Vivi nell'Eterno Ora

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Nota dell'editore

/Questo è il 1.594° libro scritto da Sri Chinmoy dopo che egli venne in Occidente nel 1964. Il suo primo libro, Meditazioni: Cibo per l'Anima, fu pubblicato nel 1970.

Il titolo del libro e i titoli dei capitoli selezionati da Sri Chinmoy Center Publications New York./

Miei dolci figli

Ben ventitré anni fa, il mio Amatissimo Assoluto Supremo mi ha portato in America, all’Occidente, per essergli di servizio con la massima profondità. Egli mi ha benedetto con la sua Speranza infinita, la sua Ispirazione infinita e la sua Aspirazione infinita, per servirlo nell’Occidente.

Voi, amati figli spirituali, siete le mie pianticelle di servizio. Un giorno crescerete in maestosi alberi banyan. Non vi sto solo aiutando, io vi farò realizzare l’Assoluto Supremo, e lo manifesterò in voi e tramite voi, all’Ora che lui ha scelto. Voi siete i miei prescelti, insieme lotteremo per la perfezione del cuore e della vita dell’umanità.

Amate il Supremo in me, di più, infinitamente di più. Siate devoti al Supremo in me infinitamente di più, avrete gioia inesauribile e soddisfazione continua. Otterrete la perfezione, quella perfezione completa a cui l’umanità agogna da molti secoli.

Io non accetterò sconfitte

Ieri, nel pullman, abbiamo avuto una prova di intuizione. Io ho scritto tre righe ed ho invitato i discepoli ad usare la loro intuizione, per dire quello che avevo scritto. Tre discepoli hanno vinto, non hanno detto esattamente quello che avevo scritto, ma le parole erano fino ad un certo punto corrette. Oggi ho voluto fare un’altra prova di intuizione, ma mentre scrivevo il messaggio, un messaggio molto breve, è divenuto troppo importante e, dato che era così significativo, non ho più voluto che cercaste di intuirlo. Ora vi dico quale era il messaggio.

"Io non accetterò sconfitte, non importa quanto forti le forze dell’ignoranza siano qui sulla terra. Io non accetterò sconfitte. Io non accetterò sconfitte. Io manifesterò il Supremo. Ho realizzato il Supremo nel Modo proprio del Supremo. Non manifesterò mai, mai il Supremo in forma umana. In modo divino, nel modo in cui lo ho realizzato, così Lo manifesterò. Lo ho realizzato con la massima sincerità e dedizione, e Lo devo manifestare allo stesso modo, con gli strumenti scelti da me, dovrò manifestarlo così, prima di lasciare la terra.

La mia via non è quella di accettare di essere sconfitto dall’ignoranza, che alle volte cattura e conquista i miei discepoli. Quando vedo che i cosiddetti discepoli buoni e vicini, alle volte, gioiscono nello stare dalla parte dell’ignoranza, sento di avere il diritto di diventare più severo nei riguardi della mia vita, per adempiere la mia missione in terra. La sconfitta non fa parte della mia vita. Nella battaglia contro l’ignoranza, non accetterò mai sconfitte. Quando i miei discepoli mi battono a ping-pong, o in altri giochi, accetto la mia sconfitta con grandissima gioia, perché loro sono i miei carissimi figli spirituali, ma quando si tratta dell’ignoranza, non accetterò mai di essere sconfitto. Miei cari, alcuni di voi dicono che, quando esercito la mia autorità divina, e vi dico chi sono, voi mi credete, ma desidero dirvi che non dovete sapere chi sono, a parte il fatto che nessuno saprà mai chi sono, anche se cercherete sinceramente, non lo saprete mai, mai.

Non cercate di conoscermi, è cercare di fare l’impossibile. Cercate solo di fare la cosa giusta, quello che vi ho sempre chiesto di fare, sia nel mondo interiore che nel mondo esteriore. Se potete fare quello che vi ho chiesto di fare, questo è più che sufficiente, per raggiungere la massima elevatezza e diventare una sola cosa con essa. Se invece volete conoscermi a modo vostro, con la mente, o con il vitale, allora mi conoscerete solo come un altro essere umano. Tutte le limitazioni che avete voi, saranno attribuite anche a me. Se volete usare la vostra immaginazione, naturalmente, scoprirete milioni di difetti nella mia vita interiore ed esteriore. Gli esseri umani sono propensi a scoprire difetti. Dal momento che voi non vedete con i miei occhi, ma sempre con i vostri occhi, naturalmente non mi conoscerete mai, mai, mai - mai è la parola giusta. Se invece fate la cosa giusta, nel mondo interiore e nel mondo esteriore, allora realizzerete il livello più elevato che è adatto a voi.

La vostra altezza e la mia non sono le stesse. Quando un bimbo salta in alto, raggiunge una certa altezza, che è il massimo per lui. Poi, se qualcuno che è molto alto, che ne ha la capacità, salta, raggiungerà l’altezza sempre trascendente. La sua altezza e quella del bambino non sono le stesse, similmente, voi raggiungerete la massima altezza, in relazione alle vostre capacità e con il mio amore e la mia compassione illimitati, questo è più che sufficiente.

So quello che ho compiuto nel mondo interiore, ed anche nel mondo esteriore, quando arriva l’ora, farò quello che è necessario, se non con il vostro aiuto, potrà essere fatto con l’aiuto di qualcun altro. Potreste non essere voi gli strumenti supremamente prescelti, ma, all’improvviso, arriverà una terza persona. C’è bisogno di strumenti, senza strumenti non si può fare nulla. Dal momento che Dio mi ha assegnato una missione e tutti gli strumenti possono non essere visibili, essi arriveranno dal nulla. Otterrò la Vittoria Suprema con voi, o con nuovi strumenti, se necessario."

Vivi nell'Eterno Ora

Desidero dirvi qualcosa. Se avete accettato sinceramente la vita spirituale, non pensate mai al futuro, il cosiddetto futuro esteriore. Quando pensate al futuro esteriore, a quello che farete, a quello che diventerete, a quello che il mondo dirà di voi, a quello che voi direte al mondo, state ponendo sulle vostre povere spalle umane il peso di dieci elefanti, non di uno, ma di dieci elefanti ed allora voi sapete che cosa succederà, se dieci elefanti sono sulle vostre spalle, verrete immediatamente schiacciati.

Vivete nell’Eterno Ora, nell’oggi. Cercate solo di diventare assolutamente devoti al Volere di Dio, e cercate di compiacere Dio, nel Modo proprio di Dio. Se volete possedere Dio, diverrete un mendicante, ma se volete essere il principe di Dio, allora permetteteGli di possedervi a Modo Suo.

Ogni mattina, quando spunta il giorno, pensate solo a quel giorno, pensate in quanti modi potete rendervi felici, veramente felici, facendo questa cosa e non facendo quella cosa, facendo quello e non facendo questo. Facendo e non facendo dovete rendere felice la vostra vita, oggi. Non pensate a domani.

Io non penso al domani, nella mia Visione universale e trascendentale, conosco molte, molte cose, un numero illimitato di cose che accadranno in futuro, ma vivo nell’eterno Ora. I problemi di oggi, e quelli che si presenteranno nel prossimo secondo, sono sufficienti a far impazzire una persona. In un secondo leggo una lettera personale o importante, e immediatamente vengo sommerso da problemi, inoltre vi sono problemi anche nel mondo interiore.

Se dovessi pensare a tutti voi, nei prossimi dieci anni, a quello che diverrete, a quello che farete, se diventerete più spirituali, o se abbandonerete la vostra vita spirituale, se diverrete un discepolo veramente abbandonato, o se sparirete come altri hanno fatto: se dovessi pensare a tutte queste cose, positive e negative, non potrei vivere sulla terra neppure per cinque minuti. Il modo in cui io vado avanti è cercando di offrire, ad ogni secondo, le mie benedizioni, la mia luce benedicente all’umanità, così che questa luce illumini l’umanità.

In quello che volete fare, in quello che non volete fare, in quello che volete diventare, in quello che non volete diventare, la vostra illuminazione deriverà dalla luce che sto offrendo.

La maggior parte dei discepoli, se non tutti, non solo qui ma ovunque, pensano troppo al futuro, il futuro, il futuro. Non esiste il futuro, ogni secondo, ogni minuto è il futuro, ma se voi pensate a quello che accadrà fra dieci, o quindici anni, se pensate: “È meglio che inizi ad accumulare denaro” o “vorrei mettere al sicuro quello che possiedo” questi pensieri sono solo elefanti, che invitate a porsi sulle vostre spalle. Se avete un’aspirazione sincera, allora crescete, ad ogni istante, con la vostra aspirazione, e nella luce della vostra aspirazione vedrete quello che Dio vuole che siate, quello che Dio vuole che siate per Lui.

Se volete vivere per voi stessi, rimarrete delusi. Qualsiasi cosa diventiate, o siate stati, o siate, otterrete solo delusioni. Se invece diventate quello che Dio vuole che siate, allora non vi è felicità che vi possa essere negata, poiché diverrete la Gioia e l’Orgoglio infiniti di Dio.

Il corridore divino ispira il corridore umano

Una mattina, ho avuto un sogno riguardo la mia corsa. Vi erano due corridori: il corridore umano e quello divino, il mio corridore umano e il mio corridore divino. Io ero entrambi, il corridore umano ed il corridore divino, essi fecero una corsa di cento metri.

Quando la corsa ebbe inizio, il corridore umano passò in testa, per i primi venti metri il corridore divino era dietro al corridore umano, poi, mentre correva, il corridore divino pose la mano destra sul corridore umano e disse: “Ti benedico.” Il corridore divino divenne così veloce! Mentre il corridore umano aveva coperto altri dieci metri, quello divino aveva già finito la corsa, poi il corridore divino tornò indietro e benedisse il corridore umano. Costui disse: ”Ti sono così grato, corridore divino, per avermi permesso di correre con te.” Il corridore divino disse: “Sono così orgoglioso di te, per aver preso il comando! E, allo stesso tempo, ti sono grato perché mi hai ispirato. Ero dietro a te, ed è stata la tua aspirazione umana che ha portato me, il corridore divino, ad avanzare e a mostrare la mia capacità, altrimenti, se tu non avessi corso, se tu non avessi voluto correre, se tu non mi avessi ispirato a correre, io non avrei corso. Io non devo correre sul piano fisico, ma tu hai voluto che corressi sul piano fisico, così io ho corso. Sono veramente orgoglioso di te, per avermi preceduto per venti metri, e ti sono grato per avermi ispirato a correre sul piano fisico, altrimenti, essendo un corridore divino, non avrei corso. Io non devo correre sul piano fisico. Vi erano molti giudici divini che erano molto confusi e perplessi, essi dissero: “Se accettiamo questo tempo, non vi sarà speranza per i corridori umani in terra. Se accettiamo il tempo del corridore divino, gli altri diranno che egli è come quei corridori che si aiutano con le droghe.”

Nel mio caso, il corridore divino in me riceve un aiuto divino da dentro, non un aiuto non divino da fuori, ma se la ricettività della terra o lo standard in terra è così inferiore, allora chi accetterà le conquiste del corridore divino sul piano fisico?” Il corridore divino deve ottenere conquiste significative sul piano spirituale perché egli è il corridore divino, ma se il corridore divino non ispira quello umano, se non lavora sul piano fisico, allora gli esseri umani non farebbero progresso.

La Divinità deve camminare fianco a fianco con l’umanità, altrimenti, se vi sarà una gara tra la divinità e l’umanità, la divinità vincerà sempre. Se la divinità si prende cura dell’umanità, deve venire giù e camminare fianco a fianco con l’umanità per elevarne lo standard.

Ritornando alla storia, i giudici stavano dicendo che si sarebbero presi dieci giorni per prendere la decisione finale, se il tempo del corridore divino doveva essere accettato e legalizzato. Erano tutti giudici divini e i giudici divini hanno moltissima compassione per l’evoluzione della terra. Se l’evoluzione in terra è troppo veloce, se avviene troppo velocemente sul piano fisico, grazie alla velocità del corridore divino, può confondere il corridore umano che potrebbe abbandonare la corsa, se i giudici accettassero il tempo del corridore divino.

Se qualcuno compie un miracolo, noi possiamo pensare: “Che senso ha provare?” Se devo giocare a tennis con un campione come Ivan Lendl, anche prima di iniziare, mi ritirerò, ma se Lendl è gentile, dirà: “No, giochiamo, voglio migliorare il tuo livello.”

Se qualcuno è infinitamente migliore di me in tutto, se non scende al mio livello, di che beneficio sarà? Prendete il caso di un professore, egli deve scendere al livello degli studenti per insegnare loro, se rimane al suo livello, con la sua sublime saggezza, gli studenti non riceveranno nulla da lui. Quando l’insegnante insegna l’alfabeto ad un bimbo, sa di aver letto migliaia di libri, ma scende al livello di ignoranza, o, si potrebbe dire, alla capacità molto limitata di un bimbo che deve imparare l’alfabeto. Allo stesso tempo, l’insegnante mantiene la conoscenza e la saggezza che ha ottenuto, leggendo così tanti libri.

Se non si abbassa al livello dell’alfabeto per insegnare al bimbo, come potrebbe il bimbo imparare l’alfabeto e poi leggere egli stesso dei libri? I giudici divini erano molto compiaciuti del corridore divino, e lo era anche il corridore umano, per aver ispirato il corridore divino a partecipare alla corsa sul piano fisico, sul piano terrestre.

Che cosa significa questo? Se raccontaste questo sogno ad un analista, vi darebbe una spiegazione molto carina, ma il punto è: se hai questo genere di dolce sogno, manifesterà se stesso o rimarrà un sogno? Se tali sogni venissero manifestati, allora l’evoluzione di questo mondo, il progresso di questo mondo sarebbe inimmaginabile.

Avete un'opportunità straordinaria

Miei cari figli, questa è la mia richiesta molto, molto ricca di benedizioni ad ognuno di voi qui presente. Ogni notte, prima di dormire, mentre siete seduti sul vostro letto, solo per tre o cinque minuti, per piacere pregate e meditate, e per piacere, cantate o recitate anche il nuovo canto Bhulite Diyona: questa è la traduzione:

Mio Signore Assoluto Supremo,
Non permettermi di dimenticare i Tuoi Occhi.
Non permettermi di dimenticare i Tuoi Piedi.
Non permettermi di dimenticare il Tuo Messaggio.
Non permettermi di dimenticare il Tuo Sogno.
In vita e in morte
O Signore del mio cuore
Accetta la mia devota riverenza.
Mio Signore, non permettermi di dimenticarTi
Non permettermi di dimenticarTi, non permetterlo.

Coloro che hanno imparato il canto e coloro che sono bravi cantanti possono cantarlo e gli altri possono recitarlo.

Vi chiedo una volta ancora con la mia totale benedizione di meditare alle sei del mattino per dieci minuti. Lavate gli occhi, il viso, il naso e specialmente le orecchie.

Quando meditate a quell’ora il suono cosmico risuona nelle profondità del vostro cuore di aspirazione, così le nostre orecchie terrene possono ricevere un beneficio dal suono cosmico AUM, il suono senza suono.

Alla sera, a qualsiasi ora andiate a letto, alle dieci e mezza, alle undici e mezza, o a mezzanotte, per piacere meditate almeno per tre minuti, seduti sul vostro letto.

Miei cari figli, miei dolci figli, quello che sto dicendo riguarda anche coloro che non sono fisicamente presenti. Quest’anno, o saremo in grado di offrire la nostra vittoria suprema al nostro Signore Benamato Supremo, la nostra unica Meta dell’Eternità o Gli offriremo la più amara delle sconfitte.

Ricordate, dipende da voi offrirGli la peggiore sconfitta spirituale o la vostra assolutamente gloriosa vittoria. Per piacere ricordate questo poema:

Non voglio mai contare
i momenti di aspirazione del mio cuore.
Voglio solo moltiplicare
le ore di dedizione della mia vita.1

Per piacere, quest’anno moltiplicate le ore di dedizione della vostra vita, rendetevi degni della vostra vita interiore, della vostra vita spirituale. Miei cari, dipende solo da voi, prendete con serietà ogni momento.

