Aspirazione e dedizione: due ali

Vi sono due generi di Maestri spirituali. Uno dirà: “Aspirate, aspirate, aspirate! Prima realizzate Dio, poi servite il genere umano. Prima la realizzazione di Dio, poi il servizio al genere umano.”

Vi sono poi alcuni Maestri spirituali che sentono che l’aspirazione e la dedizione devono andare assieme, vedono che un uccello ha due ali, anche un aeroplano ha due ali, con una sola ala l’aereo non può volare, allo stesso modo un uccello ha bisogno di due ali per volare. Nel nostro caso, noi sentiamo esattamente lo stesso. Quando le ali dell’aspirazione e le ali della dedizione stanno assieme, la nostra vita spirituale è normale, naturale, e molto efficace. Nel corso degli anni ho detto molte, molte volte che dobbiamo aspirare e, contemporaneamente, dobbiamo servire.

Anche ora, con mio grande dispiacere, alcuni discepoli sono disposti solo ad aspirare, a pregare e meditare, sono del tutto soddisfatti con la loro aspirazione, non prestano alcuna attenzione alla dedizione. Se siete nella mia barca, sento che, da parte vostra, è necessario che ascoltiate il vostro Maestro. Molto, molto tempo fa io ho realizzato Dio, a quel tempo non vi era manifestazione, la mia vita era tutta nelle caverne dell’Himalaya, che cosa si può fare quando si vive là? Vivi in una caverna, e ne esci per cercare dei frutti, del latte e cose simili, ma questo accadeva molto, molto tempo fa.

Ora, nel ventunesimo secolo, viviamo in un mondo di novità, unità e pienezza. Nella novità noi aspiriamo e, mentre aspiriamo, dobbiamo avere il sentimento dell’unità. Dobbiamo stabilire la nostra unità, in tutto il mondo, con gli esseri umani, nostri compagni. Tutti loro sono i nostri compagni cittadini del mondo, nostri amici. Iniziamo con qualcosa di nuovo e, dentro la novità, dobbiamo sentire la nostra unità e poi, quando percepiamo la nostra unità, entriamo nella pienezza, la completa pienezza dell’aspirazione verso Dio, della realizzazione di Dio e della manifestazione di Dio. Vi sono molti, molti discepoli, qui e altrove, che possono sentire di non avere la capacità di servire il genere umano, ma essi possono fare molte, molte cose, per servire il Supremo in me. Questa loro dedizione li porta alla manifestazione, alla manifestazione di Dio.

Esteriormente, la vostra mente può dire che il mio sollevamento pesi è sciocco, molto sciocco. Esteriormente posso essere pienamente d’accordo con voi, ma, interiormente, io so, so divinamente, so spiritualmente, che non è per niente sciocco. È un servizio singolare che io offro al genere umano. Niente è importante quanto l’ispirazione. Noi iniziamo il nostro viaggio dall’ispirazione, poi seguono l’aspirazione e la realizzazione. Il Supremo in me cerca di ispirare gli esseri umani.

Le persone anziane, in genere, non hanno speranza, possono aspettare solo il giorno in cui Dio li chiamerà. Non hanno gioia interiore, la gioia che ci fa fare progresso, non credono nel progresso. Ritirano solo i soldi dalla banca della loro vita e, quando arriva il giorno in cui non c’è più nulla da ritirare, scompaiono dalla scena terrena.

Io ho settantaquattro anni, è un’età proprio avanzata, specialmente per un Indiano, e vi sono molti, molti paesi dove le persone non vivono più di quarantacinque o cinquanta anni. L’America è fortunata, ma però che cosa fanno gli Americani quando invecchiano? Pregano? Meditano? Sono di servizio al genere umano? Se vi interessasse conoscerne la percentuale, ne sareste impressionati, molto impressionati. L’ispirazione è sparita, l’aspirazione non è più in vita, la dedizione è una vecchia storia dimenticata, tutto quello che hanno conquistato è ora dimenticato.

Cerchiamo di aspirare, e cerchiamo di ispirare gli altri, fino al nostro ultimo respiro. Essi non devono sollevare pesi, mai più! Essi hanno da fare i loro esercizi, e se lo fanno diligentemente, regolarmente e disinteressatamente, avranno una buona forma fisica. Dentro il corpo vi è l’anima, il corpo è il tempio, l’anima è l’altare, essi hanno bisogno uno dell’altro. Se vi è solo il tempio, senza altare al suo interno, nessuno verrà a visitarlo, e se si vuole vedere l’altare, non possiamo lasciarlo in una strada, verrebbe distrutto da gatti, cani ed altri animali. Il tempio e l’altare hanno entrambi un loro modo speciale di ispirare l’umanità.

Per favore, per favore, non pensate di essere superiori agli altri perché aspirate, no, potrebbero essere loro superiori a voi! Se aspirano e servono allo stesso tempo, sono indubbiamente superiori a voi, perché fanno entrambe le cose. Le persone che dedicano se stesse alla manifestazione della Luce di Dio, qui in terra, sono infinitamente superiori a coloro che pensano che aspirare sia la sola via.

Voi avete due ali, dovreste aspirare e dovreste servire. La manifestazione deriva dal servizio, e se servite devotamente e con spirito di sacrificio, questo è il modo appropriato di manifestare la Luce di Dio in terra. Recentemente, ho detto che, lavorare per la manifestazione, è un grande privilegio, che viene dato a pochi:

Ho imparato
qualcosa di nuovo:
il privilegio della manifestazione
Dio lo assegna davvero a pochi.1

La manifestazione è una realtà che sboccia dalla dedizione. Vi sono alcuni discepoli che lavorano intensamente, a livello esteriore, si lanciano completamente nei progetti di manifestazione, ma dopo vanno a casa e guardano la televisione, o dormono otto o dieci ore. Nel loro caso, la realizzazione di Dio aspetterà indefinitamente.

Se già state dando la stessa attenzione, sia all’aspirazione che alla dedizione, io sono molto, molto felice ed orgoglioso, ma se non considerate entrambe come una cosa sola, il più seriamente possibile, allora commettete un errore enorme, un enorme errore. Sono miei veri discepoli, coloro che possono fare entrambi i lavori assieme, il lavoro interiore e quello esteriore.


  1. LEN 16,9. Sri Chinmoy, Il mio Pianto-Affamato di Dio, poema per il 24 Febbraio 2006. New York: Agni Press, 2009.