Yoga e vita spirituale. Il viaggio dell'Anima dell'India.

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Parte Prima: Articoli spirituali e filosofici

L'uomo e Dio

L'uomo e Dio sono eternamente una cosa sola. In quanto Dio, l'uomo è infinito; in quanto uomo, Dio è limitato. Fra l'uomo e Dio non vi è una distanza incolmabile, l’uomo è il Dio di domani, Dio è l'uomo di ieri e d’oggi. Così come è in Paradiso, Dio è anche sulla terra, Egli è in ogni luogo. Ciascun essere umano ha un proprio Dio. Non esiste essere umano che sia senza Dio. Il perfetto ateo non crede in Dio, ma fortunatamente crede, o, suo malgrado è costretto a credere, in una certa idea, in un qualche concetto di ordine o di disordine. Proprio quell'idea, quel concetto, non è nient’altro che Dio. Deve essere lasciata libertà assoluta ad ogni singola anima nella scoperta del proprio sentiero. Gli errori lungo la via della spiritualità non sono da biasimare, perché gli errori non sono altro che verità parziali. Non stiamo procedendo dalla falsità alla verità, stiamo procedendo da una verità meno evidente ad una verità più evidente. Fino a che non realizziamo Dio e non siamo diventati una sola cosa con Dio, dobbiamo invocarlo come Maestro, Guida, Amico e così via. Secondo il nostro rapporto con Lui, l'atteggiamento nei suoi confronti potrebbe variare. Ciò non ha importanza, quello che è di suprema importanza è amare Dio sentendo che è nostro, nell’amore sincero per Dio, siamo ispirati spontaneamente ad adorarlo. A questo punto dovremmo sapere quale genere di adorazione è giusta per noi, quale tipo è in armonia con lo sviluppo e l'inclinazione della nostra anima. La realizzazione dell’unione assoluta con Dio è la più alta forma di adorazione. Segue come importanza la meditazione. Preghiere ed invocazioni sono inferiori alla meditazione. La forma più bassa di venerazione è il culto di Dio nelle cose mondane. Quando penso che il flauto ed il flautista sono due cose differenti, penso a me come servo di Dio e a Lui come il mio Maestro. Quando penso che il flauto fa parte della coscienza del suo Maestro, sento che io sono il bambino di Dio ed Egli è il Padre. Infine, quando mi rendo conto che il flauto ed il flautista sono una sola cosa, il flautista appare come lo Spirito ed io come la Forza creativa. L'uomo deve realizzare Dio in questo corpo qui sulla terra. Il grande poeta Indiano Kabir disse:
""Se i vostri lacci non saranno spezzati mentre vivete, che speranza di liberazione avrete nella morte?
È una futile speranza pensare che l'anima si unirà a Lui solo perché lascerà il corpo.
Se Egli viene trovato ora, verrà trovato anche dopo;
Altrimenti, andremo ad abitare nella città della morte.""

Sorelle e fratelli, non sprofondate nell’abisso della disperazione; anche se non avete in questo momento nessuna chiara aspirazione verso la realizzazione di Dio, è sufficiente solo che iniziate il vostro viaggio verso l'alto, nell’interiorità ed in avanti. Verso l’alto, per vedere il Sogno di Dio; nell’interiorità, per possedere il Sogno di Dio; in avanti, per trasformarvi nel Sogno di Dio. Questo Sogno è il Sogno di un appagamento assoluto.

Ci sono moltissime persone che iniziano il percorso della vita interiore solo dopo aver subito colpi innumerevoli o dopo aver vagabondato ovunque nei deserti della vita. Ma è effettivamente felice e benedetto chi pone il proprio corpo, la mente, il cuore e l’anima, come fiori, ai Piedi del Signore prima della tempesta. Le innumerevoli nubi del mondo materiale coprono la nostra mente non ancora illuminata, ma il vulcano della concentrazione del cercatore e la bomba all'idrogeno della sua meditazione elimineranno le nubi, la millenaria coltre dell'ignoranza.

Potrei dire una parola a coloro che sono sposati e hanno grandi responsabilità in famiglia? Con vostro stupore, tutte le cosiddette responsabilità saranno trasformate in occasioni d’oro, nel momento in cui cercherete di vedere Dio nei vostri figli, nel momento in cui vi renderete conto che state servendo Dio col vostro sacrificio. Il sacrificio instancabile e spontaneo della moglie non ha uguali, nella capacità di soddisfare il marito, di rafforzarlo divinamente nella vastità illimitata del mondo naturale, per elevare la sua coscienza al regno dello Spirito. La promessa del marito non ha uguali nella sua capacità di inondare l'anima della moglie con la pace dell’Aldilà, per richiamare il suo cuore al sole perenne dell'Infinito, per trasformare la sua vita nel canto dell’Immortalità. Coloro che invece sono da soli, sicuramente lo sono per poter correre velocissimi lungo il sentiero spirituale; la loro aspirazione e l'ispirazione di Dio sono inseparabili.

Quando cerchiamo di guardare in profondità dentro di noi, quando cerchiamo di vivere una vita interiore, possiamo incontrare difficoltà in tutto e allora protestiamo: "Guarda, Dio, ora che ci siamo rivolti a Te, dobbiamo sottostare a così tante prove!" Non trovando vie d’uscita, siamo turbati. Ma perché dovremmo essere turbati? Non si può sfuggire al ricordo di tutte le sventure sopportate nella nostra vita. Prima che entrassimo nella vita spirituale, lo scoraggiamento era nostro compagno abituale, ora almeno siamo in una posizione migliore, poiché abbiamo la capacità di riconoscere la tigre feroce del mondo materiale. Consideriamo l'inquietudine e la debolezza come delle prove.

Perché Dio dovrebbe esaminarci? Non lo fa mai. Essendo misericordioso, ci avverte del pericolo imminente. Ma se prendiamo questi avvertimenti come delle prove, allora per superarle, dobbiamo pregare Dio. Non potremo mai superare l'esame soltanto pensando alle difficoltà e ai pericoli. Per superare una prova a scuola, dobbiamo studiare duramente. Analogamente, per passare un esame interiore, dobbiamo nutrire più sincerità e tenere viva la fiamma dell'aspirazione.

Durante la meditazione dobbiamo essere particolarmente attenti. La mente desidera ogni tanto indulgere in determinate idee ed in pensieri mondani ed emozionali, ma non dobbiamo consentire questo. Durante la meditazione tutto è intenso e, se indulgiamo in pensieri negativi, gli effetti diverranno più seri e più pericolosi che nello stato normale. Diventiamo più deboli nel momento in cui la mente cade preda di pensieri autoindulgenti. L’inganno è nella natura stessa della nostra mente inferiore. Ma le nostre lacrime e l’ascendente fiamma del nostro cuore vengono sempre in nostro soccorso.

L'uomo e Dio sono una sola cosa. Tutti gli uomini appartengono alla stessa famiglia. Siamo tutti una sola cosa. Un cercatore genuino non deve ascoltare argomentazioni irragionevoli da parte di scettici, privi di alcuna conoscenza spirituale. Questi sono ignari del fatto che inconsciamente stanno dando una dimostrazione della loro stessa stupidità. Dicono: “Se siamo tutti una sola cosa, allora perché quando hai un'emicrania tu, io non ce l’ho? Come mai quando io mi sono sfamato, tu non lo sei?” In risposta, chiediamo loro perché quando hanno una ferita ad una gamba, anche la loro testa non è dolorante, visto che entrambe fanno parte dello stesso corpo. La coscienza universale è in tutti noi. Se non ne siamo coscienti, ciò non significa che non esiste. Il mio corpo mi appartiene nella sua interezza, ma sento dolore alla gamba quando la mia testa soffre di un'emicrania? No! Ma se sono consapevole della Coscienza Divina che mi pervade completamente, sentirò indubbiamente lo stesso dolore in tutto il corpo. In questo paragone l'anima individuale è la mia testa e l'anima collettiva è il mio corpo. Per sentire l'intero mondo come veramente nostro, dobbiamo in primo luogo sentire Dio come veramente nostro.

L'uomo è il Cuore dell'Infinito.
L'uomo è il Respiro dell'Eternità.
L'uomo è la Vita dell'Immortalità.

La meta è dentro di noi

Siamo il sogno di Dio che tutto appaga, il nostro mondo interiore è la Pienezza illimitata di Dio.

La nostra Meta è il Cuore dell’Infinito ed il Respiro dell’Immortalità.

La nostra Meta è nel nostro stesso corpo.

Nel mondo comune la madre dice al bambino chi è suo padre. Nel mondo spirituale la nostra aspirazione ci dice chi è il nostro Dio. Chi è Dio? Dio è una Coscienza infinita, è una Luce che si auto-illumina. Non esiste essere umano che non possieda in sé stesso questa Coscienza infinita e questa Luce che si auto-illumina.

Se desideriamo vedere qualche cosa nel mondo esterno, oltre che mantenere i nostri occhi bene aperti, abbiamo bisogno di luce, luce solare, luce elettrica o qualche altro genere di luce. Ma nel mondo interiore non abbiamo bisogno di alcuna luce. Anche con gli occhi chiusi possiamo vedere Dio, la Luce che si auto-illumina.

Dio non è qualcosa che si può ottenere dall’esterno. Dio è quella particolare entità che può essere scoperta nell’interiorità.

Nella vita comune ogni essere umano ha milioni di domande da porre. Nella vita spirituale, viene il giorno in cui si sente che c’è soltanto una domanda degna di essere posta: "Chi sono io?"

La risposta delle risposte è: "Io non sono il corpo, bensì il Pilota Interiore”.

Perché l’uomo non conosce se stesso, cosa che dovrebbe essere piuttosto semplice? Non si conosce precisamente perché si identifica con l’ego e non con il suo vero Sé. Cosa lo costringe ad identificarsi con questo pseudo sé? L'ignoranza. E che cosa gli dice che il vero Sé non è, né potrà mai essere l’ego? È la sua ricerca di se stesso. Ciò che vede nei più profondi recessi del proprio cuore, è il suo vero Sé, il suo Dio. Alla fine il vedere si trasforma nel divenire.

L'altro giorno uno dei miei allievi mi disse: "Non riesco a pensare a Dio, la mia mente diventa inquieta".

"Cosa fai allora?" Chiesi io.

"Bè, penso al mondo".

"Ora dimmi, quando pensi al mondo con tutte le sue attività, riesci a pensare almeno per un secondo a Dio?"

"Certo che no".

"Allora, mio giovane amico, non è assurdo che quando pensi a Dio, l’agitazione porti la tua mente lontana da Lui, mentre quando assapori profondamente i piaceri del mondo, l’agitazione non allontani la tua mente e non la ponga ai piedi del Signore? Questo non può essere. Se hai una fame genuina per il cibo spirituale, la stessa agitazione, o ciò che puoi chiamare “inquietudine” prenderà velocemente e dinamicamente la tua mente e la porterà nel tuo cuore, in cui potrà bere il nettare di pace e di soddisfazione divina.

“Di sicuro la tua mente non può fare due cose alla volta. Se stai pensando a Dio con fede assoluta, se la fiamma dell'aspirazione sta bruciando all'interno del tuo cuore, la scimmia della tua agitazione esteriore, per quanto maligna possa essere, non oserà toccarti, e ancor meno pizzicarti o morderti. Non puoi osservare con attenzione completa entrambe le tue spalle allo stesso tempo. Similmente, quando vedi chiaramente il tuo Dio dentro di te, non puoi vedere la tigre dell’ignoranza del mondo esteriore”.

Ciò che dobbiamo fare in primo luogo, è vedere l’ego, quindi toccarlo, catturarlo ed infine trasformarlo. Nella vita spirituale, quando l’ego entra in noi e ci disturba, dobbiamo pensare a noi stessi come il Brahman, L’Uno senza un secondo e dobbiamo sentirci come la Coscienza onnipervadente. Allora l’ego si dissolve nel nulla.

Tutti noi sappiamo che la mente svolge un ruolo importante nella nostra vita esteriore così come nella nostra vita spirituale. Di conseguenza, non dobbiamo mettere da parte la mente. Piuttosto, quello che dovremmo fare è di essere sempre coscienti della mente. La mente diventa irrequieta, ma questo non significa che dobbiamo punirla ad ogni momento. Se il padrone di casa viene a sapere che il suo servo anziano ha da poco preso l'abitudine di rubare, non lo caccia via immediatamente. La sua passata sincerità e dedizione sono ancora freschi nella sua memoria. Attende ed osserva inosservato e discreto, pensando che il suo servo volterà di nuovo pagina.

Nel frattempo, il servo diventa consapevole che il suo padrone è venuto a sapere della sua cattiva condotta e smette di rubare. Fa anche un passo in più: per compiacere il suo padrone, lavora più sinceramente e devotamente di quanto abbia fatto prima. Similmente, quando diventiamo coscienti delle inquietudini e dei trucchi della mente, dobbiamo rimanere in silenzio per un certo tempo ed osservare la mente in modo discreto. Dopo poco tempo, vedremo che la nostra mente, il ladro, proverà una grande vergogna per il proprio comportamento. Non dimentichiamoci che durante questo tempo dobbiamo pensare a noi stessi come l'anima e non come il corpo, perché solo l'anima può essere padrona della mente. L'anima sola è la nostra vera identità. All'ora definita, la mente comincerà ad ascoltare i dettami dell'anima.

Azione ed inazione. Secondo la Gita, dobbiamo vedere l’azione nell'inazione, e l’inazione nell’azione. Cosa significa questo? Vuole dire che, mentre stiamo agendo, dobbiamo sentire all'interno di noi un mare di pace e di serenità. Mentre siamo inattivi, dobbiamo sentire dentro di noi una dinamo di energia creativa. Non pensiamo alle azioni come nostre: riuscendo in questo, le nostre azioni saranno più genuine ed efficaci. Quando un servitore cucina per il suo padrone, lo fa al meglio delle sue capacità. Perché? Per avere l'apprezzamento ed i favori del suo padrone. Allo stesso modo, se agiamo per compiacere la nostra anima, il Pilota Interiore, saremo capaci di agire con più devozione e con più successo.

La nostra meta è dentro di noi. Per raggiungere questa meta dobbiamo dedicarci alla vita spirituale. Nella vita spirituale, la cosa di cui c’è più bisogno è la consapevolezza o coscienza. Senza questo, tutto appare come uno sterile deserto. Quando entriamo in un luogo oscuro, prendiamo una torcia o un’altra luce per sapere dove stiamo andando. Se vogliamo conoscere la nostra vita oscura, dobbiamo avere l'aiuto della nostra coscienza. Cerchiamo di andare più a fondo nella questione. Sappiamo che il sole illumina il mondo. Ma come ne siamo consapevoli? Siamo consapevoli di esso grazie alla nostra coscienza che si auto rivela. Il funzionamento del sole non è auto rivelante. È la nostra coscienza del sole che ci fa consapevoli che il sole illumina il mondo. È la nostra coscienza che si auto rivela in tutte le cose. Questa coscienza è un mare infinito di delizia. Quando beviamo anche una sola goccia di acqua marina, ne sentiamo il gusto salato. Allo stesso modo, durante la nostra meditazione, se riusciamo a bere anche una piccola goccia del mare di Delizia, gusteremo di certo la Delizia. Questa Delizia è Nettare. Il Nettare è l'Immortalità.

La nostra pace è dentro di noi

Nessun prezzo è troppo alto da pagare per la pace interiore. La pace è il controllo armonioso della vita. Vibra di energia di vita. È un potere che facilmente trascende tutta la nostra conoscenza terrena e inoltre non è separato dalla nostra esistenza terrena. Se apriamo i corretti canali interiori, questa pace può essere sentita qui ed ora.

La pace è eterna. Non è mai troppo tardi per avere pace. È sempre il momento giusto per ottenerla. Possiamo rendere la nostra vita veramente fruttuosa solo se non siamo separati dalla nostra Fonte che è la Pace dell'Eternità.

La più grande sfortuna che possa capitare ad un essere umano è perdere la propria pace interiore. Nessuna forza esterna gliela può portar via; sono solo i suoi pensieri, le sue azioni che gliela tolgono.

La nostra più grande protezione non risiede nelle realizzazioni e nelle risorse materiali. Tutto il tesoro del mondo è niente per la nostra anima divina. La nostra più grande protezione risiede nella comunione della nostra anima con la Pace che tutto nutre e tutto appaga. La nostra anima vive nella Pace e per la Pace. Se viviamo una vita di pace, ne siamo sempre arricchiti e mai impoveriti. La nostra pace interiore è sconfinata; come il cielo illimitato essa include tutto. Abbiamo lottato per molto tempo, abbiamo sofferto molto, abbiamo viaggiato verso luoghi remoti, ma il volto della pace ci è ancora nascosto. Possiamo scoprirlo solo se il treno dei nostri desideri si perde nella Volontà del Signore Supremo.

La Pace è vita. La Pace è Beatitudine eterna. Le preoccupazioni mentali, emozionali e fisiche esistono, ma sta a noi accettarle o rifiutarle, sicuramente non sono fatti inevitabili della vita. La nostra comune eredità è la Pace, poiché il nostro Padre Onnipotente è tutto Pace. È un grave errore spalancare le porte al futuro pentimento adoperando male e trascurando le belle opportunità che ci si presentano. Dobbiamo decidere qui ed ora, tra tutte le nostre attività quotidiane, di gettarci, cuore ed anima, nel Mare della Pace. Si sbaglia chi pensa che la Pace, entrerà spontaneamente in lui verso la fine del viaggio della sua vita. Sperare di realizzare la Pace senza la spiritualità o la meditazione è come aspettarsi acqua nel deserto.

Per la pace della mente, è essenziale la preghiera. Pregare Dio per la pace con concentrazione piena e devozione focalizzata anche per cinque minuti è più importante che passare lunghe ore in una meditazione leggera e superficiale. Ora, come pregare? Con le lacrime dei nostri cuori. Dove pregare? In un luogo solitario. Quando pregare? Nel momento in cui il nostro essere interiore vuole che preghiamo. Perché pregare? Questa è la domanda delle domande. Dobbiamo pregare se vogliamo che la nostra aspirazione sia soddisfatta da Dio. Cosa possiamo aspettarci da Dio oltre a questo? Possiamo aspettarci che Lui ci faccia capire tutto: il tutto nel nulla e il nulla nel tutto, il Pieno nel Vuoto ed il Vuoto nel Pieno.

Dobbiamo sempre usare il potere della discriminazione. Dobbiamo sentire che il mondo esterno che attira la nostra attenzione è effimero. Per avere qualche cosa d’eterno, per costruire solide fondamenta nella vita, dobbiamo rivolgerci a Dio, non c'è alcuna alternativa, e non c'è momento migliore per prendere tale decisione che quando ci sentiamo molto indifesi.

Sentirsi inermi è una cosa buona.

Migliore è coltivare l’attitudine all’auto-abbandono.

La cosa migliore è essere un conscio strumento di Dio.

Tutto dipende dalla mente, consapevolmente o inconsapevolmente, compreso la ricerca della pace. La funzione della mente è rimuovere la nube del dubbio. La funzione della purezza nella mente è distruggere le innumerevoli nubi della condizione terrena e i lacci dell'ignoranza. Senza purezza nella mente, non ci può essere successo durevole nella vita spirituale.

Possiamo ottenere la pace solo dopo aver completamente smesso di trovare difetti negli altri. Dobbiamo sentire il mondo intero come veramente nostro. Quando osserviamo gli errori degli altri, entriamo nelle loro imperfezioni, questo non ci aiuta minimamente. La cosa più strana è che più profondamente entriamo in noi, più chiaro diventa che le imperfezioni degli altri sono le nostre stesse imperfezioni, ma in corpi e menti diversi. Invece se pensiamo a Dio, la Sua Compassione e la Sua Divinità espanderanno la nostra visione interiore della Verità. Dobbiamo entrare nella pienezza della nostra realizzazione spirituale per accettare l’umanità come un’unica famiglia.

Non dobbiamo permettere al nostro passato di tormentare e distruggere la pace del nostro cuore. Le nostre attuali azioni, quelle buone e divine, possono annullare facilmente le nostre azioni cattive e non divine del passato. Se il peccato ha il potere di farci piangere, la meditazione ha indubbiamente il potere di darci gioia, di donarci la Saggezza divina.

La nostra pace è dentro di noi e questa pace è la base della nostra vita. Quindi da oggi decidiamo di riempire le nostre menti e i nostri cuori con le lacrime di devozione, le fondamenta della pace. Se le fondamenta sono solide, non importa quanto poi alziamo la sovrastruttura, non potrà minacciarci nessun pericolo, poiché la pace è sotto, la pace è sopra, la pace è dentro, la pace è fuori.

Chi è adatto allo Yoga?

Chi è adatto allo Yoga? Tu sei adatto allo Yoga. Lui è adatto allo Yoga. Io sono adatto allo Yoga. Tutti senza eccezione sono adatti allo Yoga.

L’idoneità spirituale può essere determinata dal nostro sentimento di unità, il nostro desiderio di unità. La più piccola goccia ha diritto di sentire l'oceano illimitato come suo proprio, o di anelare per avere l'oceano come suo, veramente suo. La stessa cosa avviene con l'anima individuale e l'Anima Universale.

Dov’è Dio e dove sono io? Dio è al terzo piano ed io sono al primo piano, io salgo al secondo piano, lui scende al secondo piano e lì ci incontriamo. Io non dimentico di bagnare i suoi Piedi con le mie lacrime di delizia e nemmeno lui dimentica di pormi nel suo Cuore di infinita Compassione.

Cos’è lo Yoga? Lo Yoga è conquista di sé e la conquista di sé è la realizzazione di Dio. Colui che pratica lo Yoga fa due cose in una: semplifica la sua intera vita e ottiene un libero accesso al Divino.

Nel campo dello Yoga non si può fingere: la nostra aspirazione deve essere vera, tutta la nostra vita deve essere vera. Nulla è impossibile per un ardente aspirante. Un Potere più elevato guida i suoi passi e l'adamantina Volontà di Dio è la sua protezione più sicura. Non importa quanto tempo o quante volte sbagli grossolanamente, egli ha il diritto di ritornare alla sua casa spirituale. La sua aspirazione è una fiamma ascendente che non ha fumo e non ha bisogno di alcun combustibile, è il respiro della sua vita interiore e lo conduce alla Sponda Dorata dell’Aldilà. L'aspirante, con le ali della sua aspirazione vola in alto nei reami del Trascendente.

Dio è infinito e Onnipresente. Per un aspirante genuino, questa è più di una mera credenza, è la Realtà assoluta.

Ora concentriamo la nostra attenzione sulla vita spirituale. È un'idea sbagliata che la vita spirituale sia una vita di austerità ed un letto di spine. Per niente! Siamo venuti dalla beatitudine e alla beatitudine ritorneremo con la gioia spontanea della vita. Sembra difficile perché ci rivolgiamo al nostro ego e sembra innaturale perché coltiviamo i nostri dubbi.

La realizzazione di Dio è la Meta della nostra vita, è anche la nostra eredità più nobile. Dio è allo stesso tempo nostro Padre e nostra Madre: come nostro Padre Egli osserva, come nostra Madre Egli crea. Come un bambino, non smetteremo mai di cercare nostra Madre, per conquistare il suo Amore e la sua Grazia. Quanto tempo una madre può ascoltare incurante il pianto del suo bambino? Non dimentichiamoci che se c’è qualcuno sulla terra su cui tutti gli esseri umani confidano, è l'aspetto materno del Divino. Lei è l'unica forza nella nostra dipendenza; Lei è l'unica forza nella nostra indipendenza. Il suo Cuore, la casa dell'Infinito, è eternamente aperto per tutti.

Ora faremo la conoscenza degli otto passi principali che conducono un cercatore alla sua destinazione. Questi passi sono:

1. Yama, autocontrollo ed astinenza morale; 2. /Viyama, osservanza severa di condotta e carattere; 3. Asana, varie posture fisiche che ci aiutano ad entrare in una coscienza più elevata; 4. Pranayama, respirazione sistematica per tenere le redini della mente; 5. Pratyahara, ritiro dalla vita dei sensi; 6. Dharana, concentrare la nostra coscienza su Dio in modo congiunto con tutte le parti del corpo; 7. Dhyana, meditazione, il treno espresso ed instancabile che va a tutta velocità verso la Meta; 8. Samadhi, trance, la fine della danza della Natura, la fusione totale della nostra coscienza individuale nella Coscienza infinita del Supremo Trascendente.

Lo Yoga è la nostra unione con la Verità. Ci sono tre tappe che si rivelano in quest’unione.

Nella prima l’uomo deve sentire che Dio ha bisogno di lui tanto quanto lui ha bisogno di Dio. Nella seconda l’uomo deve sentire che, senza di lui, Dio non esiste neanche per un secondo. Nella terza ed ultima l’uomo deve comprendere che lui e Dio non solo sono eternamente una cosa sola, ma anche uguali, onnipervadenti e onniappaganti.

La forza dell'abbandono

Il mondo attuale vuole l’individualismo ed esige la libertà, ma la vera individualità e la vera libertà possono esistere solamente nel Divino. L’abbandono alla Volontà di Dio è il respiro instancabile dell'anima nel cuore di Dio.

L'individualità umana grida nel buio. La libertà terrena grida nei deserti della vita. Ma l’abbandono assoluto canta universalmente l’individualità divina e la libertà nel grembo del Supremo.

Nell’abbandono scopriamo il potere spirituale attraverso il quale non solo possiamo divenire i veggenti ma anche i possessori della Verità. Questa Verità è il Potere che può ogni cosa, se riusciamo ad abbandonarci in un silenzio assoluto, possiamo diventare noi stessi la Realtà del Reale, la Vita del Vivente, il Centro del vero Amore, la Pace e la Beatitudine. Diverremo una benedizione incomparabile per noi stessi.

Un bel bambino attira la nostra attenzione: l'amiamo perché conquista il nostro cuore, ma gli chiediamo per questo qualcosa in cambio? No! L'amiamo perché è un oggetto d’amore; è amabile. Nello stesso modo potremmo e dovremmo amare Dio, perché Egli è l'essere più amabile. L’Amore spontaneo per il Divino è l’abbandono, e questo abbandono è il più grande regalo della vita, perché quando ci abbandoniamo, il Divino immediatamente ci dà molto di più di quanto avremmo chiesto.

L’abbandono è un miracolo spirituale: ci insegna come vedere Dio ad occhi chiusi, come parlargli senza parole. La paura entra in noi solamente quando ritiriamo il nostro abbandono dall'Assoluto.

L’abbandono è uno schiudersi, è lo sbocciare del corpo, della mente e del cuore nel sole della pienezza divina dentro di noi. L’abbandono a questo sole interiore è il più grande trionfo della vita. Il levriero del fallimento non può raggiungerci quando siamo in questo sole. Il principe del male non riesce a toccarci quando abbiamo compreso ed abbiamo fondato la nostra unione con questo sole che dà eternamente la vita.