Quando venni in America, quando venni in Occidente, il Supremo in me si aspettava di avere degli strumenti supremamente prescelti per manifestare qui, là, ovunque la Sua Vittoria. Non sarò mai, mai, mai capace di farvi sentire la mia unità con il vostro cuore, la mia unità con la vostra vita, ma se voi stessi osaste sentire la mia unità con il vostro cuore e con la vostra vita, allora sentireste sicuramente che la vostra vittoria è la mia vittoria e la vostra sconfitta è la mia sconfitta, poiché io sono una cosa sola con voi, inseparabilmente ed eternamente. Poiché io ho accettato ognuno di voi, la vostra sconfitta è anche la mia sconfitta e la vostra vittoria è la mia vittoria.

Voi avete la preziosa opportunità di essere i pionieri di questa visione divina che io rappresento, la visione divina che io vi ho incaricato di diffondere ovunque nel mondo.

Sono estremamente, estremamente fortunato ad avere le vostre anime, delle anime così belle, così amabili, così pronte a donarsi, per lavorare per la mia causa suprema. Non vi è una sola anima che non sia al cento per cento incessantemente per me, tutte le vostre anime, secondo il loro personale sviluppo, sono qui in terra solo per amare il Supremo in me, solo per servire il Supremo in me, solo per soddisfare il Supremo in me. Se andate in profondità dentro di voi e se potete ricevere appena un barlume della vostra anima, per un solo attimo, vedreste la connessione e l’unità inseparabile che la vostra anima ha stabilito con me, per manifestare la Luce, la Pace e la Divinità del nostro Benamato Signore Supremo. Io voglio che quella Luce, quella Pace e quella Divinità si manifestino nelle vostre vite ed attraverso di esse.

Vi prego, vi prego, vi prego, non venite meno a voi stessi, non tradite le vostre anime. Fate di me la persona più felice, sia in terra che in Cielo, compiacendomi e appagandomi qui in terra, poiché io sono la vostra parte più elevata. La vostra parte assolutamente più elevata è il vostro Maestro, Sri Chinmoy. Se avete fede in me, avete fede nella vostra anima; se avete fede nella vostra anima, avete fede in me. Noi siamo inseparabili.

Swami Vivekananda tenne i suoi “Discorsi Ispirati” al Parco delle Mille Isole nel 1895. Può darsi che l’Occidente non abbia accettato, o non abbia potuto accettare la sua luce, ma io so che milioni e milioni di Indiani hanno ricevuto ispirazione, incoraggiamento ed entusiasmo in misura illimitata dai sui “Discorsi Ispirati.”

Nel corso degli anni, anch’io ho tenuto molti, molti, molti discorsi ispirati e so che quei discorsi vi hanno aiutato enormemente nella vostra vita interiore di aspirazione e nella vostra vita esteriore di dedizione. Ancora, vi dico ora, per piacere, considerate la vostra vita interiore di aspirazione e la vostra vita esteriore di dedizione supremamente importanti.

Vi prego di dedicare di più della vostra vita; se ne avete la capacità, tenete delle conferenze qui, là, ovunque. Fate corsi ed ispirate le persone in ogni modo possibile. Lavorate assieme, lavorate assieme!

Una grande personalità indiana fu discepolo di un Maestro spirituale della massima elevatezza. Una volta, mentre questo discepolo stava soffrendo di uno dei peggiori attacchi di dubbio, dubitando del suo Maestro, di se stesso e della vita spirituale, un cercatore gli chiese di parlargli del suo Maestro. Egli ne parlò in modo così sublime, così potentemente e profondamente che, mentre parlava, versava lacrime di gratitudine.

Il discepolo scrisse poi al suo Maestro: “Ho dubitato di te, Maestro, così profondamente, ho messo in dubbio la mia vita spirituale, ho dubitato del mondo intero. Fino a poche ore fa la mia esistenza non valeva nulla, tutto per me era negativo, ma parlando di te, Maestro, ho reso tutto positivo ed ho reso felice me stesso. Come può essere accaduto? Io sono, sicuramente, la persona più insincera possibile, sono un ipocrita!”

Il Maestro replicò: “Bambino mio, come sono orgoglioso di te! Mentre parlavi di me, la tua anima ha avuto l’opportunità di venire alla luce e di manifestare la tua stessa divinità e la tua stessa luce, nel cuore di quell’aspirante sincero. Quando ti senti schiacciato dal disappunto, quando tutte le forze negative ti attaccano, in quei momenti, se parli in modo elevato del tuo Maestro, in modo elevato della tua vita spirituale, in modo elevato del tuo sentiero, non pensare di essere un ipocrita, di ingannare te stesso o di ingannare i cercatori sinceri, non è così! Nelle ore di maggior oscurità della tua mente o nelle ore di maggior oscurità della tua vita, la tua anima, grazie alla sua inseparabile unità con il Supremo e con il tuo Maestro, ha avuto la preziosa opportunità di convincere la tua mente, che si trovava o in un deserto desolato, o in una densa foresta. La tua anima è stata in grado di afferrare il tuo corpo, il tuo vitale e la tua mente e di portarli dentro il giardino del tuo cuore, per vedere quanto tu sia bello e fragrante.”

Questa è una mia interpretazione. Il Maestro non usò esattamente queste parole, ma io so cosa intendeva dire quel Maestro. Vi sto dicendo questo perché vedo che alcuni di voi sono talora tristi e depressi; magari avete ogni genere di problemi vitali e mentali. Il modo migliore per superare questi problemi è di parlare alle persone della vita spirituale. Se sentite che la vostra coscienza si è abbassata, allora cantate i miei canti spirituali o parlate ai vostri amici della vita spirituale.

Come il canto di oggi, “Bhulite diyona” tutti i miei canti spirituali vi possono sicuramente aiutare. Se volete far apparire la vostra stessa luce, cantate alcuni canti o ascoltate una registrazione con la mia voce. La mia voce ha una connessione molto speciale con la vostra anima e con il vostro cuore. Non importa come io canti, la mia voce che canta ha una connessione molto, molto, molto speciale con la vostra anima, con la divinità in voi. Per piacere, ascoltate la mia voce, o il mio flauto, o qualche altro strumento che vi piace.

Questo è il Gioco universale di Dio. Quando partecipiamo ad un gioco, chi vuole accettare di essere sconfitto? Noi faremo del nostro meglio per vincere. In questo caso, chi è il nostro avversario? Sono le forze non divine, prive di luce, distruttive, che cercano di minacciarci e divorarci. Noi le chiamiamo forze ostili. Il Supremo ha posto in ogni essere umano un leone ruggente, dobbiamo far venire alla luce il leone ruggente che è in noi e ruggire, ruggire, per manifestare la luce divina che noi già abbiamo. Più possiamo servire il genere umano, anche se offriamo solo una goccia di luce ad una persona, più il Supremo, sicuramente, ci benedirà con la Sua Luce abbondante e quando noi offriamo agli altri la nostra luce abbondante, Egli sarà in grado di darci Luce infinita.

Vi ho accolti nel giardino del mio cuore con il mio amore illimitato, affetto illimitato e tenerezza illimitata; voi siete i miei aiutanti ed io voglio che ognuno di voi porti qualche pianta in più, con la vostra aspirazione e con la vostra dedizione.

Cercate di rendere il giardino del nostro cuore il più ampio possibile, il più bello possibile e il più fragrante possibile. Figli miei, voi avete la capacità e voi siete la capacità. Io voglio che ciascuno di voi offra il successo supremo, la gloria suprema e la vittoria suprema al nostro Signore Benamato Supremo. Non importa se non siete orgogliosi di me, ma, in tutta sincerità, vi voglio dire quanto io sia orgoglioso delle vostre anime, perché loro sanno chi sono io e sanno di che cosa io sono fautore. Le loro vite sublimi ed i loro respiri sublimi sono, in ogni istante, per me, per me, per me. La vostra vita esteriore può non essere per me, può essere per voi stessi, per altri esseri umani, per la vostra carriera o per qualcos’altro, ma la vostra anima ha un respiro, il Respiro dell’Eternità. Il respiro della vostra anima è per me, per me, per me, solo per me, perciò non potete neanche immaginare quanto grato io sia alle vostre anime, quanto orgoglioso sia delle vostre anime. Va ben oltre la vostra capacità di immaginazione l’amore, la devozione e l’abbandono che le vostre anime hanno per me, perché sanno chi sono io e chi sono loro. Esse sono i miei strumenti supremamente prescelti. Nelle vostre anime vi è il mio respiro vitale.

Prego ognuno di voi di darmi l’opportunità, e di darmi l’assicurazione, di essere, in ogni momento, dentro il vostro respiro di vita. Io ho voi dentro il mio cuore, sfortunatamente, alcuni di voi non mi tengono dentro il loro cuore.

Se voi mi vedete, e mi sentite, sentite la mia presenza vivente dentro il vostro cuore, non sareste capaci di fare nemmeno una sola cosa sbagliata, scoraggiante, o spiacevole. Nel momento in cui non sentite la mia presenza vivente, o il nettare del mio sorriso, quando mancate di vedermi dentro il vostro cuore, ahimè, ahimè, cadete vittime del dubbio, della mancanza di fede, della frustrazione e di altre forze non divine.

Io vi dico che vedo la presenza vivente del mio Signore Benamato Supremo dentro di voi. Lo vedo e Lo sento ad ogni istante dentro di voi, perciò, ad ogni istante, io ho a che fare con il mio stesso Guru, dentro il vostro cuore. Per piacere, sentite il mio sorriso, le mie lacrime, la mia gratitudine, il mio orgoglio dentro di voi.

Quante cose buone avete fatto per me nel corso degli anni! Non sarò in grado di contare quante buone cose avete fatto per me. Chiedo a tutti voi di pensare solo a quante cose buone avete fatto per me, non a quante cose buone io ho fatto per voi. Prego tutti voi di pensare a quante cose buone avete fatto per me, da quando siete entrati nel sentiero. Pensate in quanti modi mi avete compiaciuto, in quanti modi mi avete amato, in quanti modi mi avete servito, in quanti modi mi avete soddisfatto negli anni. Sarete così orgogliosi di voi stessi. Fin dal giorno in cui siete entrati nel nostro sentiero, cercate di ricordare in quali modi speciali avete offerto il vostro amore, devozione ed abbandono. Pensate alla mia divina unità con il vostro cuore, con la vostra vita, con la vostra anima, ed ogni forza scoraggiante, che ora è diventata parte integrante della vostra vita, è destinata a scomparire, dato che i vostri momenti preziosi sono il profumo e la fragranza più appagante nella vostra vita e nella mia vita.

Dimenticate quante cose buone io ho fatto per voi, vi dico di ricordare, e di contare, solo in quanti modi mi avete compiaciuto negli anni, ed allora tutte le vostre qualità divine verrano, ancora una volta, alla luce.

Non pensate, neppure per un secondo, se, in qualche modo, mi avete dato un dispiacere interiormente od esteriormente. Vi prego di stare dalla parte della positività. Pensate in quante centinaia e migliaia di modi mi avete soddisfatto con il vostro amore, devozione ed abbandono, ricordate solo dove, quando e come, ed io vi assicuro che verrete inondati dalla vostra stessa divinità. Siete voi che proverete di essere, senza alcun dubbio, i miei strumenti supremamente prescelti. Voi non esistete solo per voi stessi, voi esistete per l’intera Creazione del nostro Signore Benamato Supremo. Dio, il Creatore è dentro di voi ed Egli vuole che voi serviate ed appaghiate Dio la Creazione, attorno a voi.

Miei cari, io sono ispirato e rimarrò ispirato, e spero che la mia luce di ispirazione, che proprio ora ho portato giù dall’altezza Celeste per offrirla a voi, sia entrata in voi e che voi siate diventati, da questo momento, una persona completamente diversa. Io sono come un mendicante, che vorrebbe far sì che il sorriso del vostro cuore si irradi nel vostro viso e dai vostri occhi. L’eterno mendicante in me vuole che siate felici, divinamente felici, supremamente felici, affinché la vostra felicità risplenda sul vostro volto e dai vostri occhi. Dalla vostra vita esteriore si deve diffondere in tutto il mondo, per illuminare il mondo.

Io so chi sono, sfortunatamente non posso fare in modo che vediate e sentiate chi siete veramente, chi siete per me, chi siete per il Supremo, ma se lavoriamo assieme, sarò certamente capace di farvi sentire chi siete per me e chi sono io per voi. Noi abbiamo bisogno gli uni degli altri. Io ho bisogno di voi per la manifestazione del Supremo, qui sulla terra; voi avete bisogno di me per la realizzazione più elevata. Io sarò conosciuto come l’albero e voi come i fiori e i frutti. Io voglio dedicare all’umanità che aspira i fiori dell’Immortalità e i frutti dell’Immortalità. Io sono l’uccello e voi siete le ali.

Tutto quello che ho detto è andato molto, molto lontano poiché è entrato nella Coscienza Universale. Queste parole le ho ricevute dalla Coscienza Trascendentale e le offro alla Coscienza Universale. Voi siete parte integrante della Coscienza Universale e, oltre a ciò, siete molto, molto vicini a me.

La cosa più importante che ho detto è che voi pensiate a quante buone cose avete fatto per me, ricordate solo in quanti modi avete mostrato il vostro amore, devozione ed abbandono al Supremo in me. Pensate a quanto prontamente, felicemente, gioiosamente, volenterosamente ed ardentemente mi avete compiaciuto nel corso degli anni. Sarete così orgogliosi di voi stessi. Cercate solo di ricordare quei momenti preziosi, ci vorranno alcuni mesi per contarli!

Ogni depressione, frustrazione, ogni sentimento di inutilità ed altre qualità negative, spariranno. Ogni genere di febbre spirituale di cui potete soffrire ora, che vi rende completamente infelici e paralizzati nella vita spirituale, sparirà. Non rimarrete più a lungo dentro l’arido, desolato deserto mentale nel quale avete camminato, o nella densa foresta che avete creato voi stessi. Farete di nuovo ritorno nel giardino del vostro cuore, sarete di nuovo in grado di correre velocissimi.

Cercate anche di sentire la mia presenza. Voglio che voi sentiate la mia presenza dentro il vostro cuore, in ogni momento, allo stesso modo in cui io sento la vostra presenza dentro di me, dentro il mio cuore. Ricordando quante cose buone avete fatto per me, io verso lacrime di gratitudine, nuoto nel mare delle mie lacrime di gratitudine. In quanti infiniti modi voi avete servito il Supremo in me, amato il Supremo in me e soddisfatto il Supremo in me! Questi sono i vostri possedimenti, la vostra stessa manifestazione di divinità.


  1. LEN 5,6. Sri Chinmoy, Io sono il Cuore-Affamato di Dio della mia Vita, Parte 2, n. 16. New York: Agni Press, 1994.

L'Invocazione è il nostro respiro vitale

Se mi accettate come vostro Maestro spirituale, per piacere, considerate “L’Invocazione” come il mio respiro di vita e come il vostro respiro vitale. “L’Invocazione” è la Presenza vivente del vostro vero Guru, il nostro Benamato Supremo. Alla mattina, iniziate con “L’Invocazione”, cantatela prima di andare al lavoro, prima di partire per il vostro lavoro, e se non potete cantare, per piacere, recitatene le parole.

Poi, durante il giorno, quando cantate “Jiban debata” e “Bhulite diyona,” per piacere, cantate prima “Jiban debata.” Per piacere, lanciate la vostra anima, cuore, mente, vitale e corpo nei canti, quando li cantate o li recitate.

Vi è una distanza di milioni e miliardi di miglia tra “L’Invocazione” e gli altri canti, compresi “Jiban debata” e ”Bhulite diyona”. “L’Invocazione” non è solo un canto, è infinitamente più significativa e apportatrice di frutti. Nessuno dei miei canti può essere paragonato all’“Invocazione.” Ogni pensiero, ogni riga ed ogni parola proviene dal mio cuore di aspirazione e dal mio respiro di realizzazione, perciò non possiamo porre “L’Invocazione” allo stesso livello di altri miei canti.

Rimarrà immortale per tutta l’Eternità dentro la mia aspirazione e la mia realizzazione.

Ho composto un numero considerrevole di canti, almeno cinquanta rimarranno certamente immortali, tra essi, questi due, “Jiban debata” e “Bhulite diyona,” saranno considerati dall’umanità che aspira dei gioielli spirituali molto preziosi. Il vecchio “Bhulite diyona” è pure molto bello: “Mio Signore non permettermi di dimenticarTi.”

