Abbiamo appena citato la filosofia di Arjuna. A dire il vero, anche noi in quel frangente ci saremmo comportati così. La vera filosofia è veramente difficile da studiare, più difficile da imparare e più difficile da vivere.
La parola sanscrita per la filosofia è Darshan, che significa vedere, avere visione. La significativa osservazione di Sri Ramakrishna dice: "In passato, le persone avevano visioni (darshan), ora le persone studiano Darshan (filosofia)!"
Altrettanto significativo è il messaggio dell'Antico Testamento: "I tuoi vecchi dovranno sognare, i tuoi giovani avranno visioni".
Arjuna per la prima volta arrivava ad imparare da Sri Krishna che la sua convinzione umana riguardante la vita e la morte non era fondata sulla verità. Sentiva di essere distolto dalle illusioni. Pregò Sri Krishna per l'illuminazione: "Sono il tuo umile discepolo. Insegnami, dimmi cosa è meglio per me." Per la prima volta, la parola discepolo scaturì dalle labbra di Arjuna.Fino ad allora, Sri Krishna era stato suo amico e compagno. Il discepolo apprese: "La Realtà che pervade l'universo è la Vita immortale. Il corpo è perituro, l'anima, il reale nell'uomo, o il vero uomo, è immortale, senza morte. L'anima non uccide né viene uccisa. Oltre la nascita e la morte, costante ed eterna è l'anima. Il conoscitore di questa verità non uccide né causa il massacro."
Arjuna doveva combattere la battaglia della vita e non la cosiddetta battaglia di Kurukshetra. La forza l’aveva. Aveva bisogno di saggezza. Aveva la consapevolezza crepuscolare della mente fisica. Aveva bisogno della coscienza luminosa e solare della divinità dell'anima.
Sri Krishna usava i termini Nascita, Vita e Morte.From:Sri Chinmoy,Commento alla Bhagavad Gita: Il canto dell’Anima Trascendente, Agni Press, 1971
Sourced from https://it.srichinmoylibrary.com/cbg