM', il segreto supremo del Creatore.

La ricchezza suprema delle Upanishad è il Sé:

"Yato vacho nirvartante aprapya manasa saha.
Da qui le parole, il potere della parola, tornano con la mente sconcertata, la meta non raggiunta."

Questo Sé non può essere conquistato dalla brillantezza mentale. Può essere vinto solo da un cuore che aspira e una vita dedicata.

Questo Sé Trascendentale, qui nel mondo della relatività. è coperto da cinque guaine distinte: annamaya kosha, la grossolana guaina fisica; pranamaya kosha, la guaina della forza vitale; manomaya kosha, la guaina mentale; vijnanamaya kosha, la guaina della conoscenza avanzata e sviluppata; e anandamaya kosha, la guaina della Beatitudine. Esistono tre tipi di corpi corrispondenti a queste cinque guaine. Questi corpi sono chiamati sthula sharira, sukshma sharira e karana sharira. Sthula significa fisico grossolano e sharira significa corpo. Sukshma significa sottile, e karana significa causale. Il corpo fisico, la sthula sharira, comprende annamaya kosha, la sostanza materiale. Sukshma sharira, il corpo sottile, comprende pranamaya kosha, manomaya kosha e vijnanamaya kosha. Karana Sharira, il corpo causale, comprende anandamaya kosha, la guaina della Beatitudine.

"In una notte buia e tenebrosa compaiono le lucciole. Offrono la loro luce e sentono che sono loro che hanno cacciato via l'oscurità. Dopo un po', le stelle iniziano a splendere, e le lucciole si rendono conto della loro insufficiente capacità. Dopo un po' di tempo appare la luna. Quando appare la luna, le stelle vedono e sentono quanto la loro luce sia scarsa e insignificante rispetto alla luce della luna. In poche ore appare il sole. Quando il sole appare, anche la gioia e l'orgoglio della luna si infrangono. La luce del sole scaccia via tutta l'oscurità, e la luce delle lucciole, delle stelle e della luna diventa insignificante."

Questo è il pianeta sole, ma ognuno di noi ha un sole interiore. Questo sole interiore è infinitamente più potente, più bello, più luminoso del pianeta sole. Quando questo sole sorge e splende, distrugge l'oscurità di millenni. Questo sole splende attraverso l'eternità. Questo sole interiore è chiamato il Sé, il Sé Trascendentale.


  1. UPA 1. Princeton University, Princeton, NJ, 22 Octobre 1971

La rivelazione della Luce dell’India1

Ogni Upanishad è lo sviluppo della Conoscenza Suprema che non viene mai più persa, una volta raggiunta spiritualmente. L'intero universo di azione, secondo le Upanishad, con i suoi effimeri mezzi e scopi, vive nelle maglie dell'ignoranza. È la conoscenza del Sé supremo che può distruggere l'ignoranza umana di millenni e inondare la coscienza terrestre con la Luce e la Delizia del sempre-trascendente e sempre-manifestante Aldilà.

Come abbiamo il cuore, la mente, il vitale, il corpo e l'anima, così anche le Upanishad hanno un cuore, una mente, un vitale, un corpo e un'anima. Il cuore delle Upanishad è l'auto-realizzazione, la mente delle Upanishad è l'auto-rivelazione, il vitale delle Upanishad è l'auto-manifestazione, il corpo delle Upanishad è l'auto-trasformazione, e l'anima delle Upanishad è l'auto-perfezione.

Ciò che è di fondamentale importanza in questo momento è l'auto-realizzazione. Per l'auto-realizzazione abbiamo bisogno solo di quattro cose. Per prima cosa abbiamo bisogno dell'aiuto delle Scritture, poi di una guida spirituale, poi delle discipline yoga e infine della Grazia di Dio. Le Scritture dicono al ricercatore: "Sveglia, alzati, è ora che tu ti alzi. Non dormire più." Il Maestro spirituale dice al ricercatore: "Figlio mio, corri! Corri con la massima velocità! Ti sto ispirando. Ho già acceso la fiamma dell'aspirazione dentro di te. Ora puoi correre più veloce." Le discipline yoga dicono al ricercatore: "Stai praticando la vita spirituale e ti sto dando il risultato delle tue pratiche. Ho sgombrato la strada per te. Ora puoi correre più veloce su una strada che è priva di pericoli." Poi c'è bisogno di qualcosa di più, ed è la Grazia di Dio. Si può correre con la massima velocità, ma non si può raggiungere l'obiettivo anche se non ci sono ostacoli sulla strada, perché gli esseri umani, molto spesso, si stancano. Prima di raggiungere l'obiettivo, sentono di essere completamente esausti. In quel momento ciò che è richiesto è la Grazia di Dio. Senza la Grazia di Dio non è possibile completare il viaggio. La Grazia di Dio dice al ricercatore: "Ecco, l'obiettivo è raggiunto."

Per essere sicura, la Grazia di Dio inizia sin dall'inizio. Quando studiamo le Scritture, la Grazia di Dio ci ha già illuminato. In primo luogo, se non ci fosse stata alcuna Grazia da parte di Dio, non avremmo potuto lanciarci nel sentiero spirituale. E se non ci fosse stata alcuna Grazia da parte di Dio, non avremmo potuto trovare il nostro Maestro spirituale. È per la sua infinita Bontà che Dio porta un cercatore al Maestro. Poi, il cercatore e il Maestro devono svolgere i rispettivi ruoli. Il Maestro farà scendere la Compassione di Dio, ma il cercatore deve praticare le discipline spirituali. Il suo compito è quello di aspirare, e il compito del Maestro è quello far scendere la Compassione.

Nel mondo interiore, una cosa che tutti devono avere è l'aspirazione. Qui sulla terra l'albero ci offre un esempio di questa aspirazione. Resta sulla terra con le sue radici nel fango, ma il suo scopo è raggiungere l'Altissimo. Abbiamo paura di restare sulla terra. Sentiamo che se restiamo sulla terra non possiamo raggiungere l'Altissimo, ma l'albero ci mostra quanto questo sia assurdo. La sua radice è sottoterra, ma il suo ramo più alto aspira verso i Cieli. Nelle Upanishad ci imbattiamo in un albero chiamato ashwathva. A differenza degli alberi terrestri, questo albero ha le sue radici sopra e i suoi rami sotto. Ha due tipi di rami. Un tipo entra nelle maglie dell'ignoranza e poi inizia a lottare, a combattere, e a cercare di uscire di nuovo nello splendore della Luce. L'altro tipo di ramo cerca sempre di rimanere nella Luce. Il suo movimento è verso l'alto; la sua aspirazione è verso l'alto.

Qui sulla terra ogni essere umano ha delle capacità. Un essere umano vede l'ignoranza dentro e fuori di sé, ma ha la capacità di rimanere oltre i confini dell'ignoranza. Come? Attraverso l'aspirazione. Perché? Perché ha bisogno di una soddisfazione costante ed è solo l'aspirazione che può darci questa soddisfazione costante. Perché aspiriamo? Aspiriamo alla delizia, ananda. La Delizia è auto-creazione e auto-esperienza. La Delizia nell’Altissimo, l’assoluto Altissimo, è conosciuto come ananda purusha. Là la Delizia è Infinito, Eternità e Immortalità. C'è un altro tipo di Delizia che si chiama ananda atma, quando dalla Delizia infinita, la Delizia prende corpo e forma. Nella coscienza legata alla terra, la Delizia è chiamata ananda atma.

Quando la Delizia scende gradualmente nell'oscura, impura, non illuminata, natura imperfetta dell'uomo per trasformare la natura umana, trova una costante resistenza. Poi vediamo che la Delizia perde il suo potere a causa della brulicante ignoranza, e il piacere, il piacere di breve durata, si espande. Nel Supremo, la triplice coscienza, satchidananda, Esistenza, Coscienza e Delizia vanno insieme, ma quando vogliono manifestarsi, devono farlo solo attraverso la Delizia.

Quando scende la Delizia, il primo gradino su cui mette il piede è chiamato supermente. La supermente non è qualcosa di un po' superiore alla mente. No. È infinitamente più elevata della mente. Non è affatto "mente", sebbene sia usata questa parola. È la coscienza che ha già trasceso i limiti del finito. Lì inizia la creazione. La forma inizia un gradino più in basso. Questo gradino è chiamato l'oltre-mente. Qui inizia la forma, inizia la molteplicità in una forma individuale. Il successivo gradino è la mente intuitiva. Con la mente intuitiva vediamo la molteplicità in una forma creativa. Con l'intuizione vediamo tutto con uno sguardo. Possiamo vedere molte cose alla volta; vediamo una forma collettiva. Dalla mente intuitiva, la Delizia entra nella mente vera e propria. Questa mente vede ogni oggetto separatamente, ma, sebbene veda tutto separatamente, non prova a dubitare dell'esistenza di ciascun oggetto. Quindi, la Delizia entra nella mente fisica, cioè, la mente che è governata dal fisico. Questa mente vede ogni oggetto separatamente, e in più dubita dell'esistenza di ogni oggetto. Il vero dubbio inizia qui nella mente fisica.

Dopo che è scesa attraverso tutti i livelli della mente, la Delizia entra nel vitale. Nel vitale vediamo la forza dinamica o la forza aggressiva. La forza che vediamo nel vitale interiore o sottile è dinamica, e la forza che vediamo nel vitale esteriore è quella aggressiva. Dal vitale, la Delizia entra nel fisico. Esistono due tipi di fisici: il fisico sottile ed il fisico vero e proprio. Nel fisico sottile, la Delizia sta ancora scendendo e noi possiamo ancora esserne consapevoli, ma nel fisico sottile non possiamo possedere o utilizzare la verità. Possiamo vederla solo, come un mendicante che guarda un multimilionario. Alla fine, quando arriviamo al fisico grossolano, non c'è nessuna Delizia.

La Delizia scende, ma non ne vediamo nemmeno una briciola nel fisico grossolano. Cosa possiamo fare allora? Possiamo entrare nell'anima con la forza della nostra aspirazione, e l'anima ci porterà consapevolmente sul piano più elevato, verso il piano satchidananda, Esistenza, Coscienza e Beatitudine. In quel momento il nostro viaggio può diventare cosciente. Siamo entrati nella triplice coscienza e possiamo iniziare a discendere coscientemente nella supermente, nell’oltre-mentale, nella mente intuitiva, nella mente vera e propria, nella mente fisica, nel vitale e nel fisico. Quando abbiamo successo nel fisico, cioè quando possiamo far scendere la Delizia dal piano più elevato e il fisico può assorbire e utilizzare questa Delizia, la vita del piacere finisce. In quel momento riusciamo a realizzare la differenza tra la vita di piacere e la vita di Delizia. La vita di piacere è seguita da frustrazione e distruzione. La vita di Delizia è una crescita continua, appagamento continuo, realizzazione continua e continua manifestazione di Dio nel modo proprio di Dio.

La Mundaka Upanishad ci ha offerto due uccelli. Un uccello è seduto sulla cima dell'albero della vita, l'altro su un ramo sottostante. L'uccello seduto sul ramo basso mangia entrambi i frutti dolci e amari. I frutti dolci danno all'uccello la sensazione che la vita sia piacere; i frutti amari danno all'uccello la sensazione che la vita sia sofferenza. L'altro uccello, seduto in cima all'albero, non mangia né il frutto dolce né il frutto amaro. Si siede solamente, calmo e sereno. La sua vita è inondata di pace, luce e delizia. L'uccello che mangia il frutto dolce e amaro sull'albero della vita è deluso e disgustato. È deluso perché il piacere è impermanente, effimero e fugace, è disgustato perché la frustrazione si conclude nella distruzione. Decisamente deluso e completamente disgustato, questo uccello vola e si perde nella Luce della Libertà e Perfezione-Delizia dell'uccello in cima all'albero della vita. L'uccello sulla cima dell'albero è il Sé Cosmico e Trascendente, e l'uccello sotto è il sé individuale. Questi due bellissimi uccelli sono conosciuti come suparna.

In alcune delle Upanishad vediamo una continua rivalità tra gli dei e i demoni. Coloro che auto-risplendono sono gli dei; e quelli auto-indulgenti sono i demoni. Gli dei e i demoni sono i discendenti di Prajapati, il Creatore. Quando gli dei conquistano la vittoria, la luce dell'anima regna sovrana. Quando i demoni ottengono la vittoria, la notte del corpo regna sovrana. Originariamente gli dei e i demoni erano gli organi di Prajapati. Gli organi energizzati dalla Volontà divina, illuminati dalla Luce divina e ispirati all'azione divina, divennero divinità. Gli organi istigati dai pensieri inferiori e desiderosi di vivere nel mondo dei sensi e godere della vita di piacere, che miravano a obiettivi inferiori e distruttivi, divennero demoni. Inutile dire che è infinitamente più facile raggiungere gli obiettivi inferiori che raggiungere la Meta Suprema. Questo è esattamente il motivo per cui i demoni hanno di gran lunga superato in numero gli dei, ma noi, i cercatori della Luce e della Verità infinite, abbiamo bisogno della qualità degli dei e non della quantità dei demoni.

"Una volta gli dei fecero una fervida richiesta all'organo della parola, al naso, agli occhi, alle orecchie, alla mente e alla forza vitale, di cantare inni per loro. Tutti cantarono successivamente. I demoni si resero immediatamente conto che gli dei avrebbero ottenuto la supremazia su di loro attraverso questi cantori, quindi li contaminarono segretamente e con successo con lo sfacciato maleficio di un forte attaccamento agli oggetti sensoriali e alla vita di piacere. Ci riuscirono immediatamente con l'organo della parola, il naso, gli occhi, le orecchie e la mente, ma con la forza vitale persero malamente. La forza vitale li fece a pezzi e li lanciò in tutte le direzioni. La forza vitale ottenne la vittoria per gli dei. La loro esistenza fu sommersa dalla Luce eterna della divinità. Divennero il loro vero sé. La malafede dei gelosi demoni fu esposta, e il loro orgoglio fu distrutto."