I bravi cantanti dovrebbero cantare, ogni giorno, tanti canti quanti sono gli anni che sono stati in terra, per compiacere la loro anima. Non deve essere fatto in una volta sola, ma dovreste cantare tanti canti quanti sono i vostri anni. Ho fatto molte cose, ed anche ora faccio molte cose segretamente, non voglio dire che cosa sono, in rapporto agli anni che sono stato sulla terra. Ogni anno ne aumento il numero in relazione alla mia età.

Riguardo al canto, ogni giorno, dopo “L’Invocazione” canto dieci o dodici canti compresi “Jiban debata” e “Bhulite diyona,” così come altri canti per Madre Kali e Lord Krishna. Ogni giorno, canto, con la mia tastiera, almeno quindici canti. Prima di scendere le scale, canto “L’Invocazione” alle volte sono le quattro o le quattro e mezza del mattino, quando eseguo questi canti, abbasso il volume della tastiera, affinché i vicini non si lamentino. In tutta sincerità io eseguo questi canti, così anche voi potete farlo. Questo è il vostro respiro vitale, il vostro altare.

Dico ai bravi cantanti, per ogni anno della vostra esistenza terrena, dovreste cantare lo stesso numero di canti.

Avete già ricevuto le speciali Benedizioni di Dio per essere dei bravi cantanti, perciò dovreste cantare. Almeno alcune centinaia dei miei canti sono belli! Di questi, cinquanta o sessanta hanno già ricevuto il marchio dell’Immortalità, “Jiban debata” “Bhulite diyona” e “Tomare rakhibo” sono tra questi. Un giorno, potrò fare un elenco di questi canti, secondo me, non secondo il vostro gusto. Se sarò molto, molto severo, vediamo quanti ne includerò. Sono così grato ad alcuni gruppi di canto che hanno ricercato, attentamente e scrupolosamente, di trovare canti che erano stati completamente dimenticati. Come è stato gentile, da parte vostra, cantare così meravigliosamente e così devotamente quei canti!

Ieri, con quanta devozione e diligenza, i ragazzi hanno cantato il canto di Sri Aurobindo! Molti anni fa ero solito meditare nella stanza di Sri Aurobindo, al mattino presto. Ho iniziato con due minuti, e sono passato da due minuti a due ore. Mentre i ragazzi cantavano, ho portato il mio corpo, vitale, mente, cuore ed anima nella stanza di Sri Aurobindo. Interiormente ero seduto nella sua stanza a meditare, mentre ascoltavo i miei figli spirituali cantare il canto che ho composto per Sri Aurobindo. Con quanta devozione cantavate! Io sono il vostro critico più severo, vi sgrido e vi insulto sempre se non cantate bene, ma questa volta, mentre cantavate, sono entrato assolutamente nel mare dell’estasi. Ero così orgoglioso dei miei figli, così profondamente toccato.

Quando canto 'Juga Avatar’ in questo canto, alle volte uso la parola ‘nami’ ed alle volte non la uso; entrambi i modi sono corretti. Ogni tanto, troverete che dei canti molto sacri e sublimi hanno alcune parole extra tra parentesi, non sono metricamente errate, sono corrette.

Miei cari, voi siete i pionieri nell’imparare i miei canti, voi siete con me, in me, e per me, mentre sono nella terra dei vivi. Voi siete estremamente fortunati ad avermi, ed io sono estremamente fortunato ad avere voi.

L'incarnazione dalla preziosa opportunità

Lasciatemi parlare della reincarnazione. Spero che tutti voi crediate nella reincarnazione, o forse, per alcuni di voi, è solo una parola. Sia che io sia stato un leone nella mia ultima incarnazione animale, o una grande figura spirituale nella mia precedente incarnazione umana, il passato è polvere. Chi eravamo, lo sa Dio, ma dobbiamo diventare qualcosa in futuro. Per quanto mi riguarda, con tutta sincerità e con la massima autenticità, posso dire che non avrò altre incarnazioni, questa è davvero la fine del mio soggiorno terreno, ma, fortunatamente o sfortunatamente, non c’è nessun altro qui che non avrà altre incarnazioni. Tutti devono tornare, ognuno di voi dovrà reincarnarsi sulla terra, per lavorare sia per Dio che per se stesso. Tutti voi avrete sicuramente molte, molte incarnazioni prima di realizzare Dio, che lo vogliate oppure no. Non dipende da voi.

Vedete che quest’anima che ha realizzato Dio, soffre così tanto nelle mani dell’umanità e forse potreste dire: “Chi vuole la realizzazione di Dio? Guru soffre così tanto!” È vero, io soffro, ma Dio non consentirà a nessuno di rimanere non realizzato. Ora la domanda è, quante opportunità potete ottenere in una incarnazione per fare progresso. Tutti i Maestri spirituali hanno detto che, se in una incarnazione, si ha un’anima che ha realizzato Dio come Maestro spirituale, si ottiene il massimo delle opportunità, non solo di correre velocemente in quella incarnazione, ma anche di ridurre il numero delle incarnazioni future.

Se potete compiacere il vostro Maestro, in ogni sfera della vostra vita, allora le vostre incarnazioni future saranno più facili, più illuminanti ed appaganti. Se ci sarebbero volute cinquanta, sessanta o anche duecento incarnazioni, per voi, prima di realizzare Dio, lo potrete fare magari in dieci, venti o trenta incarnazioni. Certamente nessuno qui può dire: “Non prenderò altre incarnazioni.” oppure: “Non mi interessa realizzare Dio; non ho bisogno di Dio.” Dio non permetterà a nessuno di rimanere non realizzato, dovrete tornare qui ripetutamente.

Desidero dire ai miei discepoli che, se in questa incarnazione non approfittate del vantaggio del collegamento con me, se non utilizzate appropriatamente la vostra connessione interiore ed esteriore con me, allora fate un grandissimo errore. Ogni volta che tornerete sulla terra, vedrete quanto è difficile fare progresso, è impossibile sondare la sofferenza a cui ogni essere umano è sottoposto qui in terra. Voi sentite che state soffrendo in modo insopportabile, ma non avete idea di quanto soffrano di più coloro che non seguono alcun sentiero spirituale, voi siete fortunati per il fatto che seguite la vita spirituale.

Alla fine, ogni persona dovrà entrare nella vita spirituale, non deve essere necessariamente un sentiero. Come miei discepoli voi avete un sentiero, ma molti altri cercatori spirituali, e Maestri dell’ordine più elevato, non seguono alcun particolare sentiero. Lord Buddha e Sri Krishna non seguirono un sentiero, realizzarono Dio grazie alla loro aspirazione ed alla loro meditazione.

Quando però seguite un Maestro spirituale, avete un ulteriore vantaggio. Sri Ramakrishna era solito dire che una mucca produce latte, e questo latte non si trova nella coda, nel naso o nelle orecchie della mucca, vi è un luogo specifico: quando si spremono le mammelle allora si ottiene il latte. Similmente, quando un Maestro spirituale viene, è dal suo terzo occhio, o dal suo cuore che si ottiene l’illuminazione. È difficile vedere il terzo occhio, ma si può sentire il suo cuore.

Ritornando all’argomento delle prossime incarnazioni, ogni incarnazione ci dà delle esperienze, che potete definire benefiche oppure no, ma queste esperienze ci portano ad una meta speciale. Alcuni esseri umani hanno accumulato ricchezza spirituale, pace, luce, e beatitudine, dalle loro incarnazioni precedenti. Grazie alla loro precedente aspirazione, hanno ottenuto alcune qualità divine. Sicuramente, sicuramente, Dio restituirà loro queste qualità divine, quando inizieranno di nuovo il loro viaggio, e poi Egli dirà loro di accrescere continuamente le loro qualità divine. Ci sono poi milioni di persone sulla terra che inizieranno una nuova incarnazione, una nuova vita, senza alcuna pace divina, luce divina o beatitudine divina. Quando entrate in un sentiero spirituale, avete così tante opportunità di fare progresso, è come se entraste in un giardino bellissimo, dove vi sono migliaia di fiori ed ogni fiore possiede profumo e bellezza, e voi potete cogliere qualsiasi fiore vi dia gioia. Potete avere molte esperienze interiori e raccoglierne il profumo dentro il vostro cuore, nella vostra vita interiore, ed ogni volta che avrete un’incarnazione, potrete avere indietro queste esperienze.

La cosa più importante, per coloro che seguono un sentiero spirituale, è quanto seriamente essi prendono la loro vita spirituale, quanto valore danno alla loro vita spirituale, quanto intensamente desiderano mantenere la loro connessione con il loro Pilota interiore, con il Supremo.

Può succedere, e succede, che alcuni dei miei discepoli abbiano preso la vita spirituale molto più seriamente quando sono entrati nel sentiero: se la connessione che avevano stabilito con il Supremo, quando hanno iniziato la loro vita spirituale con serietà, è ora più debole, se non vi è più lo stesso spirito, se non vi è più lo stesso ardore, se non vi è più la stessa volontà, amore, devozione ed abbandono, allora, naturalmente, il loro sentimento nei riguardi della vita spirituale non sarà più lo stesso. Se questa connessione, o sentimento di unità, o profondità, non c’è più, se non c’è più l’anelito che sale dal cuore, se la fiamma è quasi estinta, allora, indipendentemente da quello che succede, da quanti anni passano nel sentiero, come possono sperare di essere guidati verso la vita spirituale, fin dall’inizio, nelle loro prossime incarnazioni? No, è solo un loro modo di pensare, un loro desiderio.

Quando siete nella barca, quando siete nel sentiero, il punto fondamentale è se volete fare il progresso più veloce possibile, o se volete avere la velocità di un carro indiano trainato da buoi. Potete scegliere. Una volta che avete iniziato la maratona dell’Eternità nella vita interiore, potete fermarvi, potete anche sdraiarvi, ma non potete abbandonare la corsa, una volta iniziata, la dovete finire, ed anche se non iniziate la corsa oggi, dovrete comunque iniziarla in qualche momento in futuro. Vi sarà un numero interminabile di maratone e dovrete prendervi parte. Oggi potreste dire: “Non sono pronto, non mi interessa” ma domani, o il giorno seguente, sarete costretti ad iniziare questa corsa interiore, questa maratona interiore. Alcuni corrono velocissimi, altri non lo fanno, ma tuttavia anche loro, pur procedendo lentamente e costantemente, devono raggiungere la loro destinazione.

Molti Maestri spirituali, dopo aver realizzato Dio, promettono che ritorneranno sulla terra, ma vi assicuro, tra i Maestri spirituali dell’ordine più elevato, nessuno è tornato, e nessuno tornerà. Le loro emanazioni e qualcosa di simile può venire, ma le anime realizzate del grado più elevato non tornano. Una volta Sri Ramakrishna indicò un certo luogo sulla mappa e disse che sarebbe ritornato lì, era un luogo della Russia. È forse rinato in Russia? No, non lo ha fatto. Sto uscendo dal seminato, torniamo all’argomento. Questa incarnazione è l’incarnazione di una preziosa opportunità, fate rivivere la vostra aspirazione! Fate rivivere la vostra dedizione! Rinnovate, rinnovate ogni cosa! Seguite il sentiero dell’amore, della devozione, dell’abbandono e dell’unità. Se queste qualità divine vi hanno abbandonato, o se deliberatamente non date loro alcun valore, o se sentite che non vi è nulla nella vita spirituale, allora potete andarvene e provare l’altra vita, noi la chiamiamo vita esteriore. Vedrete che la vita esteriore è infinitamente, infinitamente più difficile. Mentre siete sul sentiero, le opportunità che potete ottenere dalla vostra aspirazione, dedizione, amore, devozione ed abbandono, e dalla vostra regolare disciplina spirituale, non le otterreste, se non seguite la vita spirituale. Inoltre, pur avendo condotto una vita spirituale per molti anni, questo non significa che ora potete fare a modo vostro, no!

La connessione interiore ha grandissima importanza, grazie alla vostra connessione interiore, stretta, veramente stretta, fate il progresso più veloce. Quando vedete che la connessione interiore è allentata, se vedete che non è forte come prima, potete essere sicuri che vi state allontanando sempre più dalla vostra vita spirituale, che è la vera vita. Potreste pensare che sarete felici nella vita esteriore, ma dovete sapere che vi state ingannando.

Nessuno può sfuggire per sempre alla vera vita spirituale, potete farlo per dieci, venti, trenta, quaranta anni, ma Dio vi costringerà ancora una volta ad accettare la vita spirituale o in questa incarnazione o in una incarnazione futura, perché senza la vita spirituale nessuno sarà in grado di realizzare Dio. Alla fine, non vi sarà un solo essere umano che dirà: “Non voglio la realizzazione di Dio.” Ora potete dire di non volere la realizzazione di Dio, ma sarete costretti, sarete costretti (ad accettarla). Da chi? Da Dio Stesso. Se la vostra aspirazione è diminuita, questo non significa che Dio vi permetterà di rimanere nella vita esteriore indefinitamente, e di fare qualsiasi cosa vogliate. Potrà permettervelo per un breve periodo, ma un giorno tirerà la corda con tale forza! Perché volete aspettare di essere costretto a fare qualcosa, se sapete che è qualcosa di buono, non solo per voi stessi ma per tutta l’umanità?

Nella vita spirituale, l’ora viene e va, una volta che abbiamo fatto cattivo uso dell’ora, dell’Ora di Dio, la prossima volta che arriverà, sarà più severa. È come in aeroporto, prima della chiamata finale per imbarcarsi, vi saranno tre o quattro annunci, ma quando arriva l’ultima chiamata, se non ti affretti ed entri nell’aereo, l’aereo non aspetterà, perderai il volo, e chi lo sa quando ne troverai un altro. Nella vita spirituale è esattamente la stessa cosa: vuoi andare da un piano di coscienza ad un altro, sei stato chiamato, se non approfitti di questa occasione ora, se non presti alcuna attenzione quando vieni chiamato per il volo, sei tu il perdente.

Ogni volta che corriamo una maratona, facciamo la promessa che non ne correremo più un’altra, poi, il giorno dopo, cosa succede? Usciamo ad allenarci. Durante la corsa, il nostro corpo è pieno di dolori, dolori, dolori, ma il giorno seguente ci sentiamo ispirati ad allenarci per la prossima maratona. La maratona che corriamo interiormente non ha un chilometraggio determinato, non termina dopo ventisei miglia, la corsa interiore, fortunatamente o sfortunatamente, è un viaggio molto, molto lungo. Se non portate a termine la vostra maratona esteriore, non importa, anche se qualcuno può farsi beffe di voi. I vostri colleghi potrebbero dire: “Sei un inetto, non sei riuscito a finirla,” o forse vi dimostreranno della simpatia, poi dipende da voi provare ancora. La maratona interiore invece deve essere accettata. Qualcuno potrebbe dire: “Io non devo correre questa maratona interiore.” Io però vi dico che arriverà l’ora (in cui dovrete farlo). Vi sono poi delle persone che hanno iniziato la maratona interiore, e poi, per qualche motivo, pensano di potersi fermare, ma questa maratona non la si può abbandonare per sempre.

Per alcuni giorni, mesi, anni, o anche per alcune incarnazioni, forse potreste godere di un po’ di riposo, ma poi sarete costretti ad iniziarla ancora. Sfortunatamente, ogni volta che vi rilassate nella vostra aspirazione, nel vostro ardore, prontezza e volontà, la rendete solo più difficile per voi stessi. Se un campione di velocità si crogiola nei piaceri della pigrizia, poi, quando torna ad allenarsi, sarà molto più difficile per lui tornare al livello precedente. Se oggi un campione abbandona la corsa, che cosa importa? Potrebbe dire: “Ho già ottenuto abbastanza” ma nella vita interiore, un cercatore spirituale non sarà nelle condizioni di smettere di correre, una volta iniziata la corsa interiore, non potrà abbandonarla, correrà fino a quando l’avrà vinta. Qui vincere vuol dire realizzare Dio.

Il vostro desiderio ardente di arrivare alla Meta è una necessità suprema. Ogni persona deve ricordarsi che la gara è obbligatoria, ma chi è saggio, e sa che deve correre, dirà: ”Prima è, meglio è.” Altri potranno sentire che il loro tempo non è ancora arrivato e che sono fortunati.

In una famiglia diciamo che vi è un fratello più piccolo ed uno maggiore. Quando il più piccolo vede il più grande andare a scuola, potrebbe dire: “Voglio essere grande e saggio come mio fratello. Ora anch’io devo andare a scuola.” Il fratello maggiore ha forse iniziato gli studi a sette anni, ma lui desidera iniziare a quattro anni. Guardate come è saggio!