L’abbandono e la pienezza del cuore giocano insieme, mangiano insieme e dormono insieme. La corona della vittoria appartiene a loro. Il calcolo ed il dubbio giocano assieme, mangiano assieme e dormono assieme. Il loro fato è condannato alla delusione, destinato al fallimento.

L’India è la terra dell’abbandono. Questo abbandono non è una sottomissione cieca, ma piuttosto la dedizione del proprio se limitato al proprio Sé infinito. Ci sono molte belle storie nel Mahabharata che parlano dell’abbandono. Tutte contengono una grande verità spirituale. Permettetemi di raccontarvi una storia breve ma assolutamente ispiratrice e rivelatrice, narra di Draupadi, la Regina dei Pandava. Quando il malvagio Duhshasana stava tentando spietatamente di svestirla, la Regina pregava Dio di salvarla, ma continuava a stringersi le vesti coi pugni serrati. Il suo abbandono non era completo, e la sua preghiera non fu ascoltata. Duhshasana continuava i suoi sforzi per tirare via i vestiti alla sfortunata Regina, ma venne il momento in cui Draupadi lasciò la presa dalle sue vesti e cominciò a pregare Dio con le mani giunte: "O Signore del mio cuore, O Pilota della mia vita, sia fatta la tua Volontà." Ed ecco, la forza della sua resa assoluta! Il silenzio di Dio cessò, la sua Grazia scese su Draupadi. Mentre Duhshasana tentava di strapparglielo di dosso, il sari continuava a scorrere senza fine ed il suo orgoglio dovette baciare la polvere.

La Grazia di Dio, che tutto appaga, discende solamente quando ascende l’abbandono incondizionato dell’uomo.

Il nostro abbandono è una delle cose più preziose e solo Dio lo merita. Possiamo offrire il nostro abbandono ad un altro individuo, ma solamente allo scopo di realizzare Dio. Se quell’individuo è giunto alla sua meta, può aiutarci nel nostro viaggio spirituale. Invece, se ci offriamo a qualcuno solo per soddisfare quella persona, allora commettiamo un grave errore. Quello che dovremmo fare è offrirci senza riserve a Dio in lui.

Ogni nostra azione dovrebbe essere fatta per compiacere Dio e non per guadagnare applausi. Le nostre azioni sono troppo segrete e sacre per esporle davanti agli altri. Sono fatte per il nostro progresso, conquista e realizzazione.

Non c'è limite al nostro abbandono, più ci abbandoniamo, più dobbiamo abbandonarci. Dio ci ha dato una certa capacità e secondo questa capacità egli esige la nostra manifestazione. Dio non ha mai richiesto una manifestazione che supera le nostre possibilità, e non lo farà mai.

Nell’abbandono completo ed assoluto dell’uomo consiste la sua realizzazione: la realizzazione del Sé, la realizzazione di Dio, l'Infinito.

Meditazione: Individuale e collettiva

La meditazione è l’occhio che vede la Verità, il cuore che sente la Verità e l’anima che realizza la Verità.

Attraverso la meditazione l’anima diviene completamente cosciente della sua evoluzione nel suo viaggio eterno. Attraverso la meditazione vediamo la forma evolvere nel senzaforma, il finito nell’infinito e vediamo il senzaforma evolvere nella forma e l’infinito nel finito.

La meditazione parla. Parla in silenzio. Essa rivela. Rivela all’aspirante che spirito e materia sono una sola cosa, che quantità e qualità sono una sola cosa, che l’immanente ed il trascendente sono una sola cosa. Rivela che la vita non può essere la mera esistenza di settanta od ottant’anni tra la nascita e la morte, ma piuttosto, è l’Eternità stessa. La nostra nascita è un evento importante nell’esistenza stessa di Dio, e così è anche la nostra morte. Nella nostra nascita, la vita vive nel corpo, nella nostra morte la vita vive nello spirito.

Meditazione individuale e collettiva: così come l’individuo e la collettività sono essenzialmente una sola cosa, lo sono anche la meditazione individuale e collettiva. Siamo tutti figli di Dio. Il nostro corpo dice che siamo umani, la nostra anima dice che siamo divini.

Non importa se siamo umani o divini, siamo inevitabilmente ed eternamente una sola cosa. Siamo le parti inseparabili di un tutto, completiamo il tutto.

L’oceano è vasto: tu puoi vederne una parte, egli può vederne una parte, anch’io ne vedo una parte, ma la completa estensione dell’oceano va ben oltre il nostro sguardo. La nostra visione è limitata, ma la parte che ciascuno di noi vede non è, né può essere separata dall’oceano intero.

Cosa produce un’orchestra? Essa produce un’unità sinfonica, differenti note di differenti strumenti formano una sinfonia. Come ciascun strumento suona una propria nota, così ogni singolo individuo può meditare nel proprio modo, ma alla fine tutti arrivano alla stessa Meta ed alla realizzazione basilare dell’unione. Questa realizzazione non è altro che la liberazione, liberazione dalla schiavitù, dall’ignoranza, dalla morte.

Tat twam asi: "Tu sei Quello". Questo è il segreto che può essere rivelato nella meditazione. Questo "Tu" non è l’uomo esteriore, questo "Tu" è la nostra anima, la nostra divinità interiore. La nostra natura oscura e non divina tenta di farci credere che il corpo sia tutto. La nostra natura illuminata e divina ci fa sentire che la nostra anima, che non ha né inizio né fine, è tutto. Infatti, è l’anima il respiro della nostra esistenza sia in Paradiso, sia in terra.

La conoscenza di sé e la Conoscenza universale non sono due cose diverse, tutto nell'universo diventa nostro nel momento in cui realizziamo il nostro Sé. Cos’è questo universo? È l'espressione esteriore delle nostre conquiste interiori. Noi siamo i Salvatori di noi stessi: la nostra salvezza è dentro di noi, siamo noi che dobbiamo lavorare per la nostra salvezza. Noi siamo i creatori del nostro destino, incolpare gli altri per le condizioni sfavorevoli delle nostre vite non è degno di noi. Sfortunatamente, incolpare gli altri è una delle malattie più grandi dell’uomo. Adamo incolpò Eva per la sua tentazione e la povera Eva cosa avrebbe potuto fare? Anche lei incolpò un altro.

È una cosa da non fare, perché se l’azione è nostra, lo è anche la responsabilità su di essa. Tentare di sfuggire alle conseguenze delle nostre azioni è veramente assurdo, ma essere liberi dal commettere errori gravi è saggezza; è vera illuminazione. Prove e tribolazioni sono dentro di noi e fuori di noi, dobbiamo semplicemente ignorarle. Se questo ignorarle non è efficace, dobbiamo affrontarle, e se anche questo non è sufficiente, dobbiamo superarle qui ed ora. Il problema principale è come fronteggiare le prove e le tribolazioni; possiamo superarle solamente con la nostra costante aspirazione e meditazione, non c'è altra soluzione o alternativa.

La meditazione, quando è profonda e concentrata, ci dà conoscenza spirituale e devozione pura, che non solo agiscono simultaneamente tra loro, ma anche armoniosamente. Il sentiero Bhakti, della devozione, ed il sentiero Jnana, della conoscenza, ci conducono infine alla stessa meta. La devozione non è fede cieca, non è assurdo attaccamento al nostro sentire interiore, è un processo di impareggiabile fioritura spirituale. La conoscenza non è qualche cosa di sterile, non è neanche un potere aggressivo, la conoscenza è il cibo che stimola la nostra esistenza terrena e celeste. La devozione è delizia, la conoscenza è pace. Il nostro cuore ha bisogno di delizia e la nostra mente ha bisogno della pace, proprio come Dio ha bisogno di noi per manifestarsi e noi abbiamo bisogno di Dio per completarci.

Meditazione individuale e collettiva. È facile meditare individualmente, l'aspirante è fortunato, perché nessun altro si pone tra lui e la Grazia di Dio. È facile meditare collettivamente, è logico che uno studente abbia gioia mentre studia con altri nella stessa classe. Anche in questo caso l'aspirante è fortunato, perché l'aspirazione sincera di altri cercatori può ispirarlo.

Ci sono difficoltà nel meditare individualmente, perché la pigrizia può tormentare l'aspirante. Ci sono difficoltà nel meditare collettivamente, perché è possibile che l'ignoranza e la debolezza di altri possano inconsapevolmente attaccare il corpo, la mente ed il cuore dell'aspirante, tutto questo può accadere.

Sia che meditiamo individualmente, che collettivamente, dobbiamo assolutamente fare una cosa: dobbiamo meditare consapevolmente. Fare uno sforzo inconsapevole è come costringere se stessi a giocare a calcio anche se non se ne ha alcuna voglia. Si gioca, ma senza alcuna gioia. Lo sforzo consapevole è come giocare a calcio con entusiasmo: ci dà vera gioia. In modo simile, la meditazione consapevole ci dona la delizia interiore dall'anima.

Per finire, ciascun essere umano deve possedere lo spirito di un eroe divino: lasciato solo nella foresta più fitta, dovrà avere la forza interiore di meditare senza alcuna paura. Se gli è chiesto di meditare in Time Square a New York, tra la folla, deve avere la forza interiore per meditare senza essere minimamente disturbato. Sia da solo che con altri, l'aspirante deve dimorare nella sua meditazione senza turbamenti e senza paura.

La tua Anima ha una missione speciale?

La tua anima ha una missione speciale, essa ne è supremamente conscia.

Maya, l’illusione o dimenticanza, ti fa sentire di essere limitato, debole ed indifeso. Questo non è vero: tu non sei il corpo, non sei i sensi, non sei la mente, essi sono limitati. Tu sei l'anima che è illimitata: la tua anima è molto potente, la tua anima sconfigge il tempo e lo spazio.

Potrai mai comprendere a pieno la tua anima? Potrai essere completamente consapevole della tua anima ed essere una sola cosa con essa? Certamente lo puoi, in effetti, tu non sei null’altro che l'anima. Essa rappresenta il tuo naturale stato di coscienza, ma il dubbio rende difficile comprendere veramente la sua natura. Il dubbio è la lotta infruttuosa dell’uomo nel mondo esteriore, l'aspirazione è la fiducia fruttuosa del cercatore nel mondo interiore. Il dubbio lotta di continuo e alla fine annulla i suoi stessi propositi.

L’aspirazione si eleva verso l’altissimo e alla fine del suo viaggio giunge alla meta. Il dubbio è basato sull’osservazione esteriore; l'aspirazione è fondata sull’esperienza interiore. Il dubbio sfocia nel fallimento perché vive nella mente fisica limitata.

L'aspirazione arriva al successo perché vive nell’anima, che è in costante ascesa. Una vita di aspirazione è una vita di Pace. Una vita di aspirazione è una vita di Beatitudine. Una vita di aspirazione è una vita di Appagamento Divino.

Per sapere qual è la tua missione speciale, devi andare nel profondo di te stesso. La speranza ed il coraggio devono accompagnarti nel tuo viaggio instancabile. La speranza sveglierà la tua divinità interiore, il coraggio farà fiorire la tua divinità interiore. La speranza ti ispirerà a sognare il Trascendente, il coraggio ti ispirerà a manifestare il Trascendente qui sulla terra.

Per sentire qual è la tua missione speciale, devi sempre creare. Questa tua creazione è qualcosa in cui tu alla fine ti trasformi. Alla fine arrivi a comprendere che la tua creazione non è altro che la tua autorivelazione.

Vi sono tante missioni quante sono le anime, ma tutte le missioni si adempiono solamente dopo che le anime hanno raggiunto una certa perfezione. Il mondo è una commedia divina. Ogni partecipante interpreta una parte per il proprio successo: il ruolo del servitore è importante come quello del padrone. Nella perfezione di ogni parte individuale vi è il risultato collettivo e, allo stesso tempo, l’appagamento individuale diviene perfetto solamente quando l'individuo ha stabilito il suo collegamento inseparabile e ha realizzato la sua unione con tutti gli esseri umani del mondo.

Tu sei una cosa sola, dalla pianta dei piedi alla sommità della testa, tuttavia in un punto sei chiamato orecchi, in un altro sei chiamato occhi. Ogni parte del tuo corpo ha un proprio nome e, fatto abbastanza strano, anche se tutte le parti sono parte dello stesso corpo, una non può compiere l'azione di un altra. Gli occhi vedono, ma non possono sentire, gli orecchi sentono, ma non possono vedere. Quindi il corpo, pur essendo una unità è anche un insieme di molte parti. Allo stesso modo, anche se Dio è uno, egli si manifesta attraverso molte forme.

Dio ci comunica la nostra missione, ma noi non capiamo il suo linguaggio, così Egli deve fare l’interprete di sé stesso. Quando altri ci parlano di Dio, non riescono mai a comunicarci fino in fondo cos’è Dio. Essi si spiegano male e noi non comprendiamo. Dio parla in silenzio e inoltre spiega il proprio messaggio in silenzio. Per questo anche noi dovremmo cercare di sentire e capire Dio in silenzio.

La tua anima ha una missione speciale? Sì, la tua missione è nella parte più intima del tuo cuore, e là devi trovarla e compierla. Non ci può essere un modo esteriore per adempiere alla tua missione. Il cervo ha il muschio che cresce nelle sue narici. Esso l'odora, ne è affascinato e tenta di localizzare la fonte. Così corre e corre, ma non riesce mai a trovarlo. Nella sua vana ricerca, perde tutta l’energia e alla fine muore. ma la fonte che stava cercando così disperatamente era dentro di sé; come avrebbe potuto trovarla altrove?

La stessa cosa accade a te, la tua missione speciale, la realizzazione della tua divinità, non è fuori, ma dentro di te. Cerca in te stesso, medita interiormente, e scoprirai la tua missione.

Quanto siamo lontani dalla realizzazione?

Avidyaya mrityum tirtha vidyaya amritam snute.

"Con l’'ignoranza passiamo attraverso la morte, con la conoscenza raggiungiamo l'Immortalità."

Questa è davvero una notevole realizzazione. Realizzazione significa rivelazione di Dio in un corpo umano. Realizzazione vuole dire che l'uomo stesso è Dio. L'uomo sfortunatamente non è solo, egli ha il desiderio per compagno e il desiderio ha una forza tremenda. Ciononostante esso non riesce a dargli una gioia e una pace durevoli: il desiderio è limitato, il desiderio è cieco, tenta di limitare l’uomo, illimitato per diritto di nascita. La Grazia di Dio, che agisce attraverso l’uomo per la piena manifestazione di Dio, è infinita. La Realizzazione nasce dalla conquista di sé, cresce nell’unione con Dio e si completa con l’abbraccio del finito e dell'Infinito.

Noi siamo cercatori del Supremo e quello di cui abbiamo bisogno è la realizzazione assoluta. Con una piccola realizzazione possiamo al massimo comportarci come un gatto, con la realizzazione assoluta saremo capaci di terrorizzare l'ignoranza come un leone ruggente.

Nel momento in cui dico "il mio corpo", mi separo da esso. Questo corpo passa attraverso la nascita, l'infanzia, l'adolescenza, la maturità e la vecchiaia, non è realmente il mio io. Il vero "Io" rimane sempre immutabile: quando dico che io sono diventato grasso o magro, sto parlando del corpo che è diventato grasso o magro, e non dell' "Io" interiore che è eterno ed immortale.

La Realizzazione dice che non esistono cose come la schiavitù e la libertà a cui ci riferiamo così spesso nelle nostra vita quotidiana. Ciò che davvero esiste è la coscienza — coscienza su vari livelli, coscienza che gioiosamente si manifesta. Così come possiamo pensare che stiamo vivendo nella schiavitù dell'ignoranza, siamo liberi di sentire che, volendolo, possiamo dimorare nella libertà. Come la schiavitù ci fa pensare che il mondo è un campo di sofferenza, così la libertà può farci indubbiamente sentire che il mondo non è altro che la coscienza di felicità del Brahman (il Supremo assoluto - ndt). Ma la realizzazione ci fa sentire che Sarvam khalvidam Brahman, “Tutto ciò che ha estensione è Brahman”.

Per comprendere cos’è la realizzazione, dobbiamo prima amare il nostro Sé interiore. Il secondo passo è amare la realizzazione stessa. Questo è l'amore che risveglia l'anima. Questo è l'amore che illumina la nostra coscienza. Ama e sarai amato. Realizza e sarai appagato.

La realizzazione è la nostra lampada interiore, se la teniamo accesa, essa trasmetterà al mondo intero la sua raggiante luminosità. Noi tutti, senza eccezioni, abbiamo il potere di autorealizzazione o, in altre parole, di realizzare Dio. Negare questa verità significa ingannarsi atrocemente.

Noi realizziamo la Verità non solo quando la gioia riempie la nostra mente, ma anche quando la tristezza offusca il nostro cuore, quando la morte ci dà il benvenuto nel suo seno tenebroso, quando l'Immortalità pone la nostra esistenza nel grembo della trasformazione.

Quanto siamo lontani dalla Realizzazione? Possiamo conoscere la risposta dal grado del nostro abbandono alla Volontà di Dio; non c'è nessun altro modo di saperlo. Inoltre dobbiamo sapere che ogni singolo giorno sorge con una nuova realizzazione. La vita è una realizzazione continua per colui il cui occhio interiore è aperto.

Perché vogliamo realizzare Dio? Vogliamo realizzare Dio perché ci siamo trasformati consapevolmente in strade attraverso cui possono scorrere i frutti della Realizzazione di Dio. Il nostro stesso corpo è una macchina divina; tuttavia ha bisogno di essere lubrificata. La realizzazione è un lubrificante divino che fa il suo lavoro nel modo più efficace.

La realizzazione può essere raggiunta per mezzo della Grazia di Dio, la Grazia del Guru e l'aspirazione del cercatore. La Grazia di Dio è la pioggia, la Grazia del Guru è il seme e l'aspirazione del cercatore è la coltivazione. Ecco, la messe copiosa è la Realizzazione!

Il ruolo della purezza nella vita spirituale

Purezza! Purezza! Purezza! Ti amiamo, ti vogliamo, abbiamo bisogno te. Rimani nei nostri pensieri! Rimani nelle nostre azioni! Rimani nel respiro della nostra vita!

Come essere puri? Possiamo essere puri grazie all’autocontrollo. Possiamo controllare i nostri sensi, è davvero difficile, ma non è impossibile.

"Io controllerò i miei sensi. Io conquisterò le mie passioni." Questo approccio non può portarci a quello che davvero vogliamo. Il leone affamato che vive nei nostri sensi e la tigre affamata che vive nelle nostre passioni non ci lasceranno a causa della nostra mera ripetizione del pensiero: "Io controllerò i miei sensi e dominerò le mie passioni." Questo approccio non è di alcun profitto.

Quello che dobbiamo fare è fissare la nostra mente su Dio. Con nostra grandissima sorpresa, il leone e la tigre, ora domati, ci lasceranno di loro spontanea volontà quando vedranno che siamo divenuti troppo poveri per alimentarli. In realtà, non siamo affatto poveri, al contrario, siamo diventati molto più forti e più ricchi, perché la Volontà di Dio ci rinvigorisce il corpo, la mente ed il cuore. Focalizzare corpo, mente e cuore sul Divino è l'approccio corretto. Più vicini siamo alla Luce, più lontani siamo dall'oscurità.

La Purezza non arriva tutta in una volta: serve tempo. Dobbiamo immergerci profondamente e dobbiamo perderci con fede assoluta nella contemplazione di Dio. Non abbiamo bisogno di andare dalla Purezza, la Purezza verrà a noi. E la Purezza non viene da sola, porta Gioia eterna con sé. Questa Gioia divina è l’unico scopo della nostra vita. Dio si rivela pienamente e si manifesta senza riserve solamente quando abbiamo questa Gioia interiore.

Il mondo ci dà i desideri. Dio ci dà le preghiere. Il mondo ci dà la schiavitù. Dio ci dà la libertà: la libertà dalle limitazioni, la libertà dall'ignoranza.

Siamo noi i giocatori, possiamo giocare a calcio o a cricket, abbiamo la libertà di scegliere. Similmente, siamo noi che possiamo scegliere la purezza o l'impurità. Il giocatore è il padrone del gioco, non viceversa.

Il modo più facile e più efficace di ottenere purezza è ripetere un mantra. Il mantra è un suono-seme. Il mantra è un potere dinamico nella forma di un suono vibrante.

Ora vedremo cos’è il japa. Il japa è la ripetizione di un mantra. Volete purezza, vero? Allora proprio adesso, possiamo ripetere il nome di Dio cinquecento volte. Questo è il nostro mantra. Facciamolo tutti assieme.

(I cercatori si uniscono a Sri Chinmoy nel ripetere il mantra “Supreme”).

Grazie, ci siamo riusciti. Ora ogni giorno aumentate il numero di cento. Cioè, domani ripeterete il nome di Dio seicento volte, ed il giorno dopo, settecento. A una settimana da oggi dovreste aver ripetuto il nome di Dio milleduecento volte. Da quel giorno iniziate a diminuire il numero di ripetizioni di cento ogni giorno fino a che sarete tornati a cinquecento. Continuate questo esercizio, di settimana in settimana, per un mese. Sia che vogliate cambiare il vostro nome o no, il mondo vi darà un nuovo nome: vi chiamerà con il nome della purezza. Il vostro orecchio interiore ve lo farà sentire. Ciò supererà la vostra più fervida immaginazione.

Facciamo in modo che nulla ci disturbi. Facciamo in modo che l’impurità del nostro corpo ci ricordi la purezza spontanea del nostro cuore. Facciamo in modo che i nostri pensieri limitati ed esteriori ci ricordino la nostra volontà infinita ed interiore. Facciamo in modo che le innumerevoli imperfezioni della nostra mente ci ricordino la perfezione illimitata della nostra anima.

Il mondo attuale è pieno di impurità, sembra che la purezza sia la moneta di un altro pianeta. È difficile ottenere questa purezza, ma una volta che la troviamo, la pace è nostra, il successo è nostro.

Affrontiamo il mondo, prendiamo la vita nel modo in cui viene. Il nostro Pilota Interiore è continuamente vigile. Le correnti sotterranee della nostra vita interiore e spirituale fluiranno sempre inosservate, senza ostacoli, senza paura.

Dio può essere sconosciuto, ma non è inconoscibile. Le nostre preghiere e la meditazione ci conducono a quell'ignoto. Aneliamo alla libertà, ma stranamente, non siamo consapevoli del fatto che abbiamo già dentro di noi un’immensa libertà. Guarda! Senza alcuna difficoltà, possiamo dimenticare Dio. Possiamo ignorarlo e possiamo anche negarlo. Ma la Compassione di Dio dice: "Figli miei, non importa cosa fate o dite, il Mio Cuore non vi abbandonerà mai. Vi voglio, ho bisogno di voi".

La madre tiene la mano del bambino, ma è il bambino che deve camminare e lo fa. Né colui che è oppresso, né colui che opprime può essere felice. Similmente, Dio dice: " Figli miei divini, nella vostra vita interiore vi do ispirazione. Siete voi che dovete aspirare con il cuore più puro per raggiungere il Dorato Aldilà".

Due segreti: Reincarnazione ed evoluzione

Per capire i segreti della reincarnazione, dell'evoluzione e della trasformazione dobbiamo prima comprendere il segreto più importante: il segreto del karma.

Karma è una parola sanscrita che significa azione, l’azione può essere compiuta dal cuore, dalla mente e dal corpo.

Ci sono tre generi di karma: il Karma Sanchita, il Karma Prarabdha e il Karma Agami.

Sanchita vuole dire accumulato. Noi aspettiamo consapevolmente o inconsapevolmente i frutti del karma che abbiamo seminato con i nostri passati pensieri, parole, azioni e volontà. Il Karma Sanchita è un'accumulazione di azioni fatta nelle vite passate o in questa vita, i cui risultati non si sono ancora manifestati e i cui effetti non sono stati ancora prodotti.

Il Karma Prarabdha è il fato o destino come il risultato di azioni compiute in ogni precedente nascita. Gli effetti karmici sono iniziati, ma non sono ancora finiti e rendono necessaria la rinascita per il loro completamento. Il Karma Prarabdha è quella parte di Karma Sanchita che ha cominciato a portare i frutti. Cominciamo a mietere in questa vita i frutti del nostro karma passato, e nello stesso tempo, seminiamo semi nuovi per la mietitura futura.

Agami significa futuro o avvicinamento. Il Karma Agami può essere messo in atto solamente dopo che si è raggiunta la perfezione spirituale, quando non si è legati né all'attrazione della nascita, né alle trappole della morte. Allora esso si attua per essere di aiuto all’umanità. In questo caso, per adempiere il Divino qui sulla terra, l'anima liberata ha un ruolo significativo nel Dramma Divino, che non ha né inizio né fine.

Sappiamo che vi è un Essere che noi chiamiamo Dio. Sappiamo che vi è un’entità che noi chiamiamo anima. Il grande filosofo americano Emerson disse: "Dio è un cerchio infinito il cui centro è dappertutto e la cui circonferenza non è in nessun luogo." Noi possiamo dire con certezza che questo centro è l'anima dell’uomo.

L'anima è un'entità eterna. Qual è il suo collegamento con la reincarnazione? Si potrebbero scrivere infinite pagine sulla reincarnazione, un concetto formidabile del quale si è parlato così estesamente e che, nello stesso tempo, è stato così largamente messo in dubbio. Cerchiamo di capire, con una breve frase l'essenza della questione. La reincarnazione è il processo con il quale l'anima evolve: esiste per la crescita e lo sviluppo dell'anima.

Tutti conosciamo la teoria di Charles Darwin sull'evoluzione della specie. È il cambiamento dell'organismo fisico dai livelli più bassi ai più alti o dal più semplice al più complesso. L'evoluzione spirituale funziona parallelamente all'evoluzione fisica. L'anima esiste in tutti gli esseri, di certo essa è divina ed immortale, ma desidera ardentemente essere più completa, più appagante e più divina. Per cui, nel processo della sua evoluzione, deve passare da un corpo meno perfetto ad un corpo più perfetto e ad ogni stadio prendere in sé il vero valore di tutte le sue esperienze terrene. In questo modo l'anima cresce, arricchendosi e rendendo la propria divinità più completa, più armoniosa e più perfetta.

La reincarnazione ci dice che non siamo venuti dal nulla, la nostra condizione attuale è il risultato costruito dalle nostre azioni passate. Noi siamo la conseguenza delle nostre incarnazioni precedenti.

"Molte nascite io e te abbiamo alle spalle, O Arjuna! Io le conosco tutte, ma tu non conosci le tue."

Così disse il divino Sri Krishna all'ancora non realizzato Arjuna. L'evoluzione è il ponte tra quello che era e quello che sarà. Io sono un uomo e devo sapere che non sono solo stato mio padre, ma che sarò anche mio figlio. Io ho incontrato problemi, tu hai incontrato problemi e anche lui ne ha incontrati, non ci sono eccezioni. Li abbiamo affrontati, li affrontiamo anche oggi, ma è certo che li risolveremo.