Questa forza vitale è chiamata syasya angirasa. Significa l'essenza degli arti. La forza vitale è stata vittoriosa. Era anche gentile, comprensiva e generosa:

"Portò l'organo della parola oltre il dominio della morte. Avendo trasceso la regione della morte, l'organo della parola divenne fuoco e questo fuoco brilla ben oltre la morte.
La forza vitale portò il naso oltre la morte. Il naso poi divenne l'aria. Avendo superato i confini della morte, l'aria soffia oltre la morte.
La forza vitale portò gli occhi oltre la morte. Gli occhi divennero il sole. Avendo trasceso la regione della morte, il sole splende perennemente.
La forza vitale portò le orecchie oltre la morte. Esse sono poi diventate le direzioni. Queste direzioni, dopo aver superato la morte, rimasero ben oltre il suo dominio.
La forza vitale portò la mente oltre la morte. La mente divenne quindi la luna. La luna, dopo aver superato la morte, brilla oltre il suo dominio."

La Brhadaranyaka Upanishad, "grande foresta", offre all'umanità una preghiera senza precedenti:

"Asato ma sad gamaya.
Tamaso ma jyotir gamaya.
Mrtyor ma amrtam gamaya.
Conducimi dal non reale al reale.
Conducimi dall'oscurità alla luce.
Conducimi dalla morte all'immortalità."

Il non reale è il cipiglio della morte, il Reale è il canto dell'Immortalità. L'oscurità è il colossale orgoglio della morte, la Luce è la vita del potere illuminante e perfezionante dell'Immortalità. La morte è il messaggio del nulla, l'Immortalità è il messaggio dell'unità dell'umanità liberata con l'Altezza Trascendente della divinità.


  1. UPA 2. University of California, Berkeley, CA, 7 Novembre 1971

La bellezza e il dovere dell’Anima dell’India1

Questa bellezza non tenta.
Questa bellezza è illuminante.

Questo dovere non è auto-imposto.
Questo dovere è ordinato da Dio.

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AUM

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Le Upanishad ci offrono l'auto-conoscenza, la conoscenza del mondo, la conoscenza di Dio. La conoscenza di sé è auto-scoperta. Dopo la scoperta di sé, dobbiamo sentire che la conoscenza del mondo è dentro di noi e dobbiamo crescere nella conoscenza del mondo. Poi arriva un momento in cui conosciamo il Possessore della conoscenza del mondo, e poi abbiamo il Dio-Conoscenza. Dobbiamo entrare nel Dio-Conoscenza, che è il possessore dell'universo.

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"Neti, neti" — "Non questo, non questo" o "Non questo, non quello" — è il messaggio delle Upanishad. Tutti noi qui siamo cercatori della verità infinita. Un vero cercatore non è e non può essere soddisfatto della sua vita individuale, delle sue conquiste individuali, dei suoi beni terreni. No. Può essere soddisfatto solo quando ha raggiunto l'Assoluto. Ora, cos’è l'Assoluto? Brahman è l'Assoluto.

I Veggenti dell’antico passato hanno offerto questa sublime conoscenza: "Il Brahman non può essere limitato da nulla, il Brahman non può essere ospitato da nulla, il Brahman non può essere definito da nulla." Questa era la loro affermazione, ma sentiamo che questo è il modo negativo di vedere il Brahman. C'è un modo positivo, e questo modo positivo è questo: "Il Brahman è Eterno, il Brahman è Infinito, il Brahman è Immortale. Il Brahman va oltre e al di là." Questo è il modo positivo. Noi, i cercatori della Verità infinita, seguiremo il modo positivo. Se seguiamo il modo positivo nella nostra vita di aspirazione, possiamo correre più velocemente e raggiungere l'obiettivo finale prima.

Dobbiamo vedere il Brahman nel finito come vorremmo vedere il Brahman nell'Infinito. Durante la nostra meditazione, se possiamo avere la visione del Brahman come il Sé Infinito, diventa più facile per noi entrare nel mondo della relatività dove vediamo tutto come finito.

Vediamo il mondo interiore, vediamo il mondo esteriore. Nel mondo interiore c'è un essere, e nel mondo esteriore c'è pure un essere. Questi due esseri sono chiamati "non-essere" e "essere". Dal non-essere, l'essere è venuto alla vita. Questa stessa idea confonde le nostre menti. Come può il non-essere creare l'essere? Il non-essere è niente. Dal nulla, come può qualcosa venire alla luce? Ma dobbiamo sapere che è la mente che ci dice che dal non-essere l’essere non può venire all'esistenza. Dobbiamo sapere che questo "niente" è in realtà qualcosa che va oltre la concezione della mente. 'Niente' è la vita dell'eterno Aldilà. 'Niente' è qualcosa che rimane sempre al di là della nostra concezione mentale. Trascende la nostra coscienza limitata. Quindi, quando pensiamo al mondo o all'essere che nasce dal non-essere, dobbiamo sentire che questa Verità può essere conosciuta e realizzata solo grazie alla nostra aspirazione interiore, dove la mente non opera affatto. È l'intuizione che ci concede questo vantaggio di sapere che "nulla" è la Canzone del sempre-trascendente Aldilà, e "nulla" è l'esperienza dell'esistenza sempre appagante, sempre trascendente ed in continua evoluzione.

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Le Upanishad e l'essenza del prana sono inseparabili. Prana è una parola sanscrita. Può essere tradotta in inglese in vari modi. Può essere chiamato respiro o energia, o persino etere, ma il prana è energia vitale. Questa energia vitale non è materiale, non è fisica, ma è qualcosa che mantiene e sostiene il corpo fisico. La fonte del prana è il Supremo. Nel campo della manifestazione, il prana è indispensabile. Prana è l'anima dell'universo.

In India il termine prana ha un significato speciale a se stante. Il prana non è solo respiro. Ogni giorno inspiriamo ed espiriamo migliaia di volte senza prestare attenzione, ma quando usiamo il termine prana, pensiamo all'energia vitale che scorre dentro e fuori nel nostro respiro.

Il Prana è diviso in cinque parti: prana, apana, samana, vyana e udana. L'energia vitale, la forza vitale che è dentro gli occhi fisici, il naso e le orecchie, la chiamiamo prana. Quando vediamo l'energia vitale nei nostri organi di escrezione e generazione è apana. Samana è l'energia vitale che governa la nostra digestione e assimilazione. Nel loto del cuore, dove si trova il Sé, dove vediamo centouno nervi spirituali sottili, e in ogni nervo cento rami nervosi, e da ogni ramo nervoso settantadue mila rami nervosi, lì il prana che si muove si chiama vyana. Attraverso il centro della spina dorsale scorre l'energia vitale. Quando sale verso l'alto raggiunge la parte più alta, e quando va verso il basso raggiunge la parte inferiore. Quando un ricercatore della Verità infinita lascia il corpo, il suo prana sale verso l'Altissimo, e quando una persona piena di colpe lascia il corpo, il suo prana va verso il basso. Questo prana che scorre attraverso il centro della colonna vertebrale è chiamato udana.

Quando siamo nella posizione di entrare nel Cosmo con l'aiuto della nostra forza vitale, sentiamo che l'Aldilà non è solo immaginazione. Non è una foschia chimerica, è una realtà che cresce dentro di noi e per noi. Dio era Uno. Egli voleva essere molti. Perché? Sentì la necessità di divertirsi in modo divino e supremo in infinite forme. "Ekam bahusam", "uno che desidera essere molti", era il Suo sentimento interiore. Quando il Supremo proiettò la sua energia vitale, vide immediatamente due creature. Uno era maschio, l'altra femmina. Prana, la forza vitale, è il maschio, e la femmina è rayi. Il prana è il sole rayi è la luna. Da prana e rayi siamo nati tutti. Inoltre, il prana è spirito e il rayi è materia. Spirito e materia devono andare insieme. Lo spirito ha bisogno di materia per la sua auto-manifestazione, e la materia ha bisogno di spirito per la sua auto-realizzazione.

Molto spesso i Veggenti dei Veda e delle Upanishad usavano due parole: nama e rupa. Nama è il nome; rupa è forma. Nel nostro mondo esterno ci occupiamo di nome e forma. Nel mondo interiore ci occupiamo di senza nome e senza forma. Il nome e il senza nome non sono rivali. La forma e il senza forma non sono rivali. Il nome incarna la capacità del corpo esterno. Il senza nome rivela l'immortalità dell'anima. Nella forma la Coscienza cosmica si manifesta circoscrivendo se stessa. Nel senza forma la Coscienza cosmica trascende se stessa espandendosi e allargandosi.

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Nella vita spirituale viene spesso usato il termine sacrificio. I Veggenti Vedici parlarono in modo elaborato del sacrificio. Secondo loro, il sacrificio equestre, asvamedha, era molto importante. La Brhadaranyaka Upanishad inizia con il cavallo sacrificale:

Usa va asvasya medhyasya sirah …

"AUM. La testa del cavallo sacrificale è in realtà l'alba, l'occhio del cavallo sacrificale è il sole, la forza vitale l'aria, la bocca aperta il fuoco chiamato vaisvanara, il tronco l'anno, il dorso è il paradiso, il ventre il cielo, lo zoccolo è la terra, i fianchi le quattro direzioni, le costole le direzioni intermedie, le membra le stagioni, le giunture i mesi e le quindicine, i piedi i giorni e le notti, le ossa le stelle, la carne le nuvole, il cibo semi-digerito (nello stomaco) le sabbie, le arterie e le vene i fiumi, il fegato e la milza le montagne, i peli le erbe e gli alberi, la parte anteriore il sole nascente, la parte posteriore il sole al tramonto. il suo sbadiglio è un lampo, il suo corpo tremante è un tuono, il suo fare è acqua e pioggia, il suo nitrito è davvero il linguaggio."

Perché i Veggenti delle Upanishad, i Veggenti Vedici, parlano del cavallo e non di alcun altro animale come simbolo del sacrificio? Si sono resi conto della velocità del cavallo, del dinamismo del cavallo, delle qualità fedeli e devote del cavallo. La velocità è necessaria, il dinamismo è necessario, la fedeltà e la devozione sono necessarie per realizzare e rivelare l'Assoluto. Ecco perché hanno scelto il cavallo per i riti religiosi e per l'aiuto nel loro risveglio interiore.

Con il mero sacrificio di un cavallo non possiamo ottenere alcun merito divino, lungi da ciò. Dobbiamo meditare sul cavallo, sulle qualità del cavallo e invocare che queste qualità divine entrino in noi dall'alto. Questo è quello che fecero i Veggenti Vedici e delle Upanishad. Riuscirono a ottenere le qualità divine dal cavallo, e il risultato fu che entrarono nel brahmaloka, il più elevato Paradiso.

Anche nel più elevato Paradiso, però, la Delizia che otteniamo non è eterna. Per ottenere la Delizia eterna dobbiamo entrare nel Brahman con la forza del nostro anelito interiore. Quando abbiamo l’anelito interiore, possiamo alla fine entrare nel Brahman e ci sarà eterna Delizia.

Per tornare al cavallo, non si deve sacrificare un cavallo in questa epoca, ma bisogna vedere le qualità del cavallo e meditare interiormente sulle qualità divinamente appaganti del cavallo. È dalla propria concentrazione e meditazione che si otterranno le qualità che il cavallo offre o rappresenta. Molto spesso le persone fraintendono l'idea del sacrificio, specialmente gli occidentali. Non riescono a capire come possano ottenere alcun merito divino semplicemente uccidendo un cavallo. Pensano che sia assurdo, ma il sacrificio non è una mera uccisione. Il sacrificio è diventare una sola cosa con la consapevolezza del cavallo. Solo quando facciamo questa cosa, possiamo ottenere la ricchezza divina dall'alto. Non è necessario e non dobbiamo assolutamente uccidere un cavallo.

Sicuramente, non ci può essere sacrificio senza aspirazione. In ogni momento è necessaria l'aspirazione, ma questa aspirazione deve essere genuina e deve venire dalla profondità del cuore, non può darci la realizzazione se non è genuina. L'aspirazione non sa come tirare o spingere. Irrequietezza e aspirazione non possono mai andare insieme. Molto spesso i principianti pensano che se aspirano devono essere molto dinamici. Questo è vero, ma non vediamo dinamismo nella loro aspirazione. Ciò che vediamo è irrequietezza. Vogliono realizzare Dio in una notte. Se prendiamo questa irrequietezza come determinazione o dinamismo, allora siamo totalmente in errore.

Posso ripetere una storia spesso citata? Un ricercatore andò da un maestro spirituale. Fu iniziato in modo appropriato, e dopo pochi giorni questo cercatore disse al Maestro: "Maestro, ora che mi hai iniziato, per favore dammi la realizzazione di Dio." Il Maestro disse: "Devi praticare la meditazione per un lungo periodo." Dopo alcuni giorni il discepolo di nuovo disse: "Maestro, Maestro, dammi la realizzazione, per favore, dammi la realizzazione." Egli importunò il Maestro per un lungo periodo. Un giorno il Maestro gli chiese di seguirlo. Il Maestro andò al Gange per un tuffo e invitò anche il discepolo a entrare nell'acqua. Quando il discepolo era immerso fino al collo nell'acqua, il Maestro spinse la sua testa sott'acqua e la tenne lì. Quando il Maestro finalmente lasciò emergere il discepolo che si dimenava, gli chiese: "Che cosa hai provato mentre eri sott'acqua?" Il discepolo rispose: "Maestro, sentivo che sarei morto se non avessi preso una boccata d'aria." Il Maestro disse: "Realizzerai Dio nel giorno in cui sentirai che morirai se Lui non viene e ti dona la vita. Se senti sinceramente che morirai senza Dio, se puoi piangere per Lui in quel modo, allora sei destinato a realizzarlo."