Anche nella vita spirituale, consideriamo i santi, i Maestri spirituali e gli Yogi come fratelli maggiori, se siamo saggi, sappiamo che anche noi dovremmo accettare il loro genere di vita, non per quanto riguarda i loro abiti o l’apparenza esteriore, ma per l’anelito interiore dei loro cuori.

Nella maratona esteriore, una volta coperte ventisei miglia, la corsa finisce, poi, dopo un lungo periodo, forse tre mesi o sei anni, possiamo correre un’altra maratona, ma nella vita spirituale non è così. Una volta raggiunta una certa meta, inizia il viaggio verso un’altra meta, una meta più elevata.

Se avete conquistato una piccola debolezza, un po’ di insicurezza, di gelosia, di impurità o di problemi vitali, ne arriva un’altra, ma gradualmente, gradualmente, indipendentemente da quanto la debolezza sia potente, voi la potete conquistare.

I rami dell'albero della mia vita

Sono stato un poeta per tutta la mia vita. Quando avevo quattro o cinque anni, ho cominciato a creare delle rime in bengali, poi a sette anni ero in grado di dettare delle poesie a mio fratello Chitta.

Un poeta visionario è chi ha la visione di tutto l’universo ed io ho espresso alcune delle mie realizzazioni più elevate con la poesia, ma sebbene abbia espresso stati molto elevati ne L’Assoluto, in Rivelazione e in altri poemi, le realizzazioni più elevate non possono trovare espressione a questo livello di coscienza. Quando cerchiamo di esprimere con le parole questi stati, si scende considerevolmente.

In Rivelazione ho scritto:

Ho conosciuto e realizzato la mia forma.
Il Supremo ed io siamo una cosa sola; tutti noi sopravviviamo.

E Immortalità inizia così:

Sento in tutte le mie membra la Sua Grazia illimitata.

Se avessi potuto esprimere queste sublimi realizzazioni su di un piano infinitamente più elevato di quello che mi consente la lingua inglese o il Bengali, solo allora avrei reso loro giustizia. Quando cerchiamo di esprimere la verità più elevata sul piano terreno o materiale, lo si può fare solo in rapporto alla ricettività che abbiamo in quel momento o secondo la ricettività che il mondo ha.

Cerchiamo di offrire la visione più elevata, ma i mondi più elevati che esprimiamo, attraverso la poesia o i canti, non potranno mai rivelare appropriatamente i mondi elevatissimi che abbiamo contemplato o che siamo diventati.

La mia spiritualità era nella mia poesia, molto prima che io diventassi un artista serio, molto prima che fossi un musicista, molto prima che dessi inizio al sollevamento pesi, molto prima che scrivessi così tanti libri di filosofia. Ci fu un momento in cui scrissi:

Un mare di Pace e Gioia e Luce
Oltre la mia portata io conosco...

E Dio sa quante volte ho recitato il mio poema L'Assoluto:

Non mente, non forma, esisto solamente;
Ora sono cessati ogni volontà e pensiero;
Il termine ultimo della danza della Natura,
Sono Quello che ho cercato....

Ora che sono in America, scrivo poemi diversi. In India, non avrei apprezzato il genere di poesia che scrivo ora, non perché non vi sia rima, ma perché è più moderna, ma non mi sono spinto lontano quanto gli Haiku dei poeti Giapponesi. Essi lasciano così largo spazio all’immaginazione.

Molti, molti dei miei poemi toccheranno le massime profondità del vostro cuore che aspira. Se potete entrare in profondità nel cuore della mia poesia, vedrete che potrete ricevere così tanto, anche solo da tre o quattro parole. In alcuni casi una sola riga della mia poesia vi può dare una gioia inimmaginabile, molto di più di dieci pagine della mia prosa. Questa gioia può durare alcune ore, mentre tutto un libro di prosa può darvi gioia, o una specie di fiducia, che può durare solo quindici o venti minuti. Se volete avere delle esperienze interiori molto velocemente, la lettura delle mie poesie vi aiuterà.

La prosa ha potere, ma la poesia ha in sè dolcezza, tenerezza, leggerezza, tutta l’intensità dell’anima. Un filosofo ed un poeta possono dire la stessa cosa, ma quando parla il poeta, le sue parole non attireranno solo l’attenzione di molte persone, ma daranno loro una gioia straordinaria. Mentre, quando un filosofo o uno scrittore dicono la stessa cosa con parole diverse, può essere più difficile per alcuni ricevere gioia.

Nella tradizione Indiana c’è un detto che si può tradurre così: “Davanti a voi vi è un pezzo di legno.” Uno scrittore o un filosofo direbbero semplicemente: “Davanti a me vi è un legno secco” mentre il poeta vedrebbe, nella sua immaginazione, lo stesso pezzo di legno come un grande albero. Egli dirà in modo molto enfatico, “Davanti a me vi è un albero che per ora, sfortunatamente non ha forma alcuna.” Quando il poeta parla di un albero senza forma, il cuore di tutti si scioglie.

Non nego che molti scrittori di prosa producano dei lavori eccellenti, ma i loro scritti sono per lo più nel mondo mentale, mentre la poesia è per lo più nel mondo psichico o nel mondo del cuore. La poesia corre verso la meta come un cerbiatto, mentre la prosa cammina verso la meta come un elefante.

Se volete marciare con fiducia verso la meta, allora leggete la mia prosa, se invece volete correre verso la meta, il più velocemente possibile, mentre il vostro intero essere è inondato di delicatezza e dolcezza, allora potete leggere la mia poesia. Sia che si tratti della mia prosa o della mia poesia, prego i miei discepoli di leggere i miei scritti per almeno mezz’ora al giorno. Non mi aspetto che leggiate per due ore, ma quindici minuti sono troppo poco, se leggete i miei scritti per mezz’ora, sicuramente riceverete gioia. Nei miei scritti ho toccato praticamente ogni argomento, e dato che voi siete tutti dei cercatori, i miei scritti vi daranno sicuramente moltissima ispirazione.

L’albero della vita di ogni persona ha molti rami, nel mio caso, il ramo più alto in assoluto è la mia realizzazione di Dio. Alcune persone saranno soddisfatte con il poeta, l’artista, il musicista o il cantante in me, ma il mondo che aspira sarà soddisfatto solo con la mia realizzazione di Dio, che ho ricevuto da Dio. È stato un Suo Dono e questo Dono posso offrirlo e lo sto offrendo all’umanità. La mia poesia, la mia musica, la mia arte, la mia filosofia ed anche la mia spiritualità non verranno dimenticate, ma verranno di gran lunga superate dalla mia unità con Dio.

Il mondo della mia arte, della mia musica, della mia poesia, della mia filosofia e tutti gli altri miei mondi sono ugualmente rami dell’albero della mia vita, ed ognuno di questi rami ha prodotto molte foglie, fiori e frutti. Un albero che ha molti rami sarà in grado di offrire di più al genere umano, rispetto ad un albero con un ramo solo. Una persona che ha realizzato Dio non può esprimere o manifestare la sua realizzazione di Dio dal ramo più alto, dato che la maggior parte delle persone non può salire abbastanza in alto per vederla, sentirla e realizzarla.

Le persone sono capaci di salire fino ad un certo livello, in relazione alla loro capacità ed aspirazione, ed è per questo che i cercatori spirituali otterranno molti più benefici dalla realizzazione di un Maestro spirituale in confronto alle persone comuni, ma anche i cercatori più elevati non saranno in grado di raggiungere gli altissimi fiori e frutti del ramo più alto. Saranno in grado di raggiungere solo alcuni dei rami più bassi e trarranno da essi un notevole beneficio spirituale, ma, se qualcuno non sta aspirando affatto, a stento riceverà qualche beneficio, anche leggendo molte volte i miei scritti o cantando i miei canti.

È un mio desiderio che alcuni dei miei discepoli si dedichino a diversi rami dell’albero della mia vita. Questi rami possono nutrire abbondantemente i vostri cuori che aspirano. Sarò felice, se alcuni discepoli potranno distribuire a tutto il mondo, un po’ di luce dai mondi della mia poesia, della mia musica, della mia arte e dei sollevamenti.

La mia realizzazione di Dio, che ha raggiunto la massima altezza, è più che sufficiente, da sola può percorrere il mondo in lungo e in largo e se tutti i miei rami possono essere utilizzati, le loro foglie, fiori e frutti offriranno molti più benefici al mondo che aspira.

Alcuni discepoli dovrebbero farsi avanti e commentare la mia poesia, la mia arte e le altre mie attività. Potete anche leggere in pubblico i miei poemi e le mie storie. Potrete non essere in grado di parlare agli altri della mia realizzazione di Dio, ma quando leggete al pubblico i miei poemi e le mie storie, voi state aiutando non solo chi ascolta, ma, voi stessi, ricevete un enorme beneficio spirituale. Dovreste anche scrivere ed esprimere voi stessi. Per ora, vi state esprimendo con la vostra aspirazione, la vostra preghiera e meditazione, ma ora sto dicendo che dovreste esprimere anche le altre vostre capacità e qualità. All’Ashram di Sri Aurobindo c’erano delle persone che scrivevano bellissimi poemi. Tra i miei discepoli, quelli che scrivono poesie, possono invitare i loro amici ad ascoltare le loro composizioni, i vostri amici possono non essere dei poeti, possono non avere la capacità di scrivere poesie, o la loro indolenza non permette loro di farlo, ma ascoltare i vostri poemi sicuramente, sicuramente li aiuta, e quelli che hanno l’entusiasmo di scrivere poesie e di condividerle con gli altri, ne riceveranno certamente un beneficio. Questo riguarda anche chi vuole scrivere canti e cantarli ai loro amici.

Tutti voi avete molto tempo, specialmente alla sera, se volete guardare la televisione per mezz’ora o un’ora, per rilassarvi, va bene, ma se guardate la televisione per ore ed ore, state solo ritardando il vostro progresso spirituale. Sarà infinitamente meglio per voi esprimere il poeta o l’artista o il cantante che è dentro di voi, e condividere le vostre conquiste con gli altri.

Se gli altri sono abbastanza saggi - non abbastanza gentili, ma abbastanza saggi - da ascoltare questi poeti, cantanti e scrittori, io sarò molto felice. Se chi vi ospita ha abbastanza tempo ed energia per comporre e scrivere, lui o lei, possono anche usare un po’ del loro tempo e del loro denaro, per offrire qualche rinfresco e se chi ospita non può farlo, coloro che vengono ad ascoltare possono portare qualcosa e dividere le spese.

In questo modo, potete creare dei club sacri e segreti, dove potete condividere con gli altri i vostri poemi e la vostra musica.

Nessun pensionamento per te, figlio mio!

La Conclusione di Ventisette mila Piante di Aspirazione

In questo viaggio, nonostante la mia malattia fisica e così tanti problemi interiori ed esteriori, abbiamo compiuto due cose molto importanti: abbiamo completato la serie Ventisette mila Piante di Aspirazione e il disegno di due milioni di uccellini. Dal punto di vista letterario ed artistico, questo viaggio sarà la nostra offerta più importante al Supremo Assoluto. Aver completato Ventisette mila Piante di Aspirazione è qualcosa di veramente molto importante e veramente molto buono nella nostra vita di aspirazione.

Poema 27.000

Mie Ventisette mila
Piante di Aspirazione,
il mio Signore Benamato Assoluto Supremo
mi ha dato, per dare a voi,
i Fiori del Sole-Sorriso
del Suo Cuore.
Mie Ventisette mila Piante di Aspirazione,
Avete dato all’umanità
una costante sete di Dio
ed un’incessante fame di Dio.1

L’assoluto Comando del mio Supremo<a href="#fnsvxv" id="fnrefsvxv">2</a>

Questa mattina, nelle prime ore del giorno, la mia anima era nella mia Coscienza Trascendentale ed il mio cuore era nella mia Coscienza Universale.

Il mio Supremo, il mio Supremo, il mio Supremo è apparso davanti a me e mi ha detto: “Nessun pensionamento, nessun pensionamento, nessun pensionamento per te, Figlio Mio!”

Io ho detto al mio Supremo: “Che cosa ancora vuoi da me, che cosa ancora?”

Egli mi ha detto: “Settantasette mila.”

Immediatamente Gli ho chiesto: “È un Tuo Desiderio, una Tua Richiesta, una Tua Volontà, od un Tuo Comando assoluto?”

Egli ha detto: “È il Mio Comando assoluto.”

Allora Gli ho detto, “Non penso che vivrò così a lungo sulla terra.”

Egli mi ha detto: “Figlio mio, ti comando di incominciare. Ti comando di incominciare. Tu sai ed Io so quanto a lungo starai ancora sulla terra, ma Io voglio che tu cominci. Questo è il mio Comando assoluto.”

“Mio Supremo, mio Supremo, obbedirò al Tuo Comando, obbedirò.”

Commento dei Settantasette mila Alberi-Servizio

Il mio problema è solo cominciare. Quando smetterò, quanti nuovi discepoli arriveranno e si uniranno alla nostra barca e quanti spariranno dalla nostra barca? Solo il Supremo sa quanti verranno e quanti se ne andranno e quanti raggiungeranno il Cielo. Questo, solo il Supremo lo sa, ma prima di completare i settantasette mila, io raggiungerò il Cielo.


  1. LEN 9,2. Sri Chinmoy, Ventisette mila Piante di Aspirazione, Parte 270, poema 27.000. New York: Agni Press, 1998.

  2. LEN 9,3. Sri Chinmoy, Settantasette mila Alberi-Servizio, Parte 50, seguente la Prefazione. New York: Agni Press, 2009.

Avere una dolce famiglia

Quando ti sei abbandonato, incondizionatamente, al Volere di Dio, se vuoi entrare nel Gioco di Manifestazione di Dio, o Lila, non ne puoi più uscire. Io sono in un mare di affanni e di lacrime. Ogni Maestro spirituale canta con lo stesso stato d’animo, non ve ne è uno che non soffra inesorabilmente nelle mani dell’umanità. Non vi è un solo Maestro spirituale che non abbia sofferto per l’umanità, perciò io non posso essere un’eccezione. Voi soffrite, io soffro, tutti noi soffriamo, non vi è una sola persona, sia che sia realizzata oppure no, che non soffra.

Molte, molte, molte volte ho detto al Supremo: “Realizzare Te è un’impresa Erculea.” Sono necessarie moltissime incarnazioni per realizzare Dio, la realizzazione di Dio non è come bere un bicchiere d’acqua, non possiamo ottenerla solo chiedendola. No, non la otteniamo a buon prezzo. Richiede molte, molte incarnazioni, preparazione interiore, preparazione esteriore e la fiamma che si eleva dell’aspirazione, ma vi è sempre speranza. La Speranza stessa di Dio mantiene vivo l’Universo, se Egli perdesse la Speranza, allora il Gioco finirebbe.

Io sono qui con voi, il nostro è un mondo molto piccolo, ma io ho anche il mondo intero.

Quando un Maestro spirituale entra nel mondo, ha alcune centinaia o migliaia di discepoli, ma, nel mondo interiore, deve lavorare per tutta l’umanità. Esteriormente si prende cura di alcune centinaia o migliaia di discepoli, ma il suo impegno interiore con Dio è tale per cui deve lavorare per tutto il mondo.

Quando pregate con la massima sincerità e meditate molto bene, dovete rendervi conto che le vostre preghiere e meditazioni entrano nell’anima e nel cuore dell’universo; lì voi aiutate, aiutate, aiutate coloro che anelano alla luce, all’amore e alla beatitudine di Dio. Nel nostro sentiero, la manifestazione esteriore è molto bella e potente, noi stiamo manifestando in ogni luogo, ma la manifestazione interiore è l’unità, l’unità, l’unità con la Volontà di Dio. Dobbiamo offrire a Dio, ad ogni istante, il nostro amore, la nostra devozione ed abbandono, in ogni momento dobbiamo offrirGli la nostra amorevole, gioiosa e completa obbedienza. Se trascuriamo di offrire a Dio queste cose, che cosa può fare, povero Dio? Egli ha bisogno di noi per la Sua Manifestazione; noi abbiamo bisogno di Lui per la nostra realizzazione. Se io non sono un buon strumento, Egli sceglierà te, e se tu non sei un buon strumento, Egli sceglierà qualcun altro. Allo stesso modo, se io sono un Suo strumento efficiente, allora devo continuare ad esserlo per quanti anni Egli vorrà che io continui la Sua Missione.

