Domanda: Quando fai un quadro o scrivi un canto, in quale momento l'anima entra nella cosa che hai creato?

_Sri Chinmoy:_ Nel caso dei miei canti, a volte sento la presenza dell'anima molto prima di aver composto il canto. Altre volte ho quasi completato il canto prima di vedere la presenza dell'anima. Di quando in quando, l'anima aspetta una nota – neanche un'intera riga – solo una nota dalla speciale bellezza, e da quella nota essa appare.

A volte l'anima entra dopo la prima riga; a volte l'intero canto è composto e non vedo ancora l'anima, poi quando lo canto essa arriva: non c'è un momento predefinito. Va bene ogni momento, perché l'anima arrivi; ma quando trovo le note più belle, in quel momento, come un fiore, l'anima sboccia.

Alcuni canti li vedo semplicemente con il terzo occhio, le parole e la musica arrivano insieme immediatamente; invece a volte non creo la melodia nello stesso momento. Uno dei miei canti preferiti è Jiban Debata: la melodia venne immediatamente mentre stavo componendo le parole, ma forse non lo cantai immediatamente.

M'è accaduto moltissime volte che la melodia arrivasse mentre scrivevo le parole. Non canto tra me e me, ma mentre scrivo le parole trovo che la musica è già lì. A volte vedo molto chiaramente la notazione bengalese sulle parole, non appena le scrivo. Ma poi quando la suono con una tastierina per sentire la melodia, a volte la cambio un po'.

Mi piacciono sia i canti lenti che quelli veolci, ma se devo scegliere, preferisco i canti lenti. I canti veloci scuotono solamente l'albero della vita: a volte se vedi scuotere un albero ne ricevi gioia, non è gioia malevola perché sai che l'albero non verrà sradicato, ma viene scosso e tu ne hai gioia. A volte ci piace vedere nella natura una tempesta che colpisce e scuote un albero. Gli alberi non vengono sradicati, ma riceviamo un tipo di gioia solo perché vengono scossi. Ma, negli alberi fermi c'è profondo silenzio, e se io sono ai piedi dell'albero apprezzerò profondamente il Silenzio e la Pace dell'albero.