Qual è lo scopo della vita?

Lo scopo della vita è diventare consapevoli della Realtà Suprema. Lo scopo della vita deve essere l'espressione consapevole dell'Eterno Essere.

La vita è evoluzione. L'evoluzione è lo sbocciare dal di dentro. Ogni vita è in se stessa un mondo, ogni vita è in realtà un microcosmo. Qualunque cosa respiri nel vasto universo respira anche in ciascuna vita individuale.

Ci sono due vite: l'interiore e l'esteriore. La vita esteriore parla dei propri principi e poi tenta di agire. Fa dichiarazioni a proposito e a sproposito, ma pratica molto poco di quello che professa. La vita interiore non parla, agisce. La sua azione spontanea è la manifestazione consapevole di Dio.

La nostra vita ha due realtà: una essoterica, l’altra esoterica. La realtà essoterica ha a che fare col mondo esterno. La realtà esterna tenta di soddisfarsi alimentando desideri e stimolando passioni. La realtà esoterica o realtà interiore trova appagamento nel controllo delle passioni e nella conquista dei desideri, nel nuotare nel vasto mare della Liberazione.

La vita è esistenza. L'esistenza ordinaria viene da una Esistenza più profonda. L’Esistenza non può nascere dalla non-esistenza, la vita nasce da Dio, la vita è Dio. Noi dovremmo fare due cose: studiare la vita più devotamente e viverla più divinamente.

Dobbiamo avere due cose: immaginazione ed ispirazione. Una vita senza immaginazione è una vita di prigionia. Con le ali dell'immaginazione, dobbiamo tentare di volare nell'Aldilà. Una vita senza ispirazione è una vita di stagnazione. Col dinamismo di una incessante ispirazione, daremo nuovo significato alla vita e la renderemo immortale.

Lo scopo della vita è realizzare Dio. La Realizzazione non può mai venire a chi è inattivo. Bisogna lottare per ottenere la Realizzazione. Bisogna pagare il prezzo per essa. Non c’è alcuna alternativa. Vorrei aggiungere inoltre un cosa importantissima: dicendo agli altri di essere un'anima realizzata, puoi convincerli, puoi anche ingannare il tuo stesso cuore, ma non puoi ingannare Dio.

Per la Realizzazione di Dio, il primo requisito è la pace. La pace è basata sull’amore: amore per l’umanità e amore per Dio. La pace è fondata anche sul non-attaccamento. Né sete di guadagni, né paura di perdite, ecco! La pace è tua. La pace è basata anche sulla rinuncia. Questa rinuncia non è la rinuncia ai beni mondani, ma alla limitazione e all'ignoranza. La vera pace è quella che non è colpita dal ruggire del mondo, esteriore od interiore.

Quando hai quella Pace divina, la Realizzazione non può fare a meno di bussare alla porta del tuo cuore. Per essere più precisi, il Loto della Realizzazione comincerà a fiorire nel tuo cuore, petalo dopo petalo. Per la Realizzazione di Dio, templi, chiese e sinagoghe non sono obbligatori. Non è neanche richiesta la varietà di sacre scritture e sermoni, ciò che è imperativo è la meditazione; essa ti farà realizzare Dio l’Infinito nell’anima, nel cuore, nella mente e nel corpo.

Lo scopo della vita è vivere una vita divina. Stiamo vivendo in questo mondo e sappiamo che l’uomo non vive di solo pane: egli ha bisogno dell'anima per vivere nel mondo della Realtà di Dio. Solo l'anima ha la capacità di vedere e sentire il noto e l’ignoto, l'esistente ed il non-esistente, il sogno del passato, la conquista del presente e la speranza del futuro.

Accettiamo la vita interiore, la vita spirituale. Gli errori nel nostro viaggio sono inevitabili. Il successo senza sforzi è semplicemente impossibile. Senza impegno non può esserci progresso. Dobbiamo dare il benvenuto alle esperienze, perché non possiamo imparare nulla senza l’esperienza. L'esperienza può essere incoraggiante o avvilente, ma è l’esperienza quello che ci fa diventare veri, che ci mostra il vero significato della nostra esistenza.

Cerchiamo di essere tutti veramente spirituali, realizziamo Dio attraverso la nostra costante comunanza con Lui. Non abbiamo bisogno di avere alcun particolare momento o luogo per la nostra meditazione: dobbiamo trascendere la necessità di tempo e spazio. Quando andiamo profondamente dentro noi stessi, sentiamo che un momento non può essere separato da un altro, che un luogo non può essere separato da un altro. Aspiriamo a vivere nell'Eterno Ora della Realizzazione di Dio, nell'Eterno Ora del Sogno e della Realtà di Dio.

Questo Sogno è il Sogno di Trascendenza che sempre evolve. Questa Realtà è la Realtà della Rivelazione che sempre fiorisce.

Cos'è la spiritualità?

La spiritualità è l'universalità della Verità, della Luce e della Beatitudine. La spiritualità è la necessità consapevole di Dio. La spiritualità è la costante opportunità di comprendere e provare che noi tutti possiamo essere della grandezza di Dio.

Dio è Delizia. La Delizia è il respiro dell'anima. Dio non vuole vedere il volto del dolore. Dio ci dà l’Infinito nel momento in cui siamo pronti ad offrirGli anche solo un bagliore della delizia della nostra anima.

Il mondo è sofferente, ne siamo noi i responsabili, i nostri sentimenti di interesse personale e presunzione sono completamente responsabili di questo. La coscienza individuale deve espandersi. L’uomo ha bisogno di ispirazione. L’uomo ha bisogno di azione. La spiritualità ha bisogno dell’uomo. La spiritualità ha bisogno dell’appagamento assoluto. La spiritualità possiede lo sguardo interiore che connette ogni condizione della vita con la certezza interiore.

L’uomo può fare e disfare le proprie condizioni esterne con i propri pensieri spirituali. Solo per colui che porta Dio nei propri pensieri ed azioni, Dio è una Realtà vivente.

La spiritualità ha una chiave segreta per aprire la porta del divino; questa chiave è la meditazione. La meditazione semplifica la nostra vita esteriore e stimola la nostra vita interiore. La meditazione ci dona una vita naturale e spontanea. Questa vita diviene così naturale e spontanea che non ci è possibile nemmeno respirare senza avere coscienza della nostra divinità.

La meditazione è un regalo divino. È l'approccio diretto, perché conduce l'aspirante all’Uno da cui è disceso. La meditazione ci dice che la nostra vita umana è una cosa segreta e sacra ed afferma la nostra eredità divina. La meditazione ci dona un nuovo occhio per vedere Dio, un nuovo orecchio per sentire la Voce di Dio ed un nuovo cuore per sentire la Presenza di Dio.

La vita spirituale non è un letto di rose, così come non è un letto di spine. È un letto di realtà e d'inevitabilità. Nella mia vita spirituale, vedo il ruolo del diavolo ed il ruolo del mio Signore. Se il diavolo possiede la tentazione, il mio Signore possiede la Guida. Se il diavolo ha l’ostilità, il mio Dio ha l’Aiuto. Se il diavolo ha la punizione, il mio Dio ha la Compassione. Se il diavolo mi porta all’inferno, il mio Dio mi porta in Paradiso. Se il diavolo ha per me la morte, il mio Dio ha per me l'Immortalità.

Con la presenza del cuore e con il flusso di lacrime dei nostri occhi, dobbiamo pregare Dio. Dobbiamo elevare il nostro scopo all’altezza della Realizzazione di Dio, perché questo è il solo scopo della nostra esistenza terrena. Sri Ramakrishna disse: "È nato senza nessuno scopo colui che, avendo il raro privilegio di essere nato uomo, non è capace di realizzare Dio in questa vita".

La scienza ha compiuto meraviglie, ciononostante, la sua visione è limitata: esistono mondi oltre i sensi dove sono celati misteri. La scienza non ha accesso a questi mondi; la scienza non potrà mai risolvere questi misteri. Ma una figura spirituale con la propria visione interiore può entrare facilmente in essi e capirne i segreti. Una figura spirituale, inoltre, è idealista nel senso genuino del termine, non costruisce cioè castelli in aria, ma piuttosto tiene i piedi piantati fermamente a terra.

La spiritualità non è semplicemente tolleranza. Non è nemmeno accettazione. È il sentimento dell'unità universale. Nella nostra vita spirituale, guardiamo il Divino non solo come il nostro Dio ma come il Dio di ognuno. La nostra vita spirituale stabilisce fermamente e sicuramente la base dell’unità nella diversità.

La spiritualità non è il mero accoglimento dell’altrui fede in Dio, è l’assoluto riconoscimento e accettazione dell’altrui fede come propria. Ciò è difficile, ma non impossibile, perché questa è stata l'esperienza e la pratica di tutti i Maestri spirituali di ogni tempo.

La "Verità" è stata il problema per eccellenza in ogni età. La Verità vive nell’esperienza. La Verità, nel suo aspetto esteriore è sincerità, fedeltà e integrità. La Verità, nel suo aspetto interiore e spirituale è la visione di Dio, la realizzazione di Dio e la manifestazione di Dio. Ciò che eternamente respira è la Verità. Tocca profondamente l’anima la dichiarazione dei nostri veggenti nelle Upanishad: “Satyam eva jayate nanritam - Soltanto la Verità trionfa, non la falsità." Benedetta è l’India per aver scelto questo come proprio motto, il proprio soffio vitale, il proprio lungimirante messaggio della divinità universale.

La spiritualità non può essere trovata nei libri; anche spremendo un libro, non ne ricaveremo mai spiritualità. Se vogliamo essere spirituali, dobbiamo crescere dal nostro interno. I pensieri e le idee precedono i libri. La mente risveglia i pensieri e le idee dal loro sonno e la spiritualità sveglia la mente. Un uomo spirituale è colui che ascolta i dettami della propria anima e sul quale la paura non ha alcun effetto. Le opinioni del mondo sono troppo deboli per tormentare la sua mente e il suo cuore. Egli conosce, sente ed incarna questa Verità.

Per finire, ho un segreto aperto per chi vuole intraprendere la vita spirituale. Il segreto aperto è questo: tu puoi cambiare la tua vita. Non hai bisogno di aspettare anni o mesi per questo cambiamento, esso comincia nel momento in cui ti tuffi nel mare della spiritualità. Prova a vivere la vita della disciplina spirituale per un giorno, un giorno solo! Avrai senz’altro successo.

Cos'è lo Yoga?

Cos’è lo Yoga? Lo Yoga è il linguaggio di Dio. Se desideriamo parlare a Dio, dobbiamo imparare la sua lingua.

Cos’è lo Yoga? Lo Yoga è ciò che dischiude il segreto di Dio. Se desideriamo conoscere il segreto di Dio, dobbiamo intraprendere il sentiero dello Yoga.

Cos’è lo Yoga? Lo Yoga è il Respiro di Dio. Se desideriamo vedere attraverso l'Occhio di Dio e sentire attraverso il Suo Cuore, se vogliamo vivere nel Sogno di Dio e conoscere la sua Realtà, se desideriamo possedere il Respiro di Dio e, infine, se desideriamo divenire Dio Stesso, lo Yoga ci chiama.

Lo Yoga è unione. È l'unione dell'anima individuale con il Sé Supremo. Lo Yoga è la scienza spirituale che ci insegna come la Realtà Ultima può essere realizzata nella vita stessa.

Quello che dobbiamo fare è accettare la vita e soddisfare il Divino in noi qui sulla terra. Questo può essere raggiunto solamente trascendendo le nostre limitazioni umane.

Lo Yoga ci dice quanto siamo progrediti per la realizzazione di Dio. Ci dice anche del ruolo a noi destinato nel Dramma cosmico di Dio. La parola finale dello Yoga è che ogni anima umana è una divina rappresentante di Dio sulla terra.

Ora concentriamo la nostra attenzione sull'aspetto pratico dello Yoga. Ci sono vari generi di Yoga: Karma Yoga, il sentiero dell’azione; Bhakti Yoga, il sentiero dell’amore e della devozione e Jnana Yoga, il sentiero della conoscenza. Questi tre sono considerati i tipi più importanti di Yoga. Ci sono altre forme significative di Yoga, ma sono diramazioni di questi o tipi strettamente correlati ad essi.

Queste tre sono le principali porte del Palazzo di Dio. Se vogliamo vedere e sentire Dio nel modo più dolce e più intimo, dobbiamo praticare il Bhakti Yoga. Se vogliamo realizzare Dio nell’umanità attraverso il nostro servizio disinteressato, dobbiamo praticare il Karma Yoga. Se vogliamo realizzare la Saggezza e la Gloria del Dio trascendente, dobbiamo infine praticare lo Jnana Yoga.

Una cosa è sicura: questi tre sentieri ci conducono all’auto-realizzazione nella realizzazione di Dio e alla realizzazione di Dio nell’auto-realizzazione.

Bhakti Yoga

Chiedi ad un uomo di parlare di Dio e ti farà discorsi senza fine. Chiedi ad un bhakta di parlare di Dio ed egli dirà solamente due cose: Dio è tutto Affetto, Dio è tutto Dolcezza. Il bhakta va addirittura un passo più in là e dice: "Posso tentare di vivere senza pane, ma mai potrò vivere senza la Grazia del mio Signore."

La preghiera di un bhakta è molto semplice: "O Signore, mio Dio, entra nella mia vita con il tuo Sguardo di Protezione e col tuo Cuore di Compassione." Questa preghiera è il modo più rapido di bussare alla Porta di Dio ed anche il modo più facile di vedere Dio che apre la Porta.

Un karmayogi ed uno jnanayogi possono soffrire a volte momenti di dubbio sull'esistenza di Dio, ma un bhakta non incontra mai una sofferenza di quel tipo. Per lui l'esistenza di Dio è una verità assiomatica, ancor di più, è il sentimento spontaneo del suo cuore. Ma ahimè, anch’egli deve subire qualche genere di sofferenza, la sua è la sofferenza della separazione dal suo Adorato. Con le lacrime di devozione del suo cuore, egli piange per ristabilire la sua dolcissima unione con Dio.

La mente razionale non affascina il devoto bhakta. I meri eventi della vita non riescono ad attrarre la sua attenzione, ne tantomeno ad assorbirlo. Egli vuole vivere continuamente in un mondo ebbro di Dio.

Un devoto sente che quando cammina verso Dio, Dio corre verso di lui. Un devoto sente che quando pensa a Dio per un secondo, Dio anela a lui per un'ora. Un devoto sente che quando lui va da Dio con una goccia del suo amore per dissetare l’incessante sete di Dio, Dio lo sommerge col mare del suo nettare d’Amore.

La relazione tra un devoto e Dio può essere solamente percepita, mai descritta. Il povero Dio pensa che nessun uomo sulla terra possa mai catturarlo, perché Lui è preziosissimo e inestimabile. Ahimè, ha dimenticato che ha già concesso la devozione al suo bhakta e con sua enorme sorpresa, con sua profondissima gioia vede che, col suo abbandono, il suo devoto è in grado di catturarlo.

Alcuni deridono il bhakta, dicendo che il Dio di un bhakta non è altro che un Dio personale, un Dio infinito con una forma, un essere umano glorificato. A loro dico: "Perché un bhakta non dovrebbe sentirlo così?" Un bhakta sente sinceramente che lui è una piccola goccia e che Dio è l'Oceano infinito. Egli sente che il suo corpo è una parte infinitesimale di Dio, il Tutto illimitato. Un devoto pensa a Dio e prega Dio a sua immagine e ha assolutamente ragione nel fare così. Entra nella coscienza di un gatto e vedrai che la sua idea di un essere onnipotente ha la forma di un gatto – solo che in una forma gigantesca. Entra nella coscienza di un fiore e vedrai che l'idea del fiore di qualcosa di molto più bello di sé, ha l’immagine di un fiore.

Il bhakta fa lo stesso, egli sa di essere un uomo e sente che il proprio Dio dovrebbe essere umano in ogni senso del termine. L'unica differenza che egli sente, è che lui è un essere umano limitato, mentre Dio è un essere umano illimitato.

Per un devoto, Dio è allo stesso tempo pieno di beatitudine e misericordioso. La gioia del suo cuore gli fa sentire che Dio è tutto Beatitudine ed i tormenti del suo cuore gli fanno sentire che Dio è misericordioso.

L’uccello canta, l’uomo canta e anche Dio canta, Egli canta i propri dolcissimi canti dell'Infinito, dell'Eternità e dell'Immortalità attraverso il cuore del suo bhakta.

Karma Yoga

Il Karma Yoga è azione priva di desideri, intrapresa per amore del Supremo.

Il Karma Yoga è l'accettazione sincera da parte dell’uomo della sua esistenza terrena.

Il Karma Yoga è la marcia impavida dell’uomo attraverso il campo di battaglia della vita.

Il Karma Yoga non è in sintonia con chi sostiene che le attività della vita umana non sono di alcuna importanza.

Il Karma Yoga proclama che la vita è un'opportunità divina per servire Dio.

Questo particolare Yoga non è solo lo Yoga dell’azione esteriore, ma include anche la vita morale ed interiore dell'aspirante. Coloro che seguono questo sentiero pregano per avere un corpo forte e perfetto. Pregano anche per avere una lunga vita, che non è un mero prolungamento della vita in termini di anni, è una vita che desidera ardentemente la discesa sul piano materiale della Verità, della Luce e del Potere divini. I karmayogi sono i veri eroi della scena terrena e la loro è la vittoria che trionfa divinamente.

Un karmayogi è perfettamente estraneo alle onde di delusione e disperazione della vita umana. Quello che vede nella vita e nelle proprie attività è lo scopo divino. Egli pensa a se stesso come al legame tra i doveri terreni e le responsabilità del Cielo. Ha molte armi per conquistare il mondo, ma il suo non attaccamento è la più potente. Il suo distacco sconfigge sia i colpi opprimenti del fallimento, sia le onde del successo che gratificano l’ego. Il suo distacco è al di là dei terribili tormenti e delle palpitanti gioie del mondo.

Molti sinceri aspiranti pensano che i sentimenti devozionali di un bhakta e l'occhio penetrante di un jnani non abbiano posto nel Karma Yoga, ma si sbagliano completamente. Un vero karmayogi è colui il cui cuore ha una fede assoluta in Dio, la cui mente ha una consapevolezza costante di Dio ed il cui corpo ha un amore genuino per Dio nell’umanità.

È facile per un bhakta dimenticare il mondo e per un jnani ignorare il mondo, ma il destino di un karmayogi è diverso: Dio vuole che lui viva nel mondo, col mondo e per il mondo.

Jnana Yoga

Dio ha tre occhi, i loro nomi sono bhakta, karma e jnana. Il bhakta vuole vivere nella Verità più intima di suo Padre; il karma vuole vivere nella Verità universale e onnipervadente di suo Padre; il jnana vuole vivere nella Verità trascendentale di suo Padre.

L'uomo di devozione ha bisogno della protezione di Dio. L'uomo di azione ha bisogno della guida di Dio. L'uomo di conoscenza ha bisogno dell'istruzione di Dio.

La fede del bhakta in Dio e l'amore del karmayogi per l’umanità non interessano ad un jnanayogi, e ancor meno gli sono d’ispirazione. Egli non vuole niente altro che la mente e, col proprio potere mentale, si sforza di ottenere l'esperienza personale della Verità superiore. Egli pensa a Dio come alla Fonte della Conoscenza e sente che raggiungerà la sua Meta attraverso la mente. All'inizio del suo percorso, sente che nulla è importante quanto l’appagamento della mente e alla fine arriva a comprendere di dover trascendere la mente, se desidera vivere nella Conoscenza Suprema.

La vita è un mistero e così pure la morte, un jnanayogi vuole approfondire questi due misteri della creazione di Dio, apparentemente insolubili, vuole anche trascendere vita e morte e dimorare nel Cuore della Realtà Suprema.

L’uomo vive nel mondo dei sensi. Non sa se questo mondo sia reale o irreale. Un uomo ordinario è soddisfatto della propria esistenza, non ha la capacità mentale né l'interesse sincero per penetrare nel significato più profondo della vita. Vuole eludere il problema della vita e della morte, ma sfortunatamente non c'è una fuga ed è costretto a nuotare nel mare dell'ignoranza. Solo un jnanayogi può insegnargli come nuotare attraverso il mare dell'ignoranza ed entrare nel Mare della Conoscenza e della Luce.

Un jnanayogi dichiara: Neti, neti, "Non questo, non questo". Cosa intende con ciò? Intende dire che esiste un mondo più elevato di questo mondo sensoriale, una Verità più alta di questa verità terrena. Dice, in un certo senso, che esistono due partiti opposti, un partito che si basa sulla falsità, sull'ignoranza e sulla morte e l'altro partito che si basa sulla Verità, sulla Conoscenza e sull’Immortalità. Mentre proclama: Neti, neti il jnanayogi chiede all’uomo di rifiutare la falsità ed accettare la Verità, rifiutare l'ignoranza ed accettare la Conoscenza, rifiutare la morte ed accettare l'Immortalità.

Qual è il piano di Dio?

Qual è il piano di Dio? Questo problema è spesso sollevato e discusso. Sorprendentemente l’idea stessa di un piano di Dio attira l'attenzione, non solo di coloro che credono in Dio, ma anche di quelli che ne negano l'esistenza.

Dio ha un piano? Niente affatto! Fare un piano significa fare una stima del lavoro futuro. È la tentazione del successo che spesso c'inspira a gettarci nelle attività; vogliamo crescere nel successo del futuro. In questo caso, i piani in qualche modo ci aiutano, ma Dio non ha la necessità di nessun piano. Per Lui, la visione del futuro non è qualcosa che deve compiersi, ma una cosa che già dimora, anzi, è già in evidenza nel cuore dell’immenso presente.

Il mondo è sempre stato affascinato dal movimento, qui, là e dappertutto. Lo svanire di un movimento entusiasta è la caduta della vita umana. Ogni movimento deve subire alti e bassi prima di giungere alla propria meta. Il movimento è l'espressione esteriore di una spinta interiore. Questa spinta interiore rappresenta la Volontà di Dio in un corpo umano che cerca un contatto con l’Aldilà e cerca di svegliare l'Infinito nel finito.

Dio non ha piani e non ne ha bisogno. Egli non è un essere mentale, il quale non riesce a pensare al futuro senza avere un piano. Dio è Delizia. Quello che Dio vuole che riceviamo è la Delizia. Possiamo averla solo orientando tutto quello che abbiamo e che siamo verso la Realtà Suprema.

Dobbiamo prima pensare all'esistenza di Dio, poi, se dobbiamo, possiamo pensare al piano di Dio. Esiste Dio? Qual è la prova? Il nostro stesso cuore ne è la prova. Continuamente il nostro cuore ci richiede o ci implora di vedere Dio dappertutto e in tutto. Con l'aspirazione del nostro cuore, l'esistenza di Dio può essere sentita. Con l'aspirazione del nostro cuore possiamo vedere che il Regno di Dio, che è il Silenzio, e la Terra di Dio, che è il Potere, non solo sono interdipendenti, ma sono anche due sorrisi complementari della stessa Realtà eterna di Dio.

Alcuni dicono che il mondo ha iniziato ad esistere in base ad un piano elaborato da Dio. Vedono che il mondo è pieno di sofferenza ed imperfezione e pensano che essi avrebbero potuto fare un mondo migliore se fosse stata data loro l'opportunità. Ad essi dico: "Cosa ve lo impedisce? Siete voi che dovete coltivare il terreno dove far crescere un buon raccolto di perfezione e di soddisfazione."

Molto abbiamo imparato dalla sofferenza e dall’imperfezione. Quello di cui ora abbiamo bisogno è Delizia e Perfezione. Non possiamo ottenere queste due qualità divine incolpando un piano che supponiamo sia stato fatto da Dio. Possiamo ottenere Delizia e Perfezione solamente vivendo nella Coscienza di Dio, non c'è altro modo.

L'interpretazione che l’uomo dà alla sofferenza e all’imperfezione è basata sulle sue idee mentali e sui suoi pregiudizi. L'interpretazione di Dio è fondata sulla sua Visione diretta della propria Realtà assoluta ed ultima. L'interpretazione dell’uomo ha bisogno di giustificazione, ma l'interpretazione di Dio non ha bisogno di alcuna giustificazione, perché Egli è allo stesso tempo la Verità incarnata e la Verità rivelata.

Similmente, l’uomo spirituale guarda Dio da un angolo diverso rispetto all’uomo comune, egli sente che Dio ha ed è il tutto, manifesto e non manifesto. Il suo Dio è nel processo eterno della Perfezione che sempre progredisce. L’uomo comune, invece, pensa che Dio debba ancora realizzare qualche cosa per trasformare il mondo.

Dio è un bambino, un eterno Bambino divino. Come può avere un piano un bambino? È impossibile! Come un bambino gioca con i suoi pupazzi, vestendoli ed accarezzandoli, così Dio, il Bambino divino fa lo stesso con i propri giochi, gli strumenti umani, ma essendo Dio il Bambino divino, Egli fa qualunque cosa in modo consapevole, rivelatore e divino.

I piani inconsci, semicoscienti, consapevoli e spiritualmente consapevoli dell’uomo e le manifestazioni auto rivelanti di Dio sono inseparabili. Il supremo segreto è che i piani dell’uomo sono sempre uniti al Respiro del Supremo. L’uomo deve sapere questo, non vi è nient’altro da sapere. L’uomo deve sentire questo, non vi è niente di più profondo da sentire. L’uomo deve comprendere questo, non vi è niente di più elevato da comprendere.

Parte Seconda: Sezione 1. Domande e risposte sulla vita interiore

Come si possono conciliare il decadimento interiore e la stupidità dell’America con l’evoluzione della sua consapevolezza spirituale?

La tua domanda è molto interessante e stimolante. Si potrebbe parlare a lungo di questo argomento, ma io vorrei riflettervi, non da un punto di vista sociologico, bensì dal punto di vista spirituale, che non sempre è ben compreso.

Il decadimento interiore dell’America, secondo me, non è così grave, né vitale, come tu lo vedi, io lo vedo come una battaglia tra l’oscurità e la luce. Quando ci apriamo coscientemente alla luce, inevitabilmente tutte le nostre debolezze e limitazioni inconsce emergono per sbarrarci la strada. Più la luce ci chiama, più forti si fanno le nostre parti ribelli, non-divine e inconsce. Questa è un’inevitabile legge spirituale il cui funzionamento possiamo osservare negli individui, così come nella collettività. Prima di arrivare alla questione dell’America, lasciami spiegare il perché dell’esistenza di questa legge. L’ignoranza ha sempre regnato su questa terra ed anche ora continua a dominare la coscienza terrena. Il mondo materiale non ha aspirato alla propria realizzazione interiore, che è parte di una realizzazione integrale e destinata all’umanità. L’oscurità ha sempre dominato e non vuole che una forza superiore prenda il suo posto, così combatte con tutto il suo potere per perpetuare il proprio dominio. Nel momento in cui la forza divina riesce a creare un’apertura in una certa area della coscienza terrena ed è ricompensata da una rinnovata aspirazione, anche le forze non-divine intensificano i loro sforzi, creando valori e idee completamente vuoti di qualsiasi verità elevata. Questa eterna battaglia tra l’oscurità e la luce diventa ancor più intensa quando un ciclo nuovo e più elevato sta per cominciare nell’evoluzione umana e questo è il caso del nostro tempo.