Un Maestro spirituale viene nel mondo per accelerare l’evoluzione del genere umano e per farlo ha bisogno di una costante, costante, costante collaborazione da parte dell’umanità.

La vita spirituale è una strada a senso unico, ma noi l’abbiamo dimenticato, o ce ne dimentichiamo volutamente e ne facciamo una strada a doppio senso. Che cosa succede se è davvero una via a senso unico? Quando cerchiamo di farne una strada a doppio senso e cambiamo direzione, ci sarà solo uno scontro, uno scontro e nient'altro. Molti discepoli hanno iniziato molto bene, con la massima sincerità. Non vi è un solo discepolo che sia entrato nel sentiero solo per curiosità, ognuno di voi è venuto con la massima sincerità, in rapporto alla sua capacità, poi, nel corso degli anni, in alcuni casi, la sincerità è scomparsa, l’ardore è scomparso, la buona volontà è scomparsa, così alcuni sono diventati molto indulgenti verso la loro vita di scarsa aspirazione.

Io provengo da un villaggio privo di importanza, molto piccolo. Shakpura è più piccola persino di Briarwood. Guardate il Potere Miracoloso di Dio! Io sono nato là, poi ho perso i miei cari, il padre e la madre, ma tutto è accaduto secondo il Piano di Dio e sono entrato in una comunità spirituale. Voi siete fortunati, alcuni di voi hanno portato i loro figli nel sentiero, alcuni di voi hanno visto qualcosa in me ed avete visto che avrei potuto farvi da padre e da madre. Io ho cercato di fare del mio meglio ed anche voi avete fatto del vostro meglio.

Nel mio caso, il maggiore dei miei fratelli ha portato me e tutta la famiglia nel sentiero. Il cuore e l’anima di nostra madre era tutta per la vita spirituale, ma si preoccupava che i suoi figli ricevessero una buona educazione.

Dopo che Dio portò via i miei genitori, tutta la famiglia entrò nella vita spirituale con un Maestro spirituale.

La velocità, la velocità, la velocità è sempre un elemento importante. Io ero il più giovane della famiglia, ma ho corso molto velocemente. Quando penso a mio fratello maggiore, egli mi superava ampiamente in termini di ore passate in preghiera e in meditazione, ed in tempo dedicato alla vita spirituale. Molto prima che io arrivassi all’Ashram, egli passava molte, molte ore in preghiera e meditazione. Tutti i miei fratelli erano stati sotto la guida di Maestri spirituali del livello più elevato, nelle loro incarnazioni precedenti. Alcuni furono discepoli di Gesù Cristo, altri lo furono di Sri Ramakrishna, uno lo fu di Sri Chaitanya ed alcuni furono diretti, diretti discepoli di Sri Ramachandra.

Un giorno, quando realizzerete Dio, cosa che dovrete, dovete e farete, potrete dire a tutto il mondo che una volta anche voi siete stati miei diretti discepoli. Sarete in grado di proclamare di essere stati con me, di essere stati miei contemporanei, di essere stati miei discepoli.

Ho ricevuto milioni di sofferenze e milioni di fallimenti, fallimenti interiori, da parte dei discepoli, ma Chi ha creato me, Chi ha creato voi, non soffrirà eternamente di fallimenti. Se così fosse, Dio non avrebbe creato questo mondo, non lo avrebbe mai fatto. In un futuro prossimo, o lontano, o in una delle vostre future incarnazioni, realizzerete Dio. A quel tempo io sarò in Cielo. Dio è molto, molto gentile con me, sicuramente questa è la mia ultima incarnazione.

Dal cielo io sarò in grado di vedervi, di aiutarvi e di avverare la mia visione in voi ed attraverso voi. La mia ultima e sola richiesta che vi faccio è questa: pensate sempre che la spiritualità è una strada a senso unico, non a doppio senso. Alle volte potete procedere lentamente, se siete stanchi, ma non giratevi, non tornate indietro. Per piacere, ricordatevi: è una strada a senso unico.

Io spero che, un giorno, voi siate coloro che trasformeranno le mie sofferenze in un oceano di delizia. Voi siete venuti al mondo per manifestare me, ma questa manifestazione può avvenire solo grazie alla vostra unità, unità, unità con il mio volere. Dovete andare oltre, oltre, oltre tutte le barriere, fisiche, vitali, mentali, psichiche, spirituali, tutte, tutte, tutte. Dovete superare tutte le schiavitù terrene, dovete vincere tutte le forze che ostacolano il vostro cammino. Tutti i nostri nemici sono dentro di noi, non fuori di noi e vengono a noi sotto forma di dubbi, sospetti, disobbedienza, paure, gelosie ed insicurezze: questi nemici interiori sono ostacoli nel nostro cammino.

Io non mi sono arreso, e prego tutti voi di non arrendersi. Cerchiamo di continuare. Io voglio continuare ad avere fiducia in voi tutti e mi aspetto lo stesso da parte vostra. Nutriamo fiducia reciproca. Io vi darò quello che il Supremo in me vuole che vi dia, ed anche voi mi darete quello che il Supremo in voi vuole che mi diate. Egli vuole che vi dia la mia compassione, il mio amore, il mio affetto, la mia dolcezza divina, tenerezza ed una cura costante per rendervi felici.

Allo stesso tempo, Egli si aspetta che voi diate a me la vostra costante prontezza, buona volontà, ardore sotto forma di amore, devozione, abbandono e obbedienza gioiosa ad ogni momento.

Io darò sicuramente, sicuramente, sicuramente, quello che ci si aspetta io dia, come sto già facendo. Quello che ci si aspetta che voi diate, alcuni di voi lo danno, ma poi lo ritirano, date per un giorno e poi, per mesi e mesi, vi riposate, andate in vacanza, ma io spero che possiamo avere una brava famiglia. Per avere una dolce famiglia, il padre deve dare quello che ci si aspetta da lui e i figli devono dare quello che ci si aspetta da loro. Cerchiamo di trasformare questa famiglia in una famiglia molto dolce, molto illuminante, molto appagante ed in una famiglia molto soddisfacente.

Dimentichiamo le terribili sofferenze, dimentichiamole completamente, cerchiamo solo di crescere nella dolcezza, nella pace, nella luce e nella beatitudine.

Nessuna aspettativa

Siamo nati con l’aspettativa! Se piango, mia madre verrà a darmi il latte. Se piango, mio padre mi porterà con lui in città, ma il Signore Krishna ha detto, “Hai il diritto di agire, ma non hai diritto ai frutti dell’azione.”

Sì, consideriamo nostro diritto fare qualcosa, ma non abbiamo il diritto di aspettarci di ottenere dei frutti dalla nostra azione. Nel caso nostro, ci aspettiamo che l’azione e le sue conseguenze vadano assieme. Se percuotiamo un tamburo, ci aspettiamo di udirne il suono, ma, mentre lo facciamo, non dobbiamo pensare al suono, il nostro compito è solo quello di percuotere il tamburo. Dobbiamo separare il suono dall’atto del percuotere.

Il problema è che, la maggior parte delle volte, non appena facciamo qualcosa, vogliamo ottenere un risultato. Dovremmo dire, “Se ottengo un risultato ed è buono, ne sarò compiaciuto, se non ottengo alcun risultato, non mi devo amareggiare.” Non sempre agiamo in tale modo, ad ogni secondo abbiamo dell’aspettativa.

Non appena usciamo di casa, ci aspettiamo che ci sia una piacevole brezza, ci aspettiamo che soffi la fresca aria del mattino. Se usciamo di casa ed invece dell’aria fresca, troviamo che soffia un vento molto caldo, ne siamo profondamente dispiaciuti.

Se invece diciamo, “Uscirò, non importa che tempo faccia, perché sento dentro di me che è bene andare fuori,” in questo modo non saremo contrariati. Sfortunatamente non diciamo così, prima di compiere un’azione, cerchiamo di ottenerne il risultato, dobbiamo arrivare a dire, “Agirò e non mi preoccuperò dei risultati.” In questo modo facciamo progresso, altrimenti, anche prima di agire, ci aspettiamo dei risultati, anche prima di percuotere il tamburo, ci aspettiamo di udirne il suono.

Quando appare l’abbandono incondizionato? Mentre aneliamo a Dio, diciamo forse: “Dio, anelo a Te. Se è la Tua Volontà, allora vieni, ma se non lo è, non venire. Io voglio compiacerTi a Modo Tuo”? Quante persone ripetono ogni giorno, “Voglio compiacere Te, O Dio, a Modo Tuo”? Se lo diciamo più di dieci volte, ci viene a noia ascoltare la nostra stessa voce! Allora cambiamo la nostra preghiera: “Io Ti compiacerò solo quando mi sentirò di farlo, e non importa anche se Tu non mi soddisferai, fino a che potremo soddisfarci reciprocamente ogni tanto.”

Lasciate ora che vi racconti una storia di abbandono incondizionato. Oggi guardavo alcune vecchie foto di famiglia. Quando vidi una foto di una mia cugina, Nirmala-di, incominciai immediatamente a piangere. Ella era così vicina alla nostra famiglia; morì mentre stava raccogliendo dei fiori. Era sul tetto della sua casa all’Ashram, da un lato vi era un albero di fiori di Protezione, la Madre aveva chiamato “Protezione” quel fiore. Mia cugina stava raccogliendo quei fiori e non si sa come, cadde a testa in giù sulla strada sottostante, e morì immediatamente. Mia sorella Lilli stava passando di lì, udì il rumore della caduta ma non vide cosa era successo, stava camminando lungo la strada e poi arrivò a casa. Dopo cinque minuti ricevette il messaggio di quello che era successo, e corse subito là. Questa cugina fu la promotrice del mio lavoro presso Nolini-da.

Ella disse che io dovevo lavorare là, dovevo proprio. Fu lei a dire che io dovevo offrire un regalo a Nolini-da, il regalo era la trascrizione in poesia, che io avevo fatto, in versi sciolti in Inglese, di uno dei suoi articoli in prosa.

Ma la cosa più importante avvenne quando io andai all’Ashram, all’età di un anno e tre mesi. Quanto fu gentile Nirmala-di! Era così affezionata a mia madre. Per un mese, ogni volta che mia madre voleva recarsi all’edificio centrale dell’Ashram, o andare a vedere la Madre Divina sul terrazzo o da qualche altra parte, questa cugina si sacrificava e si prendeva cura di me. E come piangevo e piangevo, piangevo e gridavo perché volevo mia madre! Le mie grida si udivano fino in lontananza! Questa mia cugina diceva anche alla mie sorelle: “Andate, io mi prenderò cura di lui.” Pur essendo stata lei stessa all’Ashram per soli due mesi, quando io fui portato là - era arrivata nello stesso periodo di mio fratello Hriday - si sacrificava così per noi. Voleva che mia madre passasse più tempo possibile nell’edificio centrale per vedere la Madre Divina. Questa era mia cugina, così affezionata a noi. Ci sgridava di continuo, era più grande delle mie sorelle e, se sei tu la maggiore, hai ogni diritto di sgridare i più piccoli.

Ritornando al nostro argomento, cosa si aspettava Nirmala-di dal suo servizio? Avrebbe potuto dire a mia madre, “Hai portato qui il tuo bambino, lui è una tua responsabilità, perché non chiedi ad una delle tue figlie o dei tuoi figli di badare a lui? Hai quattro o cinque figli che possono facilmente prendersi cura di lui. Fallo fare a loro.” Ma lei non si espresse in questo modo, al contrario, disse: “Sono stata qui per due mesi, tra un mese voi partirete, perciò permettetemi di fare questo sacrificio.” E lo fece per il suo amore verso mia madre. Elle agì con questo genere di abbandono incondizionato.

Quanti di voi hanno cercato, cercato sinceramente, di vedere ogni cosa a modo mio? Sarà il mio destino quello di non avere neppure un discepolo che si comporti così? In alcuni casi, anno dopo anno, i discepoli non hanno cercato di compiacermi, perché hanno bloccato completamente la loro porta interiore ed esteriore. Io non posso aprire la loro porta esteriore, né posso aprire quella interiore. Io non esisto dentro di loro. Io sono fuori, fuori, fuori. Non sono nella loro mente e nemmeno nel loro cuore; non faccio parte della loro esistenza.

Nessuno può osare dirmi: “Io faccio tutto a modo tuo,” e nessuno può dirmi, “Io cerco sempre di fare tutto a modo tuo.” Qualcuno può magari cercare di fare tutto a modo mio per una settimana, o per un mese, ma poi si stanca e dice semplicemente, “Ho cercato così intensamente, per un mese, di compiacere Guru a modo suo, ora dovrebbe essere lui a compiacere me almeno per un giorno, per due giorni o per tre giorni.” Questo genere di abbandono è una barzelletta, mi crea solo sofferenza. Un discepolo può cercare di compiacermi per due giorni, ma poi si aspetta che io lo compiaccia, neppure per lo stesso tempo, ma per dieci giorni.

Alle volte le persone dicono: “Dato che Guru ne ha la capacità, dal momento che è più forte di me spiritualmente, dovrebbe compiacermi di più a modo mio.” Questa però non è la filosofia corretta: i discepoli dovrebbero dire: “Dal momento che Guru ha più capacità, cercherò di diventare una sola cosa con lui, ed allora otterrò le sue capacità.” Le persone dovrebbero adottare questa attitudine.

Voi cercate di compiacermi per alcune settimane o mesi, poi viene fuori l’aspettativa e quando quello che vi aspettate non accade, voi dite: “Oh, la nostra filosofia è di non avere aspettative,” ed iniziate a provare ancora una volta, ma non vi dimenticate di usare ancora l’aspettativa e dite: “Chi lo sa, forse la prossima volta Guru potrebbe soddisfare la mia aspettativa.”

Da oggi, potete cercare di iniziare a servire senza alcuna aspettativa, meglio tardi che mai! Nella nostra vita, facciamo sempre delle promesse, come mio fratello Mantu. Ogni mattina decideva di non leggere alcun giornale, ma poi uno dei suoi amici arrivava e gli diceva, “Mantu Babu, Mantu Babu hai letto questo o quello? Lo sai?” “Cosa, cosa”? diceva Mantu. E il suo amico rispondeva, “Non voglio dirtelo, non voglio toglierti la gioia. C’è qualcosa davvero importante nel giornale, va, va subito e leggilo da te!” La decisione di Mantu durava forse per altri venti minuti, poi andava, il più velocemente possibile, in biblioteca a leggere l’articolo!

Nel caso vostro, potete decidere di cercare sinceramente, fin da oggi, di vedere ogni cosa e di fare tutto a modo mio. Ripetete semplicemente, “Obbedienza gioiosa, obbedienza gioiosa, obbedienza gioiosa.” Poi potete dire: “Nessuna aspettativa, nessuna aspettativa, nessuna aspettativa,” ed anche “Progresso velocissimo, progresso velocissimo, progresso velocissimo!” Se potete ripetere queste parole come un japa, se vengono scolpite sulla tavoletta del vostro cuore, sicuramente sarete in grado di fare un progresso velocissimo.

L'uomo propone, Dio dispone

“L’uomo propone, Dio dispone.” Questo famoso proverbio può facilmente essere applicato alla mia famiglia, specialmente per quanto riguarda l’attestato di laurea. Le nostre storie sono così divertenti, così divertenti!

Tutto è cominciato con mio fratello maggiore, Hriday. Egli era un grande filosofo, all’età di sedici anni, o diciassette, aveva studiato tutti i filosofi europei. Per un ragazzo, nato nel villaggio di Chittagong, era veramente qualcosa di eccezionale, poi, a vent’anni, aveva studiato i Veda, le Upanishads e la Bhagavad Gita con straordinaria profondità.

Stava studiando per ottenere il diploma all’Università di Chittagong. Gli altri studenti erano soliti chiamarlo ‘dotto’ e i suoi professori lo chiamavano ‘professore’ o ‘grande dotto.’ Dopo aver ottenuto il diploma, Hriday progettava di continuare a studiare, per ottenere un titolo più elevato, ma, nel frattempo, accadde qualcosa.

Sei mesi prima dell’ultimo esame per ottenere il diploma, egli udì il nome di Sri Aurobindo e il suo interesse per gli studi finì. Il solo nome di Sri Aurobindo fu sufficiente per mio fratello; dopo averlo udito, volle solo condurre una vita spirituale, perse tutta la sua inclinazione allo studio ed abbandonò completamente gli studi regolari.

