Parte IV

Vedere e sentire

Una cosa è sentire, un'altra cosa vedere. Non devi vedermi per ventiquattro ore al giorno. Se riesci a sentire la mia presenza interiore, è abbastanza. Quando la madre lavora in cucina e il bambino gioca in salotto, il bambino non deve vedere sempre la madre. Sa che sua madre c'è. Riceve la vibrazione di sua madre. L'atmosfera nella stanza è sovraccarica dalla coscienza della madre e dall'orgoglio del padre. Così anche qui, quando mediti la sera prima di andare a letto, se riesci a vedermi nei tuoi sogni, è meraviglioso, ma se non mi vedi, devi sentire: "Se vuole venire ed essere nel mio sogno, bene, ma se vuole solo che io senta la sua presenza dentro di me, è più che sufficiente."

Alcuni di voi vogliono vedermi. Sì, se puoi vedermi, bene, ma più importante di vedere è sentire. Se la madre non vede il figlio, sente comunque la presenza del figlio nel suo cuore. Quando usi la tua visione, vedrai una cosa in me e qualcun altro potrebbe vedere qualcosa di diverso. Vedere è bello, ma può essere ingannevole. Tuttavia quando senti qualcosa in me, in quel momento ti sei già identificato con essa. Prima di andare a letto, se il tuo cuore si identifica con la mia coscienza, la mattina seguente quando ti alzi sei destinato a sentire la mia presenza dentro di te, fuori di te, intorno a te, ovunque. Quando mediti la sera, prova a sentire profondamente dentro di te la mia esistenza o prova a sentire che c'è un bambino bellissimo in te. Questo bambino è l'anima che si sta facendo sentire.

Così cerca sempre di prestare più attenzione al sentire che al vedere. Quando senti, la mente non dovrebbe esserci affatto. Comportati come un bambino, che sa solo come amare e non aspettarti nulla a modo tuo. Se pensi: "Oh, se il Maestro viene e si pone di fronte a me, sarò così felice," indulgi solo in sogni fantasiosi. Vivi solamente nella realtà, la realtà divina. Questa realtà ti dirà: "Lascia che Dio gestisca la mia vita. Se vuole venire, lascia che venga. Io devo solo preparare il terreno, il mio compito non è produrre un raccolto eccezionale. Egli coltiverà il raccolto eccezionale della realizzazione per me, io Lo lascerò solo fare."

Quindi puoi fare un passo avanti e dire: "Non coltivo io il terreno. È Lui che lo coltiva in me."

A poco a poco, gradualmente affidi ogni responsabilità al Supremo in me. Se ritieni sinceramente che io sia responsabile delle tue azioni, non sarai in grado di fare nulla di male. Inoltre, prova a sentire che qualunque cosa tu non possa fare proprio di fronte a me, non la farai affatto, qualunque cosa tu non possa dire di fronte a me, non la dirai. Se hai quel tipo di sentimento interiore, sentirai la mia presenza in ogni momento della tua vita.

From:Sri Chinmoy,Sri Chinmoy parla, parte 10, Agni Press, 1977
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