Questi sono i motivi principali che ti fanno vedere un abisso tra l’elevata aspirazione e gli ideali dell’America da una parte e alcune delle sue oscure azioni e valori negativi dall’altra. L’evoluzione della sua consapevolezza interiore e i suoi concitati movimenti esteriori non collaborano bene tra loro e non si aiutano a vicenda. Fino a che la luce non scende pienamente, il vero cercatore non può emergere con sincerità, per questo i valori che conducono al progresso spirituale integrale non sono molto in evidenza.

L’America è inoltre una nazione giovane, non vuole camminare, ma correre il più veloce possibile, così da essere la prima a tagliare il traguardo. Si sa che correndo al massimo della velocità è molto probabile inciampare o finire fuori strada, ma ciò nondimeno, attraverso il proprio impulso dinamico verso il progresso, le attuali deviazioni e smarrimenti dell’America ci parranno insignificanti guardando alla promessa e alla possibilità delle sue future conquiste.

Non pensi che le barriere nazionali, le disparità economiche e i dogmi religiosi dividano gli uomini in diverse fazioni, creando ambienti non spirituali e rendendo la pace, per l’individuo, così come per la nazione, un sogno impossibile?

Sento fortemente che le barriere nazionali e tutto il resto stanno realmente ostacolando la crescita della coscienza umana in evoluzione. Ma è l’illuminazione della mente e dello spirito individuali che deve precedere il risveglio delle nostre istituzioni sociali, quali le chiese ed i governi. È l’elite spirituale e mentale che può infondere nella massa la propria luce chiarificatrice.

Come sappiamo, la politica delle istituzioni e delle nazioni è di solito l’incarnazione della coscienza generale e può essere influenzata notevolmente da persone illuminate. Alla Madre India in particolare non sono mancate tali anime illuminate, sia in passato, sia nel presente.

È solo questione di tempo l’apertura che permetta alla coscienza spirituale di permeare l’individuo e la sua società. Dal canto nostro, deve essere fatto uno sforzo spirituale cosciente, così che le forze superiori possano scendere dall’alto e toccare nel più profondo i nostri cuori ricercatori. Quando ciò accadrà, la distanza che vediamo ora tra la nostra aspirazione e il suo compimento nella società cesserà di esistere.

Mi piacerebbe francamente sapere cos’ha guadagnato l’India dalla sua spiritualità. Come mai, nonostante i suoi yogi e santi, rimane ancora un paese povero e arretrato?

Per prima cosa dobbiamo capire la causa di questa situazione. Nell’antica India non si rinunciava alla vita materiale, la gente di allora aspirava ad una sintesi della Materia e dello Spirito e per certi aspetti vi riuscì, ma c’è una grandissima differenza tra quel lontano passato e l’attuale realtà. Nei periodi più recenti della storia Indiana, i santi e i veggenti hanno pensato che la vita materiale e la vita spirituale non potevano andare assieme e che dovevano rinunciare alla vita esteriore per poter raggiungere Dio. La vita esteriore è stata quindi trascurata e questo ha portato a conquiste da parte di stranieri e a molte altre difficoltà. Ancora oggi, l’attitudine a negare la prosperità e la bellezza materiali è molto comune in India e questo ha una grande rilevanza per la sua incessante povertà.

Ma attualmente ci sono giganti spirituali in India che sentono che Dio dovrebbe essere realizzato nella sua totalità, che il Creatore e la creazione sono inseparabili. Essi sostengono l’accettazione della vita, il vero bisogno sia del progresso che della perfezione, in ogni sfera dell’esistenza umana. Questo nuovo approccio è largamente accettato nell’India moderna.

L’India può essere oggi terribilmente povera, ma progredirà velocemente in virtù della sua nuova consapevolezza e aspirazione. Possiede non soltanto la magnanimità del cuore, ma anche il potere di far emergere la forza della propria anima e di usarla per risolvere i propri problemi.

Potresti per favore dirmi perché in India la gente venera così tanti dei e dee e non uno solo?

Potresti dirmi perché voi venerate il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e innumerevoli angeli e santi? In India abbiamo gli dei e le dee, in realtà sentiamo che ogni individuo dovrebbe avere un proprio dio, ogni uomo dovrebbe avere un proprio processo di realizzazione di Dio.

Questi dei e dee sono soltanto diverse manifestazioni dell’Uno. Ogni divinità incarna un particolare aspetto o qualità del Supremo. La nostra incapacità a riconoscere l’onnicomprensiva armonia universale in tutti questi differenti aspetti porta a incomprensioni e dispute. Nel momento in cui realizziamo lo Spirito universale, l’Uno impersonale, possiamo essere in perfetta armonia con tutte le differenti fedi, possiamo vedere la Verità dietro alle varie concezioni di dei e dee.

Il sistema delle caste è assolutamente negativo, perché lo adottate? Potresti dire una sola parola in suo favore?

Beh, devo dissentire dal tuo commento e dire che non c’è niente a questo mondo di assolutamente negativo. Il sistema delle caste è servito e anche ora serve ad alcuni scopi. Nonostante tutte le sue degenerazioni è stato un sistema che ha unito le diverse parti della società. Se cerchiamo di vederlo come un sistema che unisce le persone anziché dividerle, capiamo meglio il ruolo che ha avuto per migliaia di anni. La società era concepita come una grande famiglia, ogni gruppo lavorava per farla funzionare armoniosamente. In una famiglia, un fratello potrebbe essere un insegnante spirituale, un altro un dirigente, un terzo un mercante e il quarto un contadino. Ognuno aiuta la famiglia a modo suo nel momento del bisogno. Sono le loro conoscenze ben combinate e l’armoniosa cooperazione che crea una vera unità nella loro vita familiare. Così era in origine con il sistema delle caste: ogni gruppo aveva delle responsabilità e dei doveri, ogni gruppo lavorava per il bene dell’intera società, la cosa importante è come questo sistema veniva utilizzato. Nella sua forma ideale il sistema delle caste possedeva una grande verità e valore, ma le tendenze negative che lo hanno corrotto a causa dell’ignoranza umana, richiedono che il sistema presente sia soppiantato da qualcosa di più adatto ad una società moderna e avanzata.

Se un indiano che vive qui sposa una ragazza americana, la coppia sarà accettata dai genitori di lui quando andrà in India?

Dipende totalmente dai genitori. Se sono ortodossi e conservatori, potrebbero non accettarli, ma se i parenti sono liberali e nutrono elevati ideali, se danno importanza al legame tra Oriente e Occidente, accetteranno volentieri il loro figlio e la loro nuora. Dal punto di vista spirituale, nella Luce di Dio, non è la razza o la religione, ma la vera soddisfazione di due anime unite che è di suprema importanza.

È vero che in India alcune persone riescono a camminare sul fuoco? Ciò non ti terrorizza o ti meraviglia?

Ho avuto la possibilità di assistere due volte a una tale dimostrazione; non ero spaventato perché per fortuna non ero uno dei partecipanti e non ero meravigliato perché ero consapevole del potere della fede. Essi avevano una fede incredibile in Govinda, Sri Krishna, e salmodiando il nome di Govinda con intensa devozione, hanno camminato illesi sul fuoco.

In India le mogli si arrendono ai propri mariti, perché non hanno cura della propria individualità?

Spero che tu conosca il significato della resa. Nel vero arrendersi noi non perdiamo la nostra individualità, al contrario la ampliamo. Per esempio, nell’arrenderci completamente a Dio, diventiamo tutt’uno con Dio, adorandolo, e il suo Potere si aggiunge al nostro. La resa è completamente volontaria. Sottomettersi per paura a qualcuno più forte di noi non è resa o abbandono. Il vero abbandono è una grande forza che si compie quando si diventa tutt’uno con l’oggetto della propria adorazione. In India, le donne si arrendono con gioia e totalità ai propri mariti e ottengono la gioia reale della vera unione.

Ci hai spiegato cos’è la suprema resa. Ora vorrei sapere cos’è il supremo sacrificio.

Mio giovane amico, mi fa molto piacere ascoltare la tua domanda. Il supremo sacrificio è il sacrificio di sé per una nobile causa. Per appagare Dio, se la necessità lo richiede, potresti dover abbracciare la morte. Per sollevare l’umanità, se la necessità lo richiede, potresti dover rinunciare alla tua stessa vita. Il supremo sacrificio è questo. Proviamoci, ne vale la pena.

Se l’uomo insoddisfatto del mondo, lo fugge e cerca fuori di esso piani più alti di esistenza, come potrà l’umanità essere mai in grado di stabilire la pace e la felicità sulla terra?

La tua domanda dimostra un notevole senso dei valori spirituali. È cosa certa, il mondo è tutto un’imperfezione, la vita si presenta come un immenso problema. Il male è ovunque. Queste sono le difficoltà che affrontiamo ogni giorno. Inoltre, più un uomo è spiritualmente avanzato, più grande è la sua sofferenza dovuta alle presenti condizioni del mondo. Vede il morbo, sente la malattia, ma non possiede la giusta cura. Anche se ha una medicina, essa non è sufficiente per curare tutti i disturbi terreni. Spesso sente che la sua lotta non servirà a nulla e imbocca quindi il sentiero più facile, il sentiero della fuga nella Beatitudine dei piani più elevati.

Questo, tuttavia, non è mai il caso di un guerriero divino, egli lotta fino a che la battaglia non sia vinta. Cosa intendiamo dicendo vittoria? Lo stabilire il Regno di Dio qui sulla terra e non in qualche mondo superiore. Sapendo che il divino è onnipresente, egli cerca di rivelarlo nella vita di tutti i giorni. Se non siamo soddisfatti del mondo così com’è, questa non è una valida ragione per lasciarlo. Al contrario dovremmo cercare di cambiarlo: fisicamente, intellettualmente o spiritualmente, dipende dal proprio sviluppo e capacità.

Dio è Perfezione assoluta. Questa Perfezione può essere raggiunta solo quando esiste un’inseparabile unione tra la Materia e lo Spirito, tra la vita esteriore e interiore.

Mia moglie, che è una persona molto ragionevole, insiste nel ritenere che tutte le fedi religiose siano illusioni causate dall’ansia esistenziale. Molte persone trovano insopportabile pensare che non vi sia altro significato alla vita, eccetto la realtà biologica e razionale della vita stessa, ma lei pensa che questo dovrebbe soddisfare chiunque. La realtà della morte, dice, dev’essere affrontata come una realtà biologica. Questa è una vecchia teoria, che, secondo me, non può essere dimostrata né vera, né falsa, a livello intellettuale.

La verità definitiva concernente la vita e la morte non potrà mai essere spiegata o espressa adeguatamente. Può solo essere sentita dall’aspirante e conosciuta dall’anima realizzata. Concordo pienamente con te che questa idea, così come quella espressa da tua moglie non possano essere verificate intellettualmente. Tuttavia, quello che tua moglie sente circa la vita e la morte non può essere provato più di quanto si possa provare ciò che senti tu.

La memoria umana non conta molto nel dimostrare la realtà. Se all’età di ottant’anni, non riesco a ricordare un singolo avvenimento accadutomi prima dei quattro anni, questo non significa che non esistevo prima di quell’età. Proprio come una serie di anni scorrono dall’età di quattro anni all’età di ottanta, così esiste una serie di vite che collega il presente con il passato lontano e si proietta nell’imminente futuro.

Inoltre esiste qualcosa al di là della comprensione della nostra coscienza corporea limitata. Anche mentre una persona è intensamente coinvolta nelle attività fisiche più comuni può percepire, a volte, qualche verità insolita. Queste verità sono di solito rare e molto edificanti. Esse provengono da un mondo più elevato o più profondo, da un diverso piano di coscienza e bussano alla porta della mente. QInfatti si possiedono delle forze o si è posseduti da forze che vanno al di là della propria consapevolezza ordinaria.

Quando ci mettiamo in sintonia con queste forze più elevate, in realtà con l’armonia universale, la vita cessa di essere insopportabile. Sono pienamente d’accordo con tua moglie nel ritenere che quando una persona non vede significati, mete o scopi nella vita, questa attitudine, o meglio la vita stessa, diventa intollerabile. Ciò nonostante, a proposito delle fedi religiose, vorrei presentare a tua moglie quest’analogia.

Io vivo ora in un appartamento di Brooklyn, se un bambino mi chiamasse e mi chiedesse: “Esiste un luogo chiamato Colonia?” Io gli risponderei: “Certo, bambino mio, è nella Germania dell’Ovest”. Supponi che lui dica: “Devi provarmelo!” Cosa posso fare io, se non mostrargli le mappe e le foto? Posso solo dirgli che ho personalmente visitato Colonia e che milioni di altre persone lo hanno fatto. Il suo dubbio non può negare l’esistenza della città.

Similmente, coloro che hanno realizzato Dio pienamente hanno ogni diritto di dirci che esiste un Dio. Non possiamo negarne l’esistenza, per il solo fatto che non l’abbiamo realizzato noi. Proprio come il bambino deve soddisfare i suoi occhi, andando a Colonia, possiamo provare a noi stessi la realtà di Dio soltanto vedendolo. E questa ricerca di Dio dà un impareggiabile significato e direzione ad una vita che altrimenti sarebbe senza scopo.

Io credo che l’amore sia sempre uno solo, sia quello umano che quello divino. È giusto?

No, giovane amico, l’amore umano e l’Amore divino sono due cose totalmente diverse. Se io ti do quindici centesimi e tu mi dai una fetta di torta, questo è chiamato amore umano. Nell’Amore divino tu non aspetti i quindici centesimi, mi dai la fetta di torta con gioia di tua spontanea volontà. L’Amore divino è sacrificio e in questo sacrificio compiamo la Volontà di Dio, coscientemente o inconsciamente. Nell’amore umano mostriamo l’amore del venditore e del compratore, che alla fine è sinonimo di interesse personale. Attento, non sto dicendo che gli esseri umani non sappiano esprimere l’Amore divino. Essi sanno farlo e a volte lo fanno, ma un Amore divino costante è attualmente raro negli esseri umani.

Hai parlato della fede. Potresti chiarirmi questo concetto.

Ci proverò. Prima di tutto fede non significa credulità, o credenza ceca. Non significa che devi costantemente credere nell’impossibile, questa non sarebbe fede. La fede è un sentimento spontaneo, non ha bisogno di giustificazioni umane. È l’occhio che vede il futuro ed è sempre in sintonia con una verità più alta. La porta della fede è sempre aperta alla Verità-Aldilà e, in virtù della fede, noi trascendiamo noi stessi.

Come possiamo rafforzare la nostra fede interiore in Dio quando siamo assaliti dallo scoraggiamento nella nostra vita quotidiana?

Cerca di sentire d’ora in poi che c’è Qualcuno intorno a te che non vuole altro che la tua gioia. C’è Qualcuno che vuole che tu nuoti sempre nel mare della Gioia e della Delizia. Se riesci a rimanere nella gioia, non intendo la gioia esteriore di andarsene a spasso, frequentare la gente, comprare qualcosa, ma se riesci ad avere vera gioia e soddisfazione interiore, allora avrai automaticamente fede in Dio.

Quando siamo preoccupati o spaventati da qualcosa, cerchiamo immediatamente di creare e di imporci una sorta di fede in Dio. Questa non è fede in Dio. Quando siamo in pericolo diciamo: “Dio aiutami, aiutami!” Ma lo diciamo solo per evitare il pericolo. Questa è una fuga. Questo tipo di fede non dura. In noi c’è tutto, sia la gioia, che la soddisfazione, ma chi è il possessore di questa soddisfazione interiore? È Dio. Noi siamo soltanto i suoi devoti strumenti. Quando sentiamo una spontanea gioia interiore come parte costitutiva dalla nostra vita e sentiamo la sua sorgente, possiamo avere fede in Dio, il possessore della Gioia infinita. D’ora in avanti cerca di sentire la tua gioia interiore e la fede arriverà spontaneamente. Riguardo le tue frustrazioni esteriori, non cercare di unirle alla tua gioia interiore, separa quest’ultima dagli avvenimenti esteriori. Solo così sarai capace di rafforzare la tua fede in Dio.

Ho studiato numerosi testi sacri e mi permetto così di far prediche sulla spiritualità, la religione, la vita interiore e così via, ma personalmente sento dentro di me un deserto. Non ricevo alcuna soddisfazione da quello che faccio e sento che sto sprecando il mio tempo prezioso, oltre che quello degli altri. Potresti per favore illuminarmi a questo riguardo?

Hai tutta la mia comprensione, non sei il solo, numerose anime umane viaggiano sulla stessa barca. Lo studio dei libri e dei testi può darci informazioni da citare e una certa comprensione; al massimo può darci ispirazione, ma niente di più. Prendendo a prestito le idee altrui non potremo mai essere veramente illuminati nella nostra vita interiore. Solo studiando il libro eterno della Verità in noi, ascoltando costantemente la Voce del Sé interiore, possiamo divenire spiritualmente illuminati. È dopo di ciò che troveremo gioia nella vita esteriore. Prima dobbiamo vedere Dio, poi possiamo divenire simili a Dio. Se vogliamo veramente essere simili a Dio, il nostro parlare deve far strada al divenire. Lascia che ti racconti una storia vera.

In un villaggio del Bengala, in India, il servo di un uomo ricco si recava ogni giorno alla casa del padrone attraversando un fiume con un battello. Un giorno ci fu un violento temporale ed il battello non poté attraversare il fiume in piena. Il servo, che fu obbligato a percorrere molte più miglia per arrivare ad un ponte, giunse in ritardo. Il padrone si arrabbiò. “Sciocco,” gli gridò, “se pronunciavi il nome di Krishna tre volte, avresti visto che non ti sarebbe servita la barca, saresti stato capace di camminare sul fiume.”

Quel pomeriggio, con il temporale che non dava segni di diminuire, il povero servo si trovò nella stessa grave situazione, ma, nella sua semplice fede, obbedì alle istruzioni del padrone. Dal più profondo del suo cuore pronunciò il nome di Krishna ed ecco il miracolo! Sentì una forza sospingerlo verso l’acqua e fu in grado di camminare sopra i flutti. Quindi attraversò il fiume.

Quando il padrone sentì del fatto ne fu felicissimo e un grande orgoglio crebbe nel suo cuore. Non era stato proprio il suo consiglio che aveva prodotto questo miracolo? “Non sapevo che il mio consiglio avesse così grande potere,” pensò. “Domani godrò in prima persona di questo miracolo.”

Così andò al fiume, che ora era calmo e piatto e pronunciò il nome di Krishna tre volte. Cominciò l’attraversamento, ma il dubbio e la paura lo torturavano e, sebbene avesse gridato il nome sacro centinaia di volte, non gli riuscì di passare e sprofondò.

Cosa impariamo da questa storia? Il servo aveva un fede sincera nel padrone e una fede implicita nel Signore Krishna. Fu questa assoluta fede in un potere divino che lo salvò e dimostrò il potere della grazia di Krishna.

Allo stesso modo, un oratore, nonostante la sua scarsa fede può ispirare una fede genuina nei suoi ascoltatori. Ma solo essendo lui veramente spirituale potrà aiutare gli altri realmente. Se vogliamo convincere gli altri della Verità, la nostra più alta autorità viene solo dalla diretta conoscenza della Verità e non da una testo sacro. Nel Gioco divino l’autorità non illuminata fa la parte della lampada, mentre la Verità realizzata fa la parte della Luce.

Potresti gentilmente consigliarmi se dovrei lasciare o meno mia moglie e mio figlio al fine di immergermi più profondamente nella vita spirituale?

Nel tuo caso sento che dovresti rimanere con tua moglie e tuo figlio. Oggi vuoi lasciare loro, domani potresti voler lasciare Dio. Non è mettendo da parte l’umanità che sarai in grado di realizzare Dio. Se rimani con la tua famiglia, la tua realizzazione sarà più profonda e completa. In una certa fase del viaggio spirituale, effettivamente, la rinuncia alla vita materiale comune si rende necessaria, ma ad un livello superiore non è più necessaria. Al livello più elevato, non si cerca nulla, né si rinuncia a nulla.

Le esperienze spirituali sono assolutamente necessarie per realizzare Dio?

No, possono esserci molte strade che portano alla stessa meta. Una strada può avere molti bei fiori ai suoi lati, un’altra può avere solo alcuni boccioli, una terza può non avere niente. Se tre cercatori seguono ciascuno un strada diversa, secondo le necessità e le preferenze della loro anima, ognuno di essi raggiungerà la Meta Ultima.

Naturalmente le esperienze danno una maggiore fiducia in se stessi. Incoraggiano e infondono energia a proseguire sempre oltre. Esse danno inoltre un’enorme delizia e mentre fai un’esperienza puoi sentire la presenza di una Guida invisibile dentro il tuo essere, che ti spinge verso la luce della Verità così da poter essere benedetto con la piena Realizzazione.

Ma puoi anche ottenere la piena e completa Realizzazione senza le cosiddette “esperienze”. La tua coscienza in espansione, mentre cresci in Dio, è già di per sé una solida “esperienza”.

Perché credi nella rinascita? Io so bene che quando morirò andrò da Dio e questo mi basta.

Amico mio, così come tu andrai da Dio quando lascerai il corpo, così farò anch’io. Bisogna essere saggi. Il nostro compito è di raggiungere Dio, mentre è compito di Dio quello di tenerci in Paradiso o rimandarci sulla terra. La cosa migliore è di abbandonarsi a Dio e lasciare che ci soddisfi a modo suo. Gettando da parte tutte le nostre idee preconcette sull’esistenza o meno della rinascita, facciamo ciò che importa maggiormente, essere una sola cosa con la sua Volontà e Coscienza.

Credi che in ogni incarnazione l’individuo si migliori?

Si, perché è in evoluzione, consciamente o inconsciamente.

La legge del karma è valida per tutti?

La legge del karma vale per tutti, ma può essere trascesa attraverso la propria meditazione. La legge del karma esiste, ma può essere superata dalla realizzazione, dall’unità con Dio e dal potere della spiritualità.

Pregare Dio o lavorare come Dio vuole che lavoriamo, qual è fra le due la cosa migliore?

Sono felice di rispondere a questa domanda. La risposta è alquanto semplice. Pregare Dio o lavorare come Dio vuole che lavoriamo sono entrambe vie di suprema importanza. Entrambe portano ad una conclusione inevitabile e quella conclusione è la realizzazione di Dio.

Tu dici che ci sono diversi modi di avvicinarsi a Dio: azione, devozione e conoscenza. È di aiuto possedere tutte queste qualità nella vita spirituale?

Certamente è di aiuto. L’attitudine al servizio, l’attitudine alla devozione e la ricerca della conoscenza, prese tutte assieme aiutano a fare un progresso equilibrato, ma ad un certo punto nella nostra vita dovremmo trovare quella che ci ispira di più e dare a questa più importanza. Ogni anima ha un suo modo di muoversi; qui sulla terra siamo ispirati a progredire secondo la propensione della nostra anima. Abbracciare tutti questi sentieri ci è di grande aiuto, ma allo stesso tempo dobbiamo porre la massima attenzione alla via peculiare della nostra anima, la via che ci da la più grande soddisfazione, assieme alla più profonda aspirazione.

Potresti dirmi qualcosa sulla meditazione?

Prima devi leggere alcuni libri spirituali che espongono i vari modi di iniziare a meditare, dopo di che puoi iniziare. Presto comincerai a capire che leggere i libri non è abbastanza e sentirai di aver bisogno di un insegnante, che sappia quale tipo di meditazione meglio si adatta alla tua natura ed alla tua anima. Se non hai un insegnante, prega Dio di rivelarti interiormente che tipo di meditazione dovresti adottare. Durante un sogno o in uno stato di silenzio, Dio ti farà senz’altro sentire cosa fare. Ora puoi iniziare il tuo viaggio.

Quando la meditazione è corretta sentirai una sorta di gioia in tutto il tuo corpo; se non la senti, se, al contrario, senti tensione mentale o disturbo, saprai che quel tipo di meditazione che stai provando non è la migliore. Se senti una sensazione spontanea di gioia interiore, sai che la meditazione adottata è buona.

Al fine di poter entrare in un contatto più stretto con il proprio Sé, di conoscere i misteri del proprio Sé interiore, qual è la procedura corretta? Io credo che nella meditazione ci siano le risposte al nostro Sé interiore, è giusto?

Sì, nella meditazione e nella concentrazione. Entrambe saranno di aiuto. Se vuoi conoscere il tuo Sé interiore e svelare i misteri interiori della tua vita e della Vita Universale, ti serviranno la meditazione e la concentrazione.

Ci sono alcune procedure stabilite da seguire per poter meditare correttamente?

Ogni persona possiede un suo modo di meditare. Quello che succede, in realtà, è che a volte un individuo riceve dentro di sé un tipo di meditazione. In altre parole, l’Essere interiore emerge e dice all’individuo di pregare o meditare in questo o quel modo, che questa o quest’altra cosa lo aiuteranno. A volte il cercatore trova una figura spirituale che può facilmente entrare in lui e venire a conoscenza di tutto sulla vita interiore ed esteriore, vedere la sua crescita, il suo sviluppo e la sua aspirazione. Questo insegnante spirituale, poi, saprà dirgli come e quando meditare.

Se possiedi un insegnante sei estremamente fortunato, soprattutto se è un vero insegnante. Se non ne hai uno, ma possiedi vera aspirazione, Dio interiormente ti comunicherà la giusta meditazione. Non è possibile per tutte le persone della Terra avere un insegnante spirituale, se non ne trovi uno, cosa puoi fare? Siamo tutti figli di Dio e Dio vuole che tutti lo realizziamo, perciò, se trovi un insegnante va bene, se non lo trovi, vai in profondità dentro di te per scoprire la tua meditazione.

Molto spesso non riesco a riconoscere il mio vero Sé. Non so se la voce che sento è la voce interiore o la voce esteriore e questo è estremamente disorientante.

Ti capisco pienamente, ma se trovi un insegnante che sia un’anima realizzata, puoi andare da lui per un aiuto e scoprire se quello che stai facendo è corretto. Se invece non hai un insegnante spirituale, vai nel profondo di te stessa e osserva se la tua è una voce, un pensiero o un idea. Poi va’ in profondità nella voce, nel pensiero o nell’idea e osserva se questa ti dà un sentimento di gioia interiore o di pace, nel quale non ci siano domande, problemi o dubbi. Quando ricevi questo tipo di pace e gioia interiore, sentirai che la voce che hai sentito è giusta, che è la vera voce interiore che ti aiuterà nella tua vita spirituale.