Io ebbi la stessa esperienza. Quando avevo quattro o cinque anni, udii il nome ‘Sri Aurobindo’ e qualcosa accadde: sentii una tale gioia, dolcezza ed amore dentro quel nome, a quel tempo non avevo ancora sentito niente riguardo alla Madre, non avevo nemmeno visto la fotografia di Sri Aurobindo, avevo solo udito le parole ‘Sri Aurobindo’ e furono sufficienti. Qualcosa accadde dentro il mio cuore. Dopo, a sette anni, vidi una grande immagine della Madre e di Sri Aurobindo, ma all’inizio, fu sufficiente il nome ‘Sri Aurobindo’.

Quando Hriday abbandonò gli studi, fu un grande colpo per mio padre. Mio fratello fece l’esame ma non aspettò di conoscere il risultato, senza dirlo ai miei genitori, prese il treno per Pondicherry, per stare con Sri Aurobindo. Mio padre era così turbato, come aveva potuto suo figlio maggiore comportarsi in questo modo?

Mia madre volle andare immediatamente a Pondicherry e portarlo indietro. Ella disse a mio padre, “Devo andare e portarlo indietro, altrimenti non mangerò più.”

Mio padre disse: “Io non ti accompagnerò a Pondicherry.” Mia madre era pronta a digiunare fino a morire! Per tutto il giorno non mangiò, poi, a metà del secondo giorno, il cuore di mio padre si intenerì e disse: “Questo digiuno deve finire, tu devi mangiare, ti accompagnerò a Pondicherry per portarlo indietro.”

Mio padre scrisse all’Ashram e ricevette il permesso per noi tutti di andare là, per una breve visita. Dato che mio padre era l’ispettore capo della linea ferroviaria Assam-Bengala, viaggiammo fino a Pondicherry gratuitamente. Questa è la storia di come tutti noi andammo all’Ashram, per la prima volta. Io avevo solo un anno e tre mesi.

Quando arrivammo, non appena mia madre vide mio fratello Hriday, pianse e pianse e pianse. Pianse così a lungo che, alla fine, egli acconsentì a ritornare a casa con noi. Egli disse: “Va bene, non ho bisogno proprio ora della vita spirituale, quando verrà il momento, tornerò.” Poi la mia madre fisica dovette ottenere il permesso dalla Madre Divina, affinché Hriday potesse partire. Andò quindi a vedere la Madre dell’Ashram, ma la Madre non parlava bengali e il bengali di mia madre non era corretto, lei parlava solo il nostro dialetto di Chittagong,, così le mie sorelle traducevano le sue richieste in un bengali corretto e Nolini-da, il Segretario Generale dell’Ashram, traduceva tutto in inglese per la Madre.

Mia madre piangeva e piangeva, aveva programmato di dire alla Madre divina che le sarebbe stata molto grata, se avesse permesso a Hriday di tornare a casa, invece disse alla Madre dell’Ashram: “Le sono così grata per essersi assunta la piena responsabilità per mio figlio maggiore, per piacere, promettetemi che vi prenderete cura di tutti i miei figli. Essi sono venuti qui con me. Vi prenderete cura di loro? Io lascio qui mio figlio maggiore, permettetegli di stare con voi, e questi più piccoli torneranno a casa con me. Voglio che ricevano un’educazione più elevata e, quando l’avranno, mi promettete di farli tornare?”

La Madre Divina disse subito: “Si, ve lo permetto. Questo può rimanere qui, e gli altri li terrete con voi per alcuni anni, cerchiamo di dare loro una buona educazione. Vi prometto che dopo li terrò con me.”

Guardate cosa accadde! Mia madre era andata all’Ashram solo per far tornare suo figlio, invece di farlo, pregò la Madre Divina di prendersi cura degli altri suoi figli, quando fossero cresciuti.

Quando mia madre e le mie sorelle ritornarono nella casa dove vivevamo, mia madre disse: “Guardate cosa ho fatto! Sono andata per riportare a casa mio figlio maggiore e, invece di farlo, ho offerto tutti i miei figli alla Madre.” Tutti ridevano e ridevano, ed allo stesso tempo tutti ne erano commossi, perfino mio padre fu molto colpito dalla devozione di sua moglie verso la Madre. Fu così che Hriday rimase all’Ashram e tutti noi facemmo ritorno a Chittagong, con mia madre e mio padre. Sebbene Hriday avesse abbandonato gli studi, i miei genitori speravano ancora che noi potessimo continuare e ricevere un titolo di studio.

L’altro che li deluse fu mio fratello mediano, Chitta. Quando Hriday partì, Chitta stava facendo gli studi intermedi, noi li chiamiamo immatricolazione. Dopo averli terminati, Chitta avrebbe dovuto studiare per il diploma. Un giorno, egli annunciò che non avrebbe più studiato, perché voleva andare anche lui all’Ashram.

Mio padre dovette pregarlo di restare, gli disse: “Se non vuoi studiare, almeno lavora per me alla nostra banca. Quando verrà il momento, potrai sicuramente raggiungere tuo fratello all’Ashram.” Così Chitta andò a lavorare in città con mio padre.

Poi fu il turno di mia sorella Ahana. Ahana era una studentessa dall’intelligenza molto, molto vivace, superò l’immatricolazione e stava frequentando il suo primo anno di università. A quel tempo, mio padre era già morto e mia madre soffriva di gozzo, una malattia che oggi si può curare facilmente, qui in America non la considerano neppure una cosa seria, ma, per due anni, mia madre soffrì molto e poi morì. Morì neppure sei mesi dopo mio padre.

Quando mio padre morì, Hriday lasciò l’Ashram per tornare a casa e prendersi cura della famiglia, mentre mia madre moriva, aveva promesso a mia madre che sarebbe tornato dall’Ashram quando sarebbe stato per lei il momento di andarsene. Ottenne il permesso della Madre dell’Ashram dicendo: “Madre, ho promesso di andare a vedere la mia madre fisica.” La Madre dell’Ashram di Sri Aurobindo disse: “Puoi andare.” Così Hriday tornò per stare con noi.

Fu allora che Chitta disse a mia madre: “Desidero prendere il posto di Hriday all’Ashram, tu non hai bisogno di due di noi qui,” così Chitta andò a Pondicherry.

Il giorno in cui mia madre morì, io mi trovavo a casa di uno zio materno. Fu portato il messaggio ed io tornai a casa di corsa, sebbene la nostra casa distasse alcune miglia. Quando entrai nella stanza di mia madre, la sua vita poteva essere misurata in secondi, mi misi vicino a lei e lei mi prese la mano, poi sapevo che cosa stava per fare. Ella mise la mia mano nella mano di mio fratello maggiore, Hriday, a modo suo, gli stava chiedendo di assumersi la piena responsabilità per me. Mio fratello maggiore disse immediatamente, “Si, mi prenderò la responsabilità di Madal.” Poi mia madre mi sorrise, il suo ultimo sorriso, e in pochi secondi se ne andò.

Tutto ciò accadeva nella nostra casa di Chittagong, ma, lo stesso giorno, qualcosa di significativo accadde all’Ashram. Sri Aurobindo aveva due o tre segretari, il principale, Nirodbaran veniva da Chittagong, era stato un medico. Quel giorno disse a Sri Aurobindo, “La madre di Hriday soffre molto, non puoi fare qualcosa per guarirla?”

Nirodbaran sapeva che Sri Aurobindo era molto affezionato a mio fratello, anche se Hriday aveva mal di testa, Sri Aurobindo si informava sul suo stato di salute. Alle volte, Sri Aurobindo scherzava con lui e lo chiamava “il nostro discepolo-filosofo”, perché Hriday era solito fare sempre molte domande sui Veda e sulle Upanishads. A Sri Aurobindo piacevano le sue domande perché c’erano poche persone così profondamente interessate ai Veda e alle Upanishads. Mio fratello ha ricevuto centinaia di lettere scritte a mano da Sri Aurobindo.

Sri Aurobindo ebbe sempre un sentimento di compassione per la nostra famiglia. Quando Nirodbaran gli parlò delle sofferenze di mia madre, Sri Aurobindo disse subito: “Tu vuoi che io la guarisca? Che cosa posso fare? È arrivata la sua ora. È Volere di Dio che i suoi figli vengano qui.” Sri Aurobindo disse queste cose a Pondicherry verso mezzogiorno, due ore dopo, arrivò il telegramma da Chittagong. Hirday aveva mandato il messaggio a Chitta e non appena lo vide, Chitta disse: “Non devo nemmeno aprirlo, so che cosa dice.” Prima di ricevere il telegramma, Nirod-da gli aveva riferito che Sri Aurobindo aveva detto: “È venuta la sua ora.”

L’unico desiderio di mia madre era che tutti noi avessimo un diploma, questo è quello che tutte le madri sentono, ma Sri Aurobindo non volle che noi rinviassimo oltre. I diplomi non erano fatti per noi, così tutti gli studi dell’intera famiglia terminarono, con la morte di mia madre. Mia sorella Ahana lasciò l’università, a Mantu mancavano solo tre mesi per l’esame di immatricolazione, esame che avrebbe superato facilmente, ed io avevo solo dodici anni. Tutti noi sparimmo da Chittagong ed andammo a Pondicherry.

La Madre Divina mantenne la sua promessa, ed accettò tutta la famiglia. Non solo tutta la nostra famiglia se ne andò, anche i nostri parenti vollero venire con noi; non si erano mai interessati alla vita spirituale, ma poiché erano molto affezionati a noi, vennero anche loro. La Madre diede loro il permesso. Noi avevamo deciso di rimanere permanentemente, ma mio zio e mia zia materni vennero con noi, con la speranza che sarebbero riusciti alla fine a riportarci a Chittagong. Non ebbero successo, e dopo qualche tempo se ne andarono.

Nell’Ashram di Sri Aurobindo c’era una scuola dove Mantu ed io studiammo. In tutta la nostra famiglia vi erano studenti eccellenti, ma Mantu studiò solo per un anno, poi lasciò la scuola perché l’Ashram non rilasciava alcun diploma. Io continuai a studiare in quella scuola per alcuni anni, ma in matematica ero un pessimo studente!

La Madre Divina voleva che io avessi un titolo di studio, e anch’io volevo avere un diploma, in francese, da una scuola esterna all’Ashram, chiamata Calve College, a Pondicherry. Mio zio materno era molto contento che io volessi avere un diploma; a quel tempo ero pronto per la classe 10, che era il livello per l’immatricolazione, ma essi dissero che dovevo fare prima un esame e frequentare la classe 9, così andai in quel collegio per fare l’esame. Proprio prima dell’esame, l’ispettore di tutte le scuole di Pondicherry, che era un francese, disse che non erano ammessi più di quarantacinque studenti in una classe, e che non mi avrebbero accettato in quella classe.

Dissero: “ Ora devi andare nella classe 8.” Ero sbalordito. Il mio insegnante di francese dell’Ashram mi aveva accompagnato quel giorno, si chiamava Benjamin, era così gentile con noi, noi lo prendevamo in giro e lo chiamavamo “Bon Jamais”. Egli mi condusse alla classe 8. Quando arrivammo, gli insegnanti dissero che stava venendo l’ispettore e che due o tre studenti dovevano andarsene di nascosto. Io dissi: “Me ne vado.” In questo modo stavo scendendo e scendendo di livello, prima ancora che avesse inizio l’esame. Mi mettevano molto al di sotto del mio livello.

La cosa divertente fu che molti, molti anni dopo io feci un discorso in Francia. C’è un’organizzazione francese dove persone importanti vanno e fanno un discorso. Avevo visto che, proprio un giorno prima di me, quello stesso ispettore aveva tenuto un discorso in quel posto. Comunque, quella fu la fine del mio diploma. Ero così triste e disgustato che tornai a casa con Benjamin. Non rimasi a vedere se sarei stato promosso dalla classe 8. Quella sera la Madre chiese di me. Ero solito andare da lei almeno tre volte al giorno, alle volte quattro. Andai da lei e cominciai a piangere copiosamente e dissi alla Madre: “ Non voglio studiare.”

Ella mi disse: “ Perché sei andato con Benjamin? Perché non sei andato con Pavitra, il direttore della nostra scuola?” Pavitra era il segretario della Madre, era francese ed era molto rispettato, prima di entrare all’Ashram era stato un ingegnere ed un chimico. La Madre disse: “Domani andrai con Pavitra. Parlerà con loro e sicuramente ti accetteranno.”

Ero ormai così disgustato che dissi alla Madre, “Non mi sottoporrò al loro esame, ci rinuncio.”

La Madre mi chiese: “Ed allora cosa vuoi fare?”

Le dissi: “Voglio imparare solo l’inglese, non voglio più imparare nient’altro, solo l’inglese.”

Per la Madre, sentire che volevo imparare l’inglese e abbandonare il francese! Ella dava importanza solo al francese. Nella scuola dell’Ashram, si studiava il francese cinque giorni alla settimana, l’inglese due giorni e il bengali, la mia lingua madre, solo una volta la settimana. Nonostante ciò, quando avevo quindici anni ero diventato quasi un’autorità nella letteratura bengalese. La nostra biblioteca dell’Ashram aveva centinaia e centinaia di libri in bengali ed io ero solito frequentarla e studiavo privatamente. Alla scuola dell’Ashram, alle volte, dovevamo studiare la storia e la geografia in francese e perfino la matematica in francese, come era difficile la matematica! Fra tutte le materie, la matematica era il mio acerrimo nemico!

Fu così che la mia educazione formale ebbe termine. Devo confessare che dopo, molte volte, me ne dispiacqui, ma poi iniziai a scrivere in inglese ed alcuni studiosi e professori iniziarono ad apprezzare i miei articoli, i miei poemi in inglese e così via, così mi consolai. La mia sofferenza ebbe termine pochi anni dopo, ma non quella delle mie sorelle e dei miei fratelli. Mia sorella maggiore, Arpita, pianse e pianse quando abbandonai la scuola dell’Ashram.

Poi era così eccitata ed entusiasta che io andassi al 'Calve College' , ma la sua felicità non fu di lunga durata. Ora, ogni volta che vado a Pondicherry, e passo davanti a quel Collegio, provo una tale nostalgia. L’intero edificio è in pessime condizioni ma quando lo guardo, penso: “Qui è dove dovevo ottenere il diploma.”

Molti anni dopo, quando la scuola dell’Ashram cominciò a rilasciare titoli di studio, le mie sorelle mi supplicarono di tornare a scuola. Io dissi: “Ho lasciato la scuola così tanti anni fa.”

Ogni volta l’uomo si propone qualcosa, nel nostro caso era quello di laurearsi, poi Dio viene e dice: “No, no, no!” Noi siamo tentati o ispirati, ma quando agiamo in quella direzione, Dio ci ferma. È lo stesso con il mio piccolo cane Chela. Quando è al guinzaglio, gli consentiamo di allontanarsi fino ad un certo punto, poi lo tiriamo indietro. Non era il destino della nostra famiglia quello di laurearsi; le preghiere di mia madre non poterono essere appagate. Noi abbiamo studiato e studiato ma tutte le lauree sfuggirono via. Almeno mio fratello Hriday ottenne un diploma, ma avrebbe potuto andare molto oltre.

Sono così grato a mio fratello maggiore, se non fossi entrato all’Ashram, Dio sa quale sarebbe stato il mio destino. Avrebbe potuto essere completamente diverso, avrei frequentato l’Università di Chittagong, conseguito la laurea, e chissà che altro, invece la Madre Divina permise a tutta la famiglia di andare all’Ashram.

A quel tempo, nessuno diventava un membro permanente, se non dopo uno o due anni e poi consideravano che genere di persone si era. La nostra famiglia arrivò nel marzo del 1944 e dopo tre settimane la Madre disse: “Tutta la famiglia è permanente.”

Vi racconto questo perché alcuni di voi volevano laurearsi, ma non era il vostro destino. Il vostro Guru voleva la laurea, ma Dio disse no, poi Dio mi diede la mia laurea interiore, ed ora così tanti professori universitari mi stimano. Perché? Perché vedono qualcosa di spirituale dentro di me. Parlando del mio sollevamento pesi, vi sono così tante persone dedite al sollevamento pesi, con muscoli enormi, ma, dato che il mondo vede che sono diverso da loro, apprezza quello che ho fatto, vede che sono un uomo spirituale, completamente dedito alla pace. Non ho bisogno di nessun altro titolo.