Il Maestro offrì questa verità al discepolo. Purtroppo vediamo molto spesso che quando un Maestro offre la verità, i discepoli la fraintendono. La capiscono in base alla loro limitata luce, o sentono che il messaggio che il Maestro ha dato è totalmente sbagliato. Ora, se la verità che viene offerta dal Maestro non è propriamente compresa e usata, nel campo della manifestazione il discepolo, il cercatore, non sarà mai appagato. La più elevata Verità resterà sempre un anelito lontano per lui.

Nelle Upanishad, Indra e Virochana andarono da Prajapati per la più alta Conoscenza. Indra rappresentava gli dei e Virochana rappresentava i demoni. Quando Prajapati offrì loro la conoscenza del Brahman, Indra tornò ancora e ancora per verificare la conoscenza che aveva ricevuto, e alla fine realizzò la più alta Conoscenza, ma Virochana capì la verità a modo suo e non sentì la necessità di tornare ancora e ancora per realizzare la più alta Verità.

Ci sono alcuni Maestri spirituali sulla terra che offrono la loro luce ai cercatori, ma i cercatori sfortunatamente non comprendono il messaggio di Verità che offrono. Come possono capire il messaggio, il senso, il significato della Verità che il Maestro offre? Possono farlo solo con la forza della loro devozione: devozione alla causa e devozione al Maestro. Se hanno un sentimento devoto verso il loro Maestro e verso la causa della realizzazione del Sé, allora la Verità può essere realizzata nel modo in cui la Verità deve essere realizzata e il messaggio che il Maestro offre per scacciare l'ignoranza, non solo può essere compreso correttamente, ma può anche essere fissato nell'atmosfera terrestre. Quando la Verità è fissata stabilmente qui sulla terra, l'uomo riceverà la ghirlanda della Vittoria eterna.


  1. UPA 3. New York University, New York, NY, 17 Novembre 1971

Brevi visioni dai Veda e dalle Upanishad 1

"Nalpe sukham asti bhumaiva sukham.
Nel finito non c'è felicità. Solo l'infinito è felicità."

Tutto ciò che è finito non può incarnare la felicità, per non parlare della Delizia duratura. Il finito racchiude il piacere, che non è la vera felicità. L'Infinito incarna la vera felicità divina in misura infinita e, allo stesso tempo, rivela e offre al mondo in generale la propria Verità, la propria Ricchezza.

Qui nel mondo della molteplicità, l'Infinito si esprime in infinite forme e infiniti modelli e, inoltre, questo Infinito si diverte in modo divino e supremo nel più elevato Piano Trascendente della propria coscienza. L'Infinito qui nel mondo della molteplicità si esprime in tre forme principali. La creazione è il primo aspetto dell'Infinito. Il secondo aspetto è la conservazione. Il terzo aspetto è la dissoluzione o la distruzione.

Questi termini, creazione, conservazione e distruzione sono termini filosofici e religiosi. Dal punto di vista spirituale, la creazione è esistita, esiste e viene preservata. Quando usiamo il termine distruzione, dobbiamo stare molto attenti. Non c'è un qualcosa come la distruzione nella visione interiore del Supremo, non è altro che trasformazione. Quando perdiamo i nostri desideri, sentiamo che sono stati distrutti, ma non sono stati distrutti: sono stati trasformati in una visione più ampia che è l’aspirazione. Abbiamo iniziato il nostro viaggio con il desiderio, ma quando ci siamo lanciati sul sentiero spirituale il desiderio ha lasciato il posto all'aspirazione. La coscienza non illuminata che vediamo nella forma del desiderio può essere trasformata e sarà trasformata dall'aspirazione dentro di noi. Quello che, con la nostra conoscenza e visione limitata, chiamiamo distruzione, dal punto di vista spirituale è la trasformazione della nostra natura non illuminata, impura, oscura.

"Ekamevadvitiyam.
Solo l'Uno, senza un secondo."

Da questo Uno siamo venuti nell’esistenza, e alla fine del nostro viaggio dobbiamo tornare all'Assoluto. Questo è il viaggio dell'anima. Se lo consideriamo un viaggio esteriore, ci sbagliamo. Nel nostro viaggio esteriore abbiamo un punto di partenza e una destinazione finale. Potrebbero essere necessari alcuni anni o molti anni per raggiungere il nostro obiettivo prefissato, ma il punto di partenza è in un punto e la destinazione è altrove. Il viaggio interiore, invece, non è un viaggio in quanto tale, con l'origine qui e l'obiettivo altrove. Nel nostro viaggio interiore entriamo nel profondo e scopriamo la nostra stessa Realtà, il nostro Sé dimenticato.

Come scopriamo il nostro Sé dimenticato? Lo facciamo attraverso la meditazione. Esistono vari tipi di meditazione: la meditazione semplice, che tutti conoscono, la meditazione profonda, che il cercatore spirituale conosce e la meditazione più elevata o altissima, che è la meditazione dell'anima, nell'anima, con l'anima, per l'intero essere. Quando un comune cercatore medita, medita nella mente. Se è un po' avanzato, medita nel cuore. Se è molto avanzato nella vita spirituale, può meditare nell'anima e con l'aiuto dell'anima per la manifestazione della Divinità nell'umanità.

I Maestri spirituali meditano nel fisico, nel vitale, nella mente, nel cuore e nelle anime dei loro discepoli. Questi Maestri meditano anche tutti insieme sull'Infinito, l'Eterno e l'Immortale. Questi non sono termini vaghi per i veri Maestri spirituali. Sono realtà dinamiche, poiché nella loro coscienza interiore i veri Maestri spirituali nuotano nel mare dell'Infinito, dell'Eternità e dell'Immortalità. Possono facilmente concentrarsi, meditare e contemplare su queste tre realtà divine che rappresentano l'Assoluto.

Le Upanishad sono nate dai quattro Veda: il Rig Veda, il Sama Veda, lo Yajur Veda e l'Atharva Veda. Ogni Veda ha qualcosa di unico da offrire all'umanità. Il primo e più famoso Veda è il Rig Veda. Inizia con un Dio cosmico, Agni, il Dio del fuoco. Il fuoco significa aspirazione. L'aspirazione e il messaggio dei Veda sono inseparabili. Questo fuoco è il fuoco del risveglio interiore e della fiamma interiore che ascende. Non ha fumo in esso. Questo fuoco non brucia nulla; solo illumina e eleva la nostra coscienza. Il Dio del Fuoco è l'unico Dio cosmico che è un Bramino. Agni, fuoco, si esprime in sette forme e ha sette nomi interiori significativi: Kali, la nera, Karali, la terribile, Manojava, pensieroso, Sulohita, rosso sangue, Sudhumravarna, fumo, Sphulingi, che sparge scintille, Vishvaruchi, il tutto-bello.

Kali, la nera, non è in realtà nera. Kali è la forza divina o il fuoco dentro di noi che combatte contro le forze ostili. La madre Kali combatte contro i demoni sul campo di battaglia della vita. Nel piano vitale la vediamo come una Dea oscura e tenebrosa, ma nel piano più elevato di coscienza è dorata. Vediamo la sua forma terribile quando combatte contro le forze ostili, ma lei è la Madre della Compassione. Noi fraintendiamo le sue qualità dinamiche, le prendiamo come qualità aggressive. Madre Kali ha compassione in misura sconfinata, ma allo stesso tempo, non tollererà alcuna pigrizia, imperfezione, ignoranza o letargia nel cercatore. Infine, Madre Kali è di una bellezza ineguagliabile. Questa bellezza non è bellezza fisica. Questa bellezza è la bellezza interiore, che eleva la coscienza umana al più alto piano di Delizia.

Il Sama Veda ci offre la musica di Dio, la musica dell'anima. Inoltre, offre la religione dell'India, la filosofia dell'India e la politica dell'India. Tutti questi risultati sorprendenti dell'India sono arrivati dal Sama Veda. La musica è di fondamentale importanza nel Sama Veda. Non è affatto come la musica moderna, è la vera musica che sollecita l'anima. Il più grande saggio del passato, Yagnavalka, disse: "La dimora della musica è il Paradiso." È il Sama Veda che contiene questa musica celestiale, la musica che sollecita l'anima e che stimola la vita.

Molti di voi hanno letto la Bhagavad Gita, la Canzone Celestiale del Signore Krishna. Lì il Signore Krishna dice: "Io sono il Sama Veda." Non dice di essere il Rig Veda o lo Yajur Veda o l'Atharva Veda. No, dice di essere il Sama Veda. Perché? Perché nel Sama Veda Krishna ha trovato la musica dell'anima, che è proprio sua. Un grande santo filosofo indiano, Patanjali, inizia la sua filosofia con il Sama Veda proprio per la sua musica interiore. Se la musica viene sottratta alla creazione di Dio, allora sarà una creazione vuota. Dio il Creatore è il musicista supremo e la sua creazione è la sua unica gioia. È nella sua musica che Dio sente la gioia, ed è attraverso la musica che si offre ai suoi figli che aspirano e a quelli che non aspirano.

Dal Sama Veda otteniamo la più significativa Upanishad, la Chandogya Upanishad. Questa Upanishad è uguale alla Upanishad di Brhadaranyaka. È di gran lunga la più grande in termini di dimensioni e, secondo molti, non è solo la più grande, ma anche la migliore. Tuttavia, c'è chi ritiene che l'Isha Upanishad, che è veramente minuscola, sia la migliore, non per le sue dimensioni, ma per la sua profondità. Alcuni diranno che la Svetasvatara o Katha o Kena Upanishad è la migliore. Ognuno deve esprimere il suo sincero sentimento sull'essenza di una particolare Upanishad. La Chandogya Upanishad, che deriva dal Sama Veda, dice qualcosa di molto significativo ai cercatori sinceri. Una domanda che viene spesso posta agli insegnanti spirituali è: "Perché abbiamo bisogno di un insegnante? Non possiamo realizzare Dio da soli?" Nella Chandogya Upanishad c'è un modo specifico di convincere gli scettici e gli esseri umani che non aspirano che discutono solo per il gusto della discussione.

La Chandogya Upanishad dice: pensa a te stesso come a un viaggiatore. Hai perso la tua strada e un ladro ti attacca. Ti toglie tutte le tue ricchezze e ti benda gli occhi. Poi ti porta in un posto lontano e ti lascia lì. In origine avevi la visione ed eri in grado di muoverti, ma ora il tuo destino è triste. Non puoi vedere, non puoi camminare, stai piangendo come un bambino indifeso, ma non c'è nessuno che ti salvi. Ora, supponi che qualcuno venga e liberi i tuoi occhi e poi se ne vada. Sarai quindi in grado di vedere i percorsi intorno a te, ma non saprai quale è quello giusto per te, e anche se lo sapessi, non saresti in grado di camminarci perché le tue gambe e le tue braccia sono ancora legate . Questa è la condizione del cercatore che vuole realizzare Dio da solo. Supponi, invece, che qualcuno venga, ti sleghi completamente e ti mostri quale strada ti porterà a casa. Questa persona ti ha davvero fatto un favore. Se hai fede in lui e hai fiducia in te stesso, allora raggiungerai la tua destinazione in modo rapido e sicuro. Se hai fiducia in lui, ma non hai fiducia nella tua capacità di raggiungere l'obiettivo, allora lui verrà ad aiutarti. Lo stesso insegnante che ti ha liberato dalla cecità e ti ha mostrato la via, ti accompagnerà, dentro di te, per ispirarti. Egli agirà come la tua stessa aspirazione per condurti verso il tuo obiettivo destinato.

Se ricevi questo tipo di aiuto da un Maestro spirituale, la tua vita può essere significativa, la tua vita può dare i suoi frutti e puoi correre più velocemente verso la Meta. Altrimenti, camminerai oggi su questo sentiero, domani su quel sentiero e il giorno seguente su un altro sentiero. Potresti avere la capacità di camminare, ma tornerai ancora e ancora al tuo punto di partenza, frustrato e deluso. Insieme alla capacità, se conosci la strada giusta e hai un vero Maestro che ti può aiutare, chi può impedirti di raggiungere la tua Meta prefissata? Una volta raggiunta la tua Meta destinata, raggiungerai le Altezze di Dio e inizierai a manifestare la Luce di Dio qui sulla terra. Ti sei realizzato, la molteplicità soddisfatta nell'abbraccio dell’Unità.


  1. UPA 4. Fairleigh Dickinson University, Teaneck, New Jersey, 30 Novembre 1971

La Corona dell’Anima dell’India1

Nei silenziosi recessi del cuore delle Upanishad vediamo e sentiamo una splendida combinazione della spiritualità dell'anima e della praticità della vita. L'anima delle Upanishad ha la divina sfrontatezza di assumere la guida sovrana nel mondo dell'immaginazione, nel mondo dell'aspirazione, nel mondo della realizzazione, nel mondo della rivelazione e nel mondo della manifestazione, perché quello è il suo ruolo naturale. La sua comprensione abbraccia tutti i difetti della debole umanità. Il suo amore universale è il canto dell'auto-offerta.