Qual è la differenza tra la voce del Silenzio e la voce dello Yoga? Vi è qualche differenza?

Vi è una differenza. La voce del Silenzio ti darà un segmento particolare di conoscenza, una particolare verità. Quando entri nel tuo essere interiore, nel reame interiore dove il Silenzio esiste realmente, se hai bisogno di un particolare messaggio lo ottieni. Lo Yoga invece comprende tutto, è il campo intero. Nello Yoga ottieni il Silenzio, ottieni inoltre la Pace, la Luce, la Forza. Ottieni tutto. La voce dello Yoga è per tutti i cercatori e specialmente per quelli che sono entrati seriamente nella vita spirituale. La voce del Silenzio ha significato per un particolare cercatore in un particolare momento. Per esempio, durante la tua meditazione, puoi raccoglierti in profondità ed ascoltare la voce del Silenzio, ma la voce dello Yoga la puoi avere in ogni momento. Durante i tuoi movimenti esteriori, così come in quelli interiori puoi ascoltare la voce dello Yoga. Dal momento che sei entrato nella vita spirituale, riceverai vibrazioni, pensieri, idee e messaggi spirituali. Queste cose divine ti arriveranno tutte dalla voce dello Yoga.

Quando provo a meditare, ricevo la sensazione di oceani e acqua davanti alla mia mente, questo mi fa paura e non riesco a meditare molto bene. Come posso meditare senza avere questa sensazione?

Cerca di vedere l’oceano come qualcosa di tuo, qualcosa che è dentro il tuo essere interiore. Invece di vedere l’oceano con i suoi flutti e le onde, pensa ad esso come la tua coscienza allargata e lanciati in quella coscienza più ampia e profonda. Sfortunatamente la tua attitudine verso l’oceano non era corretta. Ci sono tantissimi cercatori che cercano di immaginare l’oceano durante le loro meditazioni, per poter rendere vasta come l’oceano la loro coscienza. Quando senti questa coscienza dovresti sentirti felice e fortunato.

Non focalizzare la tua attenzione sulla superficie, ma vai silenziosamente e coscientemente in profondità dentro l’oceano, dove troverai la tua vera realtà, che è completa tranquillità. Cerca di lanciare la tua coscienza nella vastità dell’oceano e sarai in grado di meditare molto potentemente e con successo. Sarai in grado di contattare in profondità dentro di te ciò che è più vicino e caro alla tua anima.

Quando sei arrivato a pensare che esiste un Sé interiore? E, dopo averlo scoperto, come hai creato una connessione con le altre persone non consapevoli di avere un Sé interiore?

Ho saputo intuitivamente, fin dalla mia prima infanzia, che esiste un Sé più profondo in me. Ognuno di noi ha un Sé interiore, alcuni ne sono coscienti, altri non lo sono. Coloro che ne sono coscienti li consideriamo spiritualmente avanzati. Quello che fanno per costruire un ponte tra il mondo esteriore e il mondo interiore, tra l’essere esteriore e l’essere interiore, è mantenere viva una fiamma di aspirazione. Questa aspirazione è basata sul sacrificio di sé, esteriore ed interiore.

Supponi di aver trovato il tuo Sé, la tua vita interiore e aver scoperto la soluzione dei tuoi problemi interiori, e che il tuo vicino sia del tutto inconsapevole della vita e del mondo interiori. Ora, sarebbe estremamente difficile per te avere qualche tipo di intesa interiore con lui. Egli non può entrare nella tua coscienza, perché è molto difficile farlo per una persona comune. Ma se vuoi stabilire un ponte con lui, quello che puoi fare durante la tua meditazione o concentrazione è questo: prima vai profondamente dentro di te e porta fuori tutte le tue più dolci, sottili e armoniose sensazioni, poi coscientemente, durante la tua meditazione, proiettale dentro di lui, dentro la sua mente, dentro il suo corpo, dentro il suo cuore; in questo modo hai creato un ponte tra te e lui.

Nel tuo mondo interiore sei al sicuro, la tua connessione con il mondo interiore ti ha dato enorme fiducia nel fronteggiare il mondo esteriore. Ora puoi andare verso di lui e parlargli della vita spirituale, la vita interiore, la vita che ti da vera felicità. Dopo di ciò, egli la può provare da sé.

Prima nutri dentro di te con la meditazione il tuo essere interiore, come innaffiare una pianta ogni giorno. Poi vai nel mondo esteriore con la tua manifestazione creativa per formare un ponte tra i tuoi risultati interiori e il mondo esteriore, dove ci sarà il tuo appagamento.

Ci sono sette piani di coscienza nello sviluppo spirituale, come faccio a sapere su quale piano mi trovo?

Puoi sapere su quale piano ti trovi gettando la mente esteriore nel mare del tuo cuore di aspirazione, la cui sorgente è la Coscienza. Questa Coscienza è il respiro-di-vita di ciascun piano e la consapevolezza di questa Coscienza ti permette immediatamente di riconoscere il tuo stato, dove eri, dove sei ora e quanto lontano devi ancora andare. Dopo esser diventato consapevole del piano a cui appartieni, cerca di portare tutte le tue attività esteriori su quel livello. Il modo più facile ed efficace di operare a quel livello è di rendere il tuo essere esteriore uno strumento conscio e dedicato della tua visione e volontà interiore.

Nel tuo caso, supponiamo che tu voglia operare dal livello della mente intuitiva; una volta che hai visto quel piano e sei conscio di esso, puoi cercare di rimanervi attraverso la tua aspirazione psichica e la tua volontà determinata. Questo è il vero modo di raggiungere la padronanza di un particolare piano.

Esattamente, che significato ha la parola coscienza, visto che la usi spesso?

Te ne darò una definizione molto semplice. La coscienza è la scintilla di vita che connette ognuno di noi con la Vita Universale. È il filo che ci mette in sintonia con l’universo. Se vuoi volare nel Trascendente hai bisogno del filo della coscienza. La coscienza è una scintilla che ci fa entrare nella Luce. È la nostra coscienza che ci connette a Dio. È il legame tra Dio e l’uomo, tra il Cielo e la terra.

Abbiamo il controllo della nostra coscienza?

Una persona comune non ha il controllo della propria coscienza, mentre una persona spirituale è in grado di controllarla. Egli cerca di condurre una vita migliore, una vita più elevata, e facendo questo fa scendere la Luce dell’Aldilà nell’oscurità del mondo attuale.

Come posso agire sulla mia coscienza?

Una persona comune non ha il controllo della propria coscienza, mentre una persona spirituale è in grado di controllarla. Egli cerca di condurre una vita migliore, una vita più elevata, e facendo questo fa scendere la Luce dell’Aldilà nell’oscurità del mondo attuale.

Come posso agire sulla mia coscienza?

AUM è una parola sanscrita, una sillaba. Ogni parola o sillaba sanscrita ha un significato speciale, un potere creativo. AUM è la madre di ogni suono. Ripetendo AUM, quello che in realtà facciamo è far scendere Pace e Luce dall’alto e creare un’armonia universale dentro e fuori di noi. Quando ripetiamo AUM sia il nostro essere interiore che il nostro essere esteriore diventano ispirati e colmi di un sentimento e aspirazione divini. AUM non ha uguali. AUM ha un potere infinito. Ripetendo semplicemente AUM possiamo realizzare Dio. Quando ripeti AUM, cerca di sentire che è Dio a salire e scendere dentro di te. Centinaia di cercatori in India hanno realizzato Dio semplicemente ripetendo AUM. AUM è il simbolo di Dio, il Creatore. Mentre ripeti AUM cerca di osservare cosa succede nella realtà. Se ripeti il nome di un gatto, di un cane o di una scimmia o anche di una persona comune, non ne riceverai alcuna ispirazione, mentre pronunciando AUM, che è simbolo del Creatore, del soffio vitale del Creatore, immediatamente riceverai una sensazione interiore, una sensazione che ispirerà i tuoi movimenti interiori ed esteriori ad allargare la tua visione e a realizzare la tua vita qui sulla terra. Questo è il segreto dell’AUM. Se vuoi serbare un segreto per tutta la vita questo è il segreto. Ripeti con tutta l’anima AUM e ogni cosa sarà tua.

È meglio meditare sull’AUM o su Dio?

Ogni cosa ha il suo momento. Ti ho parlato ora del significato dell’AUM e l’altro giorno ti ho parlato di Dio, devi sapere in quale parola hai più fede. Per una persona il dire Dio, fa emergere tutto il suo amore, la sua fede e la sua devozione, per un’altra può non essere così. Nel tuo caso ti dissi di ripetere il nome di Dio, perché tu vai in chiesa e preghi nel modo cristiano. Nella tua cultura sei più abituato al termine Dio. In India ripetiamo AUM o il nome di un dio o una dea, come Shiva, Krishna o Kali. La cosa più importante è sapere in chi o in quale aspetto del Supremo hai una fede assoluta. Quando ti ho parlato di Dio avevo la sensazione che per tutta la vita tu ti fossi esercitato nel pregare Dio. Ma oggi l’AUM entra in te con il suo significato. Un giorno mediterò con te e vedrò se Dio, AUM, Supremo, Infinito o qualche altro aspetto dell’Assoluto ti ispira maggiormente. È l’ispirazione che ricevi che ha la massima importanza.

Dio è un essere mentale?

Noi abbiamo un corpo fisico e una mente, similmente possiamo pensare a Dio come ad un essere fisico con una mente come noi. La gente spesso immagina Dio dotato di una mente gigante, altri con una mente come la loro. Fino ad ora la mente è stata il più grande risultato dell’umanità, con l’aiuto della mente la scienza e il nostro mondo fisico sono progrediti enormemente. Come la mente è stata il nostro più alto raggiungimento, tendiamo a pensare a Dio come ad un essere dotato di una mente altamente sviluppata, ma Dio non è un essere mentale, Dio non agisce a livello della mente. Non ha bisogno delle formulazioni mentali che noi utilizziamo per poter agire. Dio non ha bisogno di formulare idee in modo mentale.

Gli esseri umani spesso pensano prima di agire, ma nel caso di Dio non è così. Lui usa la sua forza di Volontà che, mentre vede, allo stesso tempo agisce e diventa. Il vedere, l’agire e il divenire di Dio sono simultanei e istantanei.

Si può aver successo credendo che “Il sentiero volge dove volgono i propri piedi?” È possibile questo?

Sì, è possibile. Noi pensiamo che abbiamo bisogno di un piano al fine di avere successo nel futuro, progredendo e raggiungendo man mano quello che è indicato nel nostro progetto. La mente dice “Devo raggiungere qualcosa, devo pensare a come eseguire il mio piano.” Dio, invece, non agisce così. Dio vede il passato, il presente ed il futuro allo stesso tempo. Quando siamo una cosa sola con Dio, quando aspirando costantemente, ci identifichiamo con la Coscienza di Dio, ogni cosa che facciamo viene fatta spontaneamente. In quel momento non utilizziamo la mente, ma agiamo sempre a partire dalla nostra coscienza interiore, attraverso la nostra facoltà intuitiva. Quando sviluppiamo la facoltà intuitiva, possiamo facilmente agire senza avere un piano.

Ad ogni momento la possibilità della totale manifestazione che sta avendo luogo si materializzerà proprio di fronte a noi. Ora pensiamo che interiormente, fra dieci o venti giorni, qualche possibilità circa le nostre speranze ed aspirazioni possa materializzarsi, ma quando siamo una cosa sola con la Coscienza di Dio questa è più che una possibilità, è una cosa inevitabile, una conquista immediata. La visione e la sua realizzazione vanno assieme. Nella coscienza umana comune, la visione è una cosa e la realizzazione è tutt’altro, al contrario, quando siamo una cosa sola con la Coscienza di Dio, la visione e la realizzazione sono inseparabili.

Circa la visione e la realizzazione, come si può sapere se si sta avendo la “visione” giusta?

Ti riferisci a te stesso o stai parlando in generale? Se è per te stesso, te lo posso dire facilmente. Io so che nella tua meditazione ci sono volte in cui vai molto in profondità, la tua voce interiore ti dice, in quell’occasione, che qualcosa è già stato fatto. La tua mente non interviene a imporre le sue idee sulla voce dicendo: “Se fai così forse sarà un errore, non farlo o potrebbe succedere qualcosa in futuro, se invece fai così… e se non fai così…” eccetera. La mente non interferisce. Puoi essere sicuro che quando ricevi questo tipo di visione durante la tua meditazione profonda, è corretta e porterà spontaneamente alla sua realizzazione.

Guru Chinmoy, parlavi della visione non mentale, è questo ciò che viene detto intuizione o l’intuizione è qualcos’altro?

La puoi chiamare sia intuizione che percezione diretta della Verità, la quale non ha bisogno della mente. È diretta e spontanea, ti fa sentire ciò che è. Normalmente si vede qualcosa e poi gli si da una forma mentale, dicendo: “La cosa è fatta così,” ma l’intuizione ti fa semplicemente sentire la sua esistenza reale allo stesso tempo. L’intuizione ospita la profondità della Visione e la ricchezza della Realizzazione assieme.

La mente è una sorta di macchina che connette il superiore con l’inferiore?

La mente è un collegamento. Attraverso la mente puoi recarti nelle regioni che la sovrastano di molto, ma allo stesso tempo, puoi arrivare al tuo essere vitale, al tuo essere vitale inferiore. La mente è un canale che ci collega con quello che c’è sopra e quello che c’è sotto.

Nei libri antichi si parla di Nama-Rupa, Nome e Forma. Le parole sono Nama-Rupa, le idee sono Nama-Rupa, se non erro tutto ciò non è realmente Dio. Queste sono costruzioni mentali. Questi concetti sono delle costruzioni, non c’è realtà nella parola in sé, giusto?

Come sai, lo studio della semantica ha approfondito molto questo tema. Sappiamo che non è la semplice parola, ma il concetto a cui si riferisce che genera le maggiori difficoltà. Non è la parola in sé che ha un valore intrinseco, ma è il concetto che la parola ci trasmette. Alcune parole spirituali, pero’, sono colme di un significato, di una condizione o di una coscienza che si è sviluppata in esse attraverso migliaia d’anni di uso specificamente spirituale. Quando entriamo in profondità nel significato di una tale parola e riveliamo il suo vero respiro e manifestiamo la sua realtà interiore a livello esteriore, la parola compie il suo scopo, sia interiormente che esteriormente.

L’approccio spirituale al problema delle parole è che noi dobbiamo passare dalla Forma al Senza-forma. Dobbiamo passare dal finito all’Infinito, questa è in realtà la logica divina. All’inizio la forma ha un valore enorme, ma non è detto che sia così fino alla fine. Per il principiante sul sentiero spirituale, una forma è assolutamente necessaria, la forma è tutto per lui, così, all’inizio, diciamo che Dio ha una forma, poi quando il cercatore va a fondo dentro di sé e vede che Dio non è un essere umano o un essere mentale, ma un vasta, infinita Coscienza, va al di là di Forma e Senza-forma e può sentire Dio come la Coscienza infinita. Ma in effetti Dio può anche essere finito, altrimenti non sarebbe Infinito, Egli è onnipotente perché può vivere allo stesso tempo nel minuscolo atomo così come nel vasto universo.

Sri Chinmoy, nella tradizione Indù si parla di come l’atman equivale al Brahman, di come l’anima individuale equivale all’Anima Universale. Gesù Cristo disse una volta, “Io e il Padre mio siamo uno”. Queste due affermazioni, provenienti da due diverse tradizioni religiose, alla luce della spiritualità sono da considerarsi identiche?

È la stessa affermazione. Atman e Paramatman sono l’anima individuale e il Sé supremo. Dio scende nella manifestazione e prende la forma dell’anima individuale, l’Atman. Poi l’anima individuale nel processo della sua evoluzione raggiunge e diventa il Sé supremo, il Paramatman. Per realizzarsi nel mondo materiale, Dio ha bisogno dell’anima individuale.

Le due affermazioni sono identiche. Quando il Cristo disse: “Io e il Padre mio siamo uno” fu come affermare che l’Atman e il Paramatman sono tutt’uno. Per questo in India diciamo Atmanam Viddhi, “Conosci te stesso”. Se conosci te stesso conosci anche Dio, perché in essenza non c’è diversità tra te e Dio. L’autorealizzazione è la realizzazione di Dio e la realizzazione di Dio è l’autorealizzazione. Per questo in India diciamo anche Soham asmi, “Io sono Lui”, e Aham Brahma, “Io sono Brahman.” Nello stesso modo, tutte le tradizioni esoteriche hanno sempre sostenuto che la vera conoscenza è basata sulla ricerca interiore. Questo è il motivo per cui Gesù disse: “Il regno dei Cieli è dentro di te.”

Potresti parlare del detto: “Il Regno dei Cieli è dentro di te”?

Prima permettimi di dire che è stata la scienza a creare gran parte della concezione del Cielo come un luogo fuori di noi stessi. La scienza ha esercitato il suo potere sui piani coscienti e incoscienti del pensiero umano. L’idea del Paradiso del ventesimo secolo in occidente, in ogni caso, sta portando l’umanità a concepirlo in modo sbagliato.

Il Regno dei Cieli è qualcosa che possiamo sentire, non qualcosa che possiamo dimostrare. La scienza può dimostrare parecchie cose, ma il Regno dei Cieli è attinente ai nostri raggiungimenti interiori. Se abbiamo realizzato il Regno dei Cieli in noi, gli altri, osservandoci, sentiranno che abbiamo qualcosa di assai inusuale, qualcosa di ultraterreno e soprannaturale. Avendo visto, sentito e posseduto il Regno dei Cieli in noi stessi, gli altri ci considereranno come esseri straordinari e totalmente trasformati.

È superfluo dire che è la nostra aspirazione, la nostra fiamma ascendente, che ci conduce al Regno dei Cieli. Il Regno dei Cieli è un piano colmo di Pace e Delizia. Lo percepiamo quando siamo stabili nel profondo di noi stessi e quando trascendiamo la nostra egocentrica coscienza individuale. Più in alto andremo oltre la nostra coscienza limitata, più intimamente vedremo, sentiremo e possiederemo il Regno dei Cieli in noi stessi.

Certamente , il Regno dei Cieli è più che un semplice piano, al pari degli altri. È un piano di Coscienza divina. È uno stato di Realizzazione. Esso incarna il Sat-Chit-Ananda. Sat è l’Esistenza divina, Chit è la Coscienza divina, Ananda è la Beatitudine divina. Quando andiamo in profondità dentro di noi sentiamo questi tre stati assieme, e quando acquisiamo la visione interiore di percepirli tutti allo stesso momento, viviamo veramente nel Regno dei Cieli. Altrimenti l’Esistenza è in un luogo, la Coscienza in un altro e la Beatitudine in un altro ancora. Quando sentiamo l’Esistenza-Coscienza-Beatitudine su un medesimo piano, ognuno che completa ed appaga l’altro, possiamo dire che viviamo nel Regno dei Cieli. Il Regno dei Cieli è dentro di noi, non solo lo possiamo sentire, ma, senz’ombra di dubbio, lo possiamo anche diventare.

Cos’è esattamente l’ego?

L’ego è quella cosa che ci limita in ogni sfera della vita. Siamo figli di Dio, siamo una cosa sola con Dio, ma l’ego ci fa sentire che non apparteniamo a Lui, che gli siamo perfettamente estranei. Tutt’al più ci fa sentire che stiamo andando verso Dio, non che noi siamo in Dio.

L’ego umano comune ci fornisce il senso di un identità separata, di una coscienza separata. Senza dubbio un senso di individualità e orgoglio di sé sono necessari fino ad un certo stadio dello sviluppo umano, ma l’ego tiene separata la nostra coscienza individuale dalla Coscienza Universale. La vera funzione dell’ego è separare, non riesce a sentirsi soddisfatto nell’osservare due cose allo stesso tempo e allo stesso livello, sente sempre che una cosa è superiore ad un’altra. In questo modo l’ego ci fa sentire tutti deboli creature e che non sarà mai possibile per noi essere o possedere l’Infinita Coscienza. L’ego è in ultima analisi una limitazione. Questa limitazione è ignoranza e l’ignoranza è morte, per questo l’ego finisce nella morte.

Com’è nato l’ego, come ha avuto origine?

L’ego ha avuto origine dalla limitazione. Nel momento in cui l’anima entra nella coscienza fisica o nel mondo fisico, si trova in un mondo a lei estraneo. Nonostante sia una fiamma del Divino e, in essenza, onnipotente, l’anima inizialmente fatica molto a cooperare con il mondo. Anche più tardi quando la persona invecchia, il più delle volte deve affrontare esperienze spiacevoli per poter restare nel mondo fisico e, cosa più importante, stabilire il Divino qui sulla terra.

L’ego trova ogni giorno l’opportunità di agire indipendentemente e farsi sempre più forte, fino a separarsi completamente dalla Sorgente del suo assoluto e divino appagamento: l’anima. L’ego nel suo voler soffocare e schiacciare il Divino nell’uomo, è nutrito dall’ignoranza del mondo fisico. Anche il Divino inizialmente nutre l’ego, ma più tardi lo trasforma in un perfetto strumento del Supremo.

Come possiamo indebolire l’ego e alla fine sottometterlo?

Pensando alla onnipervadente Coscienza di Dio. Questa Coscienza non è qualcosa che dobbiamo raggiungere, perché è già dentro di noi, dobbiamo solo esserne consapevoli. Più avanti, quando siamo in meditazione dovremo svilupparla e illuminarla in misura infinita e con nostra grande sorpresa, l’ego sarà estinto.

Parte Seconda: Sezione 2.

Gurudeva, vorrei chiederti una cosa, se io rompo un uovo, Dio può farlo tornare intero?

Certo che può, Dio può fare tutto quello che vuole.

Tu puoi farlo?

No, mi spiace Shannon, il tuo Gurudev non può farlo, ma se Dio me ne desse la capacità, potrei facilmente farlo.

E io posso farlo?

Perché no? Nel momento in cui Dio te ne da il potere, puoi facilmente far tornare intero un uovo rotto. Verrà un giorno quando tu, io e tutti gli altri avremo lo stesso potere che possiede Dio ora.

È vero che tutti possono diventare degli yogi se provano veramente?

Cosa intendi per veramente? Se intendi sinceramente, allora è sicuro che tutti possono diventare degli yogi.

Yoga significa unione con Dio, uno yogi è colui che è una cosa sola con Dio. Prima o poi ogni essere umano realizzerà Dio, ma la persona che utilizza lo yoga raggiunge Dio prima. Se tu vuoi realizzare Dio, comincia subito a pregare. Soprattutto se vuoi raggiungere Dio prima del resto dell’umanità non aspettare.

Come si fa a pregare? Se preghi Dio per un dolce oggi, domani gli chiederai un gelato e dopodomani qualcos’altro e Dio ti darà tutto eccetto Se stesso. Ma se preghi Dio solo per Lui e nient’altro, Egli ti darà tutto ciò che ha e tutto ciò che è. Ottenendo questo non solo riceverai il tuo dolce e il tuo gelato e tutto quello che volevi, ma riceverai anche cose che non avevi mai immaginato, cose dalla natura infinita. Perciò prega Dio ogni giorno perché ti dia ogni giorno ciò di cui hai bisogno e non ciò che vuoi, allora Lui ti darà quello di cui hai realmente bisogno per diventare tutt’uno con Lui.

A cosa assomiglia Dio?

Quando ti guardo, Dio assomiglia esattamente a te, se guardo tua mamma Dio assomiglia a lei e se guardo qualche altra persona Dio assomiglia a quella persona. Se guardassi in me, scoprirei che Dio assomiglia a Chinmoy. Sebbene tu possa non vederlo ora, quando sarai in grado di guardare in profondità dentro di te capirai che ognuno di noi non può essere considerato separatamente da Dio.

Ora sto tenendo due dita chiuse, come vedi se voglio, posso separarle, ma se invece delle dita, ci fossi tu e Dio, io non potrei separarvi, nemmeno mettendoci tutta la forza. In effetti, maggiore è il mio sforzo per separarvi, maggiore è la forza con cui vi legate.

Poiché Dio è in te, Dio ti assomiglia esattamente. In questo momento sei Dio velato, ti sei messa una maschera. In futuro sarai Dio svelato. Ti toglierai la maschera e ti vedremo come Dio manifestato, Dio svelato.

Come mai tu puoi vedere Dio e io no?

Questa è un bella domanda. Ora mi stai guardando con gli occhi aperti, stai guardando me, Chinmoy, e sei in grado di vedermi. Ora (coprendole gli occhi con le mani) ti ho coperto gli occhi. Puoi vedermi? No, non puoi, quando hai gli occhi chiusi non puoi vedere nessuno, ma quando tieni gli occhi aperti, mi puoi vedere, puoi vedere i tuoi genitori.

Ora, tu hai un altro occhio che è tra le tue sopracciglia, leggermente al di sopra. È il tuo occhio interiore, il tuo Terzo Occhio. Nel mio caso quell’occhio è aperto, l’ho tenuto aperto, così posso vedere Dio e posso vedere tutto quello che è negli altri. Nel tuo caso, Shannon, così come non puoi vedere niente quando i tuoi occhi sono chiusi, allo stesso modo non puoi vedere Dio quando il tuo Terzo Occhio è chiuso.

Se preghi Dio ogni giorno, un giorno questo occhio interiore si aprirà. Alzati la mattina presto e apri i tuoi due occhi normali e vedi tua madre e tuo padre e tutto ciò che è nella tua stanza e poi prega Dio. Un giorno, come risultato della tua preghiera, vedrai che il tuo Terzo Occhio si aprirà e sarai anche in grado di vedere Dio, proprio come mi vedi ora.

Parte Seconda: Sezione 3. Domande e risposte sull'anima

L’anima è sempre con la persona durante la sua vita, oppure la può lasciare temporaneamente, stabilendosi altrove?

Come regola, l’anima rimane sempre con la persona durante la sua vita, anche se, quando la persona è addormentata può lasciare il corpo per alcuni minuti o al massimo alcune ore. Può anche lasciare il corpo per un breve periodo mentre l’aspirante è in un profondo stato meditativo, in quel momento si può vedere il proprio corpo, che può essere visto come un corpo morto, un corpo dinamico, come un dardo di luce di fronte alla propria anima o in molti altri modi. Ovviamente, in quel momento si osserva il corpo con l’occhio della propria anima.

Durante il sonno l’anima di una persona compie dei viaggi?

Sì. L’anima compie viaggi su diversi livelli di coscienza. Ci sono sette mondi superiori e sette mondi inferiori. Generalmente l’anima si sposta in questi mondi durante il sonno. Quasi tutte le anime hanno la fortuna di accedere a qualcuno di questi mondi, ma pochissimi sono coscienti di queste esperienze mentre accadono o riescono a ricordarle dopo essersi svegliati.