Il potere di un sorriso di felicità

Oggi vedo che due discepoli sono davvero infelici, ed uno lo è a metà. Questo è il mio destino, anche nel ‘Giorno del Padre’ essi rimangono tristi! Le persone che sono infelici non sono brave, non sono brave, non sono brave! Io le prego di essere felici, felici, felici nel ‘Giorno del Padre.’

Come posso rendere tutti voi felici?

È un’impresa impossibile, ma per favore cercate di essere felici, felici, felici. Se, di quando in quando, non siete contenti di me, almeno cercate di perdonarmi e di essere contenti oggi. Oggi io sono contento di tutti, oggi non ho alcuna lamentela da fare nei vostri riguardi, e se voi avete qualcosa da ridire di voi stessi, liberatevene, almeno per oggi, perdonatevi. Se voi non vi perdonate, nessuno vi perdonerà, se siete arrabbiati con voi stessi, saggiamente, perdonatevi, e se siete arrabbiati con me, perdonatemi e siate felici, siate felici. Io soffro quando i miei figli spirituali non sono felici. Siate felici, siate felici, sorridete, sorridete, sorridete! Il potere di un sorriso di felicità non verrà mai adeguatamente valutato.

Una volta vi era un matematico, che era completamente assorbito nella sua matematica. Il figlioletto gli si avvicinò e si mise davanti a lui, il padre non gli prestò attenzione per molto tempo, pensava che se ne sarebbe andato, che sarebbe stato noioso per il bambino starlo a guardare, e che quindi sarebbe andato via. Passarono cinque, dieci minuti ed il bimbo rimaneva lì, in piedi.

Finalmente, il padre disse a se stesso: “Gli darò dieci centesimi, forse è venuto per avere dei soldi.” Così il padre diede dieci centesimi al figlioletto, ma il bimbo continuò a rimanere là, in piedi. Poi il padre disse a se stesso: “Gliene darò venticinque” ma il bimbo continuò a stare lì in piedi, allora il padre gli diede un dollaro, ma non funzionò.

Il padre pensò poi, “Oh, non ha bisogno di denaro, ha bisogno di una caramella” così aprì un cassetto del suo scrittoio, e diede al bimbo una gran quantità di caramelle, una grande manciata, ma, anche così, il figlioletto non si mosse. Il padre cominciava ad irritarsi e gli disse: “Che cosa ti succede? Ti ho dato del denaro, ti ho dato delle caramelle eppure anche così tu non te ne vai. Che cosa vuoi veramente?”

Il figlioletto rispose: “Fino a quando non mi dai quello che voglio, non me ne andrò.”

Il padre era indispettito: ”Ora parli come un filosofo, che cosa vuoi che io non ti posso dare?”

Allora il figlio disse: “Sono venuto qui solo per ricevere da te un sorriso.”

“Sciocchino - esclamò il padre - stavi aspettando solo di avere un sorriso da me?”

Così il padre gli fece un largo sorriso ed il bimbo lo ricambiò, sorrise al padre, quindi corse via. Quando il bimbo se ne andò, il padre sentì che qualcosa dentro di lui era scomparso, e di che cosa si trattava? Per tutto il giorno si era sentito depresso e deluso per non essere stato capace di risolvere dei problemi matematici complessi, ma quando aveva sorriso al figlio, all’improvviso, un’onda di ispirazione e di Grazia divina discese e fu in grado di risolvere i suoi problemi di matematica. Aveva perso così tanto tempo. Dapprima non era stato capace di risolvere i problemi, poi, quando vide suo figlio, si sentì sempre più irritato, chiedendosi perché suo figlio non se ne andava, nonostante avesse ricevuto sempre più denaro. E neppure i dolci avevano funzionato! Che cosa funzionò? Un piccolo sorriso che egli diede al figlio ed il sorriso che aveva ricevuto in cambio dal figlio.

Dio era entrato nel figlio di quell’uomo e ne fece uno strumento per chiedergli di sorridere. Ogni forma depressiva ed il veleno della frustrazione, che il padre si portava addosso, scomparvero, quando sorrise a suo figlio ed il figlio lo ricambiò. Così il padre ottenne tutto: tutti i suoi problemi vennero risolti! Questo fu il potere miracoloso di due sorrisi.

Ora, quando io vi sorrido, se anche voi mi sorridete, entrambi siamo perfetti. Quando io vi sorrido, io sono perfetto, ma quando voi non mi sorridete, voi siete imperfetti, e quando poi voi sorridete, ma io non vi sorrido, sono io imperfetto. Devo dire, però, che per lo più, io sono perfetto, nel senso che io sorrido, indipendentemente da cosa succede dentro di me, mentre voi non lo fate, quando siete depressi, delusi ed arrabbiati con voi stessi, o con me. Per lo più sono io che adotto l’approccio migliore, perché io sorrido, sorrido, sorrido. Quando sono in meditazione profonda, allora rimango serio, altrimenti, quando passate davanti a me, o prendete il prasad, io vi sorrido e vi sorrido.

Riguardo al sorridere, io vi ho sorriso infinitamente, infinitamente, infinitamente di più di voi, sono io il vincitore in questa gara! Se volete essere voi i vincitori, lo potete essere sorridendo, sorridendo, sorridendo. Se sorridete, la depressione e il veleno della frustrazione, che vi portate dentro in profondità, sparirà e verrà sostituito dal mio amore, dal mio affetto, dal mio orgoglio e dalla mia gratitudine. Quando vi liberate dalla depressione e dalla frustrazione, quando mi sorridete, ricevete in cambio così tante cose da me.

Il Maestro cammina sulla terra

Il Maestro viene, cammina sulla terra e poi se ne va. O siete consapevoli del valore della vita del Maestro in terra, o continuerete il vostro sonno di ignoranza.

La scimmia indisciplinata nella vostra vita deve abbandonarsi alla tranquillità della vostra anima. Se non rispettate la vostra vita di meditazione, come potrò io rispettarvi? Quando arriva il momento della preghiera e della meditazione, perché dovete indulgere nelle chiacchiere?

Sri Aurobindo è stato il mio Maestro, ora il mio Maestro è il Supremo e dico sempre che il Supremo è il Maestro di tutti. Ogni essere umano che ha assunto un’incarnazione ha, secondo me, un solo Guru e quel Guru è il nostro Signore Supremo. Il mio Guru, il Guru di tutti è il Supremo.

Ora lasciatemi parlarvi del mio Guru, Sri Aurobindo. Noi potevamo vederlo quattro volte all’anno, in febbraio, aprile, agosto e novembre, ed ogni volta non penso fosse per più di tre secondi. Non penso che ci fossero concessi cinque secondi. Noi lo vedevamo quattro volte in un anno, vi era una lunga fila e se stavi troppo a lungo davanti a lui, due guardie venivano e ti facevano il grande 'favore' di portarti via.

La prima volta che andai a vedere Sri Aurobindo, la Madre mi presentò a lui. Sfortunatamente non potei udire tutto, ma ella disse: “Chinmoy, il fratello più piccolo di Hriday.” Poi aggiunse qualcos’altro, ma due guardie mi presero e questo fu tutto! Ora, quelle guardie sono entrambe molto, molto gentili con me, e mi sono molto care.

Quella era la nostra vita all’Ashram e quanti anni durò? Io divenni un membro permanente dell’Ashram nel 1944, molti di voi non erano ancora nati. Nel 1950 Sri Aurobindo lasciò il suo rivestimento terrestre, il suo corpo terreno, la sua cornice terrena. Per sei anni, fu così che io vidi il mio Maestro.

Io ho qui discepoli che sono stati con me per più di trentatré anni, e mi hanno visto per così tante ore! Alcuni giorni, se io sono abbastanza gentile da andare all’Aspiration Ground, e se loro sono abbastanza bravi da essere là, mi possono vedere per ore, tutti voi avete trascorso con il vostro Maestro un numero infinito di ore.

Qui, per voi, non per gli altri, io rappresento il Supremo. Il Supremo è il mio Guru, il vostro Guru, il Guru di tutti.

Grazie alla sua infinità Generosità, Egli ha scelto me per essere il Suo rappresentante, solo per voi, non per gli altri. Gli altri hanno i loro Guru, che si rapportano a loro a modo loro.

Se continuate a godere della vostra vita di indulgenza, la velocità del vostro progresso sarà peggiore di quella di un carro indiano trainato da buoi, che pur tuttavia avanza, ma nella vita spirituale, quando non pregate e non meditate, quando non fate quello che è necessario con regolarità, siete costretti, letteralmente costretti, a camminare all’indietro, cosa che sfortunatamente molti di voi stanno facendo. Molti di voi, con mio grande dispiacere, stanno camminando all’indietro, può darsi che non ve ne rendiate conto, che non lo crediate, ma io lo vedo chiaramente.

Molti di voi hanno lasciato i loro cari, i loro parenti, i membri della loro famiglia per unirsi a questo sentiero. Se non date valore alla vostra vita spirituale, nessuno può costringervi e nessuno vi costringerà a farlo, ma se aveste lo stimolo interiore di fare progresso, come potreste progredire velocemente!

Ogni giorno, un nuovo tentativo

Sappiamo di aver percorso nel sentiero spirituale centinaia di miglia, o migliaia di miglia, o milioni di miglia, o miliardi di miglia, o persino trilioni di miglia. Alcune persone hanno percorso molte, molte miglia nel corso degli anni, hanno avuto molte, molte incarnazioni, mentre altre persone hanno percorso solo dieci, o venti, o trenta, o quaranta miglia nella vita spirituale.

Indipendentemente dal percorso fatto, dobbiamo dimenticare la distanza percorsa, nel corso degli anni, grazie alle nostre preghiere e meditazioni. Ogni mattina, dobbiamo compiere un nuovo tentativo, un tentativo fresco di volare un po’ più in alto, di andare un po’ più in profondità, di avanzare ancora un po’. Qualunque sia la nostra altezza, noi compiremo uno sforzo assolutamente nuovo.

Al mattino presto, quando guardiamo un fiore, riceviamo così tanta gioia, poi, nel tardo pomeriggio, o alla sera, possiamo vedere che il fiore è appassito, ma, ogni giorno, dobbiamo sentire che un fiore nuovo sta sbocciando. Al mattino presto, mentre siete un bellissimo fiore, un fiore freschissimo, in quel momento, quando pregate, sviluppate la vostra assolutamente ferrea forza di volontà, sentite di essere solo voi e la vostra esistenza interiore, voi e Dio.

Non esiste il mondo esteriore, buono o cattivo, non vi sono terze persone, con novità belle o brutte, no! Ci siete solo voi, proprio davanti a voi vi è la vostra Altezza, la vostra propria Altezza. Se vi è difficile immaginare la vostra Altezza, potete immaginare la mia foto Trascendentale come la vostra Altezza. Quando andrò nell’altro mondo, potrò dire che, se ho dato a questo mondo una cosa, quella è la mia foto Trascendentale. Alcuni anni fa ho superato quella altezza. Io dico sempre che il Supremo Stesso sta facendo progresso, è un’idea incredibile per la mente. Egli è Infinito, Egli è Eterno ed Egli è Immortale, ma pur tuttavia nella Sua Infinità, Eternità ed Immortalità, Egli sta progredendo, progredendo. Chi sono io in confronto?

Dico sempre che l’immaginazione è per se stessa una realtà, ora è velata, ma in futuro sarà svelata. Se vi è difficile immaginare la vostra stessa Altezza, dico ancora una volta che la mia foto Trascendentale è sufficiente. Considerate la Trascendentale come la vostra stessa Altezza. Più potete pensare alla mia Trascendentale come alla vostra stessa Altezza, più sarete forti nella vostra vita spirituale. Quella è la vostra Meta finale, raggiungere quella coscienza. Se vi è difficile identificare completamente voi stessi con la mia Trascendentale, allora pensate a voi stessi, a dove siete ora, e andate un passo avanti, un passo più in alto, un passo più in profondità.

Non considerate mai la vita spirituale come qualcosa di vecchio.

La nostra difficoltà sta nel fatto che, quando consideriamo la vita spirituale come un soggetto vecchio, non appena diciamo: “Oh, io l’ho già studiata,” la nostra gioia se ne va. Se dico di aver studiato l’inglese, per esempio, per quarant’anni, che cos’altro devo ancora imparare? Per me la cosa è finita, non farò più progresso nello studio dell’Inglese, ma, nel mio caso, io non penso così. Anche ora, perché mi preoccupo di imparare alcune parole difficili? Perché io sono uno studente eterno.

Nella vita spirituale è esattamente lo stesso, ogni giorno, fate uno sforzo nuovo. Sapete di essere avanzati nel sentiero spirituale, per così tanti anni avete fatto progresso, ma non pensate sempre a quello che avete conquistato.

Rimanete solo nella vostra Altezza, guardate la mia foto ed entrate in profondità. Mentre guardate la mia foto Trascendentale, o sorridete dalla vostra anima, o anelate dal vostro cuore, queste sono le due cose che potete fare. Se, in quei momenti, potete sentire di essere l’anima, non il corpo, non il vitale, non la mente, allora sorridete alla Trascendentale, se, invece, sentire di essere il cuore, allora piangete. Piangete, piangete, piangete, il più devotamente possibile, sentendovi indifesi. Se siete nell’anima, sorridete all’Altissimo, al Supremo, se siete nel cuore, piangete come un bimbo: questi sono i due modi per raggiungere l’Altissimo.

Aspirazione e dedizione: due ali

Vi sono due generi di Maestri spirituali. Uno dirà: “Aspirate, aspirate, aspirate! Prima realizzate Dio, poi servite il genere umano. Prima la realizzazione di Dio, poi il servizio al genere umano.”

Vi sono poi alcuni Maestri spirituali che sentono che l’aspirazione e la dedizione devono andare assieme, vedono che un uccello ha due ali, anche un aeroplano ha due ali, con una sola ala l’aereo non può volare, allo stesso modo un uccello ha bisogno di due ali per volare. Nel nostro caso, noi sentiamo esattamente lo stesso. Quando le ali dell’aspirazione e le ali della dedizione stanno assieme, la nostra vita spirituale è normale, naturale, e molto efficace. Nel corso degli anni ho detto molte, molte volte che dobbiamo aspirare e, contemporaneamente, dobbiamo servire.

Anche ora, con mio grande dispiacere, alcuni discepoli sono disposti solo ad aspirare, a pregare e meditare, sono del tutto soddisfatti con la loro aspirazione, non prestano alcuna attenzione alla dedizione. Se siete nella mia barca, sento che, da parte vostra, è necessario che ascoltiate il vostro Maestro. Molto, molto tempo fa io ho realizzato Dio, a quel tempo non vi era manifestazione, la mia vita era tutta nelle caverne dell’Himalaya, che cosa si può fare quando si vive là? Vivi in una caverna, e ne esci per cercare dei frutti, del latte e cose simili, ma questo accadeva molto, molto tempo fa.

Ora, nel ventunesimo secolo, viviamo in un mondo di novità, unità e pienezza. Nella novità noi aspiriamo e, mentre aspiriamo, dobbiamo avere il sentimento dell’unità. Dobbiamo stabilire la nostra unità, in tutto il mondo, con gli esseri umani, nostri compagni. Tutti loro sono i nostri compagni cittadini del mondo, nostri amici. Iniziamo con qualcosa di nuovo e, dentro la novità, dobbiamo sentire la nostra unità e poi, quando percepiamo la nostra unità, entriamo nella pienezza, la completa pienezza dell’aspirazione verso Dio, della realizzazione di Dio e della manifestazione di Dio. Vi sono molti, molti discepoli, qui e altrove, che possono sentire di non avere la capacità di servire il genere umano, ma essi possono fare molte, molte cose, per servire il Supremo in me. Questa loro dedizione li porta alla manifestazione, alla manifestazione di Dio.

Esteriormente, la vostra mente può dire che il mio sollevamento pesi è sciocco, molto sciocco. Esteriormente posso essere pienamente d’accordo con voi, ma, interiormente, io so, so divinamente, so spiritualmente, che non è per niente sciocco. È un servizio singolare che io offro al genere umano. Niente è importante quanto l’ispirazione. Noi iniziamo il nostro viaggio dall’ispirazione, poi seguono l’aspirazione e la realizzazione. Il Supremo in me cerca di ispirare gli esseri umani.