Le Upanishad sono allo stesso tempo pianto-aspirazione del cuore, ed il sorriso-esperienza dell'anima. Hanno la visione dell'Unità nella molteplicità. Sono la manifestazione della molteplicità nell'Unità.

Il messaggio delle Upanishad è la vita divina, la vita dell'umanità trasformata e la vita di una coscienza terrena illuminata. Le Upanishad ci dicono che la rinuncia alla vita del desiderio è il godimento appagante dell'esistenza del mondo. Questa rinuncia non è né abnegazione né rifiuto di sé. Questa rinuncia esige la trascendenza dell'ego per inspirare liberamente l'energia vitale dell'anima e tuttavia vivere una vita dinamica e attiva nel mondo, in cui si possa raggiungere l'Altezza dell'Infinito, la Delizia dell'Eternità e la Luce dell'Immortalità.

Ogni grande Upanishad è un esploratore nella foresta dell'esperienza che comprende la vita umana. Ogni grande Upanishad ci offre la conoscenza intuitiva e il coraggio interiore per trovare la nostra strada attraverso il labirinto di curve e vicoli ciechi, dubbi e sotterfugi. Arriviamo a renderci conto che la vita è un'avventura gloriosa del cuore che aspira, della mente che cerca, del vitale che lotta e del corpo che non dorme. Esploriamo i luoghi nascosti dell'individualità che illumina e della personalità che appaga. È finita l'oscurità della nostra mente. È finita la povertà del nostro cuore. È finita l'impurità del nostro vitale. È finita la falsità del nostro corpo. Il treno di Luce è arrivato. L’aeroplano di Delizia è arrivato.

Le Upanishad insegnano al cercatore che la Delizia è la manifestazione dell'Amore divino, la Coscienza è la manifestazione della forza dell'anima, e l'Esistenza è la manifestazione dell'Essere. Nella Delizia è realtà il Brahman. Nell’Amore è Divinità il Brahman. Nella coscienza, il Brahman contempla la visione della perfetta perfezione. Nella forza dell'anima, il Brahman diventa il raggiungimento della perfetta perfezione. Nell’Esistenza, il Brahman è l'Eterno Amante. Nell’Esistenza, il Brahman è l'Eterno Beneamato.

Per la realizzazione di Dio abbiamo bisogno di un Guru. La Katha Upanishad dice: "Un cercatore non può trovare la sua strada verso Dio a meno che non venga qualcun altro che gli parli di Dio." La Mundaka Upanishad dice: "Un cercatore, per la sua Illuminazione interiore, deve avvicinarsi a un Conoscitore del Sé." La Prasna Upanishad dice: "O Padre, ci hai portato nelle Spiagge Dorate." La Katha Upanishad dice: "Alzati, sveglia! Ascolta e segui coloro che sono grandi." La Mundaka Upanishad dice: "Un guru è colui la cui conoscenza esteriore è il Veda e la cui conoscenza interiore è la contemplazione del Brahman."

Un cercatore che studia le Upanishad e conduce una vita di auto-ricerca e auto-disciplina non è e non può essere un semplice attore sul palcoscenico della vita, ma è piuttosto un direttore artistico spirituale e un vero produttore divino. Inoltre, ha due spalle larghe e non si preoccupa dei fardelli del mondo. Sente che è suo dovere consolare il cuore sanguinante dell'umanità. La sua vita è l'indipendenza del pensiero e dello spirito. Il servizio dedicato del suo cuore riceve ricche ricompense dall'alto. Ha dominato la sua stessa filosofia di vita, per compiacere la Divinità nell'umanità.

"Tach chaks ur debahitam...
Possiamo noi, per un centinaio di anni, vedere che l'Occhio splendente, decretato da Dio, sorgere davanti a noi ..."

Vivere cento anni non significa solo trascinare la nostra esistenza qui sulla terra. Bisogna combattere contro l'ignoranza. Sforzi sporadici non possono portarci a Dio. Ci vuole tempo per realizzare Dio. Ci vuole maggiore tempo per rivelare Dio. Ci vuole ancora più tempo per manifestare Dio. Ecco perché i Veggenti dei Veda pregarono per avere una robusta salute, una lunga vita, una vita di oltre cento autunni. Ci hanno anche avvertito che tutto ciò che è deleterio per la nostra salute deve essere evitato.

"Uru nastanve tan
Uru ksayaya naskrdhi
Uru no yandhi jivase"

Dona libertà ai nostri corpi.
Dona libertà alla nostra dimora.
Dona libertà alla nostra vita.

Vivekananda, il grande studioso dei Veda di indomito coraggio, disse: "La libertà, libertà fisica, libertà mentale e libertà spirituale, è la parola d'ordine delle Upanishad".

Per raggiungere la libertà, abbiamo bisogno di energia, potere e spirito e, per questo, ecco la preghiera più potente:

"Tejo-asi tejo mayi dhehi
Viryam asi viryam mayi dhehi
Balam asi balam mayi dhehi
Ojo-asi ojo mayi dhehi
Manyur-asi manyur mahi dhehi
Saho-asi saho mayi dhehi
Il tuo spirito ardente invoco.
Il tuo virile vigore invoco.
La tua potenza ed energia invoco.
La tua furia da battaglia invoco.
La tua mente conquistatrice invoco."

Le Upanishad mantengono sempre l'intrepida visione della vita. Il progresso, il progresso costante, è la caratteristica dell'età Vedica e delle Upanishad.

"Prehi, abhihi, dhrishnuhi.
Vai avanti, non temere, combatti."

Combattere contro cosa? Schiavitù, ignoranza e morte. La vita è nostra, anche la vittoria deve essere nostra. Qualunque cosa ostacoli il cammino del cercatore deve essere gettata via senza esitazione. Sua è la vita che non conosce compromessi.

Il desiderio principale delle Upanishad è la Verità Ultima. Questa Verità può essere raggiunta da un vero cercatore che ha molte qualità divine e il cui amore per Dio sovrasta qualsiasi altro amore. Il cercatore ha bisogno di tre cose: vrate, auto-dedizione, kripa, grazia e sraddha, fede. Se queste tre qualità sono incarnate, satya, la verità, è inequivocabilmente raggiunta.

Chi vuole rimanere da solo? Nessuno, nemmeno l’altissimo, il primogenito, Viraj. Arrivò un momento in cui sentì il bisogno di proiettare gli Dei cosmici. Proiettò dalla sua bocca il dio del fuoco, Agni, l'unico dio bramino. Indra, Varuna, Yama, Ishana e altri sono stati proiettati dalle sue braccia. Questi sono gli dei kshatriya. Quindi proiettò il Vasus, i Rudra, i Marut. e altri dei dalle sue cosce. Questi sono gli dei vaishya. Proiettò Pushan dai suoi piedi. Pushan è il dio sudra.

Un bramino incarna la conoscenza. Uno kshatriya incarna la forza. Un vaishya incarna la prosperità. Un sudra incarna il segreto dell'auto-dedizione. Questi quattro fratelli sono le membra dell'essere cosmico. Sebbene siano esteriormente distinguibili per le loro qualità e capacità, nello spirito sono inseparabili.

Il Brahman, o Sé Supremo, è la più grande scoperta delle Upanishad. Nessuna anima umana sa o saprà mai quando l'ignoranza è entrata in noi, poiché il tempo terreno stesso è una creazione dell'ignoranza. Tuttavia, un uomo che nuota nel mare dell'ignoranza non deve annegare. I Veggenti dell’antico passato, i conoscitori del Brahman, in termini inequivocabili, ci dicono che tutti gli esseri umani possono e devono liberarsi dalle catene dell'ignoranza. Anche i conoscitori della Verità Trascendentale ci dicono che l'anima individuale è in realtà identica al Sé Supremo. L'unico problema è che l'individuo non ricorda la sua vera natura trascendentale. Alla fine ci dicono che "conoscere il Sé è diventare il Sé." Sulla base della sua diretta realizzazione, un conoscitore del Brahman dichiara "aham brahmasmi", "Io sono il Brahman".

Nel concludere questo discorso sulle Upanishad, "La corona dell'anima dell'India," la mia realizzazione dichiara che nella coscienza delle Upanishad il potere della mente, il potere del cuore e il potere dell'anima sono illimitati. Nel regno della filosofia, Shankara incarna il potere della mente; nel regno della spiritualità dinamica, Maharshi Ramana, il grande saggio di Arunachala, incarna il potere della mente. Il Cristo, il Buddha e Sri Chaitanya di Nadia, nel Bengala, incarnano il potere del cuore. Sri Krishna e Sri Ramakrishna incarnano il potere dell'anima. In Sri Aurobindo la visione del potere della mente raggiunse il suo apice e la realizzazione del potere dell'anima trovò la sua manifestazione appagante sulla terra. Questi giganti spirituali e altri stanno guidando la nave-vita dell'umanità verso la Dimora Trascendente del Supremo.


  1. UPA 5. Harvard University, Boston, MA, 3 Dicembre 1971

Il Brahman delle Upanishad1

Il cuore delle Upanishad è più significativo e più fecondo perché incarna la vita del Brahman. Il Brahman è la Realtà nell’esistenza, il Brahman è l'esistenza della Realtà. L'eterna Verità del Brahman è nel finito, oltre il finito, nell'Infinito e oltre l'Infinito che sempre trascende. Nel campo della realizzazione, il Brahman è il Sovrano Assoluto. Nel dominio della rivelazione, il Brahman è la Realtà Onnipresente e, nel campo della manifestazione, il Brahman è la Perfezione che rende immortali. Brahman il Creatore è la Coscienza-Luce, Brahman, Colui che Appaga, è la Coscienza-Delizia. Il Brahman è l'Anima interiore di tutti e l'unico Obiettivo in tutto.

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AUM

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Quando guardiamo dentro di noi, Brahman è Coscienza-Forza. Quando guardiamo fuori di noi, Brahman è Auto-Manifestazione. Quando pensiamo al Brahman con la mente, la mente legata alla terra, la mente limitata, la mente sofisticata, la mente che non aspira, la nostra vita diventa pura frustrazione, ma quando meditiamo sul Brahman nel cuore, nei silenziosi recessi del cuore, la nostra vita diventa pura illuminazione.

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AUM

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Per un non-cercatore, il Brahman è inconoscibile. Per un cercatore principiante, il Brahman è sconosciuto. Per un cercatore esperto, il Brahman è conoscibile, il Brahman è conosciuto. Inoltre, egli stesso cresce nella Coscienza del Brahman.

"Sarvam khalu idam brahma.
In effetti, tutto è Brahman."

L'Eterno è esistenza interiore. L'Eterno è esistenza esteriore.

Non c'è felicità duratura nel finito. È solo nell'Infinito che possiamo ascoltare il messaggio dell'eterna Delizia: anandam brahma e anantam brahma. Questi sono i due aspetti principali di Brahman. Anandam brahma è la vita di Delizia che tutto-illumina e Delizia che tutto-appaga. Anantam brahma è la Vita dell'Infinito.

Qui sulla terra la Vita dell'Infinito cresce costantemente per il compimento del Brahman Assoluto. Questo è il motivo per cui i Veggenti delle Upanishad, dal profondo del loro cuore, cantano della Delizia trascendentale del Brahman:

Anandadd hy eva khalv imani bhutani jayante, Anandena jatani jivanti, Anandam prayantyabhisam visanti.

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Dalla Delizia trascendentale siamo venuti in esistenza, nella Delizia cresciamo e giochiamo i nostri rispettivi ruoli e, alla fine del nostro viaggio, entriamo nella Suprema Delizia.

Inoltre, quando i Veggenti hanno visto l'Infinito nel Brahman, hanno cantato:

"Aum,
Purnam adah, purnam idam, purnat purnam udacyate.
Purnasya purnam adaya purnam evavasisyate."

L'infinito è quello.
L'infinito è questo.
Dall'Infinito, l'Infinito è venuto alla luce.
Dall'Infinito, quando l'Infinito viene portato via, l'Infinito rimane.

Il Brahman è attivo. Il Brahman è inattivo. Il Brahman attivo interiormente agisce ed esteriormente diventa. Inoltre, il Brahman attivo esteriormente agisce e interiormente diventa, ma il Brahman inattivo è la totale Libertà dell’inazione e la completa Libertà nell’inazione.

Il Brahman è allo stesso tempo l'eterno non nato e l'eterna nascita e crescita dell'esistenza. Il Brahman è notte-ignoranza. Il Brahman è luce-conoscenza. Il Brahman, la notte-ignoranza ha bisogno di una totale trasformazione. Il Brahman, la luce-conoscenza ha bisogno di una completa manifestazione.

L'intero universo nacque dal Brahman il Seme. Quando il Brahman voleva proiettarsi, prima proiettò Se Stesso attraverso quattro mondi significativi: ambhas, il mondo più elevato, marichi, il cielo, mara, il mondo mortale, la terra, e apa, il mondo sotto terra. Poi, il Brahman inviò i guardiani di questi mondi. Successivamente, inviò loro del cibo. Poi il Brahman realizzò che Lui Stesso doveva prendere parte al Suo Gioco Cosmico, così entrò nel Lila Cosmico (Gioco) attraverso il Suo stesso potere Yogico. Prima è entrato nel corpo umano attraverso il cranio. La porta con cui il Brahman entrò è chiamata la Porta della Delizia. Questa porta è il centro più alto della coscienza. Esso è noto come sahasrara, il loto dai mille petali. È situato nel centro del cervello. La realizzazione dello Yogi entra lì e diventa tutt'uno con la Coscienza del Brahman.

