Prigione e prigionieri

Le persone in prigione sono i nostri fratelli che hanno commesso errori, ma, prima di poter fare progresso interiore, devono riconoscere di aver fatto degli errori e poi devono sentire che esiste un altro modo di vivere che impedirà loro di fare altri errori. Questo stile di vita è la via dell'aspirazione, non la via del vincolante desiderio. Quando uno vuole espandersi interiormente, la luce che è lì è destinata a guidarlo e illuminarlo, invece, quando vuole legare se stesso, inconsciamente o consapevolmente, ci sono forze che lo fanno sbagliare.

Nessuno vuole rimanere in prigione. Un individuo ritiene che il giudice fosse ingiusto o che il giudice fosse giusto, ma che la punizione che gli hanno comminato era più del dovuto. Così tutti quelli che sono in prigione vogliono uscire, ma dobbiamo sapere se un particolare individuo esce per condurre una vita migliore o per fare qualcosa di distruttivo. Ha ucciso una persona. Esce con l'idea che questa volta ucciderà dieci persone o esce con l'idea di aver fatto qualcosa di sbagliato e ora vuole girare una nuova pagina e fare solo la cosa giusta? Se è determinato a fare la cosa giusta, la cosa divina, quando esce di prigione, chi è là per impedirglielo?

Fu il desiderio che lo spinse a fare qualcosa di immorale, distruttivo. Se lascia la prigione e l'aspirazione non arriva nella sua vita, farà ripetutamente la stessa cosa. Il mondo della tentazione lo catturerà di nuovo. Ha la sua tentazione, poi c'è la tentazione del mondo, che proverà a catturare la sua mente. Farà di nuovo qualcosa di orribile e poi verrà catturato. Cosa può salvarlo? L'obbedienza. Qualcosa dentro di lui è destinato a dire: "Fai questo, non fare quello," e bisogna obbedire a questa voce.

La madre di un bambino può dire: "Questo è il fuoco. Non toccarlo, ti brucerà,” ma se un bambino non le crede, lo toccherà comunque. Solo a causa della sua innocenza, pensi che il fuoco non gli brucerà il dito? No, lo brucerà. Non ha ascoltato l'avvertimento di sua madre. Per un bambino c'è sua madre che lo avverte. Per un adulto c'è qualcosa che è più potente e che si chiama coscienza. Puoi dire che la coscienza di qualcuno può essere totalmente eclissata da un brutto desiderio, ma io dirò di no. La coscienza di tutti è molto potente, ma alcune persone la ascoltano mentre altri no.

Se qualcuno vuole uscire di prigione e condurre una vita migliore, può pregare Dio: “O Dio, ho fatto qualcosa di sbagliato. Ora è sorta l'illuminazione interiore. Ti prego, perdonami. Ora fa che sia il Tuo vero strumento e che Ti renda felice." Se prega così, pensi che Dio non ascolterà la sua preghiera? Dio è tenuto ad ascoltare la preghiera di tutti, purché sia sincera.

Un carcerato è colui che ha commesso un errore, consciamente o inconsciamente. Il suo errore può essere corretto purché vi sia una volontà adamantina. Non ci sono errori che non possono essere corretti, ma quanti carcerati cercano di correggere i propri errori? Quando le persone fanno qualcosa di sbagliato, molto spesso si presenta una sorta di arroganza interiore contro le autorità e contro la propria vita di disciplina. Si arrabbiano per aver fatto qualcosa di sbagliato e poi cercano di distruggere le loro possibilità interiori. Dicono: "Se l'ho fatto, chi mi ha chiesto di farlo, chi me lo ha permesso?" Non c'è una vera risposta. Il vitale potrebbe dire: "Se Dio fosse veramente compassionevole, come mai mi ha permesso di diventare un ladro, un teppista?" È così che incolpiamo Dio in ogni momento. Prima diventiamo vittima dei nostri desideri non-divini e poi, quando riceviamo la punizione, incolpiamo Dio: "Come mai Dio ci ha permesso di fare questo?" Povero Dio! Che cosa farà? Davanti a noi teneva due stanze. Una stanza era piena di luce, illuminazione. L'altra era piena di oscurità. Non abbiamo scelto la stanza illuminata, abbiamo scelto la stanza buia. Così, naturalmente, dovremo affrontare le conseguenze.

C'è ogni speranza per un carcerato. Il suo caso non è perso. Finché esiste la creazione, Dio gli fornirà speranza e aspirazione. Sta a lui accettare l'ispirazione dalla sua vita interiore. Un prigioniero può iniziare il suo viaggio spirituale, viaggio interiore, proprio nella prigione. Se è veramente sincero e vuole diventare spirituale e divino e lavorare per l'umanità, lasciamo che studi alcuni libri spirituali. Lì potrebbe non avere la guida di una persona spirituale, un Maestro spirituale, ma credo che la maggior parte delle prigioni consenta libri. All’inizio lasciamolo cominciare e, poi, quando esce di prigione, lasciamolo fare un passo avanti. Prima lasciamo che sia soddisfatto con qualche goccia d'acqua e, quando esce, può davvero provare a placare la sua sete spirituale. Se viene da un Maestro spirituale che ha Luce e Beatitudine, questo Maestro spirituale gli darà un bicchiere pieno d'acqua. Dirà: “Bevi quanto vuoi. Ho una fonte inesauribile di luce." Ma il carcerato deve iniziare come tutti gli altri fin dall'inizio, con forse solo un minuto al giorno di vita spirituale, di vita dedicata. In prigione potrebbe non avere l'opportunità di condurre una vita dedicata, ma può studiare libri spirituali, libri religiosi, che gli daranno ispirazione. La luce dei libri spirituali entrerà in lui e creerà un nuovo campo nella sua vita.

From:Sri Chinmoy,Sri Chinmoy parla, parte 09, Agni Press, 1976
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