Possono il corpo di una persona e la sua coscienza cambiare così tanto durante la sua vita da renderla pronta a ricevere in sè un’anima più elevata?

Un anima più elevata non entrerà in lui, ma se il corpo e la coscienza della persona si sono trasformati completamente, l’anima che già possiede sarà nella posizione di compiere la sua missione qui sulla terra molto efficacemente, in tutta la sua celeste Perfezione.

Un cambiamento come la purificazione, durante una vita, possono cambiare l’anima?

L’anima rimane la stessa. Precedentemente accettò l’ignoranza, ma ora, gettando via il velo dell’ignoranza, si fa più vicina alla sua divina completezza e divina manifestazione.

Quando entriamo nei pensieri di qualcuno, ci mettiamo in sintonia con le sue agitazioni psichiche, pertanto, se ci mettessimo in sintonia con qualcuno che crediamo essere stabilito nella Sorgente del suo essere, nella sua anima, questo potrebbe essere un valido aiuto, almeno fino a che la nostra apertura spirituale non si sia sviluppata?

Prima di tutto, cerchiamo di essere chiari sull’uso della parola “psichico”; nel senso in cui la uso io non è sinonimo di “occulto”, ma si riferisce all’essere psichico. Per essere brevi, nell’essere psichico non esiste agitazione, esso è una scintilla divina, di solito entriamo in sintonia con le agitazioni vitali o mentali degli altri. Certamente è un valido aiuto entrare in sintonia con un’anima illuminata, questo è ciò che si dovrebbe fare all’inizio o fino a che non si ha la capacità di aprirsi spiritualmente. Questo è il motivo per cui diciamo che rimanendo calmi e tranquilli e lasciando che i pensieri divini della propria guida spirituale entrino in noi, si verrà inondati di Pace. Questo tipo di sintonia non solo è un aiuto corretto e valido, ma è anche essenziale per colui che si è posto sotto la guida di un Maestro spirituale.

Come si fa a capire se la propria anima è felice?

Prima di tutto, si deve sapere e sentire dove risiede l’anima, la sua posizione nel corpo. Per poter conoscere e sentire l’anima, si deve aspirare. Nella propria ardente aspirazione, lungo il proprio viaggio spirituale, si può scoprire davvero se la propria anima sia felice o meno. Sentiremo che la nostra anima è felice solo quando vedremo e sentiremo gioia interiormente ed esteriormente e anche quando non vedremo alcun errore nella creazione di Dio e nella divina Legge di Dio.

L’anima piange quando è infelice?

No. L’anima reale, che è una porzione del Sé cosmico, è tutta Delizia. Dal momento che non può essere infelice nel senso umano del termine, essa non piange. È il vitale insoddisfatto ed esigente, che spesso scambiamo per l’anima, a soffrire di infelicità e a piangere miseramente.

Si può dire che esistono due ordini di istruzioni nella persona, uno che viene dalla sua natura più profonda, che comprende e rivela ogni cosa con bontà e compassione e un altro, che è esperto nell’ “io” e nel “mio”?

Sì. Esistono due ordini di istruzioni nella persona. Bontà e Compassione vengono dal più profondo del proprio essere, mentre “io” e “mio” vengono dalla superficie. “Io” e “mio” non possono venire dal più profondo.

L’anima può essere rappresentata nei sogni da un’anziana signora, saggia e attempata, così come da un bambino piccolo, che balbetta le sue prime parole?

Sì. L’anima può essere rappresentata nei sogni da un’anziana signora o da un bambino piccolo. Per dare un’esperienza all’essere esteriore, l’anima può assumere qualunque forma nei sogni. La divina e graduale maturità dell’anima può essere paragonata alla crescita graduale di un seme che diventa un albero.

L’anima è sia di sesso maschile che femminile?

L’anima per sé stessa non è né maschile né femminile. Ma quando, all’inizio del suo viaggio umano, prende un corpo femminile, in tutte le sue future incarnazioni prenderà un corpo femminile, e così, se la prima volta prende un corpo maschile, in tutte le sue future incarnazioni prenderà un corpo maschile. È praticamente impossibile cambiare di sesso, in tutta la storia dell’umanità vi sono state alcune eccezioni qua e là, ma molto di rado.

È l’anima a prendere la decisione nello scegliere un nuovo corpo per la successiva incarnazione?

Sì. È l’anima a prendere la decisione di scegliere un corpo, ma con l’approvazione diretta del Supremo o del Sé. La scelta è fatta per dare all’anima l’opportunità di manifestare il più possibile la sua divinità interiore in ogni incarnazione e compiere la Volontà del Divino qui sulla terra.

È l’anima che deve abbandonarsi al Sé cosmico?

Sì, ogni essere umano possiede un’anima individuale. Quest’anima deve abbandonarsi al Sé, il Sé che, in termini indiani, è detto Paramatman, il quale non è manifesto. Questo Sé non prende incarnazioni umane, né entra nella creazione, mentre l’anima prende un corpo umano e accetta limitazioni, imperfezioni e ignoranza. Questa anima individuale, che prende un corpo umano, non è onnipervadente, onnisciente e onnipotente. Il Sé lo è. L’anima nella sua evoluzione ascendente, potrà un giorno immergersi nel Sé e divenire potente come il Sé.

L’anima riceve nuovi insegnamenti nel suo sviluppo, o semplicemente scopre quello che ha sempre saputo?

Se usi la parola “esperienze” anziché “insegnamenti” la domanda diventa più precisa. Solo Dio, o il Sé cosmico può insegnare all’anima. L’anima scopre quello che ha sempre saputo, ma allo stesso tempo, cresce e si arricchisce interiorizzando l’essenza divina delle sue esperienze terrene. Intanto la coscienza fisica diventa sempre più cosciente delle illimitate capacità dell’anima.

In essenza, l’anima essendo una cosa sola con Dio, scopre quello che ha sempre saputo, ma nel processo dell’evoluzione, il suo divenire e conoscere, conoscere e divenire procedono in sintonia e sono processi complementari nel grembo della Verità suprema.

L’anima fa esperienza della solitudine? Se è così, come si differenzia dal nostro bisogno superficiale di essere in compagnia di altri, che ci piacciano o meno, solo perché vogliamo parlare con qualcuno?

L’anima fa esperienza della solitudine solo quando il corpo, il vitale, la mente e il cuore che dovrebbero cooperare con essa per compiere la sua missione divina sulla terra, non lo fanno. In quel caso essa sperimenta la solitudine, ma non agisce come un essere umano, non perde tempo come un essere umano che sente che, semplicemente parlando con qualcuno, il suo senso di solitudine scompare. L’anima, nella sua solitudine, aspira molto intensamente a far scendere Pace, Luce e Forza dall’alto nel fisico, nel vitale e nella mente così che l’essere completo possa cooperare con essa per appagare il Divino. Quando la Pace, la Luce e la Forza scendono in questo modo, la persona diviene più cosciente della sua vita interiore e della sua vera felicità. Con la Pace, la Luce e la Forza discende un coscienza superiore e con questa più alta coscienza la persona risponde naturalmente ai bisogni dell’anima.

L’anima fa delle richieste alla persona, così da farle cambiare il suo comportamento?

L’anima non fa tali richieste. Non è come una mamma che dice al figlio continuamente: “Ti dico questo e quest’altro per il tuo bene” Quello che l’anima fa è inviare un’ispirazione divina. Questa ispirazione può a volte essere così vivida e spontanea che la persona può sentirla persino come un’imposizione, dettata dal suo sé interiore alla propria personalità esteriore. Ma l’anima non chiede, al contrario simpatizza con gli errori e le imperfezioni umane e cerca di identificarsi con questi. Poi, con la propria Luce interiore, cerca di aiutare la persona a cambiare le sue abitudini.

In cosa è diverso questo dalle richieste che fa l’ego?

Ora sappiamo che l’anima non fa richieste. Quando l’ego fa una richiesta, è completamente centrata su sé stesso – “Io”, “me” e “mio”. L’ego vuole possedere ed essere posseduto; nutrendo la personalità esteriore, l’ego vuole trovare soddisfazione, ma questo gli è del tutto impossibile, non vi è infatti fine alle sue voglie. Quando l’anima vuole avere qualcosa, non è per il proprio beneficio, ma per l’appagamento del Divino. L’ego rimane alla fine frustrato, mentre l’anima, compiendo la Volontà Divina, realizza il proprio compimento assoluto.

Quando il vitale o il mentale cercano le proprie soddisfazioni senza l’approvazione dell’anima, cosa succede all’anima?

In tali casi, l’anima di solito rimane silenziosa, ma, a volte, il Supremo può esercitare una pressione sul vitale e la mente se stanno spingendosi troppo in là. Egli lo fa attraverso l’anima.

Le cose ed i luoghi hanno un’anima? Per esempio questa sedia ha un’anima, una città ha un’anima?

Ogni cosa, ogni luogo ha un’anima. Come tutte le altre città, la città di New York ha un’anima. Il Supremo mi ha benevolmente mostrato l’anima di New York City numerose volte. La differenza tra le anime delle cose e le anime delle persone dipende dal loro grado di evoluzione, il grado in cui manifestano le loro divine potenzialità. È attraverso il processo della reincarnazione che l’anima gradatamente manifesta i propri poteri interiori nascosti e alla fine raggiunge la propria assoluta realizzazione.

La terra ha un’anima?

Certamente. La terra rappresenta l’aspetto Materno del Divino, sulla terra la Materia e lo Spirito troveranno il loro assoluto compimento attraverso il loro reciproco aiuto e la loro completa unione. La Materia vedrà attraverso l’occhio di visione dello Spirito. Lo Spirito fiorirà, risvegliando e infondendo energia alla Materia perché diventi una base perfetta dell’immortalità fisica e della trasformazione umana sulla terra. Le due principali caratteristiche dell’anima della terra sono l’aspirazione e la tolleranza compassionevole.

Il materiale può aiutare il sottile? Ovvero l’anima può diventare più forte attraverso l’uso corretto del corpo come nell’esercizio fisico, nell’assunzione di buon cibo e così via?

Certamente, il materiale può e deve aiutare il sottile. Il corpo è materiale, ma la sua condizione sana e perfetta, aiuta molto la mente e l’essere sottile. Ovviamente non si può rendere l’anima più forte, semplicemente praticando esercizi fisici vigorosi o mangiando con accortezza, ma se il corpo, ovvero, la coscienza fisica, aspira a crescere nella Luce dell’anima e cerca di soddisfare il Divino nello stesso fisico, il progresso dell’anima si fa più semplice, più veloce e più appagante.

L’anima può selezionare ciò di cui l’individuo deve fare esperienza nel mondo manifesto?

Normalmente è l’anima che determina le esperienze che l’individuo avrà durante la sua vita. In realtà, se l’individuo si pone nel flusso spontaneo delle esperienze che l’anima vuole dargli, alla fine egli svilupperà una pace, una gioia e un appagamento duraturi. Sfortunatamente l’individuo, essendo vittima dell’ignoranza, spesso non è consapevole delle esperienze che l’anima seleziona o, nonostante lo sappia, non si cura della scelta fatta dall’anima.

Approssimativamente dove si sente la presenza dell’anima nel corpo fisico?

Nel cuore spirituale. Secondo la scienza medica, il cuore è leggermente a sinistra rispetto al centro del petto. Secondo Ramana Maharshi, il grande saggio di Arunachala, il cuore spirituale è sul lato destro rispetto al centro. Secondo alcuni Maestri spirituali è nel centro del petto, mentre secondo un certo Maestro spirituale, il cuore spirituale è tra le sopracciglia! Di certo anche questi ha le sue ragioni per dire così.

Il vero cuore spirituale, di circa quattro dita in larghezza, è situato approssimativamente dodici dita direttamente al di sopra dell’ombelico e sei dita direttamente sotto il centro della gola, è qui che si sente quello che tu hai chiamato “la presenza” dell’anima.

Se il corpo o la personalità sono gli ospiti e l’anima è la vera proprietaria, o signora, allora com’è che l’ospite, che cerca sempre soddisfazione, può soffocare l’anima al punto di impedire che la sua ispirazione possa essere udita?

Sono felice di rispondere a questa domanda in particolare. La Kata Upanishad dice che il corpo è il carro, la mente le redini, l’intelletto è il conducente e l’anima è il padrone del carro.

Tu sei la proprietaria dell’edificio dove è situato il nostro centro. Tu possiedi questo edificio, noi siamo i tuoi inquilini, siamo tutti ospiti. Fai del tuo meglio per soddisfare i nostri bisogni, ma nonostante questo, alcuni tuoi inquilini ti fanno assai penare. Le loro richieste sono eccessive e assurde e, in aggiunta, tengono un atteggiamento intransigente. Che fai allora? Credo tu ti senta impotente, se non disperata, nonostante tu sia la proprietaria dell’edificio. Non è facile allontanare in un colpo solo tutti gli inquilini che disturbano, esigono e non accettano compromessi. Simile a ciò è il destino dell’anima, che è attaccata dall’ospite che ricerca il piacere, che pretende e non aspira: la personalità.

Quando qualcuno è descritto come dotato di un’anima giovane o un’anima antica cosa significa?

Dal punto di vista spirituale, quando qualcuno ha acquisito una profonda esperienza dalle passate incarnazioni, è detto un’anima antica. La persona che manca di tali esperienze è chiamata un’anima giovane. Come puoi vedere non è il numero di incarnazioni che determina lo status dell’anima, ma quello che ha imparato e raggiunto in quelle vite.

Le cose procedono più velocemente con un’anima più giovane perché le precedenti incarnazioni hanno meno peso?

Le cose procedono più velocemente con un’anima giovane a patto che si tratti di un aspirante sincero e dedicato, che ascolti la propria guida spirituale senza riserve e che non sia troppo carico di esperienze mondane.

Anche qui dobbiamo essere sempre consapevoli di una cosa: non è il numero di incarnazioni che impedisce all’anima un rapido viaggio verso la meta ultima, ma le vecchie brutte abitudini e propensioni che non si aprono facilmente alla luce per la loro purificazione e trasformazione.

Qual è la differenza tra la "forza dell'anima" e la "forza di carattere"?

La forza di carattere è l’orgoglio della moralità e dell’umanità. La forza dell'anima è l’orgoglio della Spiritualità, dell’Eternità e dell’Infinito. Detto questo non vorrei lasciarti con l’impressione che la moralità non abbia alcun valore nella vita interiore e spirituale. Al contrario una solida moralità è preparatoria ad una profonda Spiritualità. La forza dell’anima è il potere interiore della certezza che viene dal Divino in te. Nel momento in cui vedi la tua anima, senti la Volontà di Dio in te e ti è data la forza di manifestare la Sua Volontà qui sulla terra.

Un’anima che risiede in un corpo umano può precedentemente esser stata nel corpo di un animale o di una pianta?

Sono sicuro che conoscete bene la teoria dell’evoluzione. Charles Darwin, nel mondo moderno scoprì il processo dell’evoluzione delle specie, che è il passaggio da una forma inferiore ad una forma superiore, ma molto prima di Darwin, un migliaio di anni prima dell’avvento di Cristo, il grande saggio indiano Kapila, scoprì la teoria dell’evoluzione spirituale. L’Eterno, l’Immutabile e l’Imperituro si evolve in continuazione, questa fu la sua unica filosofia. Nulla viene dal nulla. Il saggio indiano scoprì questa verità e la offrì al mondo intero.

Il processo totale dell’evoluzione sulla terra include l’anima, come la forma fisica. Nella marcia dell’evoluzione ogni anima deve passare attraverso la vita vegetale e la vita animale prima di accedere alla vita umana.

Le anime differiscono nelle loro caratteristiche?

In realtà non ci sono differenze basilari fra le anime eccetto che nel grado della loro manifestazione. Tutte le anime possiedono le stesse possibilità, sia che risiedano nella più bassa, sia nella più alta forma di vita.

Dobbiamo comunque ricordare che il Supremo si manifesta in modi infiniti attraverso le diverse anime. Esse esprimono i Suoi vari aspetti di Divinità. Per esempio un’anima può manifestare la Luce, un’altra il Potere, una terza la Bellezza e così via.

Manifestando le loro potenzialità celate, attraverso il processo della reincarnazione, alcune anime sono divenute grandi Maestri spirituali e tutte le anime alla fine li seguiranno.

Qual è la connessione dell’anima con il karma passato e futuro?

In realtà il karma non può essere inteso come separato dall’anima. È per la crescita dell’anima stessa che il karma esiste. Tu sai di sicuro cosa significa la parola karma, è un parola sanscrita che deriva dalla radice kri, “fare”. Tutto ciò che facciamo, diciamo o pensiamo è karma. L’universo è governato da una legge che chiamiamo “La Legge del Karma”, tu hai già letto molto sulla Legge del Karma e non dovrò dilungarmi qui, eccetto nel dire che tutte le azioni e i pensieri lasciano una loro impressione sul corpo causale e portano a certi risultati. Allo stesso tempo l’anima è molto oltre i lacci della causa e dell’effetto, è il legame tra tutto quello che precede e tutto quello che segue. Essa viene arricchita da tutte le esperienze che la persona fa attraverso la Legge del Karma.

Dove riposa l’anima appena lascia il corpo? Essa porta con sé le proprie limitazioni corporee e terrene?

Quando l’anima lascia il corpo, all’inizio risiede nel mondo vitale per un breve periodo. Alcune anime qui soffrono, mentre altre no. È come visitare un luogo strano e mai visto. Alcune anime sono abbastanza fortunate da frequentare liberamente le persone del nuovo paese, capire immediatamente la loro cultura, mentre altre non sono così fortunate.

L’anima non porta con sé nei mondi superiori alcuna limitazione terrena; sta per qualche tempo nella propria regione e poi torna in questo mondo con una nuova determinazione e nuove possibilità di realizzare e soddisfare il Divino qui sulla terra.

Parte Terza: Religione (principalmente Induismo)

Cos'è la religione?

Cos’è la religione? La religione è Dio. La religione è Verità. Dio e Verità sono una cosa sola, tuttavia, dicendo che la mia religione è Dio, è facile che tu possa fraintendermi, mentre se dico che la mia religione è la Verità, sei subito d’accordo con me. Per essere più chiari, se dicessi che la mia religione è Sri Krishna e tu devi credere in lui, mi guarderesti con aria di sfida, mentre se affermassi che la mia religione è la Verità, ti alzeresti dicendo: “Questa è anche la mia.” Se anziché dire: “Tu devi accettare la mia religione” dicessi: “Accettiamo la Verità universale”, tu esclameresti: "Già fatto, amico mio, grazie."

La religione è un atto di visione che ci guida e ci porta verso l’Aldilà. La religione è intuizione. L’intuizione è talmente cara ad ognuno di noi, talmente familiare alla nostra anima e intima al nostro cuore che non necessita di spiegazioni. Nonostante ciò, possiamo affermare con certezza che l’intuizione è la coscienza dell’esistenza onnipervadente. Chiedete ad una persona in che modo sia sicuro della propria esistenza e la sua risposta sarà il silenzio, egli sa cos’è la propria esistenza, la sente, ma non sa darne la spiegazione. La religione è quell’intuizione che è impossibile da spiegare, una verità che si realizza e si spiega in sé stessa.

La religione non è fanatismo, la religione nella sua forma più pura, è il sentimento dell’unità universale della Verità. Un fanatico non vede mai la unità Verità nel suo insieme, nemmeno nella sua sfrenata immaginazione. Un fanatico non ha niente da offrire al mondo, precisamente perché non ha tenuto la porta del proprio cuore aperta e perché non ha la capacità di comunicare con la propria anima.

Ciò di cui abbiamo bisogno è una diretta Illuminazione ed ecco che le differenze sono cancellate definitivamente. Grazie al nostro sentimento di unità universale ci avviciniamo sempre più velocemente al Supremo. La nostra vita ha una sua libertà, ma la nostra ristrettezza di pensiero uccide questa libertà; una libertà che non trova gioia in dichiarazioni elevate e grandiose, ma che vuole essere l’espressione vivente dei nostri pensieri e sentimenti interiori. La libertà è unione, l’unione è la Verità che infonde energia e appaga ogni cosa.

La religione parla ed è più eloquente delle parole. Sfortunatamente il suo messaggio è spesso soggetto alla nostra spietata distorsione. Nonostante ciò, a lungo andare essa esprime la Verità trionfalmente.

Quando pensiamo alla religione, la nostra attitudine dovrebbe essere di comprensione e apprezzamento, piuttosto che di critica e competizione. Critica e competizione creano disarmonia, una forza distruttiva, comprensione e apprezzamento creano, invece, armonia, una forza creativa. L’armonia, inoltre, è la vita stessa dell’esistenza.

Tutte le religioni sono indispensabili per i propri fedeli, tutte le religioni sono inoltre colme di ispirazione che è data dalla convinzione dell’anima collettiva dei fedeli. La Pace deve essere la loro parola d’ordine, proprio come la Verità è il loro unico scopo.

Rimangono memorabili le parole di Tagore sulla religione:

""La religione come la poesia, non è una mera idea, è un’espressione. L’autoespressione di Dio è l’infinita varietà della creazione; allo stesso modo, anche la nostra attitudine verso l’Essere Infinito deve avere un’incessante e continua varietà di forme individuali.""

La religione è una sfida vivente a ciò che di più elevato è nell’uomo per fronteggiare i burrascosi problemi della vita. Esistono in realtà innumerevoli ostacoli, ma esiste anche una Forza onnipotente che sorprendentemente utilizza i problemi come veri strumenti per la futura felicità dell’umanità.

La religione espande, espande i nostri sentimenti. La religione vive, vive nei più profondi recessi del nostro cuore. La religione conquista, conquista quando doniamo noi stessi.

Lo scopo divino della religione è di liberare la riserva repressa di energia umana. La vita stessa è intima, continua ed appagante religione.

Cerchiamo di vivere apertamente ed in libertà, abbracciamo quella religione che include tutti gli esseri umani vissuti sulla terra, quelli che sono ora sul palcoscenico della vita e quelli che verranno nelle innumerevoli ere a venire. Nostra è la religione che perfezionerà l’ordine del mondo; nostra è la religione che farà la spola tra le rive dell’Eternità e dell’Infinito.

L'universalità della religione

Perché abbiamo bisogno della religione? Abbiamo bisogno della religione perché vogliamo andare al di là del finito per poter comunicare con l’Infinito. Questo non solo è possibile, ma è anche inevitabile, perché in noi esiste un essere cosciente che vede la Realtà di Dio nella sua totalità.

La religione è un’esperienza spontanea e mai una conoscenza teorica, un’esperienza eminentemente pratica, di cui possiamo servirci coscientemente in ogni momento della nostra esistenza materiale.

La religione non è mai pervenuta all’uomo dall’esterno, ma è scaturita dalla più profonda necessità del suo essere interiore. Nel momento in cui questo essere interiore emerge e si guarda attorno, sente l’onnipervadente Immanenza di Dio e quando guarda in alto, sente la Trascendenza di Dio che tutto supera come suo divino patrimonio.

La religione ha due vite: quella esteriore e quella interiore: essa offre quella esteriore al cercatore nello stadio preliminare della sua aspirazione vitale ed emozionale; offre quella interiore alla meditazione universale e alla realizzazione di Dio.

La religione nel fisico è un inconscio implorare Dio, nel vitale, un ceco sforzo di possedere Dio, nella mente, una costante battaglia per conquistare Dio, nel cuore, un cosciente pianto per sedere nel Grembo di Dio e nell’anima, un veliero di Coscienza che anela a fare la spola tra le rive del sempre trascendente Infinito e della sempre fiorente Immortalità.

L’immoralità vuole far decadere la religione, ma Dio dice alla religione: “Non temere, figlia mia, ti do la forza indomabile della morale.” L’egoismo vuole soffocare la religione, ma Dio le dice: “Non temere, figlia mia, ti sto ponendo nella sempre crescente vastità dell’Universalità.” La morte vuole divorare la religione, ma Dio le dice: “Non temere, figlia mia, sto facendo di te l’incarnazione dell’Immortalità.”

Scienza e religione. La gente afferma che scienza e religione sono sempre ai ferri corti, questo non è necessariamente vero, la scienza fa la sua parte spiegando dinamicamente il Dio immanente. Anche la religione fa la sua parte interpretando divinamente il Dio trascendente. La scienza tratta il mondo fisico, mentre la religione tratta il mondo interiore e spirituale. La mente è lo studente e la Natura è l’insegnante della scienza. Il cuore è lo studente e l’Anima è l’insegnante della religione.

Filosofia e religione. La filosofia e la religione sono intime amiche. La filosofia raggiunge il suo acme di perfezione quando è ispirata dalla fede, dalla visione, dall’esperienza e dalla realizzazione di una sublime religione. Con l’aiuto di una consapevole e solida filosofia, la religione si libera dai ceppi della superstizione, dalla stranezza e dalle fantasticherie.

Moralità e spiritualità nella religione. La moralità nella religione è un regolare viaggio verso una vita ideale. Questo viaggio a volte sembra non aver fine, tuttavia rappresenta un’approssimazione rispetto all’ideale visualizzato, alla Meta. La spiritualità nella religione è pienamente consapevole della propria implicita Infinità, essa porta il singolo aspirante nella Dimora vivente di Dio. L’Infinità che la spiritualità rivela nella religione è realizzata attraverso uno spontaneo bisogno interiore. Per l’aspirante religioso, la speranza si fa certezza, lo sforzo diviene conquista e la forza di volontà riceve l’Appagamento assoluto.

Individualità e Universalità. Universalità non significa, né potrebbe significare una totale estinzione della fiamma viva dell’individualità nel cuore dell’uomo. Al contrario, quando l’individuo si trascende nel continuo processo di universalizzazione, si stabilisce con sicurezza nei più profondi, vasti ed elevati reami della Luce, della Pace e della Forza. Soltanto allora egli diviene il suo vero Sé, il suo Sé eterno. Senza dubbio, all’inizio sente uno spiacevole conflitto tra individualità e Universalità, ma questa sua sensazione non dura per sempre, perché questo stesso conflitto ha in sé la possibilità di una concordia sicura, di una pura unione di trascendenza unica.

Fede religiosa. La religione senza fede è come un corpo morto. La fede religiosa è un’esperienza che trasforma e non solo una mera idea. La fede possiede la chiave magica per la scoperta di se stessi. La scoperta di sé è la genuina scoperta della Realtà. La fede partecipa attivamente all’Amore, all’Armonia e alla Pace divine, infine essa trasporta la religione nell’onnipervadente Delizia dell’Aldilà.