Il Brahman ha molti nomi, ma il suo nome segreto è AUM.

"Pranavo dhanuh saro atma...
AUM AUM è l'arco e atma, il Sé, è la freccia, Brahman è l'obiettivo."

Attraverso la pratica ripetuta la freccia è fissata nel bersaglio, la Coscienza del Brahman. Vale a dire, attraverso la regolare concentrazione, meditazione e contemplazione, il ricercatore entra nella Coscienza Assoluta del Brahman.

La creazione è il supremo sacrificio del Brahman. La creazione non è affatto una costruzione meccanica. La creazione è un atto spirituale, che rivela in modo supremo, che manifesta e che realizza il divino splendore del Brahman. L'Architetto divino va oltre la creazione e allo stesso tempo si manifesta nella creazione e attraverso la creazione.

Il Brahman ha creato dal suo Essere sacerdoti, guerrieri, commercianti e servi. Quindi ha creato la Legge. Niente può essere più elevato di questa Legge. Questa Legge è la Verità. Quando un uomo dice la Verità, dichiara la Legge. Quando dichiara la Legge, dice la Verità. La Verità e la Legge sono una sola cosa, inseparabili.

La mitologia indiana ha diviso il Tempo, non il tempo terrestre ma il Tempo eterno, in quattro sezioni: satya yuga, treta yuga, dwapara yuga e kali yuga. Secondo molti siamo ora nel kali yuga. Il Brahman nel kali yuga è profondamente addormentato. È nell'incoscienza-ignoranza-fango. Nel dwapara yuga si sveglia e si guarda intorno. Nel treta yuga Si alza, sta per muoversi in avanti. Nel satya yuga, l'età dell'oro, si muove veloce, più veloce, velocissimo, verso la sua meta. Il messaggio dei Veda, l'eterno messaggio della cultura e della civiltà ariana, la realizzazione dei Saggi e dei Veggenti indiani, è movimento, progresso interiore, la marcia della vita verso la Meta destinata.

"Charai veti, charai veti.
Va avanti, va avanti."


  1. UPA 6. Yale University, New Haven, CT, 8 Dicembre 1971

Il Gayatri Mantra1

"Aum bhur bhuvah svah
Tat savitur varenyam
Bhargo devasya dhimahi
Dhiyo yo nah pracodayat."

Meditiamo sulla gloria trascendente della Divinità Suprema, che è dentro il cuore della terra, dentro la vita del cielo e dentro l'anima del paradiso. Possa Egli stimolare e illuminare le nostre menti.

Il Gayatri Mantra è il mantra più sacro dei Veda. È la madre di tutti i mantra. Mantra significa incantesimo. Un mantra può essere una parola di una sillaba o poche parole, una frase o alcune frasi. Il Gayatri Mantra può offrire al cercatore sincero la Luce dell'Infinito, la Delizia dell'Eterno e la Vita dell'Immortale.

Il Gayatri Mantra ha quattro piedi. Il primo piede è costituito da terra, cielo e paradiso. Il secondo piede consiste del Rig Veda, dello Yajur Veda e del Sama Veda. Il terzo piede consiste di prana, apana e vyana. Il quarto piede è costituito dal Sole, l'essere solare.

Un cercatore della Verità infinita deve meditare sul Gayatri Mantra. Il risultato che otterrà è incalcolabile.

Bhumir, terra; antariksam, cielo; e dis, paradiso, costituiscono il primo piede del Gayatri. Chiunque comprende il significato del primo piede ottiene tutto ciò che è in quei tre mondi.

Rcah, yajumsi, samani, costituiscono il secondo piede del Gayatri. Chiunque realizzi il secondo piede del Gayatri ottiene il mare di conoscenza dei tre Veda.

Prana, apana e vyana, le tre forme della forza vitale, costituiscono il terzo piede del Gayatri. Il conoscitore di questo piede vince tutte le creature viventi che esistono nell'universo.

Turiyam, il quaternario, l'Essere Solare Trascendente che da solo splende, è il quarto piede. Colui che realizza questo quarto piede brilla di infinita magnificenza.

Sottile è la via per moksha, la liberazione. Difficile è la via della liberazione, ma un vero cercatore può raggiungere la Meta solo meditando sul Gayatri Mantra. Quando uno viene liberato dalle catene dell'ignoranza, cresce nella gloria celestiale del Sé Trascendente. La liberazione può essere raggiunta, deve essere raggiunta, mentre l'anima del ricercatore è nel corpo. Non riuscire a realizzare Dio sulla terra significa nuotare nel mare dell'ignoranza con altri due bagnanti: ignorante nascita e svergognata morte. Ottenuta la liberazione, i legami del dolore sono distrutti. Prima della liberazione, come il Buddha, dobbiamo proclamare: "Questo mondo fugace è la dimora del dolore."

La brulicante notte-desiderio che ha occupato il cuore del ricercatore deve essere allontanata dall’ardente luce-aspirazione. Fatto ciò, il cercatore raggiunge il Brahman, diventa un immortale. L’Eterna Luce è il suo nuovo nome. Oggi il cercatore sente che il Gayatri è l'ispirazione della sua mente. Domani sentirà che il Gayatri è la realizzazione della sua anima.

Con l'ispirazione, un cercatore vede la Verità.
Con l'aspirazione un cercatore comprende la Verità.
Con la realizzazione un cercatore diventa la Verità.

L'ispirazione è potente.
L'aspirazione è leggera.
La realizzazione è vita.

L’ispirazione corre
L'aspirazione vola.
La realizzazione si immerge

L'ispirazione è il Sorriso di Dio.
L'aspirazione è il Pianto di Dio.
La realizzazione è l'Amore di Dio.

Il Gayatri è eterna conoscenza divina. Quando questa conoscenza sorge nel cuore che aspira del cercatore, egli non ha più bisogno di cercare nulla, né sulla terra né in cielo. Egli rivela ciò che realizza. Egli manifesta ciò che rivela.

Nei Veda ci sono due parole più significative: satyam e ritam. Satyam è la Verità nella sua pura esistenza. Ritam è la Verità nel suo movimento dinamico. C'è un'altra parola, brihat, che significa vastità nella forma. Ciò che chiamiamo creazione è la manifestazione del Non manifesto, asat. Secondo le nostre Scritture, la manifestazione ha avuto luogo con l'anahata dhvani, il suono senza suono, AUM.

Il Gayatri è dedicato a Savita, il Creatore. La radice della parola Savita è su, da creare o da perdere. Questo mantra è conosciuto anche come Savitri Mantra, poiché Savitri è la Shakti di Savita. Questo mantra fu immaginato da Vishwamitra, il grande Rishi. Savita è considerato Brahma, Vishnu e Siva. Brahma, il Creatore, con Brahmani come sua Shakti; Vishnu, il Conservatore, con la sua Shakti, Vaishnavi; e Siva o Rudra, il Distruttore, con la sua Shakti, Rudrani, visitano regolarmente il Brahman. L'Aquila è l'uccello-veicolo di Vishnu. Il Cigno è l'uccello-veicolo di Brahma. Il Toro è l’animale veicolo di Siva.

Il Gayatri Mantra è l'ago magnetico divino. L'ago magnetico punta a nord, quindi la nave non perde la sua direzione. Il Gayatri Mantra punta sempre all'altezza trascendente del Supremo, quindi il ricercatore non perde la sua Meta: Esistenza, Coscienza, Beatitudine.


  1. UPA 7. Columbia University, New York, NY, 10 Dicembre 1971

L’inizio del viaggio, la fine del viaggio1

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L’inizio del viaggio, la fine del viaggio. L'aspirazione umana è l'inizio del viaggio. La manifestazione divina è la fine del viaggio. Senza nascita è la nascita del viaggio e senza fine è la fine del viaggio.

Noi siamo venuti, noi torneremo. Siamo venuti dall'Essere Supremo. All'Essere Supremo torneremo. Incarniamo la coscienza della terra e la coscienza del Cielo. La coscienza della terra ci ispira a meditare sulla Verità trascendentale e a realizzare la Verità trascendente nell'anima del Cielo. La coscienza celeste ci ispira a meditare sull'amore e a manifestare l'amore nel cuore della terra.

Conosciamo, cresciamo e diventiamo. Conosciamo in Paradiso, cresciamo qui sulla terra, diventiamo la Verità trascendente. Quello che conosciamo è la Realtà. Ciò in cui ci sviluppiamo è l'Immortalità. Ciò che alla fine diventeremo è la Perfezione della divinità. La Realtà incarna l'Immortalità e la Divinità. L'Immortalità e la Divinità manifestano la Realtà.

Le Upanishad ci insegnano la verità significativa che ogni individuo che cerca deve avere pace interiore e libertà esteriore. È nella pace interiore che possiamo avere la vera libertà esteriore. Dalle Upanishad impariamo come scoprire Dio, l'uomo interiore, e vedere l'uomo, il Dio rivelato. Le Upanishad ci dicono che gli esseri umani dedicati, le anime umane abbandonate [alla Volontà di Dio, N.d.T.] sono la necessità di Dio e ad ogni essere umano realizzato viene data la capacità infinita senza riserve di Dio. Ecco il segreto delle Upanishad: ama, servi e diventa. Ama la Vita di Dio nell'uomo, servi la Luce di Dio nell'uomo e diventa la perfetta Perfezione di Dio qui sulla terra.

In due parole possiamo riassumere il messaggio di tutte le Upanishad: aspirazione e manifestazione. L'aspirazione è la via e la manifestazione è la Meta. L'aspirazione è il canto dell'infinita eterna Coscienza che dimora in noi. La manifestazione è la danza della molteplicità dell'unità dentro e fuori di noi. L'aspirazione è l'altezza della nostra Delizia e la manifestazione è la luce di Delizia che tutto-nutre e tutto-appaga.

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Ogni anima ha bisogno di involuzione ed evoluzione. Quando l'anima discende, è l'involuzione dell'anima. Quando l'anima ascende, è l'evoluzione dell'anima. L'anima entra nell'abisso più basso dell'incoscienza. L'anima si evolve di nuovo in satchidananda, Esistenza, Coscienza, Beatitudine, la tripla Coscienza.

L'anima entra nell'incoscienza. Per milioni di anni rimane lì, profondamente addormentata. Improvvisamente un giorno una scintilla di consapevolezza, proveniente dall'Aldilà che sempre-trascende, apre il suo occhio e poi scocca l’ora dell'auto-indagine. "Chi sono io?" Chiede. La risposta è: “tat twam asi," “tu sei Quello." L'anima è elettrizzata. Poi di nuovo si addormenta. Di nuovo entra nell'auto-oblio. Altre domande sorgono dopo un po' di tempo: “Chi sono io?” “Io sono di Quello.” “Da dove vengo?” “Vengo da Quello.” “A chi ritorno?” “A Quello.” “Per chi sono qui sulla terra?” “Per Quello.”

Quindi l'anima è soddisfatta. L'anima ora è completamente preparata per il suo viaggio verso l'alto: alto, più alto, altissimo. In questo momento l'anima vede il Sé, un prototipo esatto dell'Essere Supremo qui sulla terra, e l'evoluzione dell'anima inizia in modo corretto. L'anima, dalla vita minerale, entra nella vita vegetale, dalla pianta alla vita animale, dalla vita animale all'umano, dall'umano alla vita divina. Mentre è nell'umano, l'anima fa scendere Pace, Luce e Beatitudine dall'alto. Prima offre queste qualità divine al cuore, quindi alla mente, quindi al vitale, poi al fisico grossolano. Quando ha luogo l'illuminazione, la vediamo nel cuore, la vediamo nella mente fisica, nel vitale e nel corpo fisico grossolano.

Le Upanishad sono anche chiamate Vedanta. Vedanta significa la fine dei Veda, la crema dei Veda, l'essenza dei Veda. Si dice che il Vedanta sia la fine di ogni differenza, il punto in cui non può esserci differenza tra il più basso e il più alto, tra il finito e l'infinito.

Il nostro viaggio inizia con l'aspirazione. Cos'è l'aspirazione? È l’anelito interiore, la fame interiore per il vasto infinito. L'aspirazione ha un amico sincero: la concentrazione. Come ci concentriamo? Dove ci concentriamo? Ci concentriamo su un oggetto, su un essere, su una forma o sul senza forma. Quando ci concentriamo con l'aiuto della mente, sentiamo che alla fine vedremo la vastità della Verità. Quando ci concentriamo con l'aiuto del cuore, sentiamo che un giorno sentiremo l'intimità con la coscienza universale e Dio l'eterno Beneamato. Quando ci concentriamo con l'aiuto della luce della nostra anima, sentiamo che l'uomo è Dio nella sua preparazione, e Dio è l'uomo al suo apice.

La mente che non aspira è il nostro vero problema. La mente umana è necessaria in una certa misura. Senza di essa rimarremmo nel regno degli animali, ma dobbiamo sapere che la mente umana è molto limitata. La mente umana è insufficiente. Nella mente umana non può esserci Luce, Vita o Delizia duraturi. La mente umana ci dice che il finito è finito, l'Infinito è l'Infinito. C'è un abisso tra i due. Sono come il Polo Nord e il Polo Sud. Qualunque cosa sia, l'Infinito non può mai essere finito, e viceversa. La mente umana sente che l'infinito è irraggiungibile. Quando qualcosa è finito, è semplicemente impossibile per la mente umana sentire che anche quello è Dio. Inoltre, questa mente spesso sente che a causa della Sua grandezza Dio è distaccato e indifferente.