Le persone anziane, in genere, non hanno speranza, possono aspettare solo il giorno in cui Dio li chiamerà. Non hanno gioia interiore, la gioia che ci fa fare progresso, non credono nel progresso. Ritirano solo i soldi dalla banca della loro vita e, quando arriva il giorno in cui non c’è più nulla da ritirare, scompaiono dalla scena terrena.

Io ho settantaquattro anni, è un’età proprio avanzata, specialmente per un Indiano, e vi sono molti, molti paesi dove le persone non vivono più di quarantacinque o cinquanta anni. L’America è fortunata, ma però che cosa fanno gli Americani quando invecchiano? Pregano? Meditano? Sono di servizio al genere umano? Se vi interessasse conoscerne la percentuale, ne sareste impressionati, molto impressionati. L’ispirazione è sparita, l’aspirazione non è più in vita, la dedizione è una vecchia storia dimenticata, tutto quello che hanno conquistato è ora dimenticato.

Cerchiamo di aspirare, e cerchiamo di ispirare gli altri, fino al nostro ultimo respiro. Essi non devono sollevare pesi, mai più! Essi hanno da fare i loro esercizi, e se lo fanno diligentemente, regolarmente e disinteressatamente, avranno una buona forma fisica. Dentro il corpo vi è l’anima, il corpo è il tempio, l’anima è l’altare, essi hanno bisogno uno dell’altro. Se vi è solo il tempio, senza altare al suo interno, nessuno verrà a visitarlo, e se si vuole vedere l’altare, non possiamo lasciarlo in una strada, verrebbe distrutto da gatti, cani ed altri animali. Il tempio e l’altare hanno entrambi un loro modo speciale di ispirare l’umanità.

Per favore, per favore, non pensate di essere superiori agli altri perché aspirate, no, potrebbero essere loro superiori a voi! Se aspirano e servono allo stesso tempo, sono indubbiamente superiori a voi, perché fanno entrambe le cose. Le persone che dedicano se stesse alla manifestazione della Luce di Dio, qui in terra, sono infinitamente superiori a coloro che pensano che aspirare sia la sola via.

Voi avete due ali, dovreste aspirare e dovreste servire. La manifestazione deriva dal servizio, e se servite devotamente e con spirito di sacrificio, questo è il modo appropriato di manifestare la Luce di Dio in terra. Recentemente, ho detto che, lavorare per la manifestazione, è un grande privilegio, che viene dato a pochi:

Ho imparato
qualcosa di nuovo:
il privilegio della manifestazione
Dio lo assegna davvero a pochi.1

La manifestazione è una realtà che sboccia dalla dedizione. Vi sono alcuni discepoli che lavorano intensamente, a livello esteriore, si lanciano completamente nei progetti di manifestazione, ma dopo vanno a casa e guardano la televisione, o dormono otto o dieci ore. Nel loro caso, la realizzazione di Dio aspetterà indefinitamente.

Se già state dando la stessa attenzione, sia all’aspirazione che alla dedizione, io sono molto, molto felice ed orgoglioso, ma se non considerate entrambe come una cosa sola, il più seriamente possibile, allora commettete un errore enorme, un enorme errore. Sono miei veri discepoli, coloro che possono fare entrambi i lavori assieme, il lavoro interiore e quello esteriore.


  1. LEN 16,9. Sri Chinmoy, Il mio Pianto-Affamato di Dio, poema per il 24 Febbraio 2006. New York: Agni Press, 2009.

La bellezza e la purezza della gratitudine

Vi sono trecento sessantacinque giorni in un anno, vi sono dodici mesi, ed ogni mese ha quattro settimane e qualcosa di più. Vi sono sette giorni in una settimana. Mi chiedo, se vi è qualcuno tra di noi, che ha offerto sette volte la sua gratitudine incondizionata al nostro Signore Benamato Supremo, gratitudine incondizionata, sette volte con la massima devozione? Non credo che qualcuno superi questo esame. Vi sono alcuni discepoli che sono stati con noi per molti, molti, molti anni, e forse rimarranno fino alla fine.

In alcuni casi, non penso che abbiano offerto, neppure una volta, la loro incondizionata gratitudine alla Volontà del Supremo. Noi offriamo gratitudine, quando facciamo qualcosa di importante. Molto spesso, esprimiamo la nostra gratitudine al Supremo davanti agli altri e, mentre lo facciamo, sappiamo che non vi è neppure una briciola di sincerità nel nostro sentire, ma mentre lo diciamo agli altri, facciamo loro sentire che stiamo offrendo della gratitudine genuina. In profondità, nel nostro cuore, però, sappiamo che la nostra espressione non è sincera, sentiamo, che è stato il nostro sforzo personale, che ci ha dato la capacità di fare qualcosa di importante.

Se il sentimento di gratitudine è sincero, genuino, devoto e puro, allora dura a lungo, ha una lunga vita, ma se non è sincero, fin dall’inizio non ha vita. In un momento offriamo gratitudine, perché sentiamo, o cerchiamo di fare in modo di sentire, che una forza più elevata ha agito in noi, ma, dopo cinque minuti, in qualche modo, ci dimentichiamo che queste forze hanno svolto un ruolo determinante in noi. Sentiamo di essere stati noi ad averlo fatto, ed allora il fiore di gratitudine del nostro cuore, la fragranza della gratitudine e la sua bellezza muoiono, tutto, proprio tutto muore e sparisce.

Alcuni discepoli, che sono stati con noi per molti anni, non hanno mai offerto gratitudine al Supremo, e forse non lo faranno mai. Alle volte, sentono di aver fatto un errore madornale quando sono entrati nel sentiero, deplorano il loro triste destino, ma si preoccupano mai di pensare alla loro vita in modo diverso, in modo divino?

Se non fossero entrati nel sentiero, cosa sarebbe successo? Se mentre meditano, volessero identificarsi, per alcuni secondi, con i loro amici, con i loro cari, con i colleghi di lavoro, che non hanno accettato la vita spirituale, potrebbero verificare se i loro amici sono più felici di loro. Dio sicuramente farebbero loro sentire che essi sono infinitamente più felici.

Potete essere solo una goccia, ma siete una goccia conscia dal cuore dell’oceano infinito e, dato che siete consapevoli, un giorno sicuramente vi lancerete nella vastità dell’oceano, ed allora diverrete l’oceano stesso. Gli altri non sono consapevoli che la loro sorgente è l’oceano infinito. Voi siete un gradino avanti, perché ne avete la consapevolezza e, chi è consapevole, è sicuramente un passo avanti, a chi non lo è.

Potreste dire, che è molto difficile esprimere gratitudine incondizionata, potreste anche dire che non sapete cosa significa una gratitudine incondizionata. Il significato della parola incondizionata lo conoscete: priva di condizioni, ma la domanda è, come metterla in pratica, nella vostra vita quotidiana? Desidero che voi pensiate ad una cosa sola, alla gioia. Cercate di immaginare la gioia nella vostra vita. Dico sempre che l’immaginazione è per se stessa una realtà, in un altro livello di coscienza, dobbiamo solo farla scendere. Al mattino presto, mentre vi alzate, pronunciate semplicemente il Nome “Supremo, Supremo” alcune volte. Dentro il vostro mantra “Supremo” cercate di sentire gioia, immaginate in quel momento di bere qualcosa di dolce.

State ripetendo il Nome del Supremo, che è la Sorgente della vostra vita, che è il vostro Tutto, e mentre pronunciate la parola “Supremo,” per piacere, cercate di sentire che state bevendo qualcosa di molto dolce e delizioso.

Quando nella vostra mente e nel vostro cuore c’è dolcezza e gioia, diventa più facile offrire qualcosa in modo incondizionato. Osserviamo un bambino: ha in mano un bellissimo fiore e che cosa ne fa? Corre verso di voi, e vi offre il fiore, e non si aspetta niente in cambio da voi. Perché è venuto da voi? Lo ha fatto perché è felice, dentro di sé è felice, spontaneamente felice, e vuole condividere con voi la sua felicità interiore, ma non si aspetta niente da voi in cambio, neanche un sorriso. Allo stesso modo, se abbiamo un sentimento spontaneo di felicità, possiamo offrire gratitudine al Supremo.

Se facciamo progresso spirituale, ad ogni momento, vedremo di aver fatto alcune cose divine, per molti anni, e le abbiamo fatte proprio perché Qualcuno ci ha ispirato a farle. Se nessuno ci avesse ispirato interiormente, ogni giorno, ogni ora ed ad ogni minuto, avremmo invitato la morte, ma Qualcuno ci ispira. Qualcuno spera dentro di noi, Qualcuno promette a Se Stesso dentro di noi che trasformerà il mondo. Questo Qualcuno è il nostro Signore Supremo, Egli ci sta ispirando, Egli spera di creare un nuovo mondo, grazie al nostro servizio di dedizione ed Egli sta promettendo a Se Stesso, in ogni momento, che con il nostro servizio, Egli creerà sicuramente un mondo nuovo. Egli trasformerà il mondo di oggi in un mondo di amore, di gioia e di pace illimitati.

Se, anche una sola volta, avete percepito la bellezza, la purezza, la divinità e la realtà della gratitudine, allora sentirete sicuramente qualcosa di immortale in voi stessi. Se cinque anni fa siete stati capaci di offrire gratitudine, una gratitudine incondizionata, cercate di ricordare quel giorno e quel momento, quell’esperienza stessa.

Nella nostra vita umana non vi può essere niente che abbia più valore della gratitudine. Il più grande Potere di Dio è il Suo Perdono, ed il nostro massimo potere è la nostra gratitudine. Dio possiede il Perdono come suo massimo Potere, noi abbiamo la nostra gratitudine come nostro potere supremo. Dio ha diviso Se Stesso in due parti: noi, esseri umani, siamo i Suoi rappresentanti sulla terra. Nel cammino, nel gioco, vi sono due giocatori alla pari: Dio l’uomo e l’uomo il Dio. Dio l’uomo usa ad ogni istante il Suo Potere di Perdono, e l’uomo, il Dio, dovrebbe usare ad ogni istante il suo potere di gratitudine, allora il Gioco di Dio sarebbe perfetto.

Desidero dirvi una volta ancora che, nella nostra vita umana, niente può essere più significativo e più fruttuoso della gratitudine. Tutte le nostre cattive qualità, tutte le nostre qualità non divine possono essere cancellate, e verranno cancellate, dalla nostra devota gratitudine. Non vi è crimine nel mondo interiore che non possa venire scusato da Dio, quando Egli vede che Gli offriamo gratitudine, con la massima devozione, per quello che siamo ora.

Avremmo potuto essere infinitamente, infinitamente, infinitamente peggiori! Se sinceramente Gli offriamo la nostra gratitudine, presto o tardi, all’Ora da Lui prescelta, Egli ci renderà infinitamente, infinitamente, infinitamente migliori. Solo grazie alla nostra gratitudine, saremo in grado di illuminare, o rimuovere, tutte le nostre qualità oscure. Il sentimento di gratitudine è per noi il modo più sicuro di raggiungere la meta suprema. Quando offriamo gratitudine al Supremo, molte, molte forze non divine ci lasciano: le nostre lamentele verso il sentiero, verso altri esseri umani e perfino verso il Supremo Stesso, spariscono. La nostra gratitudine è infinitamente, infinitamente più potente di tutte le forze negative che, consciamente o inconsciamente, nutriamo.

Così, miei cari, se volete liberarvi delle vostre qualità non divine, dovete pregare e meditare, ma oltre a questo, vi è un segreto supremo, il segreto dei segreti, per conquistare le qualità non divine che, consciamente o inconsciamente, nutrite. Potete essere scontenti di alcuni esseri umani, scontenti del sentiero, scontenti del Maestro, e perfino scontenti di Dio Stesso, ma se volete rendere voi stessi felici, sinceramente felici, se volete crescere nella felicità, allora, fin da questo momento, offrite al Supremo gratitudine, gratitudine, gratitudine, perché siete nel sentiero, perché state facendo la cosa giusta nell’offrire gratitudine. Molte, molte volte vorreste sinceramente liberarvi dalle preoccupazioni, dalle ansietà, dalla gelosia, dalla frustrazione e da altre qualità non divine, ma non sapete come farlo.

Desidero dirvi che potete liberarvi, molto velocemente, da queste forze negative, offrendo gratitudine al Supremo. Mentre lo fate, guardatevi attorno: dove avete visto una densa foresta, dove avete visto delle spine, là vedrete un giardino, vedrete dei fiori.

Miei cari, ora datemi la vostra qualità migliore, la gratitudine, ed io vi darò la mia qualità migliore, la gratitudine. Usiamo entrambi la nostra qualità migliore per rendere felice la nostra Sorgente, il Supremo.

Gratitudine, Gratitudine.

Note

Miei dolci figli: Sri Chinmoy ha offerto questo messaggio all'Aspiration-Ground di New York il 13 aprile 1987, anniversario del suo arrivo negli Stati Uniti nel 1964.

Non accetterò la sconfitta: Sri Chinmoy tenne questo discorso il 23 dicembre 1976 ai suoi discepoli che si erano radunati a Miami, in Florida, per il loro viaggio di Natale.

Live in the eternal Now: Sri Chinmoy tenne questo discorso il 23 novembre 1989 a casa sua in Giamaica, a New York.

Il corridore divino ispira il corridore umano: Sri Chinmoy ha narrato questa esperienza personale il 12 marzo 1990.

Hai la possibilità d'oro: Sri Chinmoy ha tenuto questo discorso sul nuovo anno il 24 gennaio 1994 dopo essere tornato a New York dal suo annuale viaggio di Natale con i suoi discepoli.

The Invocation è il nostro respiro vitale: Sri Chinmoy ha offerto queste osservazioni su The Invocation e altre canzoni speciali il 19 aprile 1994 a P.S. 86 in Giamaica, nel Queens.

L'incarnazione dell'opportunità d'oro: Sri Chinmoy ha tenuto questo discorso l'11 gennaio 1996 in un incontro con i suoi studenti al Summerstrand Holiday Inn, Port Elizabeth, in Sudafrica, durante il loro viaggio di Natale annuale.

I rami del mio albero vitale: Sri Chinmoy ha tenuto questo discorso il 19 gennaio 1997 ai suoi discepoli che erano stati radunati al Sun Royal Hotel, Kagoshima, in Giappone, durante il loro viaggio di Natale annuale.

Nessuna pensione per te, figlio mio!: Il 23 gennaio 1998, a Cancún, in Messico, Sri Chinmoy ha completato la sua serie poetica Ventisette mila piante di aspirazione. La mattina dopo, ricevette un comando interiore dal Supremo per intraprendere una nuova avventura. Questa volta è stato per scrivere Settantasette mila alberi-servizio. In queste riflessioni, Sri Chinmoy descrive la nascita di questa vasta epopea.

Avere una dolce famiglia: Sri Chinmoy tenne questo discorso il 20 giugno 1998, la sera prima della festa del papà, a P.S. 117 in Giamaica, New York.

Nessuna aspettativa: Sri Chinmoy ha tenuto questo discorso a casa sua in Giamaica, nel Queens, il 10 luglio 1998.

L'uomo propone, Dio dispone: Sri Chinmoy ha tenuto questo discorso nella sua casa in Giamaica, a New York, il 29 marzo 1999.

Il potere di un sorriso di felicità: Sri Chinmoy ha tenuto questo discorso ai suoi discepoli il giorno del Padre, il 17 giugno 2001, all'Aspiration-Ground di New York.

Il maestro cammina sulla terra: Sri Chinmoy ha fatto queste osservazioni ai suoi discepoli il 5 gennaio 2002 prima di offrire loro preghiere mattutine presso l'Inter-Continental Hotel, Phnom Penh, in Cambogia, durante il loro viaggio di Natale annuale.

Ogni giorno, un nuovo tentativo: Durante una funzione mattutina con i suoi discepoli il 13 febbraio 2005, presso l'Hilton Hotel di Nanchino, in Cina, durante il loro viaggio di Natale, Sri Chinmoy ha offerto questo messaggio.

Aspirazione e dedizione: due ali: Il 15 novembre 2005, Sri Chinmoy ha tenuto questo discorso ai suoi discepoli all'Aspiration-Ground in Giamaica, New York.

La bellezza e la purezza della gratitudine: Sri Chinmoy ha offerto questo discorso ai suoi discepoli a Progress-Promise, il loro luogo di incontro in Giamaica, New York, negli anni '80.

Traduzione di questa pagina: Czech , Russian , Bulgarian
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