Peccato e religione. Il concetto di peccato è effettivamente molto presente nella religione, cos’è il peccato? Non è altro che un’esperienza di imperfezione. Questa imperfezione esiste semplicemente perché la creazione è ancora in stato di compimento. La perfezione deve discendere nella creazione, è una questione di tempo. La creazione è azione, movimento costante, in avanti, verso l’alto e verso l’interno. L’evoluzione è il canto immortale che perpetuamente viene cantato dalla creazione. Il peccato di oggi è imperfezione personificata, la virtù di domani è perfezione incarnata.

Il finito e l'Infinito, sono le due cose che comprendono l’intera creazione di Dio. Quando io, il finito, mi elevo, avviene la mia auto-realizzazione. Quando Dio, l'Infinito discende, avviene la Sua Auto-Manifestazione. Quando entro in Lui, l’Altissimo, Egli mi dona la Sua Unità. Quando Egli entra in me, nella mia parte inferiore, io gli offro la molteplicità che Egli stesso mi affidò quando la mia anima discese sulla terra, al fine di rivelarLo e completarLo.

Tutte le religioni sono in essenza una sola cosa, inscindibile. Ogni religione è un percorso infallibile che conduce alla Verità eterna ed è una vera e propria manifestazione di quella Verità. La religione non cambia, ma le religioni devono subire continue vicissitudini nella loro forma esteriore, secondo i costumi, le abitudini, i rituali, le circostanze e gli ambienti con cui hanno a che fare. "Uniti resistiamo, divisi crolliamo." Questa massima spesso citata, può essere applicata adeguatamente a questo discorso. La forza unica di tutte le religioni conosce il segreto supremo secondo cui nessuna religione deve essere giudicata inferiore. Senza la forza dell’unione, nessuna religione può andare a testa alta. La religione è una, ma si esprime attraverso molte forme, attraverso le innumerevoli religioni.

Sono profondamente orgoglioso di essere qui nella Chiesa Universalista, il mio cuore proclama la verità che la religione universale è il centro di tutte le religioni e che la sua realizzazione non è monopolio di nessuno in particolare. Ogni individuo, indipendentemente da casta, credo o nazionalità, può realizzare questa religione universale se ha l’immaginazione dinamica, l’ispirazione creativa e l’appagante aspirazione per assimilare lo spirito di tutte le religioni.

Io sono induista e sono orgoglioso del mio Induismo. Il mio Induismo, il sanatana dharma, la religione eterna, mi ha insegnato: “Aham Brahma”, "Io sono il Brahman, l’Uno senza un secondo." Tu sei cristiano e sei orgoglioso del tuo Cristianesimo. La tua religione divina ti ha insegnato: "Io e mio Padre siamo una cosa sola." Se sono un induista nel senso più puro del termine, devo essere anche un cristiano convinto, perché nel profondo, dentro di me, quello che vedo, sento e divengo, è la Verità universale. Cos’è la Verità? La Verità è il nostro Padre divino. Un bambino non si preoccupa se il suo padre fisico è chiamato fratello da uno, zio da un altro, nipote da qualcun altro ed amico da una quarta persona. Egli è ugualmente felice per ogni approccio diverso verso suo padre.

Similmente, quando religioni diverse si avvicinano alla Verità, che è il nostro Padre Divino, ognuna nel proprio modo, dobbiamo essere estremamente felici, perché ciascuna religione vuole la Verità e solo la Verità.

Induismo

"Conosci te stesso." Questa massima rappresenta l’Induismo ed è la quintessenza dell'Induismo. In un mondo di preoccupanti incertezze, in un mondo di oscura falsità e di cieca irrazionalità la religione è una delle poche cose che conservano la loro dignità. È la religione che esprime la divinità dell’uomo ed è la religione che può ispirare l’uomo a combattere contro lo spietato presente, per riaffermare la propria forza interiore e lottare per la Verità e per l'Ora di Dio.

Tutti voi sapete che la religione Induista è una delle più grandi religioni del mondo. Diversamente dalla maggior parte delle religioni del mondo, l’induismo non ha un particolare fondatore. È basato primariamente sulle toccanti invocazioni dei rishi, i veggenti. Veggente è colui che vede la Verità ed è in comunione con la Verità.

Se vuoi definire l'Induismo, lo puoi fare con l'aiuto di una sola parola: “Amore”. Questo Amore abbraccia tutto e si espande sempre. Un fedele induista dirà: "Posso vivere senza aria, ma non senza Dio,” ma nello stesso momento, se un altro induista dice di non credere affatto in Dio, anch’egli è da considerare induista. Si sente induista e gli altri non lo negano. È la scelta personale che regna suprema. Un induista può adorare centinaia di dei o solamente uno. Per lui, Dio può essere personale o può essere impersonale.

Tenterò di spiegare ai miei giovani amici quello che si intende con "Personale" ed "Impersonale". Un aeroplano è nell'aeroporto, potete vederlo, è qualche cosa di concreto, materiale e tangibile. Quando l’aeroplano lascia il suolo e non può più essere visto, sapete, ciononostante, che è in qualche luogo in cielo, potrebbe essere diretto in Canada o in Giappone o altrove, ma sapete che è presente in qualche altro livello, operante e funzionante. Similmente, il Dio "Impersonale", che non possiamo vedere in una forma tangibile, lo sentiamo nella nostra coscienza risvegliata, mentre, invisibile, ci guida e plasma.

Abbiamo parlato dei punti di vista dell'Induismo su Dio, ora concentriamo la nostra attenzione su cosa dice della realizzazione di Dio: la realizzazione di Dio non è nient’altro che una scienza spirituale che pone fine a sofferenza, ignoranza e morte, ma Dio deve essere realizzato per amor suo non per il nostro. Cercare Dio per nostro interesse equivale ad alimentare vanamente i nostri incessanti desideri, ma cercare Dio per amor suo equivale a vivere nella sua Coscienza Universale; in altre parole, essere tutt’uno con Lui, completamente ed inseparabilmente.

La domanda fondamentale è se Dio è dentro di noi stabilmente, se entra nel nostro cuore per lunghi periodi come un ospite, o se semplicemente va e viene. Con un senso profondo di gratitudine, permettetemi di fare appello all'anima immortale di Emily Dickinson, la cui ispirazione spirituale spinge un cercatore a conoscere quello che Dio, l'Infinito, precisamente è. Ella dice:

L'infinito, un ospite inaspettato
Si è presunto che esista,
Ma come potrebbe quell’ospite prodigioso venire,
Che mai se ne andò?

L'Induismo è chiamato l’Eterna Religione, esso cerca l’unione con Dio in ogni modo conosciuto dall’uomo; vuole un'unione completa e appagante dell’umanità con Dio, nulla più e nulla meno. La sua essenza è la tolleranza. L'Induismo rifiuta di pensare alle religioni del mondo come ad entità separate. Accogliendo effettivamente in sé tutte le religioni del mondo senza snaturarle, può essere chiamato e non si sarebbe lontani dal vero, un’unica “associazione di fedi”.

Per un induista genuino, l’amore per gli altri è una parte vitale del suo amore per Dio. Con gioia e valore la sua anima annuncerà e canterà con lo spirito impavido di Walt Whitman:

"Io celebro me stesso e canto me stesso,
E quello che io credo tu pure lo crederai
Perché ogni atomo che mi appartiene
Appartiene anche a te."

La caratteristica più impressionante dell'Induismo è la ricerca dell'esperienza diretta, cioè, la realizzazione di Dio. Studiando i Veda, le Upanishad, la Bhagavad Gita e le altre sacre scritture indiane, si potrebbe essere sorpresi nell’osservare che anche se ognuna di esse enfatizza una particolare visione o determinate idee, tutte fondamentalmente incarnano la stessa perfetta e divina Conoscenza, che è Dio.

L’essenza dell’Induismo è espressa in modo eccezionale negli insegnamenti dell'Isha Upanishad: "Godi attraverso la rinuncia." Sapete bene che il bene ed il piacere non sono necessariamente la stessa cosa. Se cercate il piacere, potete andare direttamente ai piedi di un albero di mango, ma i suoi frutti vi sarebbero negati dal proprietario. Se invece volete il bene, che è in essenza la Verità, la situazione è completamente diversa. Se desideri il mango, non per la tua avidità, ma per fare un serio studio del frutto, il proprietario sarà estremamente contento e non solo ti offrirà un mango da studiare, ma ti dirà anche di mangiarne quanti ne desideri. Nessuno di noi vuole agire da sciocco; perciò dobbiamo aspirare al bene e dobbiamo abbandonare il piacere una volta per sempre. La nostra Meta, la fonte della più alta Verità e Beatitudine, è aperta solamente all’amante della Verità che cerca le delizie senza fine del viaggio della sua anima verso l'alto e verso l’interiorità.

Un devoto induista desidera ardentemente un cuore che sia perfettamente estraneo alla falsità, un cuore vasto come il mondo. Forse potreste dire che avere un cuore di quel tipo è quasi impossibile, un ideale irraggiungibile, ma io non posso essere d’accordo con voi, perché anche ora tali nobili anime camminano sulla terra. Il grande presidente americano Abraham Lincoln aveva indubbiamente un cuore di quel tipo. Per citare l’eminente filosofo, Ralph Waldo Emerson: "Il suo cuore era grande come il mondo, ma non c'era posto in esso per conservare la memoria di un torto."

Miei fratelli e mie sorelle, non vedo ragione per cui non dovrei riuscire a trovare in voi un cuore vasto come il mondo, vuoto di falsità e di ignoranza, e nello stesso tempo, un cuore inondato dalla Verità dell'Aldilà.

L'Induismo di oggi

Io sono un sognatore e provengo dalla terra dei sogni. Sono ora in un vascello di sogno, il cui nome è Induismo. Senza tregua esso naviga, naviga attraverso il proprio Mare dell'Eternità ed il viaggio è senza fine. La sua meta è l'Immortalità ed il Barcaiolo è il Sognatore Supremo. Se voi, miei fratelli e sorelle voleste navigare con me in questa barca, io vi accoglierei a mani giunte, con amore sconfinato e lacrime di delizia. Il viaggio non richiede denaro, neanche un centesimo, nulla del genere. La tariffa non è altro che la comprensione, che sgorga dal centro del cuore.

Ad aumentare la gioia del nostro entusiasmo è la voce di un sognatore coraggioso, piuttosto inaspettato, che ora riecheggia nei recessi dei nostri ricordi. Un secolo e mezzo fa, questo sognatore vide la luce a Long Island, qui a New York. Si tratta di Walt Whitman. Questo poeta veggente, col suo messaggio dell'"Io" universale, si unisce a noi nel nostro grande viaggio.

La nostra prima fermata è una visita al professor Radhakrishnan, uno dei più grandi filosofi viventi. Egli dice dell'Induismo:

""L'atteggiamento induista verso la religione è interessante. Mentre le convinzioni dogmatiche intellettuali separano una religione da un’altra, l'Induismo non si pone alcun limite: l’intelletto è subordinato all'intuizione, il dogma all’esperienza, l’espressione esterna alla realizzazione interiore.""

Ricordando questo, procediamo ad esaminare l'Induismo. Senza dubbio è una grande religione, ma è anche una religione semplice, non vuole confondere l’uomo o esaminarne le capacità intellettuali. Non chiede insistentemente la sua attenzione e non sollecita la sua approvazione; significativamente quello che vuole da lui è la comprensione della propria anima. L'Induismo vuole non solo preservare ma anche propagare l'armonia interiore di ogni anima umana, se tale è la Volontà di Dio. Quello che vuole è possedere ed essere posseduta da tutto ciò che c’è di meglio nella saggezza culturale, religiosa e spirituale del mondo.

Sebbene abbia avuto i suoi periodi di inerzia, l'Induismo non è una religione statica, una religione statica condurrebbe solamente alla sterilità e di conseguenza alla morte. L'Induismo, nella sua lunga storia, è diventato un emblema di flessibilità, di indipendenza, di pensiero creativo e di innovazione spontanea nel pensiero e nell’azione. L'Induismo sa come assorbire ed anche sa come rifiutare, al fine di sedere ai piedi della Verità. L'Induismo è un anelito incessante e crescente alla Verità. Aspira ad essere l'essenza di una cura spirituale che tutto abbraccia per nutrire l’umanità.

Il passato dell'India è notevolmente ricco e vario, lo stesso potrebbe dirsi del suo coraggioso presente, che può e deve offrire un punto di partenza per un roseo futuro. L'Induismo di oggi sta tentando sinceramente di scoprire uno stile originale di vita, nel quale gruppi dalle tradizioni relative a razza, storia, etica, pensiero e spiritualità radicalmente diverse tra loro, possano vivere in perfetta armonia e allo stesso tempo collaborare attivamente al completamento di un solo compito: l’unione di materia e spirito. L’India, nella sua essenza più pura non è affetta da avido materialismo né da ascetismo e fuga dal mondo, la tolleranza con la quale l'Induismo è sempre stato associato è fermamente radicata nel sacrificio e nel pieno riconoscimento dei diritti altrui.

L’India non agisce né con paura, né con un senso di superiorità. L'Induismo da un po’ è divenuto autocritico e per questo il suo progresso sta accelerando. È vero che l'Induismo di oggi ha innumerevoli problemi ed è ugualmente vero che Madre India deve risolverli da sola e certamente lo farà. Una volontà indomita infonde energia a Bharat Mata (Madre India). Il progresso, materiale e spirituale, si sta compiendo a gran velocità. Di importanza suprema, inoltre, è il fatto che l'Induismo di oggi si stia modellando, non su un esempio occidentale od orientale, meridionale o settentrionale, ma sul modello proprio dell’Infinito.

Qui in America, siamo in una terra di libertà, la libertà che nutre pensieri dinamici e movimenti dinamici. Là in India, siamo in una terra di libertà, la libertà di una spiritualità tollerante e fertile che nutre tutte le religioni.

Qui desideriamo giungere a Dio correndo velocemente, mentre là desideriamo giungere a Dio scalando rapidamente.

Andiamo ed ascoltiamo un devoto induista. Egli dice che suo padre è il Silenzio e sua madre è la Forza. Il Silenzio nutre la sua coscienza e la Forza si serve della sua coscienza. I genitori gli insegnano a respirare l'aria dell'unità spirituale, a sentire quell'unità in tutti gli esseri umani e, in verità, nella creazione intera. I suoi genitori gli hanno insegnato il segreto dei segreti: solo attraverso la meditazione il mondo può essere visto e sentito pienamente ed integralmente. Essi gli hanno fatto comprendere che la sua vita è parte integrante dell’umanità, che non possiede alcuna razza, nessuna nazione propria e che la sua religione è la Visione di Dio. Sa che per realizzare Dio, non deve uccidere il suo sé inferiore, deve solo trasformarlo nel suo Sé superiore. Ed ecco, guarda! La Meta lo chiama. Effettivamente, questo è un approccio nuovo alla Verità ed un modo nuovo di raggiungerla. Infine, egli non vuole solo vedere Dio, ma anche essere Dio stesso.

Così il nostro vascello sta navigando, danzando in sintonia con la mistica ed eterna cadenza di Dio. Siamo sognatori e siamo anche realisti ed idealisti. La nostra barca, con l'amore del proprio cuore, anela alle sponde remote del Dorato Aldilà. Il nostro vascello, con la sua anima di pace, aspira ad essere in comunione con il Respiro del Supremo.

La quintessenza dell'Induismo

Esprimo il mio profondo senso di gratitudine al nostro stimatissimo rabbino Ronald Millstein per avermi rivolto il suo cordiale invito a parlare sull'Induismo. È davvero un grande privilegio e piacere rivolgermi a questo pubblico distinto e sono molto contento di sapere da lui che questa è una sinagoga liberale. Per me, il termine "liberale" ha un significato speciale. Significa una verità luminosa e potente come il sole, vasta come l'universo. Nella comprensione liberale di tutte le fedi religiose possiamo sperare di ottenere la tolleranza, e la tolleranza ci aiuta decisamente a porre fine ad antichi pregiudizi nati dall'ignoranza.

Ed ora il mio cuore desidera condividere con voi alcuni pensieri significativi sull'Induismo, ma permettetemi prima di raccontarvi una breve storia.

Un grande saggio dell'India antica, chiamato Bhrigu, voleva mettere alla prova i tre principali dei, la grande Trinità dell'Induismo: Brahma, Vishnu e Shiva. Desiderava verificare chi fosse il più grande. Si avvicinò a Brahma, senza mostrargli alcun rispetto. Brahma fu molto scontento di lui. Con la stessa mancanza di rispetto, Bhrigu andò da Shiva, che si arrabbiò moltissimo. Quando andò da Vishnu, trovò la divinità addormentata, allora Bhrigu mise il suo piede sul torace di Vishnu per svegliarlo. Il dio si allarmò molto, per essere stato svegliato in un modo così brusco, ed immediatamente cominciò a massaggiare affettuosamente il piede di Bhrigu, dicendo: “Il tuo piede è ferito? Ne sono molto dispiaciuto." Così Bhrigu scoprì che Vishnu era il più grande dei tre dei.

La tolleranza mostrata dal dio in questa storia non era debolezza, ma generosità di cuore, più ancora, proveniva da un sentimento di unità. Quando, nel nostro sonno, il gomito colpisce qualche altra parte del nostro corpo, non ci arrabbiamo col gomito, ma lo massaggiamo. Similmente, l'Induismo si sforza di considerare l’umanità un unico grande corpo.

L'Induismo è un fiume che fluisce dinamicamente ed instancabilmente: l'Induismo è un albero che cresce consapevolmente e divinamente. L'Induismo è varietà. L'Induismo è unico nel suo aspetto di Madre che è benedetta da figli che coltivano amorevolmente varie concezioni di Dio. Uno dei suoi figli dice: "Madre, non c'è un Dio Personale." "Certo, figlio mio," lei risponde. Il secondo dice figlio: "Madre, se esiste un Dio, allora Egli può essere solamente Personale.” "Certo, figlio mio," lei risponde. Dice il terzo figlio: "Madre, Dio è contemporaneamente Personale, ed Impersonale.” "È così, figlio mio," dice lei e poi dice loro: "Siate felici, figli miei, siate felici. Siate fermi nelle vostre convinzioni ed imparate attraverso di esse. Crescete attraverso di esse e siate sempre fedeli ai vostri ideali." Effettivamente, questo è il Cuore-Madre dell'Induismo.

L'Induismo segue la legge interiore della vita che è l'eredità comune dell’umanità, basta essere cercatori della Verità, non importa se credenti, atei o agnostici. Ogni anima umana ha il proprio posto nell'ideale induista della spiritualità. Sono significative le parole di Gandhi: "L’Induismo è una ricerca senza tregua della Verità. È la religione della Verità, la Verità è Dio; abbiamo conosciuto il rifiuto di Dio, ma non abbiamo conosciuto il rifiuto della Verità."

Il passato dell'induismo

È assurdo sostenere che l'India antica fu dedita alla sola rinuncia del mondo, i nostri antenati accettarono la vita con grande fede e credettero chiaramente nella vita in se stessa, ritenendola una grande forza.

I nostri antenati vedici esprimevano la volontà di vivere una vita lunga e gioiosa quando cantavano:

Tach chaks ur debahitam…

Ci sia concesso, per cento autunni di vedere quell’Occhio lucente,
Consacrato da Dio, sorgere davanti a noi.
Ci sia concesso di vivere cento autunni;
Ci sia concesso di sentire per cento autunni;
Ci sia concesso di parlare bene per cento autunni;
Ci sia concesso di tenere la testa in alto per cento autunni;
Sì, anche oltre cento autunni.

In piena sincerità, tentarono di penetrare e capire il mistero della vita. Accettarono il mondo con le sue gioie e dolori, le sue speranze e frustrazioni e vollero, inoltre, vivere come padroni e signori della vita stessa. Furono perciò impavidi ed intransigenti nella loro opposizione al male. Vollero che le loro anime fossero completamente possedute dal Supremo e, allo stesso tempo, aspirarono a servirLo nel mondo.

I nostri antenati vedici scoprirono l'esistenza di due vite: la vita ordinaria e la vita superiore. Diedero l'importanza dovuta alle attività fisiche, vitali e mentali, ma con l’intento di entrare in una vita superiore, spirituale, una vita di conoscenza più illuminata, di luce e verità. Una volta consolidati in quella vita superiore, seppero che l'anima avrebbe ricevuto un forte appoggio dai membri della sua famiglia, il corpo, il vitale, la mente ed il cuore, per una sua completa manifestazione ed espressione. Così divenne inevitabile l'ideale di una speciale conoscenza che conducesse alla liberazione dell'anima umana che aspira. I nostri antenati erano realisti, sentirono che la gioia spontanea della vita avrebbe alimentato il corpo e fortificato l'anima; sapevano che il segreto della crescita era la libertà e proclamarono:

Uru nastanve tan…

Donaci libertà per i nostri corpi,
Donaci libertà per la nostra dimora,
Donaci libertà per la nostra vita.

Questa era una libertà che aiutava a sciogliere il nodo dell'ignoranza. Essi erano positivi nella loro accettazione della vita, positivi anche nella loro aspirazione all'Immortalità.

Il Presente dell'Induismo

È facile affermare che l'India del passato fosse sublime e che l'India di oggi sia invece tutt’altro, ma si sbagliano coloro che pensano che l’Induismo antico sia l'unica parte della vita indiana che vale la pena di studiare. Anche il presente dell'India ha molto da dare al mondo intero. La luce della sua anima, pur non prestando alcuna attenzione al riconoscimento esteriore, sta giocando un ruolo importante nel risvegliare il cuore del mondo ed è destinata ad ispirare l’umanità col messaggio della verità, del perdono e della gentilezza universale.

L'Induismo è un'aspirazione dinamica, colma di divinità; nel corso del suo viaggio eterno, il dono di sé è stato il suo vero soffio vitale.

L'Induismo è complesso, ma ha sempre mantenuto e manterrà per sempre un suo tratto caratteristico: la spiritualità. Un vero induista terrà sempre fede ai propri ardenti ideali, per quanto estenuanti siano i cambiamenti esteriori e per quanto potenti le forze distruttive.

Radhakrishnan, da grande filosofo, ci illumina sull’argomento con queste parole:

"Quando una cultura vecchia e costrittiva sta per sfaldarsi, quando le regole morali vanno dissolvendosi, quando stiamo per essere svegliati dall'apatia o dall'inconsapevolezza, quando si sente nell'aria un fermento generale, una tempestosa crisi interiore e culturale, allora un'alta marea di fervore spirituale si riversa sui popoli e si percepisce all'orizzonte qualche cosa di nuovo, che non ha precedenti, l'inizio di una rinascita spirituale."

Il mondo attuale sta consapevolmente anelando all’unità. L'Induismo insegna che l'unione dell’India è la sua unità di visione spirituale, il suo appagamento integrale. L’umanità si sta convincendo della verità che le vite materiali, intellettuali e spirituali possono davvero correre fianco a fianco per ottenere infine la vittoria di Dio qui sulla terra.

L'Induismo: Il suo significato spirituale

L'ideale dell'Induismo è vedere tutto nel Sé e il Sé in tutto. Un induista crede che ogni individuo sia una manifestazione consapevole di Dio. Lo spirito di servizio disinteressato è il suo supremo segreto. Un induista sente chiaramente che Dio si manifesta e perfeziona attraverso ogni essere umano. Ogni anima individuale rappresenta un tipo di divinità proiettata dal Supremo. Ogni essere umano ha una missione da adempiere sulla terra e lo fa all'Ora scelta da Dio.

Il respiro dell'Induismo è la spiritualità, qualsiasi cosa faccia un induista, lo fa come mezzo per questo fine. È vero che, come qualsiasi altro individuo, egli vuole portare a termine tutto ciò che è possibile qui sulla terra, ma la cosa importante è che non fa e non può fare niente sacrificando la propria vita spirituale. Per lui, la vita spirituale è l'unica vita che alla fine potrà cingerlo con la ghirlanda di vittoria della vera Perfezione.

Nella vita spirituale, la parola "peccato" è usata molto spesso. A questo proposito devo dire che un induista non ha niente a che fare con il “peccato”, egli prende in considerazione solamente due cose: l’ignoranza e la luce. Con la luce dell’anima, vuole nuotare attraverso il mare dell'ignoranza e trasformare il suo sé inferiore nel suo Sé superiore.

Tena tyaktena bhunjita, "Sii felice attraverso la rinuncia." Questo è il messaggio di vita dei veggenti indù. Quello a cui si deve rinunciare è la sequela dei nostri desideri, nulla di più e nulla di meno. Con la rinuncia a tutti i nostri desideri terreni, possiamo gustare il vero appagamento divino.

Vi ho già detto che il respiro dell'Induismo è la spiritualità. Nella vita spirituale il controllo dei sensi gioca un grande ruolo, cerchiamo quindi di capire chiaramente la funzione dei sensi. Un devoto induista sente che i suoi sensi non sono fatti per essere mortificati. I sensi sono i suoi strumenti, il loro aiuto è indispensabile. I sensi dovrebbero e devono essere pienamente efficienti, per lo scopo divino di una completezza appagante ed integrale, solo allora la vera divinità può manifestarsi nella vita umana.

L’indulgere ai piaceri finisce con l’assoluta frustrazione. Povera umanità! È così prodiga nell'usare ed esaurire i piaceri del corpo e certamente l’uomo non è mai così prodigo nella vita come nell’auto-indulgenza. Ahimè, con sua grande sorpresa, prima che esaurisca i piaceri del corpo, la stessa vita dell’uomo si esaurisce nella futile nullità. È arrivato il tempo in cui l’animale nell’uomo lasci il posto al divino; la brutalità non conquista, uccide.

La spiritualità è l'amore che tutto abbraccia, questo amore conquista l’uomo e lo rende consapevole della sua vera divinità interiore, in modo che possa realizzarsi e divenire un canale perfetto per la manifestazione di Dio. L’uomo può creare dentro se stesso questo amore o questo legame d’amore per legarsi o unirsi con altri uomini, sia compatrioti che di altre nazioni. Questo è quello che sente un devoto induista.

Se non c’è alcun movimento, non c’è progresso, il movimento ha bisogno di guida e la guida è la conoscenza, ma l’uomo deve sapere che la conoscenza intellettuale può aiutarlo solamente in parte. Con tale aiuto, non può in nessun modo avvicinarsi alla Meta: è la conoscenza dell'anima che garantisce all’uomo la sua realizzazione di Dio. Robert Browning disse:

Più liberi sembriamo,
Più strettamente siamo subito incatenati.

L’uomo è confinato nel finito, ma non può essere incatenato dal finito. L’uomo si è arreso al tempo ed allo spazio, ma né il tempo né lo spazio lo hanno costretto ad arrendersi. L’uomo tenta di possedere la bellezza del finito e pensa di potersi legare al finito, di esser capace di possederne la bellezza. Ahimè, invece di possedere, è già posseduto. Tempo e spazio l'hanno adescato, pensava che sarebbe stato capace di possederli con il suo arrendersi. Essi accettarono volentieri la sua resa, ma sono diventati suoi spietati padroni. Il possesso non è unità; la conquista non è unione.