Quando meditiamo nel cuore arriviamo a realizzare che Dio è infinito e Dio è onnipotente. Se è infinito, grazie alla sua onnipotenza, può anche essere finito. Esiste nelle nostre molteplici attività, Lui è ovunque. Lui include tutto, Lui non esclude nulla. Questo è ciò che la nostra meditazione interiore può offrirci. La meditazione del nostro cuore ci dice anche che Dio è assolutamente il più caro e che Lui è il nostro unico Amato.

Ispirazione, aspirazione e realizzazione: questi sono i tre gradini della scala spirituale. Quando vogliamo salire dal finito all'Infinito con la Bontà illimitata di Dio, il primo gradino è l'ispirazione, il secondo gradino è l'aspirazione, e il terzo gradino è la realizzazione, la nostra Meta destinata.

Per raggiungere l'Altissimo, diventiamo ispirazione, aspirazione e realizzazione e, per manifestare l'Altissimo qui sulla terra, diventiamo Compassione, Sollecitudine e Amore. Questo è il modo in cui iniziamo il nostro viaggio, questo è come finiamo il nostro viaggio. Inoltre, quando diventiamo una sola cosa con il Pilota Interiore, inseparabilmente una sola cosa con il Pilota Interiore, non c'è inizio, non c'è fine. Il suo lila cosmico, il gioco divino, è senza nascita e senza fine.

Nella realizzazione umana, Dio in noi è aspirazione e realizzazione vincolate dalla coscienza terrena, legate dal tempo terreno, ma nella Divina Realizzazione, Dio è l'Aldilà, l'Aldilà che sempre-trascende. Egli fa il Gioco dell’Aldilà che sempre-trascende. Egli Stesso è l'aspirazione dell’Aldilà che sempre-trascende, ed Egli Stesso è la manifestazione dell’Aldilà che sempre-trascende. Quando Lo conosciamo consapevolmente, Lo realizziamo, diventiamo inseparabilmente una sola cosa con Lui, anche noi giochiamo il Suo divino Gioco, il Gioco dell'Infinito, dell'Eternità e dell'Immortalità.

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AUM. AUM. AUM.

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  1. UPA 8. Cornell University, Ithaca, NY, 26 Gennaio 1972

Vita e morte, Atman e Paramatman1

Le Upanishad vengono dai Veda. Contengono le registrazioni delle Verità eterne. Queste Verità furono scoperte da vari veggenti in tempi diversi e trasmesse all'umanità.

La vita è un problema, così lo è, pure, la morte. Gli Ariani dell’antico passato, che aspiravano, volevano risolvere questi due problemi. Ben presto si accorsero che i loro sensi non avrebbero potuto quasi aiutarli a risolvere questi due problemi principali. Si resero anche conto che solo la conoscenza della Realtà ultima può risolvere, una volta per tutte, i problemi della vita e della morte.

All'improvviso arrivarono due soldati divini. Nessuno sa da dove venissero. Questi due soldati erano l’Ispirazione e l’Aspirazione. Il primo soldato, l’Ispirazione, comandò loro: "Abbandona lo studio del corpo." Lo fecero immediatamente. Il secondo soldato, l’Aspirazione, comandò loro: "Intraprendi lo studio dell'anima." Lo fecero immediatamente. Così, il Re e la Regina della Sponda Dorata dell’Aldilà li premiarono, i cercatori, i veggenti e i conoscitori di Luce e Verità.

Cosa significano veramente le Upanishad? Se chiedi a un cercatore occidentale, immediatamente dirà: "Molto semplice. Siediti ai piedi del Maestro e impara." Se poni la stessa domanda ad un ricercatore orientale, dirà tranquillamente: "Molto difficile. Trasforma l'oscurità umana in Luce divina." Sia il ricercatore occidentale che quello orientale hanno perfettamente ragione. Se non c’è alcun Maestro, non si ottiene nessuna scoperta della Realtà trascendente. Se non avviene alcuna trasformazione delle tenebre, non si avrà alcuna manifestazione della Divinità sulla terra.

Chi ha bisogno della Verità? Un cercatore. Quando raggiunge la Verità? Raggiunge la verità quando diventa l’amante abbandonato e divino.

Il suo primo risultato è Dio il Creatore.
Il suo secondo risultato è Dio il Conservatore.
Il suo terzo successo è Dio il Trasformatore.
Il suo quarto successo è: Tu sei Quello.
Il suo quinto risultato è: Io sono Quello.
Il suo sesto successo è: Io e Lui siamo uno.
Il suo settimo successo è: Io sono Lui.
Nel Creatore vede.
Nel Conservatore sente.
Nel Trasformatore diventa.

Il cuore delle Upanishad è il purusha. La vita del purusha è il messaggio delle Upanishad. Chi è il purusha? Il purusha è il vero abitante del corpo dell'universo. Il Purusha è triplice: l'atman esteriore, l'atman interiore e il paramatman.

L'atman esteriore è il corpo fisico materiale. L'atman esteriore è ciò che cresce nel corpo, con il corpo e per il corpo. L'atman esteriore è l'identificazione del proprio corpo con l'aspetto materiale della vita. Qui viviamo, siamo feriti, feriamo gli altri, godiamo il piacere dagli altri, offriamo piacere agli altri. Questo atman esiste, cambia, si sviluppa e infine decade.

L'atman interiore è il Sé discriminante. L'atman interiore si identifica con l'aspirante coscienza della terra. Si identifica con l'aria, l'etere, il fuoco, l'acqua e la terra. L'atman interiore è il pensatore, l'agente e il messaggero diretto di Dio. L'atman interiore manifesta la sua realizzazione interiore attraverso l'esperienza esteriore.

Il paramatman si rivela attraverso il processo dello Yoga. Non è né nato, né muore. È al di là di tutte le qualità. È onnipervadente, inimmaginabile e indescrivibile. È la Realtà dell'Eternità e la Divinità della Realtà.

Ogni Upanishad è una possente goccia dalla fonte della Vita eterna. Questa goccia può facilmente curare gli innumerevoli mali della vita umana. L'infinita Potenza di questa goccia ci può liberare dalla rotazione senza fine della nascita e della morte umane.

La mente, assistita dal corpo, crea schiavitù. Il cuore, aiutato dall'anima, offre liberazione. La mente che non aspira produce pensieri inutili e affonda verso il basso. Pensa troppo e affonda troppo velocemente. Il corpo cieco scava costantemente la propria tomba. Il cuore vuole amare ed essere amato. Dio dà al cuore la vita di unità. L'anima vuole rivelare Dio. Dio appaga l'anima e, facendo così, fa discendere il Messaggio di Perfezione nella Divinità della Realtà manifestata.


  1. UPA 6. Brown University, Providence, RI, 9 Febbraio 1972

Esistenza, non esistenza e la sorgente1

Sat e asat sono due termini nella filosofia indiana che si incontrano molto spesso. Sat significa esistenza, e asat significa non esistenza. L'esistenza è qualcosa che diventa, che cresce e che appaga. La non esistenza è qualcosa che nega la propria realtà e la propria divinità. L'esistenza è ovunque, ma l'esistenza ha il suo valore o il suo significato solo quando la divinità è visibile in essa. Se la divinità non si manifesta nell’esistenza, quell'esistenza è inutile. La divinità è la vita-respiro dell'esistenza. La Divinità appaga la nostra coscienza che aspira e rivela la nostra stessa immortalità qui sulla terra solo quando vediamo la divinità come qualcosa di infinito ed eterno.

La coscienza che aspira e la Realtà suprema di Dio, hanno cura dell’esistenza La realtà e l'esistenza devono andare assieme. La realtà senza esistenza è impossibile, e l'esistenza senza realtà è un'assurdità. La Realtà Divina e l'Esistenza Divina vanno sempre insieme.

L'esistenza si esprime solo attraverso la Verità. Questa Verità conquista tutto ciò che è falso. Il motto dell'India, '/satyam eva jayate", significa 'Solo la Verità trionfa.' Cos'è questa Verità? Questa Verità è allo stesso tempo la profondità del Cuore di Dio e l'altezza della Testa di Dio.

La verità è la nostra promessa interiore. La nostra promessa interiore, la promessa dell'anima, è che in questa incarnazione realizzeremo Dio, non con le buone o con le cattive, ma sotto l'abile guida del nostro Maestro spirituale, perché sentiamo che questo è ciò che vuole il Supremo in noi. A quale scopo? In modo che Lo possiamo servire nel Suo modo proprio.

Il modo più alto di sentire questa Verità è di sentire questo: "Se Egli non vuole che io Lo realizzi in questa incarnazione, ma in qualche incarnazione futura, sono pienamente preparato a rispettare la Sua decisione." Il cercatore, tuttavia, deve avere una sensazione dinamica. Se dice semplicemente: "Oh, fammi interpretare il mio ruolo. Lascia che sia gentile, sincero, veritiero, obbediente, e quando verrà il momento, Egli farà tutto," poi interviene il rilassamento. Molto spesso quando diciamo: "Lasciami giocare il mio ruolo, e Dio si prenderà cura della mia realizzazione," Dio si prende cura della nostra realizzazione. Se, però, sentiamo che possiamo diventare completamente realizzati il più presto possibile allora possiamo essere di vero aiuto a Dio, siamo destinati a ottenere la nostra realizzazione più velocemente.

Se abbiamo Pace, Luce, Beatitudine, solo allora possiamo essere di vero servizio all'umanità. L'idea della realizzazione di Dio all’Ora scelta da Dio deve arrivare dalla profondità del nostro cuore, e non dalla nostra conoscenza mentale. Sfortunatamente, di solito non viene dal cuore, viene solo dalla mente intellettuale che dice: "Ho letto nei libri e ho sentito dal Maestro che se non voglio nulla da Dio, allora Dio mi darà tutto." È meglio pregare Dio di darti la pace della mente in modo che tu possa vedere la Verità nella totalità. Chiedere a Dio la pace della mente non è un crimine. Se non hai la pace mentale, ovunque tu sia, sia in metropolitana, o in campagna, o in Times Square, non ci sarà nessun Dio là per te. Dio ci ha dato un po' di intelligenza. Al mattino se dici: "Dio, dipende da te se mangio o no. Io rimarrò solo qui a letto," Dio non ti metterà del cibo in bocca. No, Dio ti ha dato l'intelligenza necessaria per sapere che devi fare uno sforzo. Devi lasciare il letto e fare una doccia e mangiare con il tuo sforzo.

Nella vita interiore, se vuoi la purezza, l'umiltà, la pace della mente e altre qualità divine, devi fare uno sforzo per ottenerle. È vero che se non preghi Dio per qualcosa, allora Egli ti darà tutto, ma questa verità deve essere capita nel suo modo più elevato. Se non preghi Dio, o non aspiri per la realizzazione di Dio, o non pensi a Dio, come puoi aspettarti che Dio ti dia tutto? Egli ti darà tutto grazie alla tua assoluta fede in Lui combinata con il tuo sincero anelito interiore.

Le Upanishad provengono dai Veda. Ora, qual è la differenza tra i doni che otteniamo dai Veda e i doni che riceviamo dalle Upanishad? I Veda sono come un magazzino: tutto è lì, ma non è tenuto nell'ordine giusto. Inoltre, in esso ci sono alcune cose che non sono importanti per il mondo moderno, per la vita di oggi, per gli esseri umani evoluti, per la mente intellettuale o sviluppata. Le Upanishad vengono in nostro soccorso. Prendono l'ispirazione e l'aspirazione dai Veda, ma hanno la loro originalità. le Upanishad prendono volentieri tutto ciò che è buono nei Veda che e lo offrono in un modo speciale.

Senza i Veda, le Upanishad non esistono. I Veda sono la fonte, ma la ricchezza dei Veda può essere offerta adeguatamente alla generalità dell'umanità solo attraverso le Upanishad. Le Upanishad hanno la capacità di entrare nella fonte e la capacità di offrire la ricchezza illuminante e appagante della fonte in un modo che può essere accettato e compreso dall'umanità in generale. Sono la fine o la crema dei Veda, sono chiamati Vedanta. Sul piano mentale, sul piano spirituale, sul piano psichico, sul piano morale, tutti i risultati dell'India provengono dalla coscienza lucida, sviluppata, aspirante e illuminante delle Upanishad.

Il Buddismo è una forma di filosofia Vedanta, ma la filosofia di Buddha sottolinea un aspetto speciale dei Vedanta. Parliamo di Buddha come il Signore della Compassione. Parliamo dell'etica morale del Buddha. Da dove viene tutto questo? Viene dai Vedanta, ma mentre esprimeva la verità dei Vedanta o Upanishad, il Buddha offriva la propria luce interiore in un modo specifico. Ecco perché gli esseri umani comuni trovano difficile credere che i Vedanta siano la fonte originale degli insegnamenti del Buddha.

Nel mondo occidentale abbiamo Pitagora e Platone, due grandi filosofi. Potete vedere che la filosofia di entrambi, e specialmente quella di Platone, è stata fortemente ispirata dal pensiero delle Upanishad. Sfortunatamente, la gente crede che il mondo occidentale non abbia accettato nulla da una fonte orientale, ma non è vero. Il Sufismo, questo misticismo emotivo o psichico dell'Occidente, da dove viene? Di nuovo, dalle Upanishad, la stessa fonte.