La visione dell'Induismo è unità nella diversità. All’inizio l'Induismo abbraccia amorosamente gli elementi estranei; in un secondo momento, cerca di assimilarli; dopo di che, cerca di espandere se stesso come un tutto, nell’intento di servire l’umanità e la natura. In effetti questo è il segno dell’energica e dinamica aspirazione della sua vita.

L'Induismo: Il viaggio dell'Anima dell'India

L'Induismo è un'esperienza interiore, l'esperienza dell'anima. L'Induismo non è una religione, è il nome di una cultura, una cultura spirituale autodisciplinata. La parola "religione", infatti, non si trova nel dizionario di un induista. Nel suo dizionario si trova la parola dharma. Il dharma, senza dubbio include la religione, ma le sue lunghe braccia si estendono ben oltre l’usuale concezione della religione. Il dharma indica il codice interiore della vita, il significato più profondo dell’esistenza umana. Dharma è una parola sanscrita che deriva dalla radice dhri, sostenere. Ciò che sostiene l’uomo è la sua legge interiore. Questa legge interiore è un’esperienza divina totalmente appagante e che libera l’uomo dalle catene dell'ignoranza anche nel mondo materiale.

Religione, d'altro canto, deriva dal verbo latino legare. I romani antichi consideravano la religione una forza che lega e controlla l’uomo, ma gli antichi veggenti indiani sentivano che la religione, o piuttosto il dharma, doveva liberare l’uomo da ciò che lo lega, ovvero, dalla propria ignoranza. La coscienza risvegliata dell’uomo deve allontanare l’ignoranza o, per essere precisi, deve trasformare l'ignoranza nella conoscenza della Verità.

Dice Sri Aurobindo:

"Il Dharma è una concezione indiana in cui i diritti ed i doveri perdono l'antagonismo artificioso creato da una prospettiva del mondo che fa dell'egoismo la radice dell’azione, e riguadagna la loro profonda ed eterna unità. Il dharma è la base della democrazia che l’Asia deve riconoscere, perché su questo si fonda la distinzione tra l'anima dell’Asia e l'anima dell'Europa. Attraverso il dharma si compie l'evoluzione asiatica; questo è il suo segreto."

Nei tempi antichi, l'Induismo era noto come l'Arya Dharma. Ancora oggi, sorprendentemente, non si è del tutto sicuri sul luogo di provenienza degli ariani, nel momento in cui giunsero in India. Alcuni sono persino dell'opinione che gli ariani non siano affatto arrivati dall’esterno, Swami Vivekananda è il principale sostenitore di tale teoria.

L'origine della parola indù è molto strana, deriva dal nome del fiume Sindhu, l'attuale Indo. Ma gli antichi Iraniani, che usavano chiamare gli ariani col nome del fiume sul quale vivevano, lo pronunciavano Indù. Agli ariani sembrava piacere il nome e noi, che siamo i loro discendenti, siamo innamorati ed orgogliosi del nome indù.

L'Induismo o il dharma induista si fonda sugli insegnamenti spirituali dei veggenti indù. Le shastra induiste, o sacre scritture, che regolano la vita indù e la guidano, sono illuminate e pregne della luce e la forza degli insegnamenti sacri di questi antichi veggenti.

Sono molte le shastra induiste. Ognuna ha dato il proprio peculiare e potente contributo all’insieme. La più antica e importante è costituita dai Veda, che sono considerati le scritture sacre più remote che siano mai apparse dall'alba della civiltà. Tutti gli altri testi sacri attingono ai Veda come loro unica fonte. I Veda hanno un altro nome, Shruti, ovvero “Ciò che è stato udito”.

Si chiamano così perché sono basati su una diretta rivelazione. L'autorità dei Veda si basa sull’esperienza spirituale immediata, che scaturisce dalla Realtà divina. Un indù sente nei recessi più intimi del suo cuore che dubitare delle esperienze interiori dei veggenti vedici è come dubitare della stessa esistenza della Verità. Vid, sapere, è la radice sanscrita della parola Veda. Veda in realtà significa la Conoscenza di Dio. Come Dio è infinito, così è anche la sua Conoscenza. Osserviamo nei Veda, con sorpresa e gioia, che le scoperte della Verità sono molto più importanti degli scopritori della Verità e sfortunatamente, al giorno d’oggi è il contrario. I Veda sono quattro: Rig Veda, Sama Veda, Yajur Veda ed Atharva Veda. Ogni Veda è composto di due sezioni: gli Samhita e i Brahmana. Gli Samhita contengono gli inni o mantra, mentre i Brahmana espongono il loro significato e l’applicazione appropriata.

Tutte le altre shastra induiste, oltre ai Veda veri e propri, sono conosciute come Smriti. Smriti letteralmente significa “Ogni cosa che è ricordata”. Le Smriti hanno a cuore il loro grande debito con i Veda, sono orgogliose del fatto che devono la loro autorità ai Veda e solo ai Veda. Hanno esercitato tradizionalmente grande autorità nel fondare le leggi sociali e nazionali, mentre conducevano la loro barca tra le sponde di Vidhi, prescrizioni, e Nishedha, proibizioni, nella società induista.

Ora focalizziamo la nostra attenzione sulle Upanishad. Upa vuole dire “vicino”, ni significa “in giù”, shad vuole dire “siedi”, il termine si riferisce agli allievi che siedono ai piedi del loro insegnante, mentre imparano le lezioni spirituali. Le Upanishad sono le parti filosofiche e ragionate dei Veda. Sono state chiamate anche Vedanta, fine dei Veda. Ci sono due ragioni per questo, una è che appaiono davvero verso la fine dei Veda; l'altra è che contengono l'essenza spirituale dei Veda, che è tutta Luce e Delizia. Il numero reale delle Upanishad rimane ancora ignoto, cento e otto sono state preservate fedelmente. Di queste le più significative sono Isha, Kena, Katha, Prashna, Mundakya, Aitareya, Chandogya, Brihadaranyaka e Svetasvatara.

La realizzazione di Dio è il frutto della meditazione, non dei libri, questo è il supremo segreto delle Upanishad. I saggi ed i veggenti nelle Upanishad chiesero ai loro allievi di meditare, solamente meditare. Non consigliarono nemmeno ai loro studenti di dipendere dai Veda per essere aiutati a realizzare Dio. "Meditate, il Brahman è vostro! Meditate! L'immortalità è vostra!" All'inizio del viaggio dell'anima umana, i veggenti delle Upanishad proclamarono,"Uttisthata jagrata." "Sorgi, svegliati, non fermarti finché la Meta non sia raggiunta." Alla fine del viaggio, gli stessi veggenti ancora una volta proclamarono, "Tat twam asi", "Tu sei quello".

Ora veniamo al Sad-Darshana, i Sei Sistemi della Filosofia indiana. Queste sono le varie scuole di pensiero introdotte più tardi da alcuni dei saggi induisti. Il sistema del saggio Jaimini è chiamato Purva Mimansa; gli altri sono l’Uttar Mimansa di Vyasa o Vedanta, il Sankhya di Kapila, lo Yoga di Patanjali, il Nyaya di Gotama, ed il Vaisheshika di Kanada. Se si studia prima il Nyaya, poi diviene più facile approfondire gli altri sistemi di pensiero.

Tutti i Sei Sistemi furono scritti in forma di sutra [versi] o aforismi. I saggi scrissero in questo modo per non esporre la filosofia in modo teorico, ma esprimere con le frasi più brevi possibili le loro toccanti rivelazioni, in modo che si scolpissero nella memoria dell'aspirante. Col passare del tempo, gli aforismi sono stati significativamente adornati e strutturati con innumerevoli note e commentari.

È giunto il momento di invitare il Professor Max Muller ad unirsi a noi in questo memorabile viaggio:

"Se dovessi cercare per l’intero mondo il paese più abbondantemente dotato di tutta la ricchezza, la potenza e la bellezza che la natura può elargire - in alcune parti un vero paradiso terrestre – dovrei rivolgermi all’India. Se mi fosse chiesto sotto quale cielo la mente umana ha sviluppato maggiormente alcuni dei suoi regali più speciali, più profondamente riflettuto sui maggiori problemi della vita e trovato soluzioni per alcuni di essi, che ben meritano l'attenzione anche di coloro che hanno studiato Platone e Kant, dovrei rivolgermi all’India. E se dovessi chiedermi da che letteratura, noi, qui in Europa, nutriti quasi esclusivamente col pensiero dei Greci e dei Romani, e di una razza semitica, quella ebrea, potremmo avere l’indicazione corretta che ci servirebbe a rendere la nostra vita interiore più perfetta, più comprensiva, più universale, in una parola, veramente umana, una vita non per questa vita solamente, ma trasfigurata ed eterna, ancora una volta dovrei rivolgermi all’India."

Camminare lungo il regale sentiero dei Sei Sistemi della Filosofia è difficile, esso è per pochi dotti ed eletti, le persone comuni hanno bisogno di qualcosa di più facile. È per questo che i Purana fanno la loro comparsa, essi insegnano la religione induista con storie ispiratrici e stimolanti, con aneddoti e parabole. I Purana presentano l’Induismo in modo facile e interessante, che affascina e convince. La differenza principale tra i Veda ed i Purana è che gli dei vedici rappresentano gli attributi cosmici dell’Uno, mentre gli dei puranici rappresentano i suoi attributi umani.

A questo punto la Bhagavad-Gita, “Il Canto Celeste”, richiede la nostra immediata attenzione, essa è lo scritto sacro per eccellenza, il soffio vitale dell'Induismo. La Gita non dice solo di realizzare Dio, ma spiega anche come. La Gita presenta i tre percorsi principali verso la Realizzazione di Dio: il Karma Yoga, il percorso dell’azione; lo Jnana Yoga, il percorso della conoscenza; e il Bhakti Yoga, il percorso della devozione. Una viva devozione ed un filosofico distacco non solo possono, ma devono correre fianco a fianco per adempiere il Divino qui sulla terra. Questo insegnamento sublime della Gita non ha eguali. Senza esitazione un devoto indù può dire che la Gita è stato il conforto della sua intera vita e sarà il conforto della sua morte.

Certe persone provano disgusto per i nostri riti e cerimonie, per loro non sono altro che comportamenti grossolani, confusi ed appariscenti, ma i critici non hanno altra scelta se non modificare le loro opinioni nel momento in cui comprendono perché eseguiamo i rituali. Inutile dire che noi vogliamo che sia la spiritualità a governare le nostre vite, interiori ed esteriori. Senza purezza della mente, non ci può essere vera spiritualità e per quelli che vogliono la purezza, l’esecuzione di rituali spesso è una preziosa necessità. Sappiamo che quando la mente è pura, nasce l’illuminazione. Le verità sottili, che si nascondono oltre la percezione dei nostri sensi, entrano direttamente nella nostra coscienza attraverso la mente pura. La partecipazione ai rituali aiuta notevolmente questo processo. Certamente, i rituali sono esteriori, ma dobbiamo sapere che sono le apparenze che rendono consapevoli le persone della verità. I rituali in definitiva toccano proprio il centro della nostra coscienza, essi permeano ogni aspetto della vita induista.

Anche le cerimonie sono state in uso fin dai giorni dell'Atharva Veda. Le cerimonie, se sono eseguite con una spinta interiore ed un cuore pieno di aspirazione, possono aiutarci notevolmente a vincere le forze ostili, possono evitare sfortune indicibili e possono realizzare la pienezza divina della vita. In verità, questa è l'attitudine divina, la paura di una caduta spirituale può minacciarci solo quando usiamo i riti, o piuttosto la magia o i riti inferiori, per fini egoistici e non divini.

Una parola su immagini e simboli: noi non adoriamo immagini e simboli. Adoriamo lo spirito che sta dietro di loro, questo spirito è Dio. È così facile sentire la presenza di Dio dentro ed attraverso una forma concreta. Attraverso la forma, bisogna andare verso il Senza-forma; attraverso il finito, verso l'Infinito.

Noi adoriamo la natura, alcuni sorridono della nostra follia e noi ridiamo della loro ignoranza. Perché adoriamo la natura? Perché abbiamo scoperto la verità; abbiamo scoperto la verità che Dio non solo si manifesta attraverso la natura ma anche come natura. "Una cosa bella è una gioia per sempre," dice Keats. La bellezza è l’anima e l’anima è tutta gioia. Un cercatore indù non può disgiungere l'aspirazione della natura dalla bellezza e dalla gioia dell'anima. L'aspirazione della natura e la delizia dell'anima creano insieme un’assoluta Perfezione che ama, abbraccia e appaga ogni cosa.

"Guarda il colmo della stravaganza indù!" Dicono i critici. "Un induista deve adorare ogni creatura di Dio, come animali, alberi e perfino serpenti e pietre." Ahimè, questi cosiddetti saggi, arriveranno mai a capire che noi non adoriamo le pietre in quanto pietre, i serpenti in quanto serpenti, gli alberi in quanto alberi e gli animali in quanto animali? Quello che facciamo è molto semplice, diretto e spontaneo. Adoriamo il Supremo in tutte queste cose; né più né meno. Con questa attitudine un induista desidera adorare ogni realtà del mondo, dalla più grande alla più piccola.

Parliamo ora del sistema delle caste, che è stato oggetto di incessanti critiche. Cos’è la casta? Nel senso più profondo del termine, la casta è unità nella diversità. Se non c’è alcuna diversità, non c’è alcun segno di vita. La varietà è essenziale per l'evoluzione cosmica. Ogni individuo non può avere lo stesso genere di sviluppo: fisico, vitale, mentale o spirituale, né è obbligatoria alcuna somiglianza. La cosa più importante è che ad ogni individuo sia data l'opportunità infinita e la libertà illimitata di svilupparsi secondo la propria tendenza di crescita.

Questo alto ideale esprime solamente un'idea: servire ed essere serviti. Ogni individuo ha il suo giusto posto in questo ideale. Il sistema delle caste deve essere visto come il modo di funzionare delle parti del corpo. I miei piedi non sono in alcun modo inferiori alla mia testa; gli uni completano l'altra. Il bramino (prete, insegnante e legislatore), lo kshatriya (re e guerriero), il vaishya (commerciante, venditore ed agricoltore) e lo shudra (bracciante, servitore, aiutante), sono tutti uniti dal loro servizio reciproco. La casta non è una divisione, incarna il segreto della corretta comprensione. Ed è grazie alla corretta comprensione che noi ci realizziamo pienamente, un induista sente questa equilibrata verità.

Il vero Induismo rifiuta tutto ciò che divide e separa. Sogna la Verità Suprema nella libertà assoluta, la giustizia perfetta nell’amore che tutto abbraccia e la più alta liberazione individuale nel servizio incondizionato all’umanità.

L'Induismo dà l'importanza dovuta a tutte le figure spirituali del mondo e riconosce una grande armonia nei loro insegnamenti. Lungo il corso dei secoli, il firmamento dell'India ha trasmesso messaggi di Pace, Amore e Verità e ha nutrito ed incoraggiato la sintesi di tutte le religioni del mondo. Inoltre, l'Induismo ha affermato sempre che il fine più alto della vita non è rimanere legati a una data religione, ma superare le religioni e realizzare e vivere la Verità Eterna.

L'Induismo è l'incarnazione di certi alti ed infallibili ideali, essi vivono dentro di noi e crescono, crescono e vivono, perciò l'Induismo è ancora una forza vivente che vive per guidare e guida per vivere.

Conoscere l'Induismo è scoprire l’India. Scoprire l’India è sentire il respiro dell'anima. Sentire il respiro dell'anima è diventare tutt’uno con Dio.

India: La sua coscienza e la sua luce

Qual è il messaggio interiore dell’India al mondo intero? La spiritualità. Cos’è la spiritualità? È la strada naturale della verità che su questa terra riesce a metterci in contatto con l’Aldilà.

Cosa possiede l’India che la distingue in modo assoluto? La sua anima. Essa vive nell'anima, vive dall'anima e vive per l'anima.

Il mondo dove può trovare la vera natura dell'India? Nel dominio dello Spirito sempre vigile.

Cosa rende unica la storia dell'India? La più sorprendente ed insolita continuità nella linea dei suoi cercatori e Maestri spirituali. Cosa insegna la spiritualità indiana? Insegna al mondo come conquistare il male della natura inferiore ed andare oltre il bene della natura superiore.

Qual è il desiderio di Madre India? È trascendere una volta e per sempre la natura umana, attraverso una radicale trasformazione di sé ed entrare nella natura sempre-dinamica di Dio.

La religione, per quanto potente possa essere, non è e non può essere il messaggio dell'India: il suo messaggio è la realizzazione del Sé.

La perfetta verità della religione dell'India si trova nella sua realizzazione esteriore ed interiore dell’Uno che è e dell’Uno nel processo del divenire.

Oh mondo, nel tuo procedere verso i recessi più profondi del tuo cuore, con tuo stupore, scoprirai che Madre India è tutto tranne la paura di Dio. Cos'è quindi? È l’amore di Dio: l'anima che ama Dio nella Verità di Dio che tutto sogna e tutto manifesta.

L'anima dell’India sente che essere soddisfatti della speculazione intellettuale è come accontentarsi solamente di metà del cibo che è davvero necessario per la salute. È la realizzazione che dà ad una persona il pasto completo e, se uno cerca la realizzazione, la meditazione e la concentrazione sono di enorme importanza.

La filosofia indiana, nel suo senso più sublime, non è nient’altro che la realizzazione pratica della Verità. C’è solo una piccola differenza tra la Visione dei veggenti Vedici e l'anima dell'India e tra la spiritualità dell'India e la liberazione spirituale finale del mondo.

Si dice che l’India perse, in passato, la sua magnifica grandezza, ma noi sappiamo che ora ha una grandissima speranza che il cielo nuvoloso finalmente si rischiari, rivelando nuovamente gli innumerevoli punti di luce.

Quali furono le cause principali della decadenza dell'India? Essa trascurò la coscienza del corpo e rifuggì la vita materiale, restrinse la sua prospettiva e si fissò nei vecchi rituali del passato, si aggrappò al guscio marcio della sua antica cultura, uccidendo il suo spirito vivente e crescente. La sua sorte fu segnata il giorno in cui diede inizio a questo percorso.

L’India cominciò a risorgere nel momento in cui si distolse da queste tendenze ed accettò la vita in tutti i suoi aspetti dinamici.

L’India risorgerà completamente il giorno in cui si affiderà solo a se stessa. Sa bene che non può realizzare la sua meta se deve dipendere permanentemente dall’aiuto esterno. L’auto-aiuto è l’aiuto migliore. L’auto-aiuto è l’aiuto di Dio sotto un altro aspetto.

L’India ha dentro di sé una voce che è la stessa Voce di Dio che tutto realizza. Deve semplicemente sentire quella voce ed obbedirle.

Cosa significa in realtà l'emancipazione della donna indiana? Significa che essa non deve più essere privata dell’istruzione, deve avere libero accesso alle attuali conoscenze diffuse nel mondo, oltre al sapere sacro del passato. La vera istruzione ci aiuta a vivere nella perfezione integrale, che è la vera spina dorsale della nostra esistenza sulla terra. Alla donna indiana deve essere data piena opportunità di sviluppare e manifestare questa perfezione.

L'emancipazione della donna indiana significa anche che non deve essere oppressa e dominata dall’uomo: deve essere libera di essere se stessa, indipendente nel proprio diritto, forte e fiduciosa, una vera partner e compagna dell’uomo e non la sua infaticabile serva. Lei deve divenire di nuovo ciò che era nell’India vedica, una cittadina rispettata ed uguale, un glorioso completamento per l’uomo.

L’India di oggi è molto povera, ma l’India di domani sarà prospera, sarà un'onda possente di speranza e di fede. Il suo vero pensiero sarà mosso da una visione nuova. Le possibilità del suo orizzonte saranno infinite. Il suo sacrificio costruirà fondamenta più durevoli per l’umanità, conterrà dentro di sé nazionalismo ed internazionalismo, divenendo il vero simbolo della spiritualità in azione.

L’India col suo potere spirituale eserciterà un'influenza enorme sulle generazioni future. Questa non è immaginazione, ma una visione in atto.

L'India e solo l’India è il nucleo vitale del mondo che aspira. La forza dell'India non è nelle sue braccia, ma nel suo cuore e, ancora di più, nella sua profetica visione.

L’India dice al mondo che la Realizzazione dell’unità è l'unica forza che può conquistare il mondo.

L’India è la cercatrice dell'Assoluto. L'ideale della realizzazione di Dio è il summum bonum della vita. Nel suo cuore c’è un amore ardente per Dio; nella sua mente, il servizio per l’umanità non risvegliata.

Consumata dai desideri e dalle tentazioni, l’Europa si precipitò verso l'India per impadronirsi della sua ricchezza favolosa, questo è vero, ma è ugualmente ed assolutamente vero che l'anima di quell’Europa venne in India per compiere una ricerca spirituale e per un recondito, ma imperioso bisogno di scoprire ciò che l’India in realtà era.

L’India ha tre armi che conquistano il mondo: la Non-violenza, la Pace e la Saggezza che dicono che essa è nel Tutto come il Tutto è in essa.

La scelta dell'India è il carattere, ma deve sentire anche il bisogno della personalità.

La paura di Madre India non è nelle bombe atomiche, ma nell'amnesia dei propri figli, quando dimenticano se stessi.

L’India ha riconciliato perfettamente in sé i due peggiori antagonisti: rinuncia ed epicureismo.

La perfezione fu la scelta dei greci, la misura fu la scelta dei romani e l'universalità è la scelta degli indiani.

L’India è la voce che non esita mai. La sua è la verità che non può essere fatta tacere dall'oscurità minacciosa dei secoli. Il suo è il cuore che canta perpetuamente l'unità dell’umanità.

L’India è il vertice di una saggezza eterna ed antica che possiede un fascino universale. Essa è anche l’universale riserva di una saggezza sempre crescente ed è destinata ad essere il centro propulsore della trasformazione del mondo.

Oriente e Occidente

Dice l’oriente: "Io ho visto il Volto di Dio, ora devo vedere i Suoi Piedi." Dice l’occidente: "Io ho visto i Piedi di Dio, ora devo vedere il suo Volto."

Dice l’oriente: "Io ho visto la Trascendenza di Dio." Dice l’occidente: "Io ho visto l'Immanenza di Dio."

L’oriente considera la vita come una crescita continua dalla materia allo spirito. L’occidente considera la vita come una crescita continua dalla semplice vita materiale ad un complesso sviluppo scientifico in costante espansione.

L’indifferente oriente pensava di non aver niente da ascoltare dall’occidente, l’orgoglioso occidente pensava di non aver niente da imparare dall’oriente.

Secondo l’oriente, l’occidente è tutt’altro che divino, secondo l'occidente, l'oriente è apatico.

Non è un’esagerazione dire che l'oriente ha una terribile paura di una vita dinamica, similmente, l'occidente ha una terribile paura di un solitario auto-controllo.

L'oriente forse difetta di cura, dettaglio ed esattezza, ma l’occidente difetta nella larghezza di vedute, ampiezza ed universalità. L'oriente manca di un'intelligenza terrena e pratica. L'occidente manca nella impareggiabile realizzazione del Sé. L’oriente pensa che il dominio delle proprie spinte interiori sia la vera conquista della vita. L’occidente pensa che il dominio del mondo sia la vera conquista della vita.

L'umiltà e la devozione sono peculiarità dell'oriente. L'onestà e la franchezza sono peculiarità dell’occidente. La combinazione di queste quattro qualità dovrebbe essere l'ideale di un essere umano.

L'oriente voleva conquistare il mondo nel nome della liberazione. L'occidente voleva conquistare il mondo nel nome del commercio e della religione.

L'oriente ha il controllo dello Spirito, l'occidente ha il controllo della Materia. Lo Spirito è l’esistenza creativa, consapevole. Cos’è la Materia? La materia non è affatto una sostanza senza vita, meccanica; essa è vibrante energia che intenzionalmente nasconde in sé vita e coscienza.

L'orientale è contento di attenersi alla massima: "Lasciami vivere appartato e sconosciuto, e lasciami morire senza rimpianto." E si potrebbe aggiungere: "Che sia fatto senza troppo sforzo." L’occidentale, d'altra parte, sembra desiderare la piena espressione della propria individualità e desidera costruire per sé una posizione solida e potente nel proprio mondo.

L'antica dimestichezza dell’oriente con la vita spirituale gli ha insegnato la stabilità interiore e l'equanimità nell’agire. Esso riesce a evitare la frustrazione, l’eccitamento, l’irritazione per piccoli imprevisti e per tutto quello che disturba l'equilibrio interiore. Può fare tranquilli cambiamenti e procedere con la stessa calma. Questo l'occidente lo deve ancora imparare.

La grande dimestichezza dell’occidente col progresso materiale gli ha insegnato ad essere obiettivo nell’azione. Ha imparato ad evitare favoritismi, nepotismo e altri personalismi nell'eseguire un compito necessario. Può fare qualcosa per il gusto di farlo, con rapidità ed efficienza e al meglio delle capacità umane. Questo l'oriente lo deve ancora imparare.

La filosofia indiana è, nella sua origine, la ricerca della somma Verità. Solamente la Realtà oltre i sensi è stata in grado di estinguere la sete interiore dell'oriente.

La filosofia europea è, nella sua origine, un esame delle idee attraverso l’intelletto critico. Fino ad ora, ragione ed intelletto sono stati sufficienti a nutrire la fame dell'occidente.

È in questo momento che oriente e occidente sono giunti a rendersi conto del bisogno di un connubio tra Mente e Spirito.

Oriente ed occidente possono essere considerati come i due occhi di una stessa persona, le rimanenti divisioni e distinzioni umane - razziali, culturali e linguistiche – sono destinate a scomparire dalla coscienza umana una volta inondata dalla luce e dalla forza sovra mentali. Questa è la conseguenza inevitabile dell'Ora di Dio che sta sorgendo in tutto il mondo. Le diversità ci saranno, arricchite e migliorate nel modo più completo, ma non saranno di intralcio per la coscienza generale. Al contrario, saranno giusti ed armoniosi complementi di un unico insieme. L’umanità sarà una vera famiglia umana in ogni senso del termine ed anche in un senso ancora ignoto. La risposta alla nuova luce certamente supererà le aspettative umane.

La coscienza risvegliata dell’uomo sta tendendo visibilmente verso il Divino. Questo è un raggio di luce molto incoraggiante tra le oscurità che oggi ci attorniano. Questo è il momento, non soltanto per unire le mani, ma per unire le menti, i cuori e le anime. Oltre tutte le barriere fisiche e mentali tra oriente e occidente, oltre le consuetudini nazionali e anche oltre le consuetudini individuali, volerà alto il vessillo supremo dell'Unità Divina.

Traduzione di questa pagina: Slovak , Czech , Ukrainian , Russian , German , Spanish
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