Il mondo ha ricevuto molte cose significative dalle Upanishad, ma sfortunatamente il mondo non vuole dare credito alla fonte. Nessun problema, un bambino prende i soldi dai suoi genitori e dice ai suoi amici che sono i suoi soldi. Gli amici della sua età credono che siano suoi, ma gli adulti diranno: "Lui non lavora. Dove può ottenere denaro?" Sanno che l'ha preso dai suoi genitori. Milioni di persone sono state ispirate dalla tradizione delle Upanishad, consciamente o inconsciamente. In India e in Occidente ci sono molti sentieri, molte religioni, che hanno ricevuto molta luce dalle Upanishad, ma trovano difficile dare credito alla fonte.

I Veggenti delle Upanishad dimorano dentro di noi. Non hanno bisogno di alcun apprezzamento o riconoscimento. Cosa vogliono? Cosa si aspettano? Dai veri cercatori e seguaci della Verità, ciò che vogliono e si aspettano è l'applicazione della Verità che è stata offerta. Se la Verità viene applicata nelle nostre vite quotidiane, non importa da dove provenga, la divinità si manifesterà in noi e la divinità offrirà apprezzamento, ammirazione e glorificazione alla fonte. Persino Dio non si aspetta o pretende niente di più da noi finché applichiamo la Verità nelle nostre vite coscientemente, costantemente, devotamente, con tutta l’anima e incondizionatamente.


  1. UPA 10. University of Connecticut, Storrs, Connecticut, 11 Febbraio 1972

Onde di Fiamma dal Mare delle Upanishad, Parte I

UPA:11-24. Rutgers University, New Brunswick, NJ, 18 Febbraio 1972

I

Traslitterazione:
"Aum bhur bhuvah svah
Tat savitur varenyam
Bhargo devasya dhimahi
Dhiyo yo nah pracodayat."

Traduzione:

Meditiamo sulla gloria trascendentale della Divinità Suprema, che è dentro il cuore della terra, dentro la vita del cielo e dentro l'anima del paradiso. Possa Egli stimolare e illuminare le nostre menti.

Commento:

Si ha bisogno dell’Illuminazione; ecco la risposta. L'illuminazione trascendentale trasforma l'animale in noi, libera l'umano in noi e manifesta in noi il Divino.

II

Traslitterazione:
"Purnam adah, purnam idam, purnat purnam udacyate.
Purnasya purnam adaya purnam evavasisyate."

Traduzione:

L'infinito è quello.
L'infinito è questo.
Dall'Infinito, l'Infinito è venuto alla luce.
Dall'Infinito, quando l'Infinito viene portato via, l'Infinito rimane.

Commento:

L'Infinito è il Respiro nascosto del Pilota Supremo. L'infinito è la Vita rivelata della barca del Supremo. L'infinito è il Corpo appagato della Meta Suprema.

III

Traslitterazione:
"Asato ma sad gamaya
Tamaso ma jyotir gamaya
Mrtyor ma amrtam gamaya."

Traduzione:

Conducimi dall'irreale al reale. Conducimi dall'oscurità alla luce. Conducimi dalla morte all'immortalità.

Commento:

L'irreale in noi desidera la vita-piacere del finito. Il Reale in noi aspira alla Vita-Divina dell'Infinito.

L'oscurità è lo scopritore della mente dubbiosa e frustrata. La luce è lo scopritore del cuore che aspira e dedicato.

Morte, dov'è il gatto? Non miagola da alcuna parte. Immortalità, dov'è il leone? Ruggisce ovunque.

IV

Traslitterazione
"Anor aniyam mahato mahiyan
Atmasya jantor nihito guhayam."

Traduzione Più piccola della vita più piccola, più grande dell'infinita Vastità,
L'anima respira nel cuore segreto dell'uomo.

Commento L'anima è il figlio eterno di Dio e il grande-nonno dell'uomo.
Come eterno bambino di Dio, l'anima gioca incessantemente.
Come l'eterno nonno dell'uomo, l'anima gioisce eternamente.

V

Traslitterazione
"Vedaham etam purusam mahantam
Aditya-varnam tamasah parastat."

Traduzione

Ho conosciuto questo Grande Essere, splendente come il sole oltre i confini dell'oscurità tenebrosa.

Commento

Prima della nostra realizzazione questo Grande Essere ha placato la sete del nostro cuore.
Dopo la nostra realizzazione nutriamo la fame dell'anima di questo Grande Essere.

VI

Traslitterazione
"Satyam eva jayate."

Traduzione

Solo la Verità trionfa.

Commento

La Verità è la corona di Dio offerta a Dio da Dio stesso.
Realizzata la Verità, Dio è catturato per sempre.

VII

Traslitterazione
"Devebhyah kam avrnita mrtyum
Prajayai kam amrtam navrnita."

Traduzione

Per amore degli dei, egli (Brihaspati) scelse la morte.
Non scelse l'immortalità per amore dell'uomo.

Commento

Brihaspati ospita la vita fluente degli dei e fa tesoro dell'amore ardente dell'uomo.

VIII

Traslitterazione
"Uru nastanve tan
Uru ksayaya naskrdhi
Uru no yandhi jivase"

Traduzione

Per il nostro corpo dacci la libertà.
Per la nostra dimora dacci la libertà.
Per la nostra vita dacci la libertà.

Commento

La Compassione di Dio è la libertà del nostro corpo. La Sollecitudine di Dio è la libertà della nostra dimora. L'Amore di Dio è la libertà della nostra vita.

IX

Traslitterazione
"Agnir jyotir jyotir Agnir
Indro jyotir jyotir Indrah
Surye jyotir jyotih Suryah."

Traduzione

Agni è la Luce e la Luce è Agni.
Indra è la Luce e la Luce è Indra.
Surya è la Luce e la Luce è Surya.

Commento

La Luce è Amore rivelato.
La Luce è Vita manifestata.
La Luce è Dio appagato.

X

Traslitterazione
"Anandadd hy eva khalv imani bhutani jayante
Anandena jatani jivanti
Anandam prayantyabhisam visanti"

Traduzione

Dalla Delizia siamo nati.
Nella Delizia cresciamo.
Alla fine del nostro viaggio, nella Delizia ci ritiriamo.

Commento

Dio ha scritto una lettera aperta ai Suoi figli umani. La sua lettera dice: "Miei dolci figli, voi siete l'unica delizia della Mia Esistenza universale".

XI

Traslitterazione
"Hiranmayena patrena satyasyapihitam mukham;
Tat tvam, pusan, apavrnu, satya-dharmaya drstaye."

Traduzione

Il Volto della Verità è ricoperto da un brillante disco dorato. Rimuovilo, o Sole, in modo che io, che sono devoto alla Verità, possa vedere la Verità.

Commento

Il Volto della Verità ci risveglia.
L'occhio della Verità ci nutre.
Il cuore della Verità ci costruisce.

XII

Traslitterazione
"Saha nau avatu, saha nau bhunaktu
Saha viryam karavavahai."

Traduzione

Possa Egli proteggerci insieme.
Possa Egli possederci insieme
Possa Egli infondere in noi vigore e virilità.

Commento

Dio, Guru e discepolo:
Dio è Compassione e Protezione;
Il Guru è Sollecitudine;
Il discepolo è dedizione.
Quando questi tre lavorano assieme, la perfetta Perfezione brilla e risplenderà per l'eternità.

XIII

Traslitterazione
"Yenaham namrta syam
Kim aham tena kuryam"

Traduzione

Cosa devo fare con le cose che non possono rendermi immortale?

Commento

Dio è eternamente orgoglioso dell'uomo perché incarna l'immortalità di Dio.

XIV

Traslitterazione
"Madhuman me parayanam
Madhumat punarayanam."

Traduzione

Dolce sia la mia partenza da casa.
Dolce sia il mio ritorno.

Commento

La mia dolce partenza dalla mia casa eterna mi ha fatto sentire quanto sono coraggioso.
Il mio dolce ritorno alla mia casa eterna mi farà sentire quanto sono fortunato.

Onde di Fiamma dal Mare delle Upanishad, Parte II

UPA 25-34. Fordham University, Bronx, NY, 28 Febbraio 1972

I

Traslitterazione
"Agne naya supatha, raye asman;
Visvani, deva, vayunani vidvan;
Yuyodhyasmaj juharanam eno
Bhuyistham te nama-uktim vidhema."

Traduzione

O Agni, o Dio del Fuoco, guidaci lungo la retta via in modo da poter godere dei frutti delle nostre azioni divine.
Conosci, o Dio, tutte le nostre azioni.
O Dio, porta via da noi tutti i nostri peccati senza aspirazione e che ci legano e distruggili.
A Te offriamo con tutta l’anima i nostri innumerevoli saluti e preghiere.

Commento

L'aspirazione del cuore è la strada giusta.
La compassione di Dio è la vera guida.
I frutti delle nostre azioni divine sono Pace, Luce e Beatitudine.
Il peccato è il sorriso della schiavitù auto-limitante.
Nelle nostre preghiere e saluti dimora Dio il Salvatore illuminante.

II

Traslitterazione
"Uttisthata jagrata prapya varan nibodhata;
Ksurasya dhara nisita duratyaya;
Durgam pathas tat kavayo vadanti."

Traduzione

Alzati, svegliati, realizza e raggiungi l’Altissimo con l'aiuto dei Maestri che illuminano, guidano e appagano.
Il sentiero è tagliente come il filo di un rasoio, difficile da attraversare, difficile da percorrere, così dichiarano i grandi saggi.

Commento

"Alzati, hai bisogno di Dio.
Svegliati, Dio ha bisogno di te."
Chi porta questo messaggio? Il Maestro.
La strada potrebbe essere lunga, ma non infinita. La meta non è solo una vita senza fine, ma un respiro immortale che sempre energizza.
Un grande saggio è colui la cui vita esteriore è la manifestazione della vita interiore della Verità.

III

Traslitterazione
"Yo vai bhuma tat sukham
Nalpe sukham asti
Bhumaiva sukham."

Traduzione

L'infinito è la soddisfacente felicità.
Nel finito nessuna felicità può mai respirare.
Solo l'infinito è l’appagante felicità.

Commento

La Vita Infinita è la Delizia Infinita.
Il finito è estraneo alla Felicità infinita.
L’Infinito senza Delizia significa la creazione senza un Creatore. In effetti, questo è assurdo.
La Delizia senza Infinito significa il Creatore senza la creazione. In effetti, questo è ugualmente assurdo.

IV

Traslitterazione
"Na tatra suryo bhati
Na candra-tarakam
Nema vidyuto bhanti;
Kuto ‘yam agnih:
Tam eva bhantam anubhati sarvam
Tasya bhasa sarvam idam vibhati."

Traduzione

Là il sole non splende, né la luna e le stelle, né il lampo, per non parlare di questo fuoco terrestre.
Solo quando brilla la Luce che illumina, brilla tutto il resto; la Luce auto rivelatrice illumina l'intero universo.

Commento

Il sole esterno ci chiede di vedere, e quando ci guardiamo intorno vediamo tutta oscurità.
Il sole interiore ci fa vedere ciò che siamo eternamente: la Luce Infinita.

V

Traslitterazione
"Nayam atma bala-hinena labhyo."

Traduzione

Quest'anima non può essere vinta dal debole.

Commento

È vero, un debole aspirante non può realizzare la sua anima. Inoltre, chi può essere davvero forte prima di aver realizzato la sua anima?
Un debole aspirante è Dio nella sua aspirazione perfetta.
Un forte aspirante è Dio nella sua realizzazione che manifesta.

VI

Traslitterazione
"Yo devo’ gnau yo’ psu yo visvam bhuvanam avivesa
Ya osadhisu yo vanaspatisu tasmai devaya namo namah."

Traduzione

Offriamo i nostri saluti supremi a questo Essere divino che è nel fuoco, nell'acqua, nelle piante, negli alberi, e a chi è entrato e ha pervaso l'intero universo.

Commento

Il fuoco è aspirazione.
L'acqua è coscienza.
Una pianta è una ascendente speranza.
Un albero è una rassicurante fiducia.
L'Essere divino è il Respiro nascosto e rivelato dall'universo.

VII

Traslitterazione
"Vidyam cavidyam ca yas tad vedobhyam saha
Avidyaya mrtyum tirtva vidyayamrtam asnute."

Traduzione

Colui che conosce e comprende la conoscenza e l'ignoranza come una cosa sola, attraverso l'ignoranza oltrepassa il dominio della morte, attraverso la conoscenza raggiunge una Vita eterna e beve in profondità la Luce dell'Immortalità.

Commento

L'ignoranza è la conoscenza della mente fisica.
La conoscenza è il segreto dell'anima.
Quando la mente fisica cede la sua esistenza all'illuminazione dell'anima, la morte muore; l'Immortalità sorge.

VIII

Traslitterazione
"Bhadram karnebhih srunuyama devah
Bhadram pasyemaksabhir yajatrah;
Sthirair angais tustuvamsas tanubhih
Vyaséma deva-hitam yad ayuh."

Traduzione

O Divinità Cosmiche, che noi possiamo ascoltare con le nostre orecchie umane tutto ciò che è di buon auspicio.
O Dei che sono veramente degni di essere adorati, che noi possiamo vedere con i nostri occhi umani tutto ciò che è di buon auspicio.
Possiamo noi godere la nostra vita da Te donata, offrendo a Te costanti lodi con il nostro sano corpo e l'esistenza terrena.

Commento

Ascoltare una cosa di buon auspicio è invocare Dio l'Ispirazione e Dio l'Aspirazione.
Vedere una cosa di buon auspicio è sentire Dio la Luce e Dio la Delizia.

Tredici discorsi sulle Upanishad

Avevo deciso di tenere tredici conferenze sulle Upanishad. Oggi terrò la mia tredicesima conferenza sulle Upanishad. Ciò significa che oggi siamo alla fine della gara, la gara divina. Ci stiamo avvicinando all'obiettivo. Quando raggiungeremo l'obiettivo, offriremo la nostra più devota gratitudine al Pilota Interiore. Inoltre, offro la mia gratitudine piena di benedizioni a tutti i miei discepoli che hanno gestito l’organizzazione per farmi parlare in varie distinte università. Sono loro che mi aiutano ad offrire la poca Luce che ho al mondo in generale.

La filosofia, la religione, la spiritualità e lo yoga delle Upanishad1

La filosofia delle Upanishad.
La religione delle Upanishad.
La spiritualità delle Upanishad.
Lo Yoga delle Upanishad.

Quando pensiamo alle Upanishad, immediatamente le nostre menti entrano in questi particolari argomenti: filosofia, religione, spiritualità e yoga.

La filosofia delle Upanishad è la vastità della mente.

La religione delle Upanishad è l'unità del cuore.

La spiritualità delle Upanishad è l'immortalità dell'anima.

Lo Yoga delle Upanishad è la manifestazione totale di Dio qui sulla terra.

La vastità della mente ha bisogno di Dio, la Coscienza infinita.

L'unione del cuore ha bisogno di Dio, il Supremo ed eterno Amato.

L'immortalità dell'anima ha bisogno di Dio l'Aldilà che sempre-trascende.

La manifestazione totale di Dio ha bisogno della costante fame interiore dell'uomo.

Dio è Purezza nella vastità della mente.

Dio è bellezza nell'unione del cuore.

Dio è la vita nell'immortalità dell'anima.

AUM

La filosofia delle Upanishad mi dice: "Vedi la verità".

La religione delle Upanishad mi dice: "Senti la verità".

La spiritualità delle Upanishad mi dice: "Cresci nella verità".

Lo Yoga delle Upanishad mi dice: "Diventa la verità".

Dio mi dice: "Tu sei la Verità."

Quando vedo la Verità, so cos’è la Compassione di Dio.

Quando sento la Verità, so cos'è l'Amore di Dio.

Quando cresco nella Verità, so cos'è la Sollecitudine di Dio.

Quando divento la verità, so cos'è la Vita Disinteressata di Dio e quale è il suo Dovere incondizionato.

Quando realizzo di essere la Verità, inizia la piena manifestazione della Luce della Divinità.

Le Upanishad offrono ad ogni cuore che aspira infiniti messaggi. Ci sono alcuni messaggi che sono allo stesso tempo più significativi e più appaganti. Ecco un messaggio stupendo sulla vita e sulla morte. Prima della morte e dopo la morte, cosa succede? Questo è il messaggio delle Upanishad:

Prima della morte, la vita è un cercatore.
Dopo la morte, la stessa vita diventa un sognatore.

Prima della morte, la vita lotta e si batte per la perfezione.
Dopo la morte, la stessa vita riposa e gode della divina Beatitudine con l'anima.

Prima della morte, la vita è la promessa di Dio.
Dopo la morte, la vita è la Sicurezza interiore di Dio. Di questa Sicurezza di Dio ci accorgiamo mentre appaghiamo Dio nella nostra futura incarnazione.

La vita di ogni individuo è un atto di ispirazione e rivelazione. La vita è un'esperienza; così è anche la morte. La nostra vita umana è la sacra fiamma di Dio che sale verso la Sorgente più alta. La morte umana, la cosiddetta morte, è un gioco segreto della Volontà di Dio.

AUM

Quando studiamo le Upanishad, iniziamo con la concentrazione della mente. Questa concentrazione della mente è la cosa più difficile a cui possiamo mai pensare. Sappiamo cos’è la mente, sappiamo cos'è la concentrazione, ma quando si tratta di concentrazione della mente, è estremamente difficile da fare.

Una volta alcuni aspiranti spirituali andarono dal loro Maestro e dissero: "Maestro, abbiamo meditato per così tanti anni, per dieci lunghi anni. Com'è che non possiamo controllare le nostre menti?" Il Maestro disse: "Figli miei, la realizzazione di Dio non è così facile. Se fosse stata facile, in questo momento avreste controllato le vostre menti. La realizzazione di Dio è estremamente difficile, ecco la prova. Consideriamo la mente come il nostro miglior strumento. La consideriamo la più elevata, la parte più sviluppata nella nostra vita umana, ma guarda la sua impotenza." Poi continuò a dire: "Siete tutti in piedi davanti a me. Ora se qualcuno si alza sulle spalle di uno dei vostri fratelli spirituali, cosa succederà? Immediatamente tuo fratello si irriterà, si sentirà disturbato. Il suo prestigio sarà ferito. Anche lui è un essere umano. Com’è che qualcuno osa stare sulle sue spalle? La stessa cosa succede alla mente. Quando la mente è agitata dai nostri pensieri, pensieri bassi, non divini, non richiesti, non ci permette di diventare abbastanza calmi, tranquilli e sereni da meditare su Dio."

L'origine della mente è divina; la mente stessa è divina, ma, sfortunatamente, la mente che stiamo usando in questo momento è la mente fisica, che non può aiutarci affatto nel nostro viaggio verso l'alto. Questa mente ha accettato consciamente o inconsciamente tre amici non divini: paura, dubbio e gelosia. Ho detto all'inizio di questo discorso che la vastità della mente è la filosofia delle Upanishad. Ora, quando la vastità vuole apparire davanti alla mente fisica, la mente fisica è pervasa dall'orrore, ha paura della vastità. Essa, inoltre, considera la propria insufficienza, la propria capacità limitata e dice: "Com'è possibile? Sono così debole, sono così impotente, sono così insignificante. Come può la vastità accettarmi come propria?" In primo luogo ha paura della vastità, quindi dubita. Dubita dell'esistenza stessa della vastità. Quindi, per l'infinita Grazia di Dio, la paura lascia la mente e il dubbio lascia la mente. Ahimè, ora arriva la gelosia. La mente si guarda intorno e vede che nella vastità c'è un certo appagamento, mentre nella sua stessa esistenza non c'è appagamento, non c'è gioia. Inizia la gelosia. La paura, il dubbio e la gelosia, queste tre forze non divine, attaccano la mente e la rendono insignificante, impotente e senza speranza nel nostro viaggio verso l'alto. Quando la mente viene attaccata dalla paura, dal dubbio e dalla gelosia, qualcos'altro entra e alimenta coscientemente e deliberatamente la mente, e questo è il nostro ego. Con l'ego inizia l'inizio della nostra fine spirituale.

AUM

Dobbiamo andare oltre il dominio della mente fisica con l'aiuto di filosofia, religione, spiritualità e yoga. La mente che cerca agisce nella filosofia. Il cuore che anela opera nella religione. L'anima illuminante opera nella spiritualità. La Meta che appaga opera nello Yoga.

Ci sono due approcci alla Meta. Un approccio è attraverso la mente, l'altro è attraverso il cuore. L'approccio della mente non è protetto, non è sicuro, ma alla fine uno può raggiungere l'obiettivo. Non è che se ti avvicini a Dio attraverso la mente non realizzerai Dio. Realizzerai Dio, ma la strada è ardua. Potresti dubitare della tua aspirazione, potresti dubitare della Compassione di Dio per te, quindi potrebbe richiedere centinaia, migliaia di anni per raggiungere la Meta. L'approccio attraverso il cuore, invece, è protetto e sicuro. Possiamo fare una delle due cose: o possiamo identificarci con il soggetto o con l'oggetto, con il Pilota Supremo, l'Eterno Beneamato, oppure possiamo abbandonare la nostra esistenza ad ogni secondo al Pilota Interiore. O dobbiamo diventare totalmente una sola cosa con la Volontà del Pilota Interiore, o dobbiamo arrenderci totalmente, incondizionatamente al Pilota Interiore. Quando ci avviciniamo a Dio in uno di questi modi, sentiamo immediatamente come nostre le sue Infinità, Eternità, Divinità, Immortalità.

Se seguiamo passo dopo passo i messaggi delle Upanishad, se iniziamo prima con la filosofia, poi con la religione, poi con la spiritualità, e infine con lo Yoga, allora la realizzazione di Dio non ha bisogno e non può rimanere molto lontana. La scoperta di Dio è il nostro diritto di nascita. Se vogliamo davvero scoprire Dio, allora possiamo iniziare proprio dall'inizio: da filosofia, religione, spiritualità e yoga. Quando soddisfiamo le esigenze di filosofia, religione, spiritualità e yoga, Dio soddisfa tutte le nostre richieste. Le loro richieste sono molto semplici: aspirazione e autocontrollo. Le nostre richieste sono i doni di Dio: Pace, Luce, Beatitudine e Potere.

Ci preoccupiamo veramente dei doni di Dio? Se ci preoccupiamo veramente dei doni di Dio, allora Dio ci offrirà la capacità di ricevere la sua infinita ricchezza. Nella nostra vita comune, quando desideriamo qualcosa da qualcun altro, quella persona non ci darà la capacità di riceverla. Richiederà la nostra stessa capacità. Se abbiamo la capacità, se lavoriamo per un giorno, il capo ci darà il salario, ma nella vita spirituale, Dio vuole sapere se vogliamo davvero il salario, Pace, Luce e Beatitudine. Se li vogliamo, allora Lui stesso ci darà l’energia ed Egli sarà la nostra aspirazione e l’autocontrollo. Lavorerà dentro e attraverso di noi. Lavorerà come cercatore dentro di noi, e allo stesso tempo lavorerà come Pilota per noi. Lui stesso sarà sia datore di lavoro che l’impiegato. Se vogliamo veramente Dio, Dio interpreterà contemporaneamente entrambi i ruoli. Sarà il datore di lavoro e il dipendente. Sarà il Cercatore e l'Appagatore.


  1. UPA 34. University of Massachusetts, Amherst, MA, 1 Marzo 1972

Prefazione dell’editore

Cosa ha da offrire l'India al mondo, questo nostro mondo dinamico, che ha fame di denaro, potere, fama, pace, amore, soddisfazione? In questo mondo che piange, l'India offre il suo tesoro inesauribile, il suo potere amorevole, la sua perenne gloria, la sua insondabile Pace, l'ineffabile Delizia e l'Eterno Compimento. L'India offre le Upanishad, "l'offerta dell'anima dell'India". Vuoi soldi? Le Upanishad ti insegneranno come ottenerli. Ti importa di potere, onore, nome e fama? Le Upanishad ti mostreranno come acquistarle. O preferisci le realtà superiori: pace interiore, luce e beatitudine? Anche queste, specialmente queste, le Upanishad ti insegneranno come ottenerle. Che ti interessi la realtà materiale transitoria o l'eterno, le Upanishad incarnano il sentiero che ti porterà al tuo obiettivo.

Upanishad significa "Brahma-Conoscenza" o "Conoscenza di Dio". Questa conoscenza illumina le tenebre terrene e trasforma l'ignoranza umana. Alla fine del nostro viaggio spirituale vediamo l'oscurità crescere nella Luce e l'ignoranza nella Saggezza interiore.

In questo libro, ‘Le Upanishad: La Corona dell’Anima dell’India’, Sri Chinmoy, noto filosofo e maestro spirituale indiano, offre la sua luce illuminante sulle principali Upanishad a tutti i ricercatori della Verità. Dal vasto mare di saggezza offerto nelle Upanishad, Sri Chinmoy isola ed espande le verità più ispirative ed illuminanti. Dai suoi tredici discorsi sulle Upanishad, il lettore che aspira, può ricavare un'assistenza straordinaria nella comprensione dei segreti registrati dagli antichi saggi indiani. Il Brahman, il Sé, la natura della forza vitale dell'uomo, l'essenza del sacrificio, l'essere e il non-essere, l'evoluzione dell'anima, il Gayatri Mantra, la vita e la morte, questi sono solo alcuni dei soggetti di cui tratta Sri Chinmoy. La sua penetrante visione intuitiva gli mostra il cuore stesso della saggezza delle Upanishad, e nel suo linguaggio sublime e che eleva l'anima, chiarisce i problemi filosofici che possono sconcertare anche grandi studiosi e ricercatori avanzati.

In Sri Chinmoy i suoi discepoli, seguaci e ammiratori trovano la sollecitudine più sincera. La sua Saggezza interiore e la luce divina amano, servono e guidano la mente umana che cerca e il cuore umano che aspira. Di solito accade che una persona esperimenta la Verità, e un'altra, senza avere sperimentato la Verità, spiega la Verità. I saggi indiani dell’antico passato sperimentarono la Verità. Più tardi, pochissimi maestri spirituali indiani hanno avuto l'esperienza di quella stessa massima Verità. Ma molti studiosi e scrittori indiani sono diventati esponenti delle tradizioni Vediche e delle Upanishad senza aver avuto una briciola di esperienza interiore della Verità Ultima. Questo non è affatto vero per Sri Chinmoy, perché ha sperimentato questa Verità Ultima. La sua comprensione delle Upanishad non viene dalla mera applicazione intellettuale, ma dall'esperienza personale diretta di queste verità interiori.

In Sri Chinmoy, i sinceri ricercatori non vedono solo l'incarnazione della Verità eterna nella sua vita e anima più pura, ma anche la sua rivelazione spontanea e la sua manifestazione che emoziona l'anima.

I veggenti delle Upanishad sono orgogliosi di Sri Chinmoy perché esiste. Sri Chinmoy è orgoglioso di loro perché nella sua esistenza interiore è sempre con loro nell'ardente Sogno del Supremo che sta diventando la Realtà manifesta del Supremo.

Traduzione di questa pagina: Czech , Spanish
Questo libro può essere citato usando la chiave di